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Yakuza Like A Dragon Recensione: l'ascesa di Ichiban Kasuga

Ichiban Kasuga debutta come nuovo protagonista della serie SEGA in Yakuza Like A Dragon, gioco che stravolge i canoni classici della saga.

Yakuza Like A Dragon
Recensione: Xbox Series X
Articolo a cura di
Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • PS4 Pro
  • PS5
  • Xbox Series X
  • Pensato per portare una ventata d'aria fresca nella serie, se non addirittura per rivoluzionarla, Yakuza Like a Dragon doveva dimostrare essenzialmente due cose: la validità di un combat system ben lontano dall'apprezzata formula action e quella del suo folle protagonista. Dopo 15 anni di onorata carriera, Kiryu Kazuma ha infatti abbandonato questo ruolo in favore di Ichiban Kasuga, un "chinpira" appassionato di GDR che in comune col Dragone di Dojima ha soltanto quei valori positivi che fanno di entrambi dei "criminali atipici". Desiderosi di provare a fondo la nuova opera del Ryu Ga Gotoku Studio - che sin dal suo annuncio aveva suscitato in noi della sana curiosità e qualche lecito dubbio - siamo stati catapultati in quel di Ijincho, a Yokohama, e abbiamo trascorso molte ore in compagnia di Ichi, Nanba, Saeko e Adachi, i membri di un party tanto scapestrato quanto ben assortito. Ebbene, al pari dei migliori Yakuza anche Like a Dragon ha saputo offrirci un'esperienza memorabile ma che, a nostro avviso, rappresenta un passo di lato per la serie e non necessariamente uno in avanti.

    "Grindare a quarant'anni": la dura lotta della carpa-drago

    È una mattinata come tante quella del 31 dicembre del 2000 a Kamurocho, e Ichiban Kasuga non immagina che la sua vita stia per cambiare per sempre. Buono, empatico e discretamente ingenuo, il chinpira della famiglia Arakawa è un appassionato di giochi di ruolo, Dragon Quest su tutti, ecco perché lascia che i nemici lo malmenino quando arriva il loro turno. Questa semplice ma efficace trovata in sostanza integra il combat system in un'esperienza che, seppur sopra le righe, cerca di risultare sempre credibile.

    Tornando a noi, in questa prima fase dell'avventura conosciamo la figura del "signorino" Masato, un ragazzo dalla salute cagionevole e unico figlio del boss, la furia del capitano Jo Sawashiro e le attenzioni del patriarca Arakawa, un uomo a cui Ichi deve la vita. Tormentato da un indicibile passato, Arakawa considera il chinpira come un figlio adottivo ed è proprio a lui che - alle prime luci del 2001 - chiede il sacrificio più grande.
    Durante la notte infatti Jo si è macchiato di un crimine gravissimo e spetta ad Ichi il compito di prendere il suo posto in galera. Kasuga accetta di buon grado e trascorre 18 duri anni in prigione, ma quando esce ad attenderlo trova soltanto un detective in pensione. Adachi tenta di spiegargli come stanno le cose, in un mondo stravolto che, malgrado l'incredulità di Ichi, non tarderà a sbattergli in faccia una terribile verità. Diventato una figura di spicco dell'Alleanza Omi, Arakawa ha contribuito a spazzar via il Tojo Clan e, cosa ancor peggiore, sembra non provare nulla quando spara ad Ichiban dritto al cuore. Col misterioso ritrovamento del quarantenne in un campo di senzatetto di Ijincho ha inizio l'avventura di Yakuza Like a Dragon, che in un batter d'occhio si allontana dai palazzi scintillanti di Tokyo per portare il giocatore ai margini della società.

    Il team ha confezionato un contesto narrativo inedito per la serie, sostenuto da personaggi finemente caratterizzati e in larga parte legati al vero volto del paese, fatto di disuguaglianze e povertà ma composto da persone che - al seguito di un leader carismatico - sono disposte a combattere per la propria rivalsa più di chiunque altro. Parliamo del burbero ma gentile Nanba, il barbone che salva la vita a Kasuga, dell'arzillo Adachi e della bella e intelligente Saeko, un'eroina femminile di cui la serie aveva bisogno.

    Prima compassato e poi decisamente più esplosivo, il ritmo della narrazione si prende i giusti tempi per introdurre i comprimari, le organizzazioni che formano la "Grande Muraglia di Muscoli" di Yokohama e anche il lato "visibile" del potere in Giappone, legato sia al movimento Bleach Japan, sia alle alte sfere della politica.

    Raccontata dalla prospettiva di un uomo deciso a "grindare a quarant'anni" come in un GDR, la storia cela meglio di altre la sua anima matura e seriosa, ma gli sviluppatori sono riusciti a impedire che il suo lato più comico la soverchiasse, tempestandola di colpi di scena quasi sempre efficaci e momenti a dir poco toccanti. Quando un evento in particolare scatenerà l'ira di questo party improvvisato, le vicende di Like a Dragon prenderanno il volo e, al netto di qualche sporadica forzatura, sapranno soddisfare i neofiti e i fan di lunga data per oltre 35 ore. Nel vivere il viaggio di una carpa desiderosa di tramutarsi in un drago bisognerà esplorare in lungo e in largo Isezaki Ijincho, uno spaccato incredibilmente realistico del Giappone pieno di attività interessanti e fuori di testa, in grado di tenere impegnati i completisti per molto tempo.

    Benvenuto a Ijincho

    Isezaki Ijincho non è solo la più ampia ambientazione mai vista nella serie, ma anche una seconda protagonista al pari di Ichiban. Dal ritrovo dei barboni nel vicolo Tsurukame ai bassifondi di Restaurant Row, fino allo splendido parco di Hamakita, i suoi distretti vantano un'identità avvertibile, pieni come sono di attività secondarie, ristoranti e cabaret club.

    Chi volesse prendersi una pausa dall'impegnativa avventura principale potrebbe farsi un giro nelle salette arcade e giocare, tra i tanti, a Virtua Fighter 5 Final Showdown o tentare di vincere un peluche agli Ufo Catcher. I puristi invece potrebbero fare partite a Mahjong e Shogi, o sedersi a un tavolo da poker per svaligiare gli avversari. Per fortuna la presenza dei classici minigiochi tipici di Yakuza, incluso il karaoke, non ha impedito agli sviluppatori di introdurre molti contenuti inediti, che non esitiamo ad annoverare tra i migliori della serie.

    Pensiamo alla "PedaLatta" di Kan-san, un minigioco sulla nettezza urbana che chiama Ichi a raccogliere lattine e pattume in sella al suo bolide a due ruote. Sbattere contro il camion dell'immondizia provocherà la perdita di un gran numero di lattine, che in compenso si potranno però rubare agli altri senzatetto dopo averli speronati.

    Al termine delle sessioni sarà elargito un certo quantitativo di "Punti Eco", che si potranno convertire in Yen o barattare per acquisire album musicali, libri per potenziare le abilità di Ichiban o pezzi d'equipaggiamento.

    Parente della PedaLatta è il Dragon Kart, una serie di competizioni su go kart che potremmo definire come una sorta di Crash Nitro Fueled in versione Yakuza. Una vecchia conoscenza di Kiryu infatti introdurrà Ichiban al mondo delle quattro ruote, permettendogli di sfidare boss agguerriti in tracciati ben diversificati e pieni zeppi di pedane nitro, armi di vario genere e potenziamenti assortiti.

    E poi ancora i noiosi film d'autore al cinema Seagull, da "RoboCuoc" ad "Adulterio Fatale 3", le missioni Eroe Part Time per conto dell'omonima compagnia e la caccia ai 252 "Sujimon", le versioni realistiche e depravate dei celebri Pocket Monsters.

    Ultimi ma non per importanza sono i quiz a risposta multipla dell'istituto Ounabara, che in caso di promozione potenzieranno i tratti caratteriali di Kasuga, e la gestione di impresa, che a nostro parere è l'attività più riuscita del pacchetto. Impegnato nella direzione di un vecchio negozio di senbei, Kasuga dovrà scalare la top 100 della classifica azionaria, affrontando le divertentissime riunioni degli azionisti e incrementando il volume d'affari delle proprietà. Oltre a regalare numerose occasioni di svago a tutti coloro che le cercano, le strade di Ijincho sono brulicanti di vita e piene zeppe di substories assurde e stranamente coinvolgenti. Dagli urinatori seriali ai barboni in cerca d'amore, fino al salvataggio di un'aragosta prossima alla cottura, le decine di missioni secondarie disponibili costituiscono una delle punte di diamante di Like a Dragon, sebbene la durata di alcune di esse sia stata estesa in modo un po' artificioso.

    Tra il completamento di una storia e l'altra inoltre è importante aguzzare la vista e cercare le casseforti nascoste, i vecchi sigilli del Tojo Clan e alcune aree bloccate, che potranno essere raggiunte distruggendo muri di fortuna con un'apposita abilità di Ichiban. Oltre a fare tappa fissa al Bar Survive, che di fatto è il punto di ritrovo della sua cricca, il capelluto eroe potrà recarsi in un'officina gestita da una giovane esperta in fatto d'armature e armi lucenti, che in pratica si dedicherà al crafting e al potenziamento dell'equipaggiamento del gruppo. L'unico neo delle fasi d'esplorazione è rappresentato da alcune superfici che inspiegabilmente non si possono scavalcare o saltare, e più in generale da un comparto animazioni che comincia a mostrare i segni del tempo.

    Ti prendo a calci... ma aspetto il mio turno

    Yakuza Like a Dragon presenta un combat system totalmente ripensato, perché basato su di una ricetta più strategica e scandita da fasi offensive a turni. Abituati ai confronti spettacolari dei classici, i fan di lunga data potrebbero impiegare del tempo a digerire il cambio di direzione, che soprattutto nel corso della primissima boss fight dimostra d'aver perduto parte di quel dinamismo spettacolare insito nelle zuffe di Kiryu. Ma andiamo con ordine.

    Il sistema di combattimento ha un piede nel regno dell'immaginazione e l'altro nel tessuto sociale di Ijincho ed è per questo che risulta atipico e interessante al tempo stesso. Ogni qualvolta che la cricca di Ichiban si imbatte in un gruppo di sgherri, la fervida immaginazione del capitano li tramuta nelle loro versioni "fantasy-realistiche", tra gli Arcivagabondi, i Superpapponi e i Palpeggiatori Fedifraghi.

    Complici i ben 252 tipi di avversari e la loro catalogazione a mo' di Pokédex, le risate sono assicurate e anche la componente strategica, tra l'importanza del posizionamento nell'arena e la gestione della difensiva, non tarda a manifestarsi. Oltre a eseguire attacchi con strumenti a tema, i nemici possono infliggere alterazioni di stato connesse alla loro natura.

    Il Palpeggiatore ad esempio può mostrare il suo "armamentario" alle avvenenti fanciulle del team per farle sprofondare in uno stato di terrore, mentre Casey il pazzo tende ad addormentare i nostri eroi con la sua siringa al narcotico. Per quanto concerne il party, ogni membro ha un lavoro esclusivo legato al vissuto e alla personalità, con Adachi che può svolgere l'attività di Detective e Nanba che vive agevolmente la sua condizione di Senzatetto.

    Ichiban neanche a dirlo è un Eroe, mente la Eri Kamataki della gestione d'azienda fa l'Impiegata. Grazie al supporto di Hello Work, una compagnia che solitamente trova lavoro a chi l'ha perso, l'allegra brigata può accedere a una serie di impieghi condivisi, che - tra nuove abilità, fattori di resistenza e armi utilizzabili - modificano in modo avvertibile il combat system. Per accedere ai lavori più avanzati, però, Ichi deve migliorare specifici tratti caratteriali: senza l'Acume necessario, ad esempio, non potrà fare il Chiaroveggente, mentre con un basso Ardore non potrà abbracciare la carriera da Chef.

    Per fare lo stesso i suoi compagni dovranno stringere una forte amicizia con la loro guida, da qui la grande importanza delle bevute al Survive Bar o dei dialoghi contestuali in giro per Ijincho. Frequentati da brutti ceffi con una costanza a volte snervante, i distretti cittadini presentano vari livelli di difficoltà ed è consigliabile visitarli con scorte di medicinali e una squadra da 4 elementi ben assortita. Durante la necessaria attività di grinding, imprescindibile per affrontare i dungeon o i punti nevralgici della campagna, si rischierà di incorrere in cocenti sconfitte, che peraltro ridurranno sensibilmente la quantità di Yen non depositati sul conto di Ichiban.

    Anche durante le boss fight, il cui livello qualitativo si è dimostrato un po' altalenante, bisognerà studiare con attenzione gli attacchi del nemico, perché i più potenti potrebbero spazzar via la squadra in un battito di ciglia. Grazie alla pletora di mosse speciali disponibili, legate sia al personaggio (come il rutto alcolico di Nanba), sia all'avanzamento di rango del lavoro (il Gigacolpo di Ichiban), la varietà dell'azione si è confermata abbastanza buona, anche per merito delle evocazioni.

    In questo caso Ichi non farà altro che chiamare al telefono i suoi "Pestamici", attivando una cutscene decisamente sopra le righe che li vedrà sgominare gli avversari. Insomma, il combat system di Like a Dragon è divertente, poggia su basi solide ed è stato confezionato partendo da presupposti rispettosi dell'anima di Yakuza ma non è privo di criticità.

    Sul fronte della messinscena l'azione ha fatto un passo indietro rispetto ai predecessori sviluppati con il Dragon Engine, coi nemici che non incassano in modo convincente i colpi e diversi attacchi che sono accompagnati da un'effettistica un po' grezza. Inoltre, nei dungeon i limiti della ricetta ludica diventano più evidenti, perché si è impossibilitati a cambiare lavoro e i numerosi scontri tendono a diventare ripetitivi. A tal proposito, gli impieghi come l'Hostess, il Breaker e il Supervisore, si sono dimostrati molto piacevoli e pieni di potenti abilità ma anche ben lontani dalle personalità che si aggiungono alla cricca di Ichiban nella seconda parte dell'avventura. Ciò che intendiamo dire è che alla fine abbiamo scelto di ritornare alle classi principali della maggior parte dei protagonisti, perché spesso ci sono sembrate quelle più adatte e riuscite.

    Luci e ombre di uno spaccato del Giappone

    Su PlayStation 4 Pro Yakuza Like a Dragon perde le opzioni per portare la risoluzione a 4K nativi o raggiungere i 60 fps e chiaramente non vanta i caricamenti rapidi garantiti dalle nuove console. Detto questo, quello che forse potrebbe essere l'ultimo titolo prima di una massiccia revisione del Dragon Engine resta ancora piacevole a vedersi, a partire da quelle componenti dell'esperienza che da sempre rappresentano la punta di diamante della serie sul fronte tecnico.

    Lo skin shading di alta qualità e l'espressività dei volti in cutscene ad esempio preservano fedelmente le impressionanti performance attoriali, che ancora una volta hanno fatto sembrare vivi dei personaggi di indubbio spessore. Dal patriarca del clan Seiryu a Jo Sawashiro, fino agli scapestrati compagni di Ichiban, il Dragon Engine ha confermato quanto di buono è stato già fatto con Judgment (per saperne di più vi rimandiamo alla recensione di Judgment di SEGA) e Yakuza Kiwami 2, un discorso che estendiamo anche al sistema d'illuminazione.

    Per dirne una, abbiamo apprezzato i riflessi sulle pozzanghere della Kamurocho di notte o sul parquet nel covo della mafia, così come le luci colorate della ruota panoramica di Yokohama. Agli oceani di luce al neon delle ore piccole si alterna la Ijincho diurna, che comunque risulta gradevole sia da vedere che da scoprire. D'altra parte, come già detto in precedenza, i blocchi urbani sono riprodotti con una cura maniacale ma, come da tradizione, convincono più per resa complessiva che per i singoli dettagli.

    Diverse texture sono in bassa definizione e alcuni materiali non fanno esattamente gridare al miracolo, eppure la Yokohama di Like a Dragon si è guadagnata un posto tra i migliori setting di Yakuza. Con un frame rate quasi sempre ancorato ai 30 fotogrammi, e ottimi sottotitoli in italiano - che consentiranno a chiunque di godersi il racconto sin nei minimi particolari - l'avventura di Ichiban Kasuga offre anche di un buon accompagnamento sonoro (si pensi alle tracce dei combattimenti), che in ogni caso non riesce a raggiungere le vette di Yakuza 0.

    Yakuza Like A Dragon Yakuza Like A DragonVersione Analizzata PlayStation 4 ProLike a Dragon è il racconto di una carpa che si trasforma in drago, d’una banda di scapestrati che decide di sfidare l’ordine costituito e venire a capo di una situazione disperata. Ichiban Kasuga è un individuo ben lontano dallo stoico e serioso Dragone di Dojima ma ha un animo altrettanto gentile e una personalità scoppiettante, che lo rende - assieme alla sua strana cricca - il simbolo della rinascita di Yakuza. Una rinascita che passa per una formula ruolistica divertente e godibile ma anche migliorabile. Con questo settimo capitolo, in altre parole, il Ryu Ga Gotoku Studio ci ha mostrato il potenziale di quella che parrebbe essere la sua idea per il futuro della serie, che con l’avvento delle console next-gen potrebbe regalarci grandi sorprese.

    8.5

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