Yooka-Laylee Recensione

Protagonista di una campagna di enorme successo su Kickstarter, il coloratissimo Yooka-Laylee arriva finalmente su PC, PlayStation 4 e Xbox One.

Yooka-Laylee
Recensione: Playstation 4
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Switch
  • Yooka-Laylee è uscito vittorioso da una delle campagne Kickstarter più in vista di due anni fa, portandosi dietro un discreto carico di aspettative. Il team Playtonic, nelle cui fila militano storici dipendenti di Rare, ha presentato il titolo come l'erede spirituale di Banjo-Kazooie, ma la verità è che le avventure della colorata coppia di eroi mirano ad essere qualcosa in più: la summa di tutto quello che ci hanno lasciato i platform (tridimensionali e non solo) che nella seconda metà degli anni '90 hanno conosciuto il loro periodo d'oro, prima di incontrare un lento ed inesorabile declino. Nei tratti di Yooka-Laylee, insomma, si riconoscono frammenti di Donkey Kong, ispirazioni raccolte da Super Mario 64, e ancora tasselli di Spyro e influenze dal primo Jak & Daxter, per un mix che punta molto sul "fattore nostalgia". Si potrebbe dire, in buona sostanza, che Yooka-Laylee vuole rappresentare per i "giochi di piattaforme" quello che Thimbleweed Park è stato per le avventure grafiche. La produzione distribuita da Team 17, tuttavia, si presenta come un recupero molto meno felice, sì intrigante sul fronte strutturale e con quel pizzico di modernità che non guasta, ma funestata purtroppo anche da massacranti problemi di telecamera e "morbidezza" del sistema di controllo. Due settori in un cui un platform dovrebbe dare il meglio di sé, ed in cui invece Yooka-Laylee inciampa continuamente, generando quindi uno strisciante senso di frustrazione che serpeggia lungo tutta l'avventura.

    Un platform camaleontico

    Il meritato riposo che Yooka e Laylee si stanno godendo nell'ombroso giardino di casa viene interrotto, all'inizio del gioco, dal piano diabolico del malvagio Capital B, che assieme al suo improbabile assistente ha costruito un colossale macchinario per "aspirare" tutti i libri del mondo.

    L'obiettivo, sulle prime, parrebbe quello di controllare la totalità del mercato librario, ma in verità le macchinazioni del gongolante antagonista sono molto più subdole: Capital B vuole infatti mettere le mani su di un tomo specifico, i cui poteri magici gli permetterebbero di conquistare il mondo. Per una strana coincidenza, il volume mistico si trova nelle mani dei nostri eroi, che se lo vedono sottratto all'improvviso e si lanciano subito sulle sue tracce, finendo per mettere i bastoni fra le ruote ai piani del panciuto villain e dello starnazzante Dr. Quack.
    Il racconto di Yooka-Laylee, avrete capito, vuole essere leggero e disimpegnato, per fare il paio con il fare scanzonato della produzione e ricordarci di quando non serviva una trama epica e trottante per lasciarsi rapire da un videogame. L'intento è senza ombra di dubbio nobile, ma gli esiti un po' meno: e non solo perché tutti i dialoghi vengono accompagnati da imbarazzanti gorgheggi gutturali davvero impossibili da sopportare, ma perché il tono divertito del plot sfocia spesso e volentieri in un'ironia metareferenziale che tende a stancare molto presto. La prima volta che il gioco si prende in giro, commentando in maniera molto acuta alcune scelte di game design, si ride di gusto (sebbene a denti stretti); così come quando si incontra Rexto Sixtyfourus, un dinosauro poligonale rimasto bloccato in un passato ormai sfiorito, che "aspetta i suoi amici dal '97" per un match multiplayer in locale. La sceneggiatura, tuttavia, rompe la quarta parete in maniera fin troppo insistente, e dopo qualche ora di gioco la verve comica dei dialoghi si scoprirà del tutto esaurita. Non sono tuttavia le qualità della sceneggiatura a determinare il valore della produzione, concentrata invece nel tentativo di ripescare e rivalutare il canone dei platform 3D. Un compito a cui il team Playtonic si è dedicato con solida convinzione, alla ricerca di una struttura che potesse ricordare i grandi classici del passato ma senza risultare, al contempo, troppo antiquata.
    Partendo da un hub centrale, le Torri d'Alveorio, Yooka e Laylee possono sbloccare nuovi mondi (che nell'immaginario del titolo sono libroni magici), visitarli e scoprirne così i segreti in quasi totale libertà, senza necessariamente avere un percorso predefinito o un ordine con il quale trovare le varie "Pagie", ovvero le pagine (senzienti) disseminate per tutto lo stage. Si avanza, insomma, senza alcun vincolo, guidati soprattutto dalla propria curiosità. Gli unici limiti che potete incontrare, e che incentivano - tra l'altro - un backtracking ben bilanciato, sono le abilità da comprare presso il sibilante Sir Biss, che in cambio delle penne che recupererete nelle varie aree (ce ne sono duecento per ogni mondo), vi venderà abilità sia di combattimento, come attacchi ad area, sia mosse più strategiche, come un sonar in grado di rintronare nemici o attivare interruttori segreti.
    Sono proprio queste capacità che permettono di avanzare anche all'interno dell'hub principale, scovando nuovi tomi e quindi avvicinandosi alla resa dei conti con Capital B. La struttura di gioco resta insomma efficace e ben studiata, molto più dinamica e moderna rispetto a quella dei classici a cui Yooka-Laylee si ispira. Dopo un "primo contatto" con le varie ambientazioni, i mondi racchiusi nei libroni possono essere espansi, sempre grazie all'esborso di un buon numero di Pagie, rivelando così nuove zone e sfide opzionali.

    All'interno degli stage si trovano, per altro, personaggi secondari in grado non solo di riempire i mondi con la loro colorata bizzarria, ma anche di proporci sfide di varia natura, spesso e volentieri legate ad inaspettati cambi di inquadratura e gameplay: un momento il titolo è un platform tradizionale, un altro un racing game con i kart, un altro ancora un gioco di piattaforme in due dimensioni o un musou. Sparsi per i livelli ci sono anche dei gettoni da raccogliere che, se inseriti nell'apposito cabinato, attivano minigame a se stanti che si ispirano ai grandi classici del passato (e che possono essere raggiunti anche dal menù principale, in certi casi garantendo la possibilità di giocare in coppia). Il team di sviluppo, insomma, ha puntato moltissimo sulla diversità delle situazioni proposte, cercando appunto di assemblare una sorta di enciclopedia interattiva del platform anni '90. C'è da dire, tuttavia, che i risultati restano comunque buoni senza raggiungere mai l'eccellenza: Yooka-Laylee è un platform intrigante ma non molto ispirato, divertente ma privo di momenti, ambienti e situazioni davvero memorabili. Quasi ogni elemento del gioco fa rimpiangere i celebri antesignani della produzione: le variopinte ambientazioni sono meno ispirate rispetto a quelle di Banjo-Kazooie, le sezioni platform perdono il confronto con quelle di Super Mario 64, le fasi a bordo dei carrelli da miniera fanno scendere una lacrima (e non per i giusti motivi!) mentre il pensiero va all'indimenticabile trilogia di Donkey Kong. Yooka-Laylee, insomma, si confronta con i suoi predecessori ma non riesce mai a toccare le loro vette. Gli stage, per fare un esempio, sono poco originali e fin troppo canonici: i protagonisti si muovono dai tropici alle paludi, passando caverne buie e cime innevate, in quello che sembra un compendio dei canoni del genere. Il che non sarebbe necessariamente un problema, se non fosse che nei livelli mancano degli elementi davvero distintivi, capaci di imprimerli nell'immaginario del giocatore. Il titolo si risolleva nelle fasi più avanzate, grazie ad un'inattesa visita al Casinò di Capital B e ad un eclettico stage fantascientifico attraversato da una vibrazione piratesca. Non basta però questo colpo di coda ad innalzare le qualità della produzione, che resta piacevole ma senza guizzi, e i cui problemi principali riguardano proprio le fasi platform. Oltre a presentare un level design che solo raramente valorizza l'importanza di salti coordinati e millimetrici, Yooka-Laylee arranca per via dei problemi legati al sistema di controllo e alla telecamera. L'inquadratura bizzosa, difficile da orientare e pronta a riallinearsi nei momenti meno opportuni, è affiancata da un sistema di controllo davvero troppo "ingessato".

    Che sia colpa delle animazioni un po' abbozzate o della risposta non sempre precisa agli input, Yooka-Laylee risulta un platform un po' legnoso, difficile da domare, e per questo capace di innervosire il giocatore in diverse situazioni (non ultimi gli scontri con i boss, per altro non proprio ispiratissimi). È un peccato, insomma, che il titolo Playtonic inciampi proprio dove dovrebbe essere più forte, risultando un po' rinunciatario in termini di gameplay "platformico". Varietà di situazioni e libertà d'approccio sono due elementi molto efficaci, ma sarebbe stato più piacevole vederli in un titolo un po' meno impacciato, e più concentrato nel rendere più solide basi ludiche del suo genere d'appartenenza.

    Yooka-Laylee Yooka-LayleeVersione Analizzata Playstation 4Ogni tanto, quando ripenso alle ore spese con Crash Bandicoot, Spyro, Super Mario 64, Yoshi's Island e Donkey Kong, mi assale un senso di sincera e pervasiva nostalgia: un rimpianto malinconico di quello che c'era e non c'è più. Titoli come quelli che hanno scandito l'infanzia di molti giocatori, ormai, non trovano spazio nel mercato, faticano ad emergere, annaspano. Yooka-Laylee nasce dal desiderio di ridare piena dignità ad un canone che per tanti anni si è mosso sull'orlo dell'estinzione. Purtroppo l'operazione è riuscita solo a metà: il titolo di Playtonic è divertente, ma è solo raramente brillante; è spensierato, ma non sempre memorabile; ed in generale non riesce mai a raggiungere o superare i migliori esponenti del genere. La colpa è anche di un gameplay un po' legnoso, difficile da domare, che smussa le qualità della componente platform e lascia che a risaltare siano soltanto la struttura libera dell'avanzamento, la vastità dei livelli e la varietà di situazioni (non tutte ispirate). Si tratta di solide doti, che delineano il profilo di un prodotto intrigante, anche se lontano dall'eccellenza. Non so se sia ironico e opportuno che un titolo nato da un sentimento di nostalgia finisca per farla provare anche a chi lo gioca. Perché, diciamolo chiaramente, anche dopo l'uscita di Yooka-Laylee, quello che c'era un tempo, nei gloriosi anni '90 e nei primi vagiti del nuovo secolo, oggi non c'è più. Forse ad essere sparita è la capacità del genere di creare degli immaginari nuovi, significativi e duraturi. O forse è solo un problema di età: giacché Yooka-Laylee, per lo meno, è un titolo che con serenità e orgoglio possiamo consegnare nelle mani dei più giovani, finora costretti ad accontentarsi di Disney Infinity o dell'ennesimo “LEGO Qualcosa”. Magari, lasciandosi scivolare addosso tutti i riferimenti all'epoca d'oro del platform, saranno proprio loro a conservare nella memoria un ricordo più ammirato di Yooka-Laylee. E a ricordarlo, fra tanti anni, con una nostalgia. Sincera e pervasiva, come sempre; ma nuova.

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