Ys Memories of Celceta per PS4 Recensione: torna il JRPG uscito su PS Vita

Adol alla ricerca dei suoi ricordi nel glorioso capitolo per PS Vita, tornato sull'attuale console PlayStation.

Ys Memories of Celceta per PS4 Recensione: torna il JRPG uscito su PS Vita
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  • Quella di Ys è una serie antologica talmente ingarbugliata che chiunque faticherebbe a raccontarla in maniera chiara e concisa. Questo perché, sebbene il brand narri esclusivamente dei viaggi compiuti dal celebre avventuriero Adol Christin, i vari episodi del franchise non sono stati pubblicati in ordine cronologico. Basti pensare che il recente Ys VIII: Lacrimosa of Dana (per tutti i dettagli vi suggeriamo di recuperare la nostra recensione di Ys VIII: Lacrimosa of Dana) è in realtà la sesta incarnazione della saga o persino la settima, nel caso venga conteggiato il dimenticabile episodio zero Ys Origin. Il caso di Ys IV è però il più assurdo di tutti, poiché esistono ben tre versioni del gioco e solo la terza può essere considerata realmente canonica. Nel lontano 1993, infatti, Nihon Falcom commissionò la realizzazione dell'action RPG a due diverse software house, delineando a grandi linee soltanto l'intreccio narrativo del prodotto. Di conseguenza, Ys IV: Mask of the Sun e Ys IV: The Dawn of Ys furono accomunati soltanto dalla trama, che tuttavia presentava qualche contraddizione di troppo.

    Quando l'azienda nipponica, a partire dalla prima metà degli anni 2000, decise finalmente di mettere ordine nel suo brand più longevo e "reimmaginare" gli episodi più bistrattati, Ys: The Oath in Felghana e Ys: Memories of Celceta rimpiazzarono quindi rispettivamente le varie versioni già in commercio di Ys III e IV, ponendo fine a una sconfinata serie di incongruenze narrative e aggiungendo parecchi dettagli inediti alla caratterizzazione del protagonista. A distanza di ben otto anni dall'esordio su PS Vita, e in nome del rinnovato interesse del pubblico occidentale verso il brand di casa Falcom, Ys: Memories of Celceta si prepara ad approdare finalmente anche su PlayStation 4 con una remastered onesta e per di più munita del tanto richiesto doppiaggio originale in lingua giapponese. Siete dunque pronti a rievocare assieme a noi la "quarta" impresa di Adol?

    Alla ricerca dei ricordi perduti

    La vicenda narrata in Ys: Memories of Celceta ha inizio col più abusato e scontato dei cliché: dopo essere entrato incautamente nella Grande Foresta di Celceta, da cui si mormora che nessuno abbia mai fatto ritorno, il prode avventuriero Adol Christin è in qualche modo sbucato tra le strade Casnan City, ma non prima di aver perduto completamente la memoria. Giustamente spaesato e incapace persino di ricordare il proprio nome, il ragazzo si imbatte quasi subito nel nerboruto Duren, un informatore che sostiene di averlo già incontrato in passato e che si offre volontario per accompagnarlo nella sua successiva avventura.

    Nonostante la problematica situazione in cui si trovi, infatti, il caparbio Adol non esita nemmeno per un'istante ad accettare l'importante incarico affidatogli dalla Governatrice Generale Griselda: esplorare e mappare la Grande Foresta per conto del Romun Empire, in modo tale che le future spedizioni attraverso la vasta zona verdeggiante possano andare a buon fine. Mossi dal desiderio di posare le proprie mani sull'ambita ricompensa di trenta milioni in monete d'oro e dalla possibilità di recuperare i ricordi del ragazzo, nonché capire cose gli sia effettivamente accaduto, i due insoliti mappatori si inoltrano nella Grande Foresta, consci che questa volta potrebbero anche non farvi ritorno.

    Nonostante le banali premesse narrative potrebbero far storcere il naso ai più navigati fan del genere, l'improvvisa amnesia di Adol è in realtà un efficace espediente che Nihon Falcom ha utilizzato per esplorare per la prima volta anche il lontano passato dello spadaccino.

    Esaminando le sfere di luce disseminate per tutta la Grande Foresta dei Celceta, difatti, Adol Christin recupererà una porzione dei suoi ricordi e avrà di volta in volta dei flashback che mostreranno ai giocatori tanto la sua infanzia quanto gli avvenimenti più recenti. Per la gioia dei fan storici, quindi, la missione intrapresa dal duo farà luce non solo sulle misteriose circostanze che hanno privato il ragazzo della memoria e sul segreto che si cela tra i mortali boschi di Celceta, ma soprattutto rivelerà delle gustose e inedite informazioni sulle origini e sull'infanzia dello stesso Adol, che in Ys I aveva già lasciato da un pezzo il proprio villaggio natale.

    Capace di soddisfare tanto i neofiti quanto i fan della prima ora, la trama di Ys: Memories of Celceta ha saputo convincerci anche grazie alla presenza di momenti divertenti e rivelazioni talvolta sconvolgenti, che puntualmente si alternano per tutta la durata della campagna. Nelle 25-30 ore necessarie per giungere ai titoli di coda, a seconda del tempo dedicato alle attività secondarie, non mancano dei noiosi momenti morti che potrebbero favorire l'abbandono prematuro del titolo, ma fortunatamente la componente esplorativa, al pari di quanto accadeva nel sorprendente Ys VIII: Lacrimosa of Dana, gioca un ruolo predominante nello stimolare la curiosità del giocatore e mantenerlo incollato allo schermo.

    Cartografi tuttofare

    Come suggerito poc'anzi, l'esplorazione è ancora una volta uno degli elementi più stimolanti del pacchetto, in quanto il giocatore ha la facoltà di girovagare e perdersi quasi sempre liberamente all'interno di una mappa pressoché sconfinata, nonché ricca di bivi opzionali, tesori nascosti, avversari unici e segreti da svelare.

    Strutturata in più aree puntualmente collegate tra loro da corridoi in cui è possibile allestire un accampamento e recuperare i preziosi punti vita (che possono essere ripristinati anche rimanendo immobili per un breve lasso di tempo), la Grande Foresta presenta di tanto in tanto degli ostacoli inizialmente insuperabili, ragion per cui, al pari di un qualsiasi metroidvania, incoraggia il backtracking e la ricerca di strumenti o abilità indispensabili per sbloccare nuove strade.

    Ogni personaggio, infatti, dispone di abilità individuali: se Adol può interagire coi globi di luce per recuperare i ricordi e aumentare di poco le proprie statistiche, il compagno Duren è in grado di aprire le serrature dei bauli sigillati, e così via. La stessa mappa del luogo, del resto, si riempie passo dopo passo, ragion per cui il giocatore è puntualmente invogliato a setacciarne ogni singolo anfratto, nella speranza di rinvenire tesori perduti e raggiungere le percentuali di completamento necessarie per richiedere le generose ricompense offerte dalla Governatrice Generale Griselda.

    Tra fetch quest accettabili nei vari insediamenti umani, battute di caccia spesso influenzate dal sempre apprezzato ciclo giorno/notte che differenzia sensibilmente la fauna locale e fa spuntare nemici di alto livello, la regione di Celceta è insomma ricca di attività secondarie cui dedicarsi, magari anche solo per accantonare momentaneamente gli sviluppi narrativi e fermarsi ad apprezzare il paesaggio.

    Per facilitare gli spostamenti tra una mappa e l'altra ed evitare che i giocatori, di fronte alla necessità di tornare sui propri passi, dovessero ripercorrere a piedi innumerevoli aree, in ogni segmento di foresta è stato posizionato un antico monumento dalla triplice utilità: una volta attivati, i suddetti consentono non solo di ricorrere al teletrasporto, ma al passaggio del party curano completamente Adol e compagni (rimuovendo persino i fastidiosi stati alterati) e fungono da punto di respawn in caso il giocatore subisca un prematuro game over durante le fasi di battaglia.

    A differenza di Lacrimosa of Dana, non è possibile spostarsi da un qualsiasi monumento all'altro, poiché infatti occorre che il punto di partenza e la destinazione abbiano un'opera scultoria dello stesso colore; ciononostante, questa piccola differenziazione non rappresenta un grosso ostacolo e non costringe a lunghe fasi di backtracking, poiché opportuni corridoi di collegamento aggirano rapidamente il problema attraverso deviazioni molto brevi.

    Farsi strada in mezzo ai boschi

    Per quanto concerne il sistema di combattimento, Ys: Memories of Celceta ripropone l'ottima soluzione apprezzata nel già menzionato Lacrimosa of Dana. Sebbene il party giocabile includa sei personaggi, il giocatore può schierarne in campo un massimo di tre e controllarne uno soltanto in tempo reale, assegnando la gestione dei compagni a un'intelligenza artificiale non troppo evoluta.

    Se la pressione degli appositi tasti, utili per ordinare ai comprimari di adottare un approccio più aggressivo o conservativo, compensa in parte le mancanze dell'AI, la possibilità di passare immediatamente da un personaggio all'altro facilita l'abbattimento di nemici molto ostici e il superamento di situazioni svantaggiose. Questo perché mostri e combattenti sono ancora una volta suddivisi in tre diverse categorie, le cui debolezze e resistenze sono stabilite attraverso il classico sistema della morra cinese. Se, ad esempio, gli attacchi di tipo Slash di Adol risultano inefficaci contro i mostri corazzati, i feroci assalti di tipo Strike vanificano le difese dei nemici più corpulenti, mentre i colpi appartenenti alla categoria Pierce sono perlopiù adatti ad abbattere insetti e volatili. Il continuo ricambio, quindi, gioca un importante fattore strategico che per giunta scaccia la monotonia e invoglia a padroneggiare i moveset di tutti i personaggi giocabili.

    Anche perché, nonostante Adol e gli altri dispongano di un'unica combo di attacchi standard, l'aumento di livello garantisce loro una vasta gamma di tecniche speciali, la cui efficacia aumenta con l'utilizzo. Il riempimento di un indicatore posizionato nell'angolo in basso a destra dello schermo, poi, consente di ricorrere alle cosiddette EXTRA Skill, ossia degli attacchi univoci che, al pari delle Arti Mistiche della serie Tales of, intrappolano i nemici circostanzi in lunghe e devastanti catene di combo, arrecando loro danni ingenti.

    Il sistema di combattimento di Ys: Memories of Celceta, inoltre, prevede delle azioni speciali che possono azzerare i danni ricevuti dai nemici o addirittura rallentarli. Qualora il giocatore effettui una parata all'ultimo secondo, che in questo caso prende il nome di "Flash Guard", il danno viene annullato, la barra SP e l'indicatore EXTRA si riempiono leggermente e tutti gli attacchi del personaggio controllato diventano colpi critici. Una schivata tempestiva, qui chiamata "Flash Move", costringe invece i mostri ingaggiati in battaglia a muoversi in slow motion e garantisce una temporanea invincibilità all'intero party.

    Come ogni JRPG che si rispetti, il titolo dispone di un basilare sistema di crafting che consente di utilizzare i minerali rinvenuti durante l'avventura per potenziare qualsiasi armi e armature. Sebbene sulla carta sia una meccanica molto utile, durante la nostra prova l'abbiamo utilizzata solo di rado, poiché il repentino cambio di equipaggiamento vanifica completamente gli upgrade apportati.

    Non potendo trasformare uno strumento di morte o una corazza in un oggetto di qualità superiore, abbiamo quindi preferito investire direttamente i nostri risparmi negli equipaggiamenti venduti dagli NPC, che di villaggio in villaggio propongono articoli di prima scelta. Lo stesso discorso si applica grossomodo alla meccanica dello scambio di materiali, che nei negozi prevede la cessione di determinati oggetti in cambio materie prime leggermente migliori: una funzione che, a conti fatti, è tornata utile solo per completare una manciata di fetch quest.

    Il comparto tecnico

    Come prevedibile, il tallone di Achille in Ys: Memories of Celceta è rappresentato dal comparto tecnico, che non prova minimamente a nascondere l'età e le origini del titolo targato Nihon Falcom. Rispetto all'edizione PlayStation Vita, pubblicata nel Paese del Sol Levante nell'ormai lontano 2012, la rimasterizzazione vanta un'immagine più nitida e pulita, ma ambienti e modelli poligonali dei personaggi non hanno subito alcun miglioramento.

    Non solo i modelli sono ancora afflitti da un numero incalcolabile di spigoli, ma le espressioni facciali risultano praticamente assenti, persino nei momenti più drammatici della campagna. In compenso, l'edizione rimasterizzata di Ys: Memories of Celceta - che in realtà potrebbe essere tranquillamente etichettata come un mero port - presenta un frame rame granitico a 60 fps, contro i 30 della versione PS Vita.

    Nulla da eccepire, poi, sulla colonna sonora composta da Hayato Sonoda, che svolge il proprio dovere senza lode e senza infamia. Durante la nostra prova abbiamo gradito non poco la presenza del doppiaggio giapponese, che puntualmente propone accostamenti vocali e performance recitative nettamente superiori a quanto offerto dalla traccia anglofona. Buoni, infine, i sottotitoli in lingua inglese, che grazie all'utilizzo di un linguaggio tutto sommato elementare sopperiscono alla mancata localizzazione.

    Ys: Memories of Celceta Ys: Memories of CelcetaVersione Analizzata PlayStation 4Al netto di un comparto tecnico sottotono, Ys: Memories of Celceta era un piccolo gioiellino già all’uscita della versione originale. Una storia intrigante e colma di segreti su cui far luce, unita a una componente esplorativa travolgente e a un sistema di combattimento rodato, ne facevano un must per qualsiasi appassionato di action RPG. A distanza di otto anni il prodotto ha conservato i propri punti di forza, ma dalla rimasterizzazione ci saremmo aspettati qualcosa di più, soprattutto sul versante artistico, oggi più carente e obsoleto che mai. Ne consigliamo comunque l’acquisto a chiunque se lo fosse perso sulla sfortunata macchina handheld di Sony, anche in merito del prezzo budget cui è proposto: un biglietto d’ingresso che giustifica adeguatamente i lunghi vagabondaggi nella Grande Foresta di Celceta.

    7.3

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