Recensione Ys VI: The Ark of Napishtim

Leggi la nostra recensione e le opinioni della redazione sul videogioco Ys VI: The Ark of Napishtim - 2651

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  • PS2
  • Psp
  • Un po' di storia

    Sono trascorsi nove anni dall'ultima apparizione su console di un titolo della saga di Ys e finalmente Konami ci porta su PS2 il sesto episodio di questa serie sviluppata dalla semi sconosciuta software house giapponese Nihon Falcom; estremamente popolare in giappone, molto meno in occidente, per quanto anche qui abbia la sua nutrita schiera di fan. La serie cominciò nel 1986 con l'uscita di Ancient Ys: Vanished Omens, Action-RPG per PC successivamente convertito sulle piattaforme domestiche dell'epoca: Master System, NES ed una celebre versione su CDROM per PC-Engine. Le avventure dello spadaccino dai capelli rossi, Adol Christin, sono poi proseguite per altri quattro episodi apparsi su quasi tutte le console esistite: dall'MSX al Saturn, passando per MegaDrive e Super Famicom.

    Una nuova avventura

    Questo sesto episodio, sottotitolato “The Ark of Napishtim”, è ambientato nell'arcipelago di Canaan, sperduto e sconosciuto agglomerato di isolette del mondo di Estreria. Adol Christin, imbarcatosi a bordo di una nave di pirati per sfuggire ai soldati dell'impero di Romun, viene scaraventato in mare dal contraccolpo di una palla di cannone che colpisce l'imbarcazione proprio nei pressi del “Great Vortex”, potentissimo vortice marino da cui nessuno è mai tornato indietro. Si risveglierà dopo qualche giorno su una spiaggia delle isole di Canaan, soccorso da due fanciulle native dell'isola appartenenti alla razza Redha, degli umani con lunghe orecchie e una folta coda. Da qui inizia l'ennesima avventura di Adol, alla scoperta dei misteri del vortice di Canaan e delle isole che circonda.

    Gameplay, longevità e crescita del personaggio

    Diciamo subito che questo è un titolo old-school: non appena si inizia a giocare si respira immediatamente l'aria di un classico, praticamente un gioco delle vecchie console a 16 bit riproposto in veste grafica moderna. Se da un lato questa caratteristica potrebbe scoraggiare i giocatori più giovani, dall'altro può essere considerato un aspetto molto positivo per gli appassionati del genere ed i fan della saga.


    Abbandonato il vecchio sistema di combattimento, con il quale era sufficiente andare incontro ai nemici senza premere alcun tasto per sferrare un attacco, ora sono state implementate una serie di combinazioni da eseguire per annientare gli avversari. Premendo ripetutamente il tasto per l'attacco è infatti possibile eseguire una sequenza che va dai tre ai cinque colpi concatenati, a seconda del potere elementale della spada che impugnamo (caratteristica che descriverò in seguito). Sferrato l'ultimo colpo, premendo il tasto ripetutamente al momento giusto è possibile eseguire un'ulteriore sequenza di cinque attacchi. E' possibile eseguire attacchi in aria, saltando e premendo il tasto di attacco: nel caso in cui l'attacco viene eseguito mentre Adol si trova in fase ascendente del salto sferrerà un attacco rotatorio, mentre se si trova in fase discendente si scaraventerà per colpire i nemici che si trovano sotto di esso.


    Ho accennato precedentemente agli elementi che costituiscono la spada. Adol arriverà infatti a possedere tre spade diverse, dette Emelas Sword, ognuna legata ad un diverso elemento: vento, fuoco e fulmine. Le combinazioni si effettuano allo stesso modo per ognuna di esse, ma i colpi vengono sferrati in maniera differente, in modo che l'una sia più efficace contro alcuni mostri rispetto all'altra. E' rimasto invece pressochè invariato, rispetto ai precedenti titoli della saga, il sistema di level-up: uccidendo i nemici si ottiene esperienza per salire di livello e denaro per acquistare nuove armature e scudi. L'aumento di livello corrisponde ad un potenziamento degli attacchi e della difesa ed all'aumento del numero di Health Points massimo. In questo episodio però è stata inserita la possibilità di effettuare un level-up anche per l'arma: i nemici infatti, quando vengono uccisi, lasciano a terra anche dell'Emelas, ovvero il materiale che compone le spade. Raggiunta una certa quantità di Emelas è possibile upgradare le spade per aumentarne l'efficacia di attacco.


    Una cosa che mi ha fatto estremamente piacere è che l'area di gioco, per quanto non particolarmente grande, è liberamente esplorabile fin dall'inizio, sebbene con qualche limitazione: si possono comunque esplorare zone per le quali si è ancora troppo deboli o che necessitano di particolari oggetti non ancora in nostro possesso per poter essere affrontate. In maniera non dissimile da quanto accadeva in Zelda, soprattutto nei primi episodi. Nonostante questo, è tuttavia necessario sottolineare le ridotte dimensioni dell'area di gioco: solo due città, mentre i dungeon si dimostrano in numero sufficiente e soprattutto sono molto divertenti e lunghi da affrontare. Presenti anche molte zone in stile platform, e dobbiamo purtroppo constatare che ci sono dei problemi nella gestione dei salti in prossimità dei bordi; niente di particolarmente frustrante in ogni caso. Al termine di ogni dungeon è necessario affrontare un boss, e bisogna dire che Ark of Napishtim presenta in questo caso alcune delle sue più divertenti battaglie: i boss si muovono ed attaccano secondo schemi predefiniti, ma il modo in cui li si affronta è sempre vario e divertente.


    La trama del gioco non è particolarmente ispirata nè presenta spunti particolari, ma (considerata la struttura improntata all'Action-RPG) fa bene il suo dovere, presentando alcuni personaggi ben caratterizzati. Infine la longevità, vero punto debole di questo titolo: sono sufficienti infatti dalle dodici alle quindici ore di tempo per completare il gioco, che tuttavia presenta un notevole tasso di rigiocabilità per via del gameplay divertente.

    Tecnicamente...

    Per quanto riguarda la parte tecnica, c'è da dire che Konami ha fatto un buon lavoro. La grafica è piacevole e molto colorata e presenta splendide ambientazioni. I personaggi 2D originali della versione PC sono stati qui sostituiti da modelli poligonali che risultano più “adulti” ma ben si amalgamano con lo stile del gioco. Splendidi per realizzazione i boss situati al termine dei dungeon e gli artwork 2D dei personaggi che compaiono durante i dialoghi.



    Sorprendentemnte, le musiche sono quelle originali della versione PC: nonostante Konami avesse manifestato l'intenzione di cambiarle, le richieste dei fan hanno convinto la società nipponica a lasciare i motivi originali. Brani ben realizzati, che non fanno certamente gridare al miracolo ma aiutano moltissimo a ricreare quell'atmosfera old-school che il gioco vuole presentare. Nota certamente positiva è il fatto che tutti i dialoghi sono doppiati, anche quelli con gli NPC secondari: il lavoro di doppiaggio è buono, ma qualcuno potrebbe storcere il naso per il modo in cui è stato realizzato. Mentre alcuni personaggi sono doppiati egregiamente, altri presentano accenti e tonalità particolarmente accentuati; non una cosa negativa di per se, ma spesso si nota una certa forzatura da parte dei doppiatori nel cercare di mantenere un determinata intonazione, dando un impressione generalmente poco naturale.

    In conclusione

    Personalmente, sono rimasto piacevolmente colpito da questo titolo. Innanzitutto è piuttosto divertente ed offre delle splendide ambientazioni; inoltre si presenta come un titolo realizzato alla vecchia maniera e questo non potrà che far piacere ai fan della serie.
    Per tutti gli altri, si tratta di un buon Action-RPG, senza particolari pretese ma con uno stile personale molto forte. Un titolo in grado di piacere a tutti, il cui unico vero neo consiste nella scarsa durata.

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