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Recensione Zelda: Cronaca Di Una Saga Leggendaria

Un saggio che analizza una delle saghe più famose di Nintendo

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  • Libri
Lorenzo Lorenzo "Kobe" Fazio ama il basket, o per meglio dire i Los Angeles Lakers, l’Hip Hop e il teatro. Dopo aver rincorso la carriera del finto regista, dal 2007 si spaccia anche per finto esperto di videogiochi scrivendo su Everyeye.it. Lo appassionano le belle storie e gli stili visivi ricercati. Cercatelo su Twitter e su Google Plus.

Poche saghe videoludiche raggiungono lo stesso spessore di The Legend Of Zelda. La quasi trentennale saga partorita dalla fervida e vulcanica mente di Shigeru Miyamoto ha appassionato milioni di videogiocatori, impreziosito la line-up di tutti i sistemi made in Nintendo realizzati fino ad oggi e ha rappresentato un fulgido punto di riferimento per intere generazioni di game e art designer.
Difficile tracciare con precisione i confini dell’enorme eredità lasciata dalla primissima avventura di Link nel fatato mondo di Hyrule. Ancor più arduo annotare tutte le citazioni ed evidenziare le tematiche toccate dai capitoli successivi che, potendo contare su piattaforme sempre più potenti e su una maggiore dimestichezza con i linguaggi videoludici, hanno ingigantito e inspessito ulteriormente la fitta trama di rimandi di cui si alimenta l’universo immaginifico oggi sulle spalle dell’ambizioso Eiji Aonuma.
Zelda: Cronache Di Una Saga Leggendaria tenta la mastodontica impresa di contestualizzare ogni episodio della saga, offrirne un’analisi pluridisciplinare e analizzare quelle che sono le colonne portanti dell’intricato rapporto tra Link, Zelda e Ganon.
Il risultato è un’opera sincretica, per certi versi complessa e non priva di contraddizioni, ma che non può mancare nella libreria di ogni fan che si definisca tale.

Link attraverso l’analisi di Jung

Il primo impatto con il saggio non è dei migliori. La banalità con cui vengono trattati i primi due episodi di The Legend of Zelda, entrambi pubblicati su NES, ha del preoccupante. L’assoluta mancanza di ricercatezza lessicale fa il paio con una scialba e asettica ricostruzione narrativa che si tiene ben lontana dal pathos che ci si aspetterebbe di respirare nel raccontare di eroi, epici scontri e divinità creatrici. L’analisi inoltre è dominata da una prospettiva storica piuttosto limitata, poco incline ad aprirsi a considerazioni generali che tirino in ballo il contesto culturale nel quale si inserirono i titoli presi in esame.
La situazione fortunatamente cambia radicalmente giunti alla trattazione di A Link To The Past: l’unica avventura di Link sul fortunato SNES. Dopo l’iniziale insicurezza, l’opera rivela le linee direttrici che lo animano, acquisendo una precisa identità ed emancipandosi per quello che è: un libro che pone come suo obbiettivo l’individuazione delle costanti e delle innovazioni apportate da ogni singolo episodio.
Se è vero che nel farlo si appoggia con fin troppa leziosità a una segmentazione accademica quasi ossessiva, sfociando in un settorialismo che può disorientare il lettore meno avvezzo ai saggi, l’efficacia analitica degli autori è comprovata dal perfetto delinearsi di ipotesi, ed empiriche imostrazioni, che tirano in ballo ogni ambito dell’oggetto di analisi, in una pretesa di univocità spesso stupefacente. Dalle musiche, alle trame, passando naturalmente per il gameplay, tutti i The Legend Of Zelda vengono restituiti al lettore filtrati attraverso una lente, di volta in volta diversa, che evidenzia come ogni singolo meccanismo sia parte integrante di un grande motore che anima ogni singolo capitolo. In Ocarina of Time il leitmotiv è il rapporto con il tempo. Link’s Awakening rappresenterebbe un rito di passaggio per il giovane eroe che vive un’opprimente crisi d’identità. Twilight Princess si tramuta in un’allegoria che sottende la persistente dicotomia tra luce e oscurità.
A rendere ancora più interessante e affascinante la disamina, concorre l’approccio pluridisciplinare adottato dagli autori. Affianco all’onnipresente excursus storico, si sviluppano analisi antropologiche, sociologiche, psicologiche. L’esempio più fulgido, e riuscito, ci è fornito da Majora’s Mask. Dopo averne individuato le principali caratteristiche, il saggio si concentra in un inedita rilettura junghiana dell’uso delle maschere. La psicologia analitica di Jung viene proposta come lo spunto di partenza attraverso la quale gli artisti di Nintendo, capeggiati da Aonuma, avrebbero costruito il panteon mitologico di Terminia, così diverso da quello classico di Hyrule.
Dopo l’esame dei singoli videogiochi, Skyward Sword escluso che pur citato più volte non gode di una trattazione ad hoc, nella seconda parte il libro si concentra su aspetti trasversali che uniscono l’intera saga. Dal mutismo di Link, alla sua evoluzione attraverso i decenni, gli argomenti sono molto interessanti e trattati con gli stessi (efficaci) strumenti critici. Ciononostante vanno fatte due precisazioni.
Innanzitutto il paragrafo che tenta una ricostruzione cronologica del brand va letto alla luce della data di pubblicazione del saggio. Nel 2012, anno della prima stampa, Nintendo non si era ancora espressa ufficialmente sulla successione delle varie avventure. Proprio per questo, quella fornita dagli autori va considerata solo come una possibile ipotesi, comunque confutata, sebbene costruita a partire da prove convincenti.
Inoltre, se la presenza di più autori ha reso possibile una disamina eterogenea, dall’altra ha creato qualche minuscola contraddizione tra un capitolo e l’altro. Nulla di particolarmente rilevante, sia chiaro, ma di tanto in tanto si nota il cambio di penna.

Zelda: Cronaca Di Una Saga Leggendaria Non è la prima volta che Nicolas Courcier e Mehdi El Kanafi, due dei quattro autori di Zelda: Cronaca Di Una Saga Leggendaria, lavorano insieme alla stesura di saggi concentrati su saghe videoludiche. Che si tratti di autori esperti e caparbi lo si evince superato l’impasse dei primi due capitoli, deludenti e piuttosto “rudimentali”. Non appena finisce il rodaggio, l’opera dà il meglio sé regalando ad esperti e semplici curiosi approfondimenti puntuali, convincenti, spesso sorprendenti. Nonostante siamo ormai abituati ad addentrarci nelle fitte trame ludiche e artistiche che compongono i vari capitoli del brand, grazie a questo libro non potrete che provare ancora più ammirazione per la cura profusa da Nintendo nello sviluppo di ogni The Legend of Zelda. Un saggio da studiare attentamente, che stimolerà ulteriori ricerche (in campo storico, artistico e psicologico), ma che più di ogni altra cosa fornirà nuovi strumenti con cui giocare e godere dei futuri rappresentanti di questa strepitosa saga.

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