Gioco del mese di settembre 2021: il vincitore e tutti i migliori giochi

Kena Bridge of Spirits, Lost Judgment, Tales of Arise, Deathloop... chi si aggiudicherà il premio di miglior videogioco del mese di settembre?

Gioco del mese di settembre 2021: il vincitore e tutti i migliori giochi
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Questo settembre 2021 ci ha regalato diversi pezzi da novanta, dall'ispirato The Artful Escape di Beethoven & Dinosaur, fino agli attesissimi Deathloop di Arkane Studios e Kena: Bridge of Spirits di Ember Lab. Dalla scuola nipponica invece abbiamo ricevuto Tales of Arise e l'appassionante Lost Judgment di SEGA, per non parlare della versione espansa e rimasterizzata dell'ultima fatica di Hideo Kojima: Death Stranding Director's Cut. In sostanza, abbiamo vissuto 30 giorni all'insegna di qualità e varietà, perciò non perdiamo altro tempo e cominciamo la "scalata" fino al Game of the Month.

Eastward

L'Eastward di Pixpil, un piccolissimo studio di sviluppo di Shangai, non è solo un titolo che ricorda da vicino i migliori Zelda 2D della storia. È soprattutto un'esperienza folgorante, una vera e propria perla capace di ritagliarsi il suo spazio nella nicchia degli instant cult. È un videogioco che parla di chi tenta di tornare alla normalità in un mondo andato in frantumi e soffocato dalla piaga del Miasma, un'esalazione venefica capace di sterminare ogni forma di vita con cui viene in contatto.

Al netto di una gestione imperfetta del ritmo di gioco - a causa di alcune fetch quest obbligatorie e poco interessanti - Eastward si distingue per il suo combat system "essenziale", basato sull'alternanza degli attacchi melee di John e dei poteri psichici di Sam e il focus sull'esplorazione e la risoluzione di puzzle ambientali finemente realizzati. Il fatto che la progressione sia tutt'altro che ostica permette alla narrazione, alla alta qualità dei dialoghi e alla densità di dettagli che costellano ogni singolo ambiente, di emergere con forza e continuare a sorprendere il giocatore per l'intera durata dell'avventura (per approfondire, qui la recensione di Eastward).

Life is Strange True Colors

Life is Strange: True Colors è senza ombra di dubbio il capitolo più esteso e ambizioso dell'amata serie di Square-Enix ma purtroppo non è riuscito a raggiungere lo spessore narrativo delle sue più brillanti iterazioni. Pur declinando efficacemente i temi del perdono e dell'empatia, True Colors presenta delle scelte narrative e degli spunti di sceneggiatura che forse avrebbero meritato un maggior approfondimento. Ciò non significa che il gioco ci abbia deluso sul piano ludico, anzi.

D'altra parte ci ha proposto un ventaglio di attività opzionali più che indovinato (come abbiamo esposto nella recensione di Life is Strange: True Colors) e un comparto grafico capace di restituirci al meglio le ottime performance attoriali del cast, che interpreta personaggi carismatici, ben scritti e soprattutto ottimamente modellati. In altre parole il gioco di Deck Nine ha fatto breccia nel nostro cuore, proprio come i suoi predecessori, ecco perché gli amanti del genere non dovrebbero lasciarselo scappare.

Impostor Factory

Pur non avendo la destabilizzante potenza di To The Moon o l'equilibrio di Finding Paradise, Impostor Factory ci ha sorpreso, perché ci ha stuzzicato, coinvolto e ingannato a più riprese. Basato sulle innumerevoli stratificazioni della realtà, il racconto prosegue sulla via dell'assurdo, una stramberia che spesso muta volto e registro, in maniere francamente inattese.

I sorrisi e le lacrime continuano a danzare in simbiosi, come raccontavamo nella recensione di Impostor Factory e si muovono a tempo con uno spartito musicale realizzato con la lingua dei sentimenti. Sebbene possa essere vissuto in autonomia - ma ce ne sarebbe da dire su questo - a nostro avviso il titolo di Freebird Games andrebbe giocato dopo aver vissuto To The Moon e Finding Paradise: soltanto così riuscirete a immergervi al meglio nei ricordi di Lynri.

Tales of Arise

L'ultimo esponente del franchise di Bandai Namco (se volete, la recensione di Tales of Arise è a un click di distanza) è anche il più brillante di tutti, perché - pur raccontando storie toccanti - i suoi predecessori non sono mai riusciti a stupire in quanto a presentazione visiva. Al contrario, Tales of Arise è stato realizzato in Unreal Engine 4 ed è stato impreziosito con l'adozione dell'Atmosferic Shader, una scelta questa che ha consentito alla casa nipponica di superare i suoi storici limiti.

In ogni caso, gli sceneggiatori sono riusciti a stregarci con un'epopea profonda e struggente, basata peraltro su tematiche persino più angoscianti di quelle proposte da Tales of Berseria. Sul fronte puramente ludico, il sistema di combattimento si è rivelato reattivo e articolato, il che è solo un altro dei motivi che ci porta a pensare che la saga nata nel lontano '95 stia vivendo una seconda giovinezza.

The Artful Escape

Come raccontavamo nella recensione di The Artful Escape, il titolo di Beethoven & Dinosaur racconta con grande intelligenza il percorso di maturazione artistica e personale di Francis Vendetti, il nipote di una leggenda della musica folk. Carico del peso di doversi dimostrare all'altezza dello zio scomparso e consapevole di vivere alla sua ombra, Francis fa la conoscenza di alcuni personaggi fuori dagli schemi e comincia il suo memorabile viaggio attraverso i corpi celesti dello Stupefacosmo.

Attraversando mondi e panorami incredibilmente ispirati, il giocatore deve definire lo stile di Francis e seguire liberamente il ritmo della propria chitarra elettrica, così da vivere un'esperienza che - pur senza far battere più di tanto il suo cuore da rhythm game - dovrebbe essere vissuta senza esitazioni da qualsiasi abbonato a Xbox Game Pass e da ogni videogiocatore appassionato di musica.

Lost Judgment

A seguito di un esordio già solidissimo, Takayuki "Tak" Yagami ha fatto il suo ritorno in Lost Judgment, un sequel che seppur non perfetto ha dimostrato le potenzialità di un filone che potrebbe regalarci grandi sorprese in futuro. Ancora una volta il Ryu Ga Gotoku Studio ci ha permesso di compiere un viaggio tra le aule di tribunale e le strade di vere città giapponesi (per approfondire, ecco la recensione di Lost Judgment) e al contempo ci ha chiamato a far luce su un caso di molestie sessuali che in realtà celava un'oscurità ben più fitta.

Grazie allo stesso Tak, al suo pool di colleghi finemente caratterizzati, e ai tanti nuovi volti, la trama di Lost Judgment ci ha a dir poco catturato, al pari del suo combat system ampliato e ulteriormente rifinito. Purtroppo lo stesso non si può dire delle meccaniche relative alle indagini di Tak (parkour, inseguimenti, e momenti da detective), che speriamo di poter trovare rivoluzionate in una possibile incarnazione next-gen di Judgment.

Di intrepidi corrieri e saccheggi nelle profondità di Sanctuarium

L'epopea di Hideo Kojima - se volete approfondire, ecco a voi la recensione di Death Stranding Director's Cut - è approdata su PS5 con una buona dose di contenuti inediti e una veste grafica sapientemente rimasterizzata, sebbene la sua essenza ludonarrativa sia la stessa di due anni fa.

In ogni caso, il viaggio di Sam Porter Bridges è tornato nella sua forma migliore, per riproporre al pubblico un eccezionale racconto di fantascienza collocato tra le maglie di un immaginario straordinariamente ricco e affascinante, che fa da cornice a una storia struggente e sorretta da un gameplay unico e appagante. Al netto della buona resistenza meccanica dei tasti, crediamo che Kojima Productions avrebbe potuto dare maggior lustro alle peculiarità del DualSense.

Diablo 2: Resurrected è giunto sul mercato con una veste grafica tirata a lucido e pensata per valorizzare appieno l'oscura essenza di quel che resta un arpg iconico. Il comparto visivo tra l'altro si accorda alla perfezione coi canoni dark fantasy del titolo originale, nel pieno rispetto dei dogmi di una direzione artistica cupa e avvolgente. Quella offerta da Resurrected resta un'esperienza conservativa sul fronte ludico, per la gioia dei veterani, ma avremmo comunque gradito qualche concessione più marcata sul fronte dell'esperienza utente, specialmente considerando che per molti è di fatto il primo punto d'approdo al titolo. Per saperne di più, ecco la recensione di Diablo 2: Resurrected.

Deathloop

Deathloop è un esperimento ludico che torna a ribadire l'indiscutibile talento di Arkane Studios, un team che nel corso degli anni non ha mai smesso di mettersi alla prova con sfide sempre nuove, spesso in rotta con le logiche commerciali del mercato tripla A. Parliamo di un brillante esercizio di game design (se volete saperne di più, ecco la recensione di Deathloop), alla base di un costrutto ludonarrativo tanto sfaccettato e benedetto da una direzione artistica assolutamente maestosa.

Seppur avvincente, la campagna di morte di Colt non ha raggiunto l'assoluta eccellenza a causa di alcuni difetti piuttosto importanti, si pensi ad esempio alla sua conclusione anticlimatica o all'IA poco reattiva dei nemici. In ogni caso, non potremmo che consigliarvi a occhi chiusi questo coacervo di stile e creatività, che ad oggi rappresenta uno dei motivi più validi per avere una PS5.

Game of the Month - Kena Bridge of Spirits

Splendido da vedere e appagante da giocare, Kena è un'opera d'esordio come raramente se ne sono viste negli ultimi anni. Ecco perché dopo averlo portato a termine abbiamo provato il desiderio di non lasciare le sue terre, di spingerci ancora una volta nel cuore della foresta per debellare la Corruzione fino all'ultimo briciolo.

Visitando un mondo interconnesso e arioso nei panni della giovane Guida Spirituale, peraltro protagonista di scene d'intermezzo meravigliose da vedere e da ascoltare, siamo rimasti piacevolmente colpiti dal combat system e dall'utilità dei dolci Rot capaci di attaccare i nemici con grinta e di fornire un considerevole supporto alla protagonista.

Il tutto culmina poi in tante boss fight scenograficamente e ludicamente di alto profilo, spettacolari e coreografiche al punto giusto. L'unica incertezza in Bridge of Spirits si manifesta, a nostro avviso, in una lieve ridondanza delle azioni da svolgere per portare avanti la storia principale ma non ci troviamo di fronte a una criticità in grado di impattare in modo significativo su quella che resta un'esperienza altamente consigliata, come abbiamo esposto anche nella recensione di Kena Bridge of Spirits.