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E3 2014

Rubrica I piani di Microsoft e il sogno di un nuovo Red Dead: Road to E3 2014

Quale potrebbe essere l'annuncio-bomba della fiera di Los Angeles?

rubrica I piani di Microsoft e il sogno di un nuovo Red Dead: Road to E3 2014
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Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Ero sicuro di non essere l'unico. Anzi, a giudicare da quello che mi avete scritto ieri, sembra proprio che io sia in buona compagnia. Siamo (quasi) tutti sovreccitati per questo E3 che si preannuncia densissimo e colloso: perché tanto lo sappiamo che i publisher devono rompere gli indugi, darci qualcosa che riattivi la circolazione. C'è solo da capire quale sarà l'annuncio che avrà lo stesso effetto della siringa nel cuore di Pulp Fiction.
Più ci penso e più la risposta si fa sfuggente. Non saprei proprio quale potrebbe essere quella che sul forum verrà insistentemente definita come “la bomba”.
Sono sicuro che c'è qualcosa che mi sfugge. Con tutta probabilità, ad esempio, Microsoft ha in serbo un annuncio bello grosso.
Qualcuno dice il nuovo Gears of War, ma credo che il brand non abbia più quella forza dirompente che ebbe la “Destroyed Beauty” del primo capitolo, quando la vedemmo nel 2005. Io me lo ricorderò sempre, quel momento: quando posai gli occhi su Marcus Fenix che correva fino a piantarsi in copertura, dondolando quelle spalle enormi mentre pure la telecamera oscillava ritmicamente, seppi intimamente che qualcosa sarebbe cambiato, nel mondo dei videogiochi. Gears of War non era solo il “best of the show”, il gioco che tutti dovevano vedere: era uno scossone epocale. Oggi non penso che il nuovo capitolo -sviluppato da Black Tusk- avrebbe lo stesso rilievo.
Forse lo avrà -invece- il nuovo progetto di Epic, ispirato secondo alcuni alla tech demo “Samaritan”. O forse dovrei cambiare registro, e aggrapparmi alla flebilissima speranza che Platinum Games stia davvero lavorando all'erede spirituale di Viewtiful Joe. Del resto qualche mese prima del lancio di Xbox One sembrava proprio che il team fosse in trattative con la casa di Redmond: e allora perché no?

A sinistra, quello che esce fuori quando su Google cercate "samaritan". A destra la versione di Epic. Sono un po' indeciso su quale preferisco.
Quello di cui mi sono reso conto, pensando un po' a tutte queste prospettive, è che pure mettendosi a considerare il pedigree di una casa di sviluppo è davvero difficile aspettarsi grandi cose da una nuova IP. Prima di vederla, del resto, ogni dettaglio è avvolto dalle insondabili nebbie della possibilità. Magari c'è la certezza che la componente tecnica sia eccezionale (nessuno dubita del team che ha creato l'Unreal Engine), o magari la sicurezza che si tratterà di un titolo stravagante, con carattere, fortemente sperimentale (chi metterebbe in dubbio l'estro creativo degli ex-Clover Studio?): però le variabili sono troppe, ed è sostanzialmente impossibile investire tutta la propria cieca fiducia in un “titolo-che-non-c'è”.
Ecco: si fa un gran lamentarsi del fatto che il mercato sia assediato dai sequel, però quando si arriva a chiederci “cosa vorremmo vedere sul palco delle conferenze” è dannatamente facile immaginare un titolo con il due stampato accanto. Da un certo punto di vista è normale che ci siano così tanti sequel: chissà quante proposte nascono già morte, non passano il “controllo qualità”, vengono avviate e poi mollate per strada. E' successo persino ad un team come Santa Monica, che si è visto un progetto cancellato dall'oggi al domani, figurarsi quanti saranno gli intoppi creativi in cui incappano studi meno quotati. Non prendetela come la giustificazione di una tendenza che non piace neppure al sottoscritto ma, quando sono ispirate, almeno le trilogie le possiamo comprendere.
Solitamente è il quarto capitolo quello che poi rovina tutto.

Trilogie = Ok. Quarto episodio = cacca.
Mentre pensavo a tutto questo, comunque, è arrivato “out of the blue” uno di quei rumor striscianti che passano generalmente inosservati: riguarda una possibile versione PC di Red Dead Redemption.
Che, a quattro anni di distanza dall'uscita originale, è quasi una barzelletta: più volentieri che aspettare quarantotto mesi, uno si compra una console. Al limite poi la rivende.
A me del remake su Personal Computer del titolo Rockstar non importa quasi niente, però questo chiacchiericcio mi ha ricordato di quanto mi piacerebbe vedere un seguito dell'epopea western di John Marston.
Red Dead Redemption, non ne ho fatto mistero, è il gioco che più mi è piaciuto dell'intera generazione. E' un titolo che inquadra in maniera spietata la bestialità di un intero periodo storico. Anzi: la bestialità dell'uomo. Ogni tanto qualcuno mi dice: “è un po' vuoto”; e -ecco- a me viene quasi voglia di tirargli una testata (sono un tipo violentissimo, statemi alla larga).
No, davvero: se volevo un titolo pieno, giocavo a Contra, Metal Slug, una roba così: Vanquish!
Invece quando gioco a Red Dead Redemption io voglio le cavalcate interminabili, voglio quel senso di desolata solitudine che mi assale, quell'idea che la bellezza vada cercata anche nei silenzi e negli scorci tutti uguali di un deserto brullo e distante. Li voglio perché un certo Sergio Leone mi ha insegnato che c'è tensione anche nell'attesa, nella promessa dell'azione. Li voglio perché ogni volta che mi infilo in uno dei parchi naturali della California, sia il Sequoia National sopra Los Angeles oppure Yosemite a Est di San Francisco (ma va bene anche lo Stanley Park di Vancouver), mi viene a mente quanto smisurata e terrificante dovesse essere “la frontiera”, e capisco il senso più intimo della sua mitologia.
C'è chi dice che i videogiochi devono essere principalmente gameplay e struttura. Io credo che possano essere, di tanto in tanto, anche tutt'altra cosa: racconti che impastano qualche suggestione e te la incollano sulla pelle, lavorando sui ritmi della narrazione e dell'avanzamento con lo scopo preciso di ottenere un risultato: magari anche solo scenico, o emotivo.
Adesso pensate a tutta questa lunga spiegazione condensata in una testata: non si fa più in fretta?

E dopo che sarà uscito il nuovo Red Dead (perchè prima o poi uscirà, vero?), sarebbe d'obbligo un altro Undead Nightmare. IL DLC che ha cambiato il modo d'intendere i DLC.
Scherzi a parte, anche stavolta mi sono dilungato a parlare di cose che con tutta probabilità non si vedranno all'E3. Dubito che Rockstar si presenti alla fiera di Los Angeles: sa bene che dovrebbe condividere il palcoscenico con troppi altri publisher, e lei un'azienda che “balla da sola”.
Solitamente Rockstar ha sì la sua stanzetta privata, ma non è neppure segnalata sulle mappe ufficiali, assolutamente interdetta a noi della stampa, che ci immaginiamo inesauribili festini e presentazioni supersegrete solo per i “buyer”: queste figure mistiche che rappresentano le grandi catene di elettronica e decidono quante copie saranno acquistate a livello globale. Roba turpe, insomma, roba indicibile.
Se anche, caso raro, Rockstar dovesse decidere di presentarsi al Convention Center, con tutta probabilità non sarebbe per il nuovo Red Dead: prima ci sono le espansioni per GTA V, magari la riedizione PC e Next-Gen. Insomma, proprio non mi tornano i tempi, né il modus operandi. Quindi richiudo il sogno nel cassetto e passo ad altro.
Ve l'avrei voluto raccontare già questa volta, a quale titolo sto pensando. Mi è venuto in mente mentre stavo sul tetto a tentare di far funzionare la parabola per internet satellitare. Lassù, mentre guardavo le cose dall'alto, come un Corvo nero che tutto osserva, ho pensato ovviamente ad un altro sequel ben preciso.
Ma ve lo dico la prossima volta: per ora accontentatevi di sapere che -se tutto va bene con l'antenna- presto vedrete le mie camicie in HD.