Libri a 360 bit: il prontuario medico di Vampyr è stato scritto da Dracula

Il gioco dei Dontnod si è distinto per un art-direction ed una trama molto ispirata che innerva nuova linfa vitale nell'immaginario ideato da Bram Stoker.

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Il fumo di una ciminiera sbuffa sull'orizzonte e ricopre la banchina del porto di un nebbia grigiastra, pesante: non vediamo dove camminiamo e non riusciamo neppure a sentire i rumori intorno a noi. I nostri stessi passi sono quasi attutiti dalla consistenza granulosa e polverosa dell'aria. Poi ci accorgiamo che qualcosa, o qualcuno, ci sta seguendo. Il giorno ormai è sfumato da tempo e le ombre della sera si allungano su questa città sterminata, in cui donne e uomini lottano, come in guerra, per un tozzo di pane, per un pezzetto di terra. Ma forse, adesso, i pericoli di una battaglia potrebbero essere molto vicini a noi. Ancora un piccolo rumore, un ratto furtivo ci passa a fianco e ci guarda: ha gli occhi rossi, irosi, iniettati di sangue. Già, il sangue. Da qualche giorno non facciamo altro che pensarci sempre di più e siamo quasi in grado di sentirlo scorrere dentro i corpi dei nostri cari e delle persone intorno a noi. Tuttavia non è ora il momento di pensarci: infatti quei rumori diventano all'improvviso concreti davanti a noi. Ecco apparire un signore alto, distinto e allampanato, che ci saluta. Possiede uno sguardo strano, eppure al contempo incredibilmente familiare. Un momento: quell'uomo siamo noi. Tale è la somiglianza che sarebbe come guardarsi allo specchio, se non fosse per due, inquietanti dettagli diversi. Il suo colorito è molto più pallido e malato del nostro e poi...oddio...il suo ghigno è sormontato da due incredibili e aguzzi canini. Ci sta sorridendo. Adieu.

La migliore arma è la conoscenza. Ma anche l'argento e i canini non sono poi male

In Vampyr saremo chiamati ad interpretare Jonathan E. Reid, brillante dottore appena tornato dalla Grande Guerra nella Londra devastata dall'influenza spagnola del 1918 e appestata inoltre, anche un nuovo e ancor più misterioso "morbo" che lascia le persone completamente dissanguate. Per le buie e sudice strade della metropoli inglese ci troveremo così a strascinare i nostri passi come dei fantasmi, osservando le devastazioni di una pandemia mai così totalizzante.

Questo senso di continua angoscia e di incomprensibilità del male è perfettamente il medesimo di Dracula, l'imperituro capolavoro di Bram Stoker portato a teatro, sul grande come sul piccolo schermo ormai una miriade di volte. Eppure di Dracula, ambientato al termine dell'800, Vampyr riprende, oltre che, ovviamente, il tema principale del vampirismo, anche e soprattutto le atmosfere e i sentimenti. Ed anche l'importanza di dovere conoscere a fondo il proprio nemico, essere soprannaturale o misterioso morbo che sia.

Lettere, appunti e chiacchiere: Londra è fatta di parole

Un grande elemento in comune tra le vicende del dottor Reid e quelle di Jonathan Harker, il protagonista di Dracula, è l'assoluta preminenza data a lettere, documenti, ritagli di giornale, appunti, dialoghi e semplici chiacchiere. Infatti in tutti e due i casi le vicende evolvono quasi seguendo una progressione "di carta": tante solo le lettere che Harker spedisce a Mina quante le vicissitudini che gli capitano, tanti sono gli appunti raccolti da Reid sulle congregazioni di cacciatori di vampiri e clan di delinquenti di Londra, quanti i dati in possesso del dottore per comprendere quanto gli sta capitando.

E, soprattutto, tutti e due sono persone che lasciano parlare a lungo i loro interlocutori: che sia un ubriacone dei bassi della città o Van Helsing in persona non fa molta differenza. Sembra quasi che i protagonisti provino un segreto piacere nel sentire o leggere le vite degli altri piuttosto che vivere la propria. Perché in fondo, cos'è la vita se non morte sospesa?

L'amore è una questione di sangue

La trattazione dei sentimenti invece, che siano quelli d'amore per una donna o d'affetto per una sorella, hanno una grande particolarità in queste due opere. Sia in Vampyr sia in Dracula gli affetti sono, letteralmente, imbevuti del sangue dei loro protagonisti, rendendo così il liquido ematico non soltanto un dettaglio macabro o semplicemente orrorifico, ma una vera e propria architrave dell'intera narrazione. Infatti sarà attraverso il morso del vampiro che si trasferirà il morbo nella vittima la quale, a sua volta, diventerà ben presto cacciatrice, in un circolo vizioso ed imperituro.

Lo stesso dettaglio della "vista da vampiro" che Vampyr ci permette di avere, cioè uno speciale "focus" in cui si ci concentra sul fluire del sangue nei corpi, sono utili indizi per comprendere meglio quanto sia centrale questo elemento all'interno della narrativa. Non potremo così mai avere che fare con gli altri se non, direttamente o indirettamente, attraverso il sangue. Magari semplicemente parlando del sangue, e altre volte anche nutrendocene.

Milioni di cuori pulsanti per una città

Ma queste due storie hanno ancora altri tratti in comune. Entrambe sono quasi interamente un racconto della grande metropoli di Londra. Tuttavia Vampyr e Dracula scavano a fondo nei recessi delle carni, per così dire, della città, andando a raccontare le zone d'ombra della city, i suoi quartieri malfamati, le squallide catapecchie dove gente cenciosa e piagata dalle pustole trascorre una vita fatta di stenti e di lancinanti dolori. La fame che attanaglia quei miserabili, per dirla à la Victor Hugo, è la stessa che affligge i nostri protagonisti con una "lieve" ma decisiva differenza: se i londinesi di cui sopra hanno fame di cibo, noi, nel caso specifico in Vampyr, abbiamo fame di loro o, meglio, del loro sangue.

Ecco che - e nel videogioco francese lo si capisce e lo si vive molto bene - saremo "tirati in basso" dai nostri istinti bestiali: quella sete di sangue ci spingerà, nonostante il Giuramento di Ippocrate sottoscritto come medico, ad un passo dal fare del male ai nostri stessi pazienti. Sta proprio qui, nelle scelte morali e nei diversi bivi che la storia potrebbe o non potrebbe imboccare, che risiede gran parte della grandezza dell'opera: che cosa potrebbe accadere, se Reid si abbandonasse ai suoi istinti e abbracciasse le tenebre? E cosa potrebbe esserne di Jonathan Harker, se si lasciasse avvolgere dalle invitanti tentazioni delle creature della notte? Scelte e ancora scelte: un fattore decisivo per poter sopravvivere, per essere pronti a combattere il fuoco con il fuoco, diventando il "male" e sconfiggendolo dall'interno. Almeno ce lo si augura.

La vera guerra si combatte ogni giorno

In ultima analisi, molto evidente in Vampyr e meno in Dracula (ma comunque un vero e proprio leitmotiv anche di quest'ultimo) un tema fondamentale è quello della guerra non intesa come singolo evento storico ma come reale e concreta caratteristica umana. Non fa troppa differenza se si è sulla Somme a combattere i soldati del kaiser oppure tra i docks di Londra nel tentativo di fuggire da un ghoul: in tutti e due i casi la guerra sarà sempre una costante della vita, vista come una serie di lotte e di sopraffazioni del più forte sul più debole, in un ciclo infinito destinato a non rompersi mai. "Cibati ora prima che qualcuno si cibi di te": è un po' questo il motto delle due opere, anche se con le dovute differenze.

Laddove infatti la famiglia, o meglio il nucleo amoroso marito-moglie, sarà l'ancora di salvezza in Dracula, all'interno di Vampyr tener fede ai propri principi ed alla propria carriera vorrà dire poter trovare, forse, una via di fuga. Sia il titolo di Dontnod che il capolavoro di Stoker in fondo sono due opere che inducono il giocatore/lettore a confrontarsi faccia a faccia con il Male. Ma la paura più grande, in fin dei conti, resterà sempre una sola: il sospetto che la raffigurazione di tutto il marciume e l'orrore del mondo sia quella figura lì, quella che abbiamo di fronte, perché è proprio uguale a noi.