The Legend of Zelda Oracle of Ages: Link approda su Game Boy Color

Ritorna la nostra rubrica Ricordi Leggendari dedicata alla riscoperta dei giochi della serie Zelda meno noti al grande pubblico.

rubrica The Legend of Zelda Oracle of Ages: Link approda su Game Boy Color
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  • Ricordi Leggendari è la rubrica in cui ci lanciamo in un viaggio alla riscoperta di quei capitoli della serie The Legend of Zelda che, rispetto agli episodi più celebri, non sono stati illuminati dalla luce della gloria, rimasti all'ombra delle grandi epopee di Link e della principessa, ma che meritano comunque di essere ricordati come ogni leggenda del regno di Hyrule.


    Attraverso il corpo di Link abbiamo giocato più volte con il tempo. Nel corso di decenni - assumendo forme diverse ma restando se stesso - l'eroe in verde ci ha fatto attraversare le epoche del regno di Hyrule, muovendosi avanti e indietro lungo il tracciato labirintico di linee temporali difficilmente decifrabili, collocate in una cronologia che ancora oggi rimane ipotetica.
    Altre volte, durante le sue più appassionanti leggende, Link ha usato l'alterazione del tempo proprio come meccanica ludica: ad esempio in Link to the Past, Ocarina of Time e Majora's Mask. Ma c'è anche Oracle of Ages, avventura contemporanea, sovrapposta ad Oracle of Seasons e da quest'ultima persino adombrata a causa del suo più evidente splendore.
    Anche di quest'ultimo parleremo nei "Ricordi Leggendari", perché entrambi gli Oracoli meritano uno spazio unico e indipendente, ma per il momento concentriamoci sul primo movimento di questa particolare accoppiata.

    Labrynna e la narrazione espansa

    Uscito nel corso del 2001 nello splendore cromatico (ora antico ma sempre meraviglioso) del Game Boy Color (ri-trovatelo sulla Virtual Console del 3DS), Legend of Zelda: Oracle of Ages è stato realizzato dal più che talentoso team Flagship di Capcom. Ciò che colpisce immediatamente chi lo gioca è il suo andamento narrativo, assai più sviluppato e prolungato di quello degli altri episodi.

    Dopo un preludio nel quale vediamo Link cavalcare alla luce di un immenso sole arancione, calante fino al castello di Hyrule, ed essere infine trasportato altrove dai tre frammenti triangolari della Triforza, eccoci giungere a Labrynna, nuova landa dell'immaginario geografico zeldiano, raramente espanso prima e dopo.

    Tra i boschi di Labrynna troviamo Impa, storica balia e soprattutto protettrice di Zelda, in difficoltà mentre subisce un attacco dei mostri. Il giovane hilyano la salva ed ella gli chiede di accompagnarlo alla ricerca di una cantante chiamata Nayru, l'oracolo del tempo. Giochiamo per poche decine di secondi, spostando una pietra magica che protegge l'oracolo celato in un fitto bosco, quando ecco che la troviamo a cantare, deliziando gli animali del bosco con la sua voce.

    Inizia così una lunga sequenza non interattiva che ci rivela che Impa è posseduta da una strega malvagia, ovvero Veran, uno dei personaggi più crudeli e spaventosi delle Leggende di Zelda, sensuale e nel contempo inquietante nei disegni di Himekawa Akira nel manga ispirato al nostro videogioco. Veran rapisce e possiede Nayru, usando i suoi poteri per viaggiare in un'era remota e da lì alterare il corso del tempo per i suoi malefici fini.

    Dopo questa prolungata ma emozionante introduzione, che coinvolge anche un ormai noto Albero senziente, ecco che l'epopea comincia davvero, consentendoci di viaggiare aventi e indietro tra presente e passato al suono di un'arpa divina, giacché nelle Leggende c'è quasi sempre uno strumento musicale, che sia una bacchetta da direttore d'orchestra per dominare i venti, l'ugola di un lupo o un'ocarina. La musica nelle avventure di Link è una magia potentissima.

    Il passato, illustrato dall'alto come d'altronde il presente (raramente il punto di vista si sposta diventando laterale) con quei pochi e magnifici bit colorati, è disseccato e tetro, vampirizzato da una regina un tempo illuminata, disperata per un amore perduto e divenuta d'improvviso malvagia. La regnante, sotto l'influsso di Nayru/Veras, capitalizza e sfrutta il suo popolo ridotto in schiavitù, obbligandolo ad edificare un'alta Torre Nera.

    Si percepisce davvero un sentimento di angoscia muovendosi per i quadri che compongono la mappa della triste città di Lynna, conversando con i suoi abitanti che si domandano allibiti, all'ombra funerea della torre crescente, cosa sia successo alla propria regina, ci confessano che temono di morire costruendo il grande edificio, si preoccupano per i loro cari e maledicono il giorno che sembra non cedere mai alla notte: il sole, difatti, è come un grande inquisitore in stallo perpetuo nel cielo, a osservare le fatiche di un popolo senza alcuna speranza di riposo. Sono momenti come questo che ci confermano che Oracle of Ages è una delle Leggende più oscure, come Twilight Princess e Majora's Mask.

    L'avventura della logica

    La risoluzione degli enigmi è una dinamica ludica fondamentale in Oracle of Ages, intimamente legata all'esplorazione, che qui è meno avventurosa che nello sperimentale Zelda II ma più riflessiva, senza dubbio appagante e soprattutto complessa, nella tradizione di A Link to the Past e di Link's Awakening. In alcuni "dungeon", dal terzo in poi, sono ancora più difficili da interpretare nel loro svolgimento. Inoltre il percorso stesso che porta all'ingresso dei labirinti dove recuperare le Essenze in grado di ripristinare il flusso temporale, è tortuoso, lento ma non per questo poco divertente.

    Ad esempio per farci costruire la zattera che consentirà di raggiungere l'Isola di Mezzaluna, viaggiando tra passato e presente, dovremmo tornare in un cimitero per salvare un orso blu con le ali, che ci permetterà di valicare gli abissi per penetrare nella tomba dell'inventore che ha creato le pinne di Zora e una fune impermeabile. Poi dobbiamo cercare una mappa necessaria alla navigazione che ci farà avere a che fare con un canguro pugile e infine con la "fata" Tingle.

    Ma non finisce qui, perché una volta a bordo della zattera un fulmine ci farà naufragare e una tribù di uomini rettile ci sottrarrà ogni attrezzo, spada compresa, che dovremo recuperare, prima di entrare finalmente nella Grotta Lunare stracolma di enigmi. La ritmica del gioco in questione può sembrare troppo dilatata ma risulta invece estremamente funzionale: restituisce il senso di una "odissea", la scoperta di un mondo nuovo e inconsueto.

    I combattimenti non sono ostici: basta intuire le debolezze del nemico e memorizzare i suoi movimenti; i boss e persino i mini-boss possono invece risultare punitivi, sebbene anche questi, una volta decifrati, si eliminino dopo qualche tentativo. Oracle of Ages è soprattutto un'avventura della logica, accomodante con i suoi salvataggi sempre disponibili (e ancora di più con i "punti di recupero della Virtual Console); insomma un viaggio di Ulisse anziché di Eracle, e per questo deliziosamente celebrale, pieno di enigmi nei quali potreste rischiare di perdervi per non ritrovarvi più, cedendo alla noia proprio quando dietro la sua illusoria ombra ci sono grandi emozioni.

    Un'originale classicità

    Quindi Legend of Zelda Oracle of Ages è ancora oggi un gioco valido? Di più, si tratta di una Leggenda godibile e coinvolgente (imprescindibile se giocata con la gemella Oracle of Seasons), in grado di precipitarci in una lunga epopea virtuale che appare classica nella sua giocabilità ma originale nella sua messa in scena e nel suo racconto, anche nella sua estetica. Sono proprio la volontà di raccontare una storia diversa, di mostrarci luoghi inesplorati e di approfondire un immaginario ampliando le sue prospettive e introducendo personaggi poco scontati, tra i più ispirati della saga, i pregi maggiori di Oracle of Ages: un'epopea che rivissuta oggi risulta fresca, appassionante, ardua e sorprendente come il viaggio verso un remoto posto mai prima visitato.

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