The Legend of Zelda Twilight Princess: la minaccia dell'oscurità

Torna Ricordi Leggendari, questa volta dedicato a Twilight Princess, uno dei capitoli più oscuri della saga di Link, uscito nel 2006 su GameCube e Wii.

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  • Wii U
  • Switch
  • La leggenda ferina di Link in Twilight Princess comincia con la quiete e la fatica della quotidianità. Adagio, forse troppo. Ma realizziamo subito che l'equilibrio anti-eroico dei primi segmenti di gioco si infrange con una rottura della normalità che è improvvisa e traumatica, persino tragica. Così, il ricordo della lentezza del prologo serve a rammentarci quella tranquillità a cui desidereremo tornare per tutta l'esperienza: un'arcadia infranta che, se comparata alle tenebre sorte per oscurare Hyrule, permane come la memoria luminosa e dolorosa di un'innocenza perduta.

    Il ragazzo verde-vestito, l'eroe della luce, è sia bestia che uomo e questa dimensione ambigua provoca un legame nuovo, potentissimo, tra Link e chi lo controlla. Questa volta si instaura infatti una connessione diversa, e dipende proprio dalla metamorfosi biunivoca di Link da uomo ad animale, che rende più sfaccettata e complessa la personalità del protagonista, la quale di solito appare più piatta, non per una scrittura superficiale ma perché rappresenta un contenitore in cui il giocatore può subito immedesimarsi.

    La principessa del Crepuscolo

    Mi risulta difficile credere che Legend of Zelda Twilight Princess sia tra gli episodi meno amati, eppure è così: si tende a considerarlo derivativo, sbilanciato nella sua ritmica ludica, troppo oscuro, senza l'ironia o il sarcasmo di Majora's Mask, e persino meno entusiasmante, addirittura sciatto, durante alcuni degli incontri più determinanti, soprattutto l'ultimo, con i "Boss". È possibile che l'ululato del Link licantropo abbia risuonato in maniera diversa dentro di me, rispetto a quanto avvenuto per molti altri giocatori. D'altronde, ciò accade per ogni videogame: quindi Twilight Princess resta tra le mie Leggende speciali, per diversi motivi non solo ludici, ma anche estetici ed esistenziali.

    Prima di trattare delle bellezze crepuscolari della nostra tetra leggenda è tuttavia necessaria una premessa: ho giocato tre volte, anzi due volte e mezza, Twilight Princess.
    La prima fu su Game Cube, inaugurando davvero il crepuscolo - ossia la fine imminente- di quella gloriosa console, e l'ultima su Wii U, dove quest'opera rivela la sua forma ideale, adattandosi con incredibile naturalezza a quella piattaforma troppo sfortunata.

    L'occasione in cui scelsi di non completarlo avvenne su Wii: una macchina rivoluzionaria, sede di grandi e unici giochi, ma inadeguata in maniera assoluta a un titolo pensato per il cubo e ad esso fatalmente destinato. Malgrado i 16:9 e una grafica più pulita che tuttavia nella sua "lucidità" perde parte della sua sporca poesia, Twilight Princess su Wii mi sembrò un gioco brutto, fastidioso da controllare, complesso da gestire, in cui l'azione tramite Wiimote-Nunchuck si allontanava bruscamente dall'immediatezza e dalla precisione dell'originale, senza peraltro offrire l'opzione di giocare con un controller tradizionale.

    In Twilight Princess per Wii l'avventura si rivelava insomma faticosa da controllare, ma non nella maniera del già ricordato Skyward Sword, il gioco Wii per eccellenza.
    Sono quasi certo che tanti tra coloro che non hanno un buon ricordo di Twilight Princess abbiano giocato quella versione dai controlli impacciati. Twilight Princess per Wii è la negazione dell'avventura, perché i suoi controlli tanto imbarazzanti da sembrare abbozzati, la sottraevano dal gioco.

    Può essere che Twilight Princess compaia prima o poi su Switch e sarebbe doveroso: tuttavia la possibilità di giocarlo sul paddone di Wii U con il suo schermo centrale dove era possibile visualizzare mappe e menù senza interrompere lo scorrere dell'esperienza sul monitor della televisione, rimane unica per l'efficacia con cui restituisce il "realismo" e la continuità meravigliosa dell'epopea.

    La bellezza del buio

    Dopo la lucentezza marittima, la freschezza ventosa e la smisurata apertura degli orizzonti di Windwaker, lo Zelda successivo appare chiuso, anche quando ambientato in spazi aperti, talvolta claustrofobico così come lo è per Link un corpo innaturale ma necessario, veicolo di modi differenti di agire e di "pensare" gli enigmi ambientali. Così risulta funzionale al racconto anche questo spazio opprimente e spesso adombrato, chiuso in una quasi-tenebra che non è notte né giorno, ma possiede le tinte nere e ambrate di entrambi.

    Twilight Princess ci rivela che il crepuscolo e l'oscurità, così come la luce, possiedono una loro struggente bellezza e possono contemplare persino il Bene, ribaltando i luoghi comuni di tanta narrazione fantasy. E se il crepuscolo non è da temere, la tenebra - quella vera - appare invece ancora più spaventosa, capace di instaurare un regime di un nero imperscrutabile, un colore disumano e venuto dallo spazio come quello di Lovecraft.

    L'arte con con la quale è illustrato Twilight Princess restituisce, con rigore e lirismo, le ambivalenze (in questo caso trivalenze) cromatiche e psicologiche dell'opera, proponendo panorami e personaggi con un'identità visiva originale. Si tratta di un'estetica nordica, barbarica, che non è più tornata nella saga, poco fiabesca sebbene sempre favolosa, ma più cruda, tanto che anche i combattimenti ci appaiono maggiormente violenti e sofferti.

    I nemici sono molti e tutti ben differenziati, in grado di comporre un bestiario indubbiamente molto ricco; alcuni di questi sono terrorizzanti con loro forma aliena e inedita che ricorda gli Heartless di Kingdom Hearts. I personaggi amichevoli e secondari hanno una peculiare dignità stilistica che li contraddistingue anche quando sono solo semplici comparse: tra di loro resta memorabile, soprattutto quando offesa o irritante, Iria, l'amica di Link.

    Ma è Midna, la "mezzanotte" esemplare di Twilight Princess, il suo cuore artistico, l'incantevole e inquietante protagonista, con quel suo ghignare sinistro, con il tozzo corpo di folletto semi-nudo e tatuato di bagliori pseudo-elettronici, con quell'unico occhio scarlatto e con il grande elmo dalle forme che rimandano all'iconografia dei miti nordici.

    Midna è la bellezza della notte anche nella sua forma contorta e, quando infine rivelerà le sue sembianze originali, l'abbagliante luce oscura del suo fascino risulta travolgente, dando vita ad uno dei momenti narrativi e visionari più alti e commoventi delle Leggende.

    La principessa Zelda è distante, quasi remota, avvolta da un'aura mistica e persino autoritaria, dolente ma di un dolore più "divino" che umano, mentre Midna è vicina, è così vera. Twilight Princess è soprattutto un canto d'amore per Midna, suonato con le corde vocali di un lupo incantato in un sublime ululato alla luna. Perché anche questa volta la colonna sonora è fondamentale: la musica è ancora magia, nelle Leggende.
    Perdonami Zelda, ma Twilight Princess è un The Legend of Midna.

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