Zelda 2 The Adventure of Link: il gioco più difficile della serie Nintendo

Inizia una nuova rubrica intitolata Ricordi Leggendari, che parte alla riscoperta dei giochi della serie Zelda meno noti al grande pubblico.

rubrica Zelda 2 The Adventure of Link: il gioco più difficile della serie Nintendo
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  • Ricordi Leggendari è una nuova rubrica in cui partiremo in un viaggio alla riscoperta di quei capitoli della serie The Legend of Zelda che, rispetto agli episodi più celebri, non sono stati illuminati dalla luce della gloria, rimasti all'ombra delle grandi epopee di Link e della principessa, ma che meritano comunque di essere ricordati come ogni leggenda del regno di Hyrule.

    Giace dormiente, Zelda, in un mausoleo regale, come morta.
    Io che gioco, connesso alla principessa da quel "legame" potentissimo che è Link, torno a visitarla con frequenza, fallimento dopo fallimento. La vista forzata di quel corpo esamine, ripetuta fino allo sfiancamento, serve a incoraggiarmi e a motivarmi ancora una volta, anche se ho perso ogni cosa, e sono di nuovo lontano dalla meta. Tutto ricomincia sempre qui dove Zelda dorme: ho ancora una possibilità per salvarla dal suo sonno mortale.

    Ma che paura fa, là fuori. La seconda avventura di Link è l'impresa più ardua e punitiva mai compiuta nelle lande di Hyrule. Ma come tutte le cose difficili, tanto da apparirci talvolta insormontabili, una volta superati con fatica e perseveranza gli ostacoli posti sulla strada verso la vittoria, anche Legend of Zelda II risulta appagante ed esaltante. Quest'improbabile seguito dell'invenzione di Shigeru Miyamoto, qui solo produttore dal momento che in regia c'è Tadashi Sugiyama, brilla di una grazia che viene occultata dalla fatica dell'impresa, e che solo alla fine, dopo avere sconfitto l'ombra di noi stessi e delle nostre paure, si rivela in tutto il suo splendore.

    Come è dura l'avventura

    La seconda leggenda possiede un'architettura diversa da tutte le altre per la sua duplicità: viaggiamo per la mappa con una convenzionale visuale a volo d'uccello, eppure durante i combattimenti casuali (già, ci sono anche quelli) e l'esplorazione di città, villaggi e templi, il punto di vista cambia in quello di un videogame a scorrimento laterale.

    Ci misi numerose settimane, alla fine degli anni '80, per sconfiggere Zelda II The Adventure of Link sul mio Nes, e fu il primo episodio della saga al quale giocai. Non me lo ricordavo per la sua difficoltà ma solo per la diversità da ogni altra Leggenda successiva: una bizzarria epica, che ai tempi mi divertì, appassionò e che mi parve addirittura più facile di altri videogame contemporanei, considerata la possibilità di salvare la propria posizione, una facoltà allora non certo scontata.

    Invece rigiocare oggi Adventure of Link sullo schermo del 3DS è stata una lezione immediata di umiltà che mi ha precipitato nello sconforto, mi ha fatto dubitare delle mie abilità, e mi ha quasi convinto a dedicarmi all'osservazione ossessiva dei cantieri. Ha inoltre pericolosamente favorito la prima vittoria definitiva di Ganon nella mia storia con Hyrule, nonché il sonno eterno della povera Zelda.
    Se non ho abbandonato The Adventure of Link dopo il primo "dungeon", lo devo alla possibilità di creare un punto di recupero offerta dalla Virtual Console, quindi di salvare la mia posizione ogni qual volta completavo con successo, senza dissipare "vite" e risorse magiche, un segmento di gioco.

    Ma - vi chiederete - cosa rende così difficile Zelda II? Nel gioco abbiamo a disposizione tre vite, sebbene nel corso dell'esperienza ci possano aiutare le rare "bambole di Link" celate a Hyrule che ne donano una extra. Soprattutto durante la fase iniziale tendono ad esaurirsi dopo pochissimo, facendoci "rinascere" nel mausoleo di Zelda dove comincia l'avventura.

    Dapprima ciò può non sembrare drammatico, ma allontanandosi dal rifugio della principessa sopita realizziamo quanto sia vasta questa Hyrule e come la strada da fare sia sempre lunga e difficile, malgrado con il tempo si aprano delle scorciatoie. Questa però è solo una questione di tempo e pazienza: la tragedia è che quando si "muore" ogni punto esperienza duramente guadagnato è perso per sempre, irrecuperabile. Altro che Dark Souls!

    Eliminando i nemici guadagniamo gli XP necessari per potenziare la magia, la difesa e l'attacco fino a otto volte e perdere quei sudati punti, magari poco prima di averne immagazzinati quasi a sufficienza per aumentare una statistica, è quasi straziante. Specialmente perché guadagnarli non è assolutamente un'impresa da poco.
    In Zelda II ogni nemico è pericoloso, persino quelli apparentemente più innocui, mentre la maggior parte è addirittura letale e può eliminare Link con due o tre colpi andati a segno. Inoltre la spada del protagonista è ridicolmente corta, quindi è facile avvicinarsi troppo all'avversario e sfiorare il suo corpo, ricavando altri danni.

    Sulla mappa del mondo incorriamo in continui combattimenti casuali, suggeriti dalla comparsa delle ombre nere dei mostri: alcuni di questi scontri sono semplici scaramucce, mentre altri dei veri inferni di proiettili e nemici che avanzano da ogni lato, magari proprio quando Link è rallentato dalle acque melmose di una palude.
    Fortunatamente una volta raggiunto un obiettivo o ottenuto un potenziamento non perdiamo i progressi con l'esaurimento delle vite ma, considerata l'importanza dei punti esperienza al fine di proseguire nell'avventura, conviene trovare zone utili per accumulare "exp" a sufficienza con cui potenziarsi, magari vicino ad un villaggio dove è possibile essere curati e ricaricare la magia.

    Il "grinding" è fondamentale in Adventure of Link ma non bisogna mai distrarsi durante quest'attività, anche perché i nemici meno offensivi donano poca esperienza, e ci sono alcune creature che possono addirittura sottrarcela. Può infatti capitare, nei momenti di cieca sicurezza e presunzione, di perdere tutto in pochi battiti di ciglia. Occorre invece essere umili, concentrati e soprattutto creare in continuazione "punti recupero".

    I boss risultano meno punitivi di tanti nemici comuni: possono sembrare ostici, ma fanno perlopiù solo paura, come la definitiva Ombra di Link, perché ci vuole davvero poco per comprendere i loro attacchi elementari, anche se devastanti, e capire come eliminarli. E talvolta basta intuire uno stratagemma per uscire indenni dalla battaglia.

    La bellezza (non troppo) nascosta

    È possibile cedere alle lusinghe della pigrizia e mollare tutto, convincersi che Zelda II sia un gioco obsoleto, una delle peggiori Leggende, se non la meno ispirata in assoluto, che la sua difficoltà derivi da errori di design e non da una volontà d'autore; ma sarebbe un peccato perché ci vogliono poche ore di struggimento per rendersi conto della sua grandezza ludica e artistica e comprendere che la sua diversità è un pregio, nonché capire quanto quest'opera sia stata coraggiosa e rivoluzionaria, tanto da restare ancora oggi uno dei più coinvolgenti e "veri" giochi d'avventura mai sviluppati.

    La mappa è relativamente gigantesca, restituendo l'idea di un lungo viaggio da compiere, una dimensione avventurosa che scaturisce dall'esplorazione, dalla scoperta, dalla fatica e dagli insperati successi.

    Non temiate la frustrazione, sebbene all'inizio possa essere un sentimento dominante, perché ogni miglioramento ottenuto con fatica aumenta in maniera davvero sensibile la nostra forza difensiva e offensiva, ogni nuova magia fa la differenza, ogni oggetto ha la sua preziosa e talvolta persino poetica utilità, come il Flauto magico che annienta l'oscuro ragno che cela il Palazzo Nascosto. Ci sono tante città, paesi e villaggi, ognuno con le sue peculiarità urbanistiche, i suoi abitanti e le loro storie. Raggiungere un luogo abitato provoca letizia e consolazione, trasmettendoci il sentimento di un viandante che dopo giorni di arduo cammino sia infine giunto in un luogo sicuro.

    Mentre l'esperienza prosegue, realizziamo che il suo racconto è soprattutto il nostro, che il "Legame" con Hyrule si fa sempre più potente proprio perché siamo noi i protagonisti: stiamo giocando di ruolo con noi stessi.

    La difficoltà dei combattimenti risulta funzionale alla portata salvifica dell'impresa: imparando a gestire le opzioni offensive e difensive di Link, che dapprima ci sembrano miserrime, comprendiamo invece che si tratta di duelli ardui ma realistici, plausibili nella loro disperata violenza.

    Non ci sono complessi enigmi ambientali ma la riflessione è stimolata nelle modalità dell'esplorazione: la logica cede all'urgenza di proseguire ed alla disperazione. La necessità di agire non si traduce in azioni scervellate, bensì istintive, un fattore che amplifica a sua volta la dimensione "avventurosa" dell'opera. Non è quindi un caso che questo episodio si intitoli "The Adventure of Link", perché proprio di questo si tratta: di una grande avventura.

    Accompagnato da un'elettronica musica ispirata e ispirante, commuovente e nota, che oggi ci riporta a decine di ricordi "leggendari", Zelda II è un capolavoro sperimentale, non così diverso, nella sua differenza dal primo episodio, dall'onirico Super Mario 2. Se non vi lascerete scoraggiare, L'avventura di Link sarà un'esperienza unica e leggendaria, come tutte le più belle vissute nelle favolose e pericolose lande di Hyrule.

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