Addio a Syd Mead: l'uomo che ha disegnato il futuro Cyberpunk

A poche ore dalla fine del 2019 è morto Syd Mead, concept artist che ha contribuito (tra gli altri) alla creazione dei mondi di Blade Runner e Tron.

Addio a Syd Mead: l'uomo che ha disegnato il futuro Cyberpunk
Articolo a cura di
Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • PS5
  • Stadia
  • Xbox Series X
  • Il 31 dicembre del 2019, a poche ore dalla fine del decennio, si è spento all'età di 86 Syd Mead, uno degli artisti più influenti dell'ultimo mezzo secolo. Un nome che molti, specialmente tra le fila della platea videoludica, potrebbero non conoscere affatto, per quanto significativa sia stato il suo lavoro per gli amanti della fantascienza. Al concept artist di Saint Paul, Minnesota, dobbiamo infatti una fetta abbondante dei panorami sci-fi presenti in alcune delle nostre epopee di genere preferite, dato che Mead può essere considerato il nodo centrale di una rete di influenze che, nel tempo, ha dato forma all'estetica di opere del calibro di Mass Effect e System Shock, e perfino dell'attesissimo Cyberpunk 2077. Un motivo più che valido per celebrare l'opera del designer, con la cui dipartita si estingue una delle fornaci immaginifiche più importanti e prolifiche dell'industria creativa.

    Un testamento creativo scritto tra le pagine del futuro

    Tracciare per intero la filiera creativa che unisce molti dei migliori universi sci-fi degli ultimi cinquant'anni, tra film, fumetti, anime e videogiochi, all'estro visionario di Syd Mead è un'impresa praticamente impossibile. Questo perché l'impronta autoriale del designer statunitense è così potente, così radicata nella coscienza collettiva, che nel tempo ha dato vita a una sterminata ragnatela di influenze trasversali, finendo col toccare - in un modo o nell'altro - qualsiasi prodotto d'ingegno riconducibile al filone neofuturista nato sul calare del ventesimo secolo.

    Partecipando attivamente alla creazione di alcuni degli immaginari più significativi del panorama fantascientifico moderno, di opere seminali del calibro di Blade Runner, Tron e Alien, Mead ha contribuito a modellare la matrice estetica del genere, e di conseguenza la nostra idea di avvenire tecnologico. Un'idea che l'artista ha forgiato senza mai allontanarsi troppo dai canoni del futuribile, ovvero evitando di svincolare le sue visioni da una certa concretezza funzionale, dai limiti della plausibilità. In questo senso, ciò che rende unico il lavoro di Mead è proprio la sua capacità di declinare l'arte seguendo uno dei mantra più importanti per discipline scientifiche come l'ingegneria e l'anatomia: la funzione giustifica la forma, non viceversa.

    Una filosofia legata a doppio filo sia alla formazione che ai trascorsi professionali di Mead, che dopo aver frequentato l'Art Center School di Los Angeles aveva lavorato soprattutto nell'ambito del design industriale, prestando il suo talento al settore automotive (con Ford) e a quello dell'elettronica di consumo (principalmente per Philips). È a questo particolare tipo di approccio che dobbiamo l'efficacia dei design sbarcati sul grande schermo, a partire dal primo lungometraggio dedicato alla serie cult Star Trek per poi passare a Blade Runner, vera e propria pietra miliare dello sci-fi cinematografico.

    Tra le reliquie più interessanti del film di Ridley Scott è infatti impossibile non citare i bozzetti preparatori di Mead, colmi di note sulle funzionalità di ogni singolo componente di strumenti come l'iconico scanner Voight-Kampff. Più in generale, è indubbio come l'artista abbia avuto un ruolo essenziale nella canonizzazione dell'attuale iconografia fantascientifica, compresa quella del sottogenere cyberpunk; una colonizzazione immaginifica che, come anticipato, prende le mosse da una produzione elevata a fonte d'ispirazione inalienabile per molti altri addetti ai lavori, e che quindi non presuppone la diretta partecipazione di Mead ai progetti toccati dalla sua influenza.

    Anche perché le produzioni che l'hanno visto coinvolto in prima persona, da Wing Commander: Prophecy a Aliens: Colonial Marines, passando per titoli semisconosciuti come Bounty Hounds e Devastation, non hanno mai registrato un grande successo di pubblico e critica, se non - come intuibile - per la dimensione strettamente artistica. D'altro canto, però, professionisti come il senior art director di Bioware Derek Watts, cui dobbiamo il profilo artistico della trilogia di Shepard e compagni, hanno confermato a più riprese come le illustrazioni di Mead abbiano avuto un ruolo fondamentale nella costruzione dei propri immaginari.

    Nelle visioni architettoniche del designer, dai cataloghi della U.S. Steel fino alle pubblicazioni della National Geografic Society, è infatti possibile identificare i tratti della Cittadella di Mass Effect, e basta dare un'occhiata al Mako e alla Normandy per riconoscere le lampanti similitudini con alcuni dei modelli disegnati da Mead. In un tempo in cui i videogiochi erano poco più che una manciata di pixel su sfondo nero, l'autore diede corpo al concetto di "mondo virtuale" costruendo le fondamenta stilistiche di Tron e proiettando il pubblico in una realtà oltre i confini del tubo catodico.

    Senza Mead, e senza il design delle moto viste nel film di Steven Lisberger, è probabile che la due ruote di Kaneda, uno dei protagonisti di Akira, avrebbe avuto un aspetto completamente diverso; una considerazione che possiamo facilmente estendere anche alla Neo-Tokyo che fa da palcoscenico al film, per la quale Katsuhiro Otomo ha confermato di essersi ispirato alla Los Angeles di Blade Runner. Una città che a sua volta ha concretamente definito l'estetica del cyberpunk codificata dalle opere di Dick, Gibson e Sterling, la stessa che, col contributo di Walter Jon Williams e del suo Hardwired, si poi riversata tra le pagine del gioco di ruolo di Mike Pondsmith.

    E anche se manca ancora qualche mese all'uscita di Cyberpunk 2077, uno dei titoli più attesi del prossimo anno, possiamo già dire che - con tutta probabilità - i vicoli della Night City di CD Projekt RED ospiteranno una valanga di citazioni indirette all'eredità creativa del designer. D'altronde Syd Mead è forse l'artista che, nell'ultimo trentennio, più di ogni altro è riuscito a plasmare la nostra comune idea di "futuro urbano", tanto che l'eco della sua opera risuona con forza in alcune delle memorie videoludiche più care alla community. Un lascito che, mando a dirlo, merita di essere celebrato.

    Che voto dai a: Cyberpunk 2077

    Media Voto Utenti
    Voti: 617
    7.4
    nd