Analisi dei Controller parte II (GC & PS2)

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Introduzione

Uno
degli aspetti più interessanti dell?intrattenimento videoludico è senza dubbio
il suo continuo evolversi e rinnovarsi di anno in anno. Nel settore personal
computer l?evoluzione tecnica del software e dell?hardware segue un?ascesa
continua, mentre nel campo delle console si presentano delle pause nel ciclo
evolutivo della durata media di quattro anni. Intervallo nel quale una o più
console entrano in commercio, sono sfruttate più o meno bene, fino al momento in
cui si ritiene necessario rinnovarne l?hardware, e a quel punto si ha un enorme
salto generazionale che integra tutte le tecnologie fino a quel momento
sviluppate. Ad accompagnare la nascita di una console, il nome e a volte anche a
simboleggiarne il successo commerciale, ci sono tutta una serie di periferiche
di gioco, tra le quali ovviamente la più importante è il joypad. Come la console
stessa, anche il joypad rappresenta l?espressione oltre che del limite tecnico,
delle particolari esigenze e del modo di concepire il mezzo videoludico in quel
determinato periodo. Ed ecco che, anche se esistevano già i trackball, era
totalmente normale se un pad negli anni ottanta e nella prima metà dei novanta
avesse solo comandi digitali, così come fino agli anni novanta era ritenuto
necessario che un pad avesse solo due pulsanti e non di più. Di anno in anno
assistiamo dunque ad un progressivo mutamento del concetto di videogioco e le
nuove necessità che si vengono a creare, sia dal punto di vista della potenza di
calcolo, che della possibilità di interazione tramite le periferiche, portano a
nuovi sviluppi generazionali. Il joypad riveste quindi un ruolo ben più
importante di quanto possa sembrare e mai come in questi ultimi anni si è
tentato di rendere queste periferiche adatte ad ogni tipo di gioco e ad ogni
possibile nuova idea degli sviluppatori di software. Abbiamo dunque ritenuto
interessante analizzare a fondo quattro particolari joypad, rappresentativi di
tre differenti generazioni molto vicine tra loro; il joypad del Dreamcast, della
Ps2, dell?x-box e del GameCube. Il motivo per il quale abbiamo considerato solo
questi quattro è semplicemente perché sono idealmente molto vicini e,
cronologicamente parlando, prima di loro troviamo periferiche dalla concezione
molto differente. - Analisi dei Controller - parte I (DC & Xbox)



GAMECUBE
Ultima console in ordine cronologico della storica nintendo, il gamecube
presenta soluzioni di design innovative e prestazioni di tutto rispetto.
Seguendo la tendenza alla miniaturizzazione che ha caratterizzato gli ultimi
prodotti della casa di kyoto, il gamecube mostra un?aspetto molto compatto e
geometrico,di conseguenza anche i media utilizzati hanno dimensioni molto
ridotte, vengono sfruttati utilizzati dei mini dvd di 8 cm di diametro e della
capacità di 1,5 giga. Così come accaduto per il nintendo 64, anche per il
gamecube è stata posta molta attenzione nella realizzazione del joypad, a tal
punto che in questa ha partecipato lo stesso Miyamoto; vediamo dunque di dargli
un?occhiata approfondita.

La prima cosa che colpisce del joypad del gamecube è la somiglianza con la
periferica della sony, è infatti compatto, leggero (200 gr) e di piccole
dimensioni, con plastiche di discreta qualità e liscie in superficie. Le
impugnature sono sottili, non molto allungate e abbastanza profonde, questo si
traduce in una presa che lascia fuori almeno il mignolo e che fa tendere le
altre dita in direzione verticale come per gli altri casi già visti. Ne consegue
che come per i joypad dell xbox e del dreamcast, il medio va a toccare con la
punta la parte piana del fondo del pad, ma per questo caso la situazione è un po
più complessa. Infatti il retro del pad segue una linea curva, ma non in
corrispondenza dello stick analogico destro e del d pad digitale, che entrambi
risiedono in due appendici posizionate nella direzione delle impugnature e che
quindi fanno da intralcio alla presa, soprattutto nella parte superiore più
vicina al corpo del joypad ed essendo i medi le prime dita interessate dalla
presa, finiscono con lo sbattere contro il retro di queste appendici comunque si
provi ad impugnare il joypad. Va però specificato che probabilmente per mani
piccole questo problema potrebbe non presentarsi assolutamente. I pulsanti
superiori sono tutti digitali e di dimensioni differenti, quasi a dare
un?importanza superiore al più grande e centrale A e minore al più piccolo B che
lo affianca, mentre X e Y hanno una forma sottile e curva a circondare dall?alto
e da destra il pulsante A. Grazie a queste particolari forme e disposizioni, i
bottoni sono tutti alla portata ed il raggiungere un qualsiasi pulsante comporta
solo dei piccolissimi e quindi rapidissimi spostamenti del pollice, inoltre
risulta davvero difficile premere accidentalmente più pulsanti
contemporaneamente o confonderne uno per un altro. Sempre per quanto riguarda la
geometria dei pulsanti, possiamo osservare che la loro superficie è leggermente
convessa e le lettere identificative sono marchiate in lieve bassorilievo, il
tutto risulta quindi molto comodo e soprattutto non affaticante per le dita.
Un?ultimo appunto possiamo farlo per quanto riguarda il pulsate start, che con
la sua posizione centrale è facilmente raggiungibile, ma per premerlo si tocca
irrimediabilmente o il d pad digitale o lo stick analogico destro. Sul dorso il
joypad del gamecube presenta tre pulsanti, due sul lato destro ed uno sul
sinistro, dei quali due sono analogici; il tasto Z digitale è disposto sopra a R
ed ha una forma molto sottile ed allungata, con la lettera identificativa incisa
in bassorilievo ed una piccola semisfera al suo fianco ad indicare il punto di
pressione. Infatti premendo questo bottone ci si accorge che non è strutturato
come gli altri, ma è più simile ad una sorta di grilletto orizzontale che fa
leva sul lato sinistro, per cui l?escursione del pulsante interessa la parte
destra proprio dove si trova quella piccola semisfera e per poterlo premere con
sicurezza bisogna utilizzare necessariamente la punta dell?indice e quindi fare
arretrare l?impugnatura di molto dalla sua posizione ideale. I pulsanti
analogici dorsali non sono del tipo a grilletto, ma sono dei grandi pulsanti
dalla forma palesemente anatomica e con una discreta escursione verso l?interno
del corpo del joypad; non offrono grande resistenza alla pressione e a fondo
corsa nascondono un?ulteriore bottone digitale che può risultare molto utile. La
guida nella quale questi bottoni scorrono è però di dimensioni forse leggermente
troppo grandi e quindi oltre ad una generale lentezza dei bottoni, succede che
facendo pressione verso direzioni diverse da quella perpendicolare, questi
diventino molto più resistenti per via dell?attrito che si crea proprio col
corpo del pad. Ancora riguardo questi bottoni è opportuno specificare che nel
premerli si fa ancora leva sull?articolazione degli indici, cosa anche prevista
in fase di design, visto che sul dorso del joypad troviamo degli avvallamenti
che seguendo la forma anatomica dei bottoni, vanno a creare spazio per le punte
degli indici. Il d pad analogico per posizione e per la sua altezza contenuta, è
utilizzabile principalmente con la parte del pollice più vicina
all?articolazione che alla punta, ma vista la sua superficie convessa e
ricoperta di gomma a formare dei piccoli cerchi concentrici in modo da garantire
un buon grip, non crea comunque delle scomodità. Inoltre come da tradizione
nintendo, lo stick analogico presenta delle posizioni discrete nelle quali può
essere diretto, rese tali dalla forma ottagonale della plastica che lo circonda
e se questo può essere un aiuto per muovere lo stick verso le direzioni
canoniche, non lo è di certo per eseguire qualsiasi rotazione. Sempre fedele
alla tradizione nintendo è il d pad digitale, che con grande sorpresa si rivela
essere esattamente lo stesso del vecchio game boy advance, dunque molto piccolo.
Il d pad digitale è posizionato come già accennato, su una sorta di appendice
tendente verso la parte bassa e centrale del joypad, risulta comunque
raggiungibile spostando l?impugnatura verso l?esterno, anche se per poterlo
controllare al meglio è necessario allentare di molto la presa. Lo stick
analogico destro si trova in posizione simmetrica rispetto al pad digitale e ne
consegue che anche in questo caso, un buon controllo si ottiene soltanto
allentando molto la presa con la mano destra e se in questa posizione proviamo a
premere il tasto Z, allora si devono compiere davvero dei movimenti molto
scomodi con grande sforzo del tendine dell?indice destro. La superficie dello
stick destro è molto piccola, convessa e gommata con la lettera C in
bassorilievo, il ritorno al centro è garantito da una molla progressiva e dalla
risposta rapida come per lo stick sinistro. Ancora in comune con lo stick
sinistro, manca l?ormai canonico bottone alla pressione e la plastica che
circonda lo stick consente di muoverlo al limite solo in posizioni discrete.
Infine il cavo si estende per una lunghezza di due metri, spinotto incluso, per
quattro millimetri di diametro, non presenta alcun sistema di schermatura
esterna ed è molto rigido. Non abbiamo avuto modo di verificarlo, ma al tatto
sembra che in prossimità del joypad, i fili all?interno del cavo tendano ad
intrecciarsi allo stesso modo in cui accade per il pad ps2, in più per via della
durezza della guaina, il cavo tende a flettersi sempre negli stessi punti con un
conseguente possibile indebolimento locale. Lo spinotto ricorda molto quello già
visto nel joypad dreamcast e come questo l?innesto è a scatto e profondo; i
cinque pin all?interno invece non sono costituiti dalle canoniche strisce di
metallo, ma sono sostituite dalle linguette flessibili che normalmente troviamo
negli innesti sulle console. Si tratta dell?inverso della soluzione comunemente
adottata e probabilmente una scelta molto conveniente dal momento che la parte
fragile del sistema si trova nella più economica periferica invece che nella
console.


E
l?interno ?

Tolte le vidi dal taglio proprietario a tre tagli, ci troviamo di fronte ad
un bizzarro circuito stampato a due facce privo di circuiteria nel lato che
vediamo, interamente ricoperto da una verniciatura protettiva di colore bianco e
dalla sagoma analoga a quella del joypad.

Le prime cose che risaltano sono i potenziometri orizzontali dedicati ai tasti
dorsali, il motorino per la vibrazione stranamente privo di qualsiasi elemento
sbilanciato sull?asse e il fatto che lo stick analogico destro risiede su
un?altra porzione di scheda connessa a quella principale con un piccolo
connettore. Parlando dei potenziometri, possiamo notare la pregevole fattura e
precisione dello scorrimento orizzontale dell?elemento connesso con i tasti
dorsali, ma trattandosi appunto di un elemento basato sull?attrito, con gli anni
può usurarsi ed è inoltre esposto all?ossidazione. Al lato di questi
potenziometri possiamo notare inoltre una piccola porzione di circuito stampato
posizionato in verticale e perpendicolare alla scheda principale; su questa
piccola scheda sorretta da degli adeguati supporti in plastica, troviamo i
contatti dei bottoni a fondo corsa dei tasti analogici. Riguardo al grande
motorino adibito al vibration feedback, siamo rimasti sorpresi nel vedere che
non è presente alcun contrappeso esterno, ma osservando a fondo abbiamo capito
che possiede invece un contrappeso interno ed è dunque sbilanciato sull?indotto;
una scelta economica dunque, ma che purtroppo all?atto pratico non garantisce
vibrazioni potenti come i joypad delle case concorrenti.

Sollevando la scheda possiamo finalmente vedere l?ottima distribuzione della
circuiteria, constatare che i contatti dei bottoni sono ricoperti da un grande
strato di grafite e osservare il piccolo quarzo metallico.

I dispositivi alla base dei due stick analogici sono purtroppo interamente di
plastica e come per i casi più comuni, utilizzano un potenziometro per l?asse x
ed uno per l?asse y, con tutti i vantaggi e svantaggi che ne conseguono.

Tutte le membrane dei bottoni sono abbastanza consistenti e danno una sensazione
di buona robustezza, e l?elemento di contatto è inoltre costituito da un
cilindretto interamente conduttivo, come ormai è consuetudine che sia. Una
menzione a parte va fatta per il tasto Z, che è del tipo microswitch e come
ritorno non sfrutta alcuna molla, ma una lastrina di metallo alla base del perno
del bottone; è una soluzione econimica, ma purtroppo col tempo tende a creare
dei cigolii. Infine nella parte inferiore della plastica del joypad, possiamo
osservare il meccanismo guida dei due bottoni analogici e le membrane dei due
bottoni a fondo corsa; si nota subito come il tutto sia ben ancorato con due
vidi e come in realtà sia stato previsto un certo movimento trasversale dei
bottoni, infatti nell?appendice che va a legarsi con il perno sul potenziometro
è stato forgiato un foro non circolare ma rettangolare, così da non ostacolare
eventuali oscillazioni dei bottoni o forzare le plastiche.

In conclusione il joypad del gamecube ha i suoi punti di forza nella
disposizione e nella generale comodità dei pulsanti superiori, dei buoni stick
analogici e un peso irrisorio, ma ha il grande problema soprattutto per noi
europei (dalle mani grandi) dell?ingombro delle appendici del d pad digitale e
dello stick destro, che mettono in crisi il dito medio e del pulsante Z davvero
in una posizione poco comoda. Aspetti di minore importanza sono i tasti
analogici, che per quanto morbidi e anatomici, alla lunga affaticano per via
della pressione con l?articolazione, un cavo forse troppo rigido e uno spinotto
dalla tenuta superiore al peso della console stessa. Dal punto di vista tecnico
il joypad del gamecube è probabilmente il più semplice di quelli analizzati in
questo speciale e non presenta davvero nulla di nuovo tranne che per il
vibration feedback affidato ad un motorino sbilanciato sull?indotto. I materiali
utilizzati sono di qualità oscillante e vanno dall?ottimo delle plastiche e
delle membrane dei bottoni, al sufficiente del quarzo e delle plasticose leve
analogiche, ma la complessiva robustezza è comunque buona, soprattutto per via
dei solidi tasti analogici.

PLAYSTATION 2
Entrata in commercio un anno dopo la versione pal del Dreamcast, ps2 si propose
di calcare le orme del successo del predecessore e di quel sistema ne eredita la
compatibilità dei titoli (seppur parziale) e l?estetica del joypad. Poco
innovativo ad una prima occhiata, il nuovo sistema Sony si è rivelato lentamente
un ulteriore passo in avanti nel campo dell?home entertainment, grazie al
possibile uso come lettore dvd (con uscita audio ottica inclusa) e ad un potente
e complesso hardware. Lo stesso ragionamento si può fare per il joypad, che se
ad una prima occhiata è identico al precedente dual shock per psx, si rivela in
verità ben differente e al passo coi tempi, soprattutto grazie a tutti i bottoni
analogici.

Esterno ps2

Le plastiche utilizzate appaiono liscie in superficie molto robuste e ad
aumentare la sensazione di solidità è anche la compattezza del design.
L?impugnatura come per I pad della passata generazione dei 32 bit, non interessa
tutte le dita e a meno di avere mani discretamente piccole, il mignolo ne resta
sempre fuori, ma questo non vuol dire che sia una presa scomoda. Al contrario
del pad del Dreamcast e in generale delle ultime console, la presa è poco
profonda , quindi i medi restano pressoché orizzontali sotto la superficie del
pad e ciò è una buona cosa, infatti come già specificato per il pad esaminato
poche righe fa, con impugnature che costringono i medi a posizionarsi
verticalmente sotto il pad, c?è la possibilità che vadano a sbattere contro le
plastiche e a provocare dei fastidi, infine a contribuire alla comodità
generale, abbiamo un peso complessivo molto contenuto, sull?ordine dei 210 gr.
Osservando i pulsanti si può dire che sono facilmente raggiungibili senza
forzare la presa, ne allungare eccessivamente alcun dito e lo stesso vale sia
per i due d pad analogici che per il digitale. Forse l?unico appunto che si può
muovere riguarda i pulsanti start e select, disposti nelle vicinanze dei due
stick analogici e questo comporta un po? di confusione nei momenti di gioco più
concitati. I quattro bottoni fondamentali, contraddistinti dai famosi simboli su
cui si è basata buona parte della campagna pubblicitaria Sony, sono disposti a
croce ad una ragionata distanza tra di loro che permette di premerne due insieme
senza grossi problemi ed ma evita anche casi accidentali. La loro superficie è
leggermente convessa e si trovano rialzati dalla superficie del pad di poco più
di due millimetri, ne risulta una corsa piuttosto breve e data la loro
funzionalità analogica, questo rende difficile dosarne la pressione, senza
contare anche la loro forte resistenza alla pressione. I tasti dorsali sono
disposti in maniera da essere rapidamente raggiungibili e si trovano in una
posizione leggermente rialzata dalla parte superiore del corpo del joypad in
modo da essere premuti dalle falangette. Questi tasti hanno una corsa maggiore
dei pulsanti principali, è dunque più facile dosarne la pressione ed inoltre i
tasti dorsali L2 e R2 sono disposti ad una distanza sufficiente dai L1 e R1 da
evitare pressioni accidentali e presentano una superficie più estesa, onde
evitare la possibilità di mancare il pulsante. Osservando il D pad digitale
notiamo che presenta una forma atipica e una elevazione massima paragonabile a
quella dei tasti dorsali; la pressione è sicura grazie alla particolare forma
incassata nel corpo del joypad e non si rischia mai di avere dei riscontri
differenti dal comando impartito, a discapito però della possibilità di eseguire
delle diagonali in maniera rapida. I due stick analogici, disposti verso la
parte centrale del joypad, sono ricoperti da una superficie di gomma morbida che
ne garantisce una presa sicura, hanno inoltre un?altezza tale da essere
agilmente controllati dalle falangette e la loro pressione rivela la presenza di
due ulteriori pulsanti molto utili soprattutto negli fps. Adottando un controllo
su entrambi gli stick capita però che un movimento opposto di entrambi, porta
all?inevitabile contatto dei pollici e ciò potrebbe creare qualche impedimento.
Per quanto concerne il cavo, della buona lunghezza di 2,50 possiamo dire che è
di una materiale molto morbido e ciò evita in buona misura la possibilità che si
formino nodi o grovigli ed è inoltre schermato con un elemento di ferrite in
prossimità dello spinotto per evitare possibili disturbi spuri ad alta
frequenza. Va segnalata però una certa tendenza dei fili all?interno ad
arrotolarsi a spirale, ma non crediamo che ciò possa causare problemi di sorta,
soprattutto dal momento che non si è mai segnalata una sufficiente casistica di
cavi danneggiati da questo problema. Infine lo spinotto è del tutto analogo a
quello del vecchio dual shock, dunque dalla geometria rettangolare, con angoli
smussati e con pin cilindrici, che se da un lato sono molto sporgenti e
potrebbero essere fragili, la forma dell?innesto rende molto remoto un possibile
spostamento diverso da una traslazione e quindi l?eventualità che i pin si
pieghino.

Dall?interno

Dal momento in cui vengono tolte le comuni vidi che tengono insieme il corpo
del joypad, ci appare un?architetture alquanto bizzarra, con un circuito
stampato che copre solo una piccola parte del volume interno. Al di sotto di
questa scheda, tra le altre cose ben assemblata e molto ordinata, si trova un
grande supporto in plastica che copre tutti i comandi e al quale sono fissati i
due motorini riservati per il vibration feedback. Parlando di questi si può
notare che sono incastrati nel supporto e non fissati saldamente come sarebbe
auspicabile, sono inoltre assolutamente identici ma producono vibrazioni di
differente ampiezza per via dei due diversi pesi fuori centro sull?asse. Alzando
tutto il supporto di plastica, scopriamo non senza un certo rammarico che
l?intera matrice dei tasti (inclusi i dorsali)è realizzata su un circuito a film
sottile, ovviamente questo materiale mostra i sui limiti nella solidità e nella
poca superficie di grafite depositabile per ogni contatto e ciò è preoccupante
nell?ottica di un utilizzo prolungato negli anni. Non fa nemmeno piacere
costatare che da questo punto di vista è stato fatto un passo indietro nei
confronti del pad della psx, nel quale il circuito stampato copriva tutta la
superficie interessata dai pulsanti e i contatti erano interamente placcati in
oro. Al di sotto della scheda possiamo osservare la meccanica dei d pad
analogici; interamente in ferro fatta eccezione per i perni in plastica e per
quanto possa sembrare pessimo è in realtà una buona cosa, visto che proprio nel
pad psx i perni erano in ferro e a seguito di cadute si piegavano
sistematicamente.

Il principio su cui si basano questi stick è quello dei semplici potenziometri
lineari sugli assi x e y, certamente economici, ma soggetti ad usura. Al
contrario infatti del sistema Hall, i potenziometri sono un componente
elettronico passivo, costituito da una superficie resistiva percorsa da un
contatto strisciante, dal quale è possibile prelevare differenti valori
resistivi a seconda della posizione in cui si trova e di conseguenza una
variazione di tensione. Si può capire quindi che nel corso degli anni, sia per
semplice consumo delle due superfici, che per depositi di polvere, i
potenziometri tendono a malfunzionare. I bottoncini al di sotto degli stick sono
esterni al corpo metallico degli stessi, e sono costituiti da dei microswitch
che vengono premuti da una estensione di plastica al di sotto dell?asse degli
stick. Sulla stessa faccia della scheda dove troviamo i due stick, hanno sede
anche il led dello switch analogic/digital e il quarzo interamente in plastica,
che come accennavamo prima è un?ottima sorpresa.

Osserviamo poi le membrane dei pulsanti che appaiono molto solide e con elementi
conduttivi nella loro integrità, la cui superficie ci fa notare un lieve
deposito di polvere di grafite, a confermare il consumo cui sono sottoposti i
contatti di questo genere, ma soprattutto si rivela essere dalla geometria
conica tronca ed il motivo è proprio la loro funzione analogica.

Va specificato prima di tutto che il pulsante analogico nel pad ps2 non è un
comune switch aperto, ma tra i sui contatti vi è inserita una resistenza il cui
valore varia in base alla pressione esercitata sul tasto. Il meccanismo è
abbastanza semplice e concettualmente molto simile al potenziometro. Sul
tastierino a film, si nota infatti che i contatti in corrispondenza della zona
di pressione dei pulsanti, possiedono una striscia di materiale resistivo
coperta di grafite, che al contatto con porzioni diverse di superficie dei
conici elementi conduttivi dei bottoni, offre differenti valori resistivi.

Praticamente, premendo lievemente uno dei bottoni, il morbido cono conduttivo,
toccherà la striscia resistiva soltanto con una piccola porzione, mentre
premendo progressivamente con più forza, sarà sempre maggiore la superficie di
contatto tra i due elementi e di conseguenza avremo un aumento di tensione
passante per il resistivo.

Insomma, una soluzione semplice ed economica, ma che purtroppo forza la
superficie del tastierino su film e lo strato di grafite su di esso, oltre che a
far risultare i bottoni abbastanza rigidi ad una pressione oltre il valore
digitale.
In definitiva il joypad della ps2 ricalca in realtà le orme
dell?originale dual shock solo nelle forme e ne mantiene per cui la comodità e
la robustezza, unito ad un cavo che con il suo modesto peso e buona morbidezza,
non costituisce quasi mai un intralcio. Tutti i comandi sono immediatamente
raggiungibili e la disposizione di ogni pulsante si rivela essere molto
ragionata, ma purtroppo la durezza di questi, rende difficoltoso sfruttarne le
caratteristiche analogiche, inoltre a tale proposito probabilmente il joypad
sarebbe stato più completo se i tasti R2 e L2 fossero stati sostituiti da dei
grilletti analogici, certamente più adatti per pressioni calibrate. Dal punto di
vista tecnico possiamo concludere che il tutto sembra essere stato assemblato
con criteri contrastanti soprattutto nella scelta dei materiali, se infatti gli
stick analogici e il quarzo sono di ottima qualità e robustezza, non si può dire
lo stesso per i contatti dei pulsanti che risiedono su un fragile tastierino a
film.

CONCLUSIONI
Concludendo è difficile dire quale dei joypad analizzati risulta migliore, è
evidente infatti che nessuno di questi eccelle in ogni aspetto, ma soprattutto
non è di certo questo il fine dello speciale, ma piuttosto mettere alla luce le
soluzioni tecniche e di design che si sono evolute e si evolveranno di pari
passo con il concetto stesso di videogioco. Ci terrei infine ad esprimere un
grande ringraziamento all?amico tecnico elettronico Pacman 70, che ha saputo
fornire utilissimi dettagli e particolareggiate osservazioni che da solo non
sarei stato in grado di trarre.