Animal Crossing

Animal Crossing New Horizons: un accogliente ritorno a Gerundia

Dopo una lunga pausa, siamo tornati a esplorare la nostra isola nell'esclusiva per Nintendo Switch. E abbiamo riscoperto le bellezze di Gerundia.

Animal Crossing New Horizons: un accogliente ritorno a Gerundia
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  • Switch
  • Dopo diversi mesi di frequentazione assidua, di amore trascinante e incondizionato, di pomeriggi passati mollemente a pescare sui lidi di Gerundia, ho mollato Animal Crossing (a portata di click c'è la nostra recensione di Animal Crossing New Horizons). È successo in maniera graduale ma inesorabile: le vacanze estive, brevi e sorvegliate in questi tempi di pandemia, e tutte le altre uscite videoludiche dell'autunno, mi hanno tenuto lontano dalla mia isola da sogno. La prima volta che ti accorgi di aver saltato l'accesso per una giornata è quasi un trauma, poi diventa la norma: finché non ti rendi conto che è passata una settimana, un mese, una stagione. Di tanto in tanto c'è sempre qualcuno che ti ricorda che New Horizons è sempre lì, pronto ad accoglierti, e che anzi dovresti pensare seriamente di farci un giro, dal momento che c'è il torneo di pesca, che sono spuntati i funghi dell'autunno, o che è cominciato l'evento di Halloween con delle decorazioni francamente meravigliose.

    La presenza di Animal Crossing

    In tutti questi mesi in cui sono stato lontano dalla mia isola ho sempre continuato a percepire la presenza di Animal Crossing, come un sottofondo delicato e onnipresente, che ti accompagna senza pressioni e si fa sentire solo quando vuoi davvero ascoltarlo. Che in fondo è esattamente l'obiettivo principale dei migliori capitoli della serie.

    Se ho fatto resistenza e non sono mai tornato in New Horizons, è perché in fondo avevo un po' di paura. Paura di trovare la mia isola completamente disastrata, abbandonata dagli abitanti con cui avevo legato, invasa dalle erbacce. Ma soprattutto paura di essermi perso troppo: schemi speciali per costruire nuovi oggetti, specie stagionali, frammenti di costellazioni. Alla fine, incuriosito anche dall'update con le decorazioni di Mario Bros (eccovi una guida su come ottenere gli oggetti di Super Mario) e stuzzicato dall'avvicinarsi dell'anniversario ufficiale del gioco (lanciato il 20 marzo dello scorso anno), ho abbandonato ogni indugio e sono tornato a casa.

    Ritorno a casa

    Il primo giorno passato nella mia Gerundia è stato semplicemente meraviglioso. Ogni angolo dell'isola mi risvegliava un ricordo prezioso, mi strappava un sorriso. Ho letto messaggi sulla bacheca lasciati un anno prima dai molti visitatori passati a trovarmi, e mi sono ricordato di tutto il tempo speso per disegnare le linee bianche del campetto da calcio, costruito a mano "mattonella dopo mattonella". Tutt'oggi resta uno degli angoli di cui vado più fiero. Ho salutato le due tartarughe azzannatrici che se la spassano vicino al mio laghetto privato (il mio personaggio è sempre stato un po' latifondista), e a cui ogni mattina affibbio un nome sempre diverso. In giro c'erano un po' di erbacce, è vero, ma niente di preoccupante.

    È bastata una rapida ricognizione per mettere tutto a posto. Non solo: visto che i fiori avevano "invaso" diverse parti dell'isola, l'impatto estetico generale era migliorato a tal punto che ho pure trovato una piantina di mughetto, indizio speciale che comunica il raggiungimento di una valutazione a 5 stelle. Tutti i vecchi abitanti erano pronti ad accogliermi, come se non fosse successo niente. Anzi, nessuno dei miei piccoli amici antropomorfi ha perso occasione di dirmi quanto gli fossi mancato. Lo so bene che è una cosa sciocca, ma quando ho letto i dialoghi della piccola Cigliola e del variopinto Valerio, che stanno a Gerundia fin dalle origini, un po' mi si è sciolto il cuore. Però mi sono anche reso conto che sull'isola c'era bisogno di qualcosa di nuovo, quindi ho lasciato che alcuni abitanti se ne andassero per la loro strada, e ho accolto nuovi ospiti fissi con cui sto poco a poco costruendo un rapporto. Ho anche ricominciato a rimpolpare le sale del museo, con nuove creature marine che vado a pescare in immersione. È stato tutto molto naturale, e si è innescato subito quello stesso meccanismo che un anno fa mi teneva incollato alla Switch per ore e ore. Oggi gioco in maniera più rilassata, con una frequenza meno intensa (anche perché i pesci e gli insetti di marzo li ho catturati tutti), e mi va bene così.

    Se c'è una cosa, anzi, che mi piace di questo momento di riscoperta è proprio l'approccio più leggero e meno "competitivo" con cui sto portando avanti la mia partita. Non ho urgenza di fare tutto, di costruire tutto, di riempire più rapidamente possibile il museo di Blatero, ma uso Animal Crossing come una piattaforma per staccare un po'. E anche per visitare le isole degli amici. Ecco: la componente social di New Horizons è ancora uno degli aspetti più belli della produzione.

    Oggi con il codice sogno posso "concedere" la mia isola a chiunque, anche quando non sono davanti alla console, per esempio; ma è sempre bellissimo anche andare a trovare altri "crosser", scoprire le elaborate creazioni che hanno portato avanti in questo lungo periodo. E - perché no? - anche farsi aiutare a riprendere il passo. Qualcuno, ad esempio, mi ha regalato le macabre zucche di Halloween con cui realizzare un angolo spettrale: quel tanto che basta per darmi l'idea di non aver proprio perso tutte le attività e gli eventi speciali occorsi in questa lunga pausa.

    La vita sull'Isola non si spegne mai

    Alla fine dei giochi, insomma, mi sento di dare un suggerimento accorato a tutti i crosser "in pensione". Accendete di nuovo New Horizons, schiacciate gli scarafaggi che scorrazzano nelle stanze della vostra casetta virtuale, e affacciatevi nuovamente alla vita sull'isola. Fosse anche solo per acquistare un quadro di Volpolo (l'ultima volta che è passato, vi giuro, aveva solo dei falsi da quattro soldi: e qui trovate una guida su come riconoscere i falsi in Animal Crossing), per rinnovare una delle aree dell'isola o per ritrovare vecchi amici: ne varrà la pena.

    La morbidezza con cui Nintendo ha assemblato quest'esperienza a metà fra passatempo e videogame resta inalterata col passare dei mesi, e il gioco si conferma accogliente anche dopo un'estesa fase di stop. Che sia solo per un giorno, oppure per il tempo necessario ad acquistare tutti gli oggetti di Mario e fare qualche esperimento estetico con il posizionamento, Animal Crossing non ha perso un briciolo del suo fascino. Forse inadeguato per chi cerca azione e stringente senso di progresso, ma così paradisiaco per chi vuole vivere il software in una maniera fieramente alternativa, fermarsi anche solo un attimo, e respirare.

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