Anthem: impressioni e dubbi dopo la VIP Demo

Abbiamo testato a fondo la VIP Demo del nuovo gioco Bioware, pronto a giungere nei negozi il prossimo 22 febbraio: eccovi le nostre impressioni.

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  • PS4 Pro
  • Sin dal suo spettacolare esordio, sul palco della conferenza di Microsoft all'E3 del 2017, Anthem ha trascinato le aspettative dell'utenza lungo un ottovolante fatto di alti e bassi, questi ultimi per la gran parte imputabili a una strategia comunicativa piuttosto disorganica e spesso fuori fuoco. Un trend interrotto solo di recente, con una serie di live stream che hanno aiutato a chiarire molti dei dubbi in seno alla community, riattizzando l'interesse nei confronti del titolo di Bioware. Interesse che proprio negli scorsi giorni ha finalmente raggiunto la sua "prova del fuoco", con una VIP Demo che ha offerto all'utenza un gustoso assaggio del titolo in arrivo il prossimo 22 febbraio sugli scaffali. Per quanto la Demo si sia rivelata ben più problematica del previsto, a causa di una gran varietà di disguidi legati all'infrastruttura di rete messa in piedi da EA, questo primo appuntamento pubblico ha contribuito non solo a definire meglio l'effettivo potenziale di Anthem ma, più in generale, a farsi un'idea più precisa di quale sia esattamente il target della produzione.

    Questione di prospettiva

    Per quanto i ragazzi di Bioware abbiano modellato il mondo di Anthem come un coacervo bellicoso e instabile, sempre in bilico tra una costante spinta alla creazione e l'annientamento dei suoi precari equilibri, non è difficile riconoscere nelle aspettative del pubblico, nella loro definizione, uno dei più pericolosi ostacoli al successo del titolo targato EA.

    D'altronde l'ambizione dello sviluppatore è quella di costruire un'esperienza nella quale trovino spazio due anime molto diverse fra loro: una definita da un gameplay che risuona fortemente, e in maniera funzionale, con i canoni tipici del "game as a service", e l'altra rappresentata da una componente "single player" sostanzialmente speculare, sia per ritmo che per impostazione. E se da un lato questo amalgama contribuisce a offrire ad Anthem una personalità unica, diversa da quella dei concorrenti del segmento, dall'altra l'impressione è che le due parti non abbiano lo stesso valore nel quadro del costrutto ludico, specialmente quando si tratta di identificare la platea ideale del gioco di Bioware.

    In tutti i nostri incontri con la produzione, compreso quello con la VIP Demo di qualche giorno fa, abbiamo infatti avuto la sensazione che la sezione di gioco racchiusa tra le mura di Tarsis, quella più classicamente votata alla narrazione personale in stile ruolistico, fosse anche la più traballante sotto diversi punti di vista. Sul versante tecnico abbiamo una prospettiva in prima persona che arranca nel raggiungere la quota dei 30 fps (spesso più vicina ai 20), accompagnata da evidenti problemi di streaming degli asset e da cedimenti qualitativi consistenti in termini di shading, cui si unisce un level design non eccezionale, più dal punto di vista strutturale che artistico. Tenendo in debito conto la volontà di non eccedere sul fronte delle anticipazioni, e lasciando quindi da parte il valore complessivo della sceneggiatura, questa porzione del gioco pare muoversi con un passo radicalmente diverso rispetto alla controparte. Un'andatura che, al pari di quella del protagonista (decisamente flemmatica), sembra spezzare in maniera evidente il ritmo del gameplay, al netto di una scrittura pregevole che, pur proponendo interazioni dialogiche all'apparenza prive di diramazioni concrete, ben riesce a delineare i contorni narrativi del mondo di Anthem, influendo positivamente sulla caratterizzazione del proprio avatar. Tornando alla riflessione d'apertura, il nodo chiave del discorso è quindi identificabile nella più classica delle domande legate al gioco: Anthem è un gioco perfettamente godibile anche se, da appassionati dei classici di Bioware, si è interessati alla sola anima "single player"?

    Un interrogativo a cui ora è difficile rispondere con totale cognizione di causa, basandoci esclusivamente sulle nostre passate esperienze e sulla manciata di missioni incluse nella VIP Demo. Eppure appare piuttosto chiaro che, a differenza delle altre produzioni del team canadese, questa volta il racconto non rappresenta il cardine assoluto dell'esperienza, il vero motore della progressione, ma più che altro una degna cornice per gli exploit battaglieri degli Strali, vessillo tecno-potenziato di una formula ludica molto promettente.

    D'altronde sono proprio le "regole" del genere di riferimento a supportare questa configurazione, nel quadro di un titolo che, per forza di cose, non può permettersi di esaurire il proprio richiamo con il termine della sua storia principale. In questo senso, però, non è giusto attribuire alla scelta dello sviluppatore una connotazione rinunciataria, figlia della volontà di barattare la propria identità per garantirsi l'accesso a una nuova fetta del mercato videoludico, quella - abbondante - dei giochi multiplayer a sviluppo continuo.

    Anche perché in Anthem confluiscono le ambizioni di una Bioware che prova coraggiosamente a muoversi al di fuori della propria "zona di comfort", per lanciare un guanto di sfida ai colossi del "game as a service". Una discreta sventola, almeno a giudicare dall'assaggio offerto da una VIP Demo che, per quanto a tratti snervante, è servita al pubblico per testare con mano alcuni dei principali punti di forza della produzione, primo tra tutti un sistema di movimento assolutamente spettacolare.

    Oltre i confini di Tarsis

    Lasciati i confini della città fortezza, Anthem accoglie i sensi dei giocatori nell'abbraccio di un mondo vivido e lussureggiante, lascito incompleto di misteriose entità che ne hanno modellato le fattezze con strumenti di immane potere. Un articolato mosaico di scorci mozzafiato, tra dirupi lambiti da cascate vertiginose e vallate verdeggianti che, sotto il candido mantello di una coltre nebbiosa, nascondono una torma di minacce in agguato, fatta di artigli, zanne e armi spianate.

    Attirati verso i merli di Tarsis dal richiamo, stranamente invitante, di un precipizio senza fine, il successivo salto nel vuoto innesca subito un moto di inebriante soddisfazione, scatenata dai pregi di un sistema di movimento che, con inaspettata naturalezza, asseconda tutti i capricci acrobatici dei giocatori, in un caleidoscopio di virate rischiose e picchiate al cardiopalma. Dal canto suo, il level design tende ad assecondare in pieno le imprudenze aeree degli Specialisti, alimentando a colpi di verticalità la piacevolezza di questo specifico aspetto dell'impasto ludico, dotato di un peso decisamente consistente nell'economia di gioco. Se infatti, dal punto di vista del gunplay puro, Anthem fatica a rivaleggiare con avversari del calibro di Destiny, complice anche l'utilizzo della terza persona, le meccaniche di spostamento garantiscono all'azione un dinamismo eccezionale, privo di buona parte delle latenze legate all'ibridazione ruolistica del sistema di combattimento. A differenza di quanto accadeva nei primi giorni di The Division, infatti, l'elemento statistico legato all'equipaggiamento e alle abilità sembra non inficiare in maniera gravosa il ritmo degli scontri, mantenendo comunque la centralità del looting nel bilancio della progressione. Sì, il feedback dei colpi (sparati e ricevuti) non è proprio il massimo, così come l'acume artificiale degli avversari sul campo, ma il combattimento sa restituire un senso di appagamento diffuso, grazie anche a un buon livello di sfida, particolarmente avvincente nel caso della Fortezza compresa nel pacchetto contenutistico della VIP Demo.

    Interessanti anche le occasionali divagazioni dal fronte bellico, nella forma di piccoli enigmi ambientali piuttosto in linea con gli standard del genere. La caratterizzazione dei diversi Strali, tutti dotati di forti unicità, contribuisce poi ad arricchire la varietà del gameplay, lasciando intravedere il profilo di un meta che, seppur svincolato da una classica suddivisione dei ruoli in stile MMO, dà spazio a una certa stratificazione tattica, anche considerando l'apparente malleabilità del sistema di loadout.

    Tutti questi elementi concorrono a fare di Anthem un titolo immediato e divertente, dotato di un'identità ludica trascinante, che proprio nelle peculiarità delle tute meccanizzate in dotazione ai giocatori trova i suo principale spunto d'originalità. Pur proponendo una formula a metà strada tra quelle dei suoi principali avversari, Anthem sembra però mancare, nel complesso, di una personalità altrettanto forte. Per quanto si tratti di una sensazione limitata a quanto visto finora, la quasi totalità dei componenti della produzione ha un che di già visto, tanto da far risultare a tratti generico l'affresco dipinto da Bioware.

    Una considerazione che coinvolge tanto la direzione artistica, quanto aspetti come design delle armi, interfaccia o meccaniche di gioco. Si tratta di una debolezza che però, strano a dirsi, ha un impatto limitato sul potenziale del titolo, che pare comunque possedere tutte le carte in regola per fare sua una fetta del mercato di riferimento. Per raggiungere l'obiettivo è però necessario che lo sviluppatore si liberi delle storture più evidenti in seno all'offerta ludica, allontanando i dubbi sulla stabilità dell'infrastruttura online e cancellando, ad esempio, gli odiosi caricamenti che frammentano il gameplay durante l'esplorazione, spezzando fastidiosamente il ritmo. Perplessità che tuttavia ricadono nel quadro di un comparto tecnico decisamente solido e pregevole, in grado di offrire colpi d'occhio di grande impatto. A rimarcare ulteriormente lo stacco con la componente "in singolo" di Tarsis, il mondo aperto di Anthem si muove sempre molto vicino alla soglia dei 30 fps, senza compromessi troppo evidenti tra piacevolezza grafica e sostenibilità prestazionale.

    Siamo chiaramente piuttosto lontani dalla soverchiante reattività ambientale mostrata durante l'E3 del 2017, ma il mondo di gioco rimane comunque una vera gioia per gli occhi. Da una parte abbiamo un comparto animazioni di ottima qualità che, nel caso degli Strali, dona tantissima frenesia all'azione, dall'altra una mole clamorosa di effetti particellari che non solo riempe lo schermo durante gli scontri, ma è parte integrante del fascino di alcune location.

    Un aspetto a cui si affianca una gestione luminosa quasi sempre impeccabile, resa ancora più efficace da una discreta abbondanza di screen-space reflections e da un utilizzo oculato dell'occlusione ambientale. C'è qualche piccolo cedimento sul fronte delle texture e degli shaders, ma niente di concretamente problematico. Osservazioni che riguardano la versione PS4 Pro del gioco, che su monitor 4K pare sfruttare il checkerboad rendering a partire da una risoluzione nativa fissata a 1440p.

    Anthem Dopo aver passato qualche giorno a svolazzare agilmente tra i cieli di Anthem, facendo man bassa di loot e nuclearizzando falangi di nemici, siamo sempre più convinti che il titolo di Bioware abbia tutto il potenziale per guadagnarsi un posto di rilievo nel panorama degli shooter a sviluppo continuo, magari sottraendo fette di pubblico ai suoi principali avversari. L’impasto ludico del gioco porta in scena una commistione equilibrata di shooting e matematica ruolistica, animata da un forte dinamismo che trova nel sistema di volo la sua principale colonna portante. La cornice del gameplay è un mondo ricco e affascinante, cuore di un universo narrativo suggestivo che potrebbe riservare qualche piacevole sorpresa. Detto questo, risulta ancora difficile considerare Anthem come un prodotto adatto a chi è alla ricerca della classica esperienza made in Bioware. L’impressione, infatti, è che l’obiettivo principale del racconto sia quello di dare forza all’ambientazione e, di conseguenza, di fornire un contesto stimolante a un gameplay modellato per dare il meglio in cooperativa. Al mosaico dell’hype mancano ancora tasselli importanti come quelli legati alla progressione a lungo termine, all’endgame, alla varietà delle missioni e alla solidità complessiva dell’infrastruttura di rete, ma la VIP Demo ci ha senza dubbio lasciato in bocca un bouquet di sapori piacevoli. Un antipasto a cui speriamo segua, il prossimo 22 febbraio, un’abbuffata pienamente soddisfacente.

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