Apex Legends: variabili e certezze di un fenomeno videoludico

Il Battle Royale di Respawn ha già conquistato 25 milioni di giocatori. Ma quali sono i motivi alla base del successo di Apex Legends?

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  • Apex Legends non ha certo bisogno di presentazioni: lanciato praticamente senza alcun preavviso, il titolo ha conquistato in una settimana cifre da capogiro, arrivando a contare tra le proprie fila 25 milioni di giocatori totali e 2 milioni di utenti online in contemporanea. Sebbene tra le motivazioni di un simile exploit rientri anche una certa congiunzione astrale - trattandosi di un annuncio assai rischioso all'interno di un sottogenere dalla difficile penetrazione - pensiamo che dietro alla fortuna del gioco vi sia molto di più di una benevolenza divina, almeno per due concause: a partire dallo studio meticoloso e mirato dei Battle Royale da parte del team di sviluppo, fino all'esplosione mediatica avvenuta su Twitch. Da un lato alcune meccaniche inedite per lo scenario di riferimento, e un game design accorto nel valorizzare aspetti solo marginalmente evidenti nei competitor, hanno portato con sé una boccata d'aria fresca, dall'altro il domino della piattaforma viola, progenitore e progenie del successo, sembra con il tempo - e i numeri - abbandonare i suoi connotati fenomenici. Vediamo dunque come Respawn ha confezionato un'arma dalla precisione chirurgica.

    Un'altra chance!

    È difficile non immaginare l'ideazione di Apex Legends con Vince Zampella e i suoi seduti intorno ad un tavolo nell'intento di trovare quegli elementi distintivi che, alla stregua del building system di Fortnite, potessero rinvigorire una formula molto battuta.

    Un Amore InaspettatoNella loro dilagante diffusione i Battle Royale hanno nutrito una massa di proseliti enorme, affermandosi come una delle modalità più giocate di questa generazione. Accanto ad una tale notorietà era inevitabile che una altrettanto folta schiera di giocatori si scagliasse contro il campione di turno, anche senza motivazioni fondanti, solamente per andare contro alla sovraesposizione di produzioni a loro poco congeniali. Un campo minato insomma dalla complessa decifrabilità e nel quale diventa sempre più semplice compiere un passo falso. In uno scenario abbastanza inviso alla platea videoludica, Electronic Arts e Respawn sono riusciti a ritagliarsi un posto di rilievo, generando un numero di detrattori veramente esiguo. Un'amorevolezza miracolosa - visto il genere d'appartenenza - che Apex Legends riscuote sia dai disaffezionati di Fortnite, sia da coloro i quali finora erano disinteressati alle "battaglie reali". A muovere le cifre impressionanti del titolo concorre infatti anche la presenza di un pubblico che, attirato dalla riuscita commistione tra battle royal e hero shooter, si è "paracadutato" oltre l'ostacolo del pregiudizio tout court. Nell'abbracciare giocatori così eterogenei Apex Legends probabilmente rappresenta un precedente interessante nonostante i suoi numeri, al quale si dovrà ripensare quando si rischia di pregiudicare l'evoluzione di un fenomeno di costume.

    Nel tempo sono parecchie le interpretazioni di genere che si sono avvicendate, da titoli interamente votati a questa modalità come Ring of Elysium e Dying Light: Bad Blood, fino ad aggiunte supplementari come Blackout (Call of Duty) e Danger Zone (Counter Strike), tuttavia nessuna di queste è riuscita a scalzare con decisione l'ex duopolio - sempre più mono che duo - di PUBG e Fortnite. Oltre alle preferenze del pubblico, a giocare un ruolo di primaria importanza in questa staticità imperante ci ha pensato Epic Games con un supporto continuo invidiabile, ma se si eliminano le variabili di successo o insuccesso è possibile riscontrare in tutti un tratto comune. Una tensione mista ad ansia fino ad oggi sporadica, prima che i ragazzi di Respawn decidessero, nella suddetta tavola rotonda, di ribaltare tutto con semplici ma cruciali variazioni. Al di là degli aggiustamenti di cui si sente tanto discutere (l'atterraggio di squadra o gli indicatori di posizione) e che hanno snellito un prodotto, al lancio, tecnicamente quasi impeccabile, vi sono alcune aggiunte significative che rendono Apex Legends uno dei Battle Royale più spettacolari e intensi del momento. Prima ancora di scatenare una disastrosa civil war, quello che ci interessa è evidenziare come in un mercato sempre più influenzato dall'intrattenimento videoludico, d'ora in avanti, produzioni simili dovranno rifarsi in qualche modo alle peculiarità della "battaglia reale" di Electronics Arts.
    In primis al sistema di "reviving": potrà apparire banale, ma la possibilità di recuperare uno o due alleati, anche dopo la loro morte, conferisce ad Apex una vitalità di cui si sentiva la mancanza. In pratica è necessario che rimanga in gioco un solo compagno, affinché questo possa recuperare i "banner" e richiamare l'intera squadra negli appositi punti di sgancio. Una meccanica che dà vita a match, da protagonisti o spettatori, nei quali si ha sempre un'ulteriore opportunità per poter allontanare quella fastidiosa frase che aleggia sul genere: "ritenta, sarai più fortunato!".

    In effetti intorno a questo mood generale Respawn è riuscita a costruire l'intera esperienza: che voi siate delle schiappe clamorose o dei veterani incalliti, si ha quasi sempre - sfiga permettendo - la sensazione di poter dire la propria, persino quando in fin di vita speriamo che l'avversario non ci finisca con un'esecuzione. Una volta a terra, infatti, possiamo ricoprire ancora un ruolo attivo, parandoci con lo scudo e suggerendo la posizione dei nemici.

    Benché non si possano ribaltare in ogni occasione le sorti di un combattimento, questo rappresenta solo uno dei piccoli accorgimenti che il team ha implementato per rendere emozionanti quelle fasi fisiologiche di stanca tipiche delle Battle Royale. Complice un roster di personaggi con delle abilità che non primeggiano mai sulla skill personale, ma costituiscono un'ottima risorsa nei capovolgimenti di fronte, le partite di Apex Legends sembrano mosse da una spettacolarità alquanto rara nei congeneri (almeno a livelli bassi). Una qualità sostanziale quando ci si vuole accaparrare il pubblico di Twitch.

    Il nuovo Jesse James

    Sarebbe riduttivo attribuire i risultati raggiunti su Twitch da Apex Legends solamente alla sua intensità, perché alla popolarità del titolo ha contribuito anche un certo ristagno di Fortnite. A due settimane dall'annuncio però una media spettatori che si aggira intorno a 250k e un picco sui circa 670k - dati ancora tutti da confermare nel tempo - denotano quello che sembra essere qualcosa di più di un momentaneo fuoco di paglia. Basta fare un giro per i vari canali della TV di Amazon per accorgersi del fermento che anima gli spettatori, intenti nel seguire le rocambolesche sparatorie del proprio streamer preferito o le improbabili azioni del pro-player di turno. Il tutto grazie ad una formula frizzante che, attingendo dal background di un team titanico, riesce a godere di una verticalità e velocità ammaliante.

    A proposito di giocatori talentuosi, c'è da notare come un altro fattore abbia interessato il fenomeno: con l'avvento del Battle Royale di Respawn, ex professionisti del settore (alcuni dei quali hanno dato dei consigli per lo sviluppo) sono tornati in cima alle classifiche di Twitch, registrando consensi andati perduti durante lo strapotere Epic Games. Sarà per la sua anima competitiva o per la sua prospettiva in prima persona, fatto sta che Apex Legends ha concesso un'alternativa in sintonia con le doti spettacolari di queste personalità. La piattaforma di streaming, inoltre, sta foraggiando l'ascesa del gioco, ospitando dei tornei tra content creator come il Twitch Rivals e il Code Red. Competizioni ben lontane dal configurarsi come e-sport, ma che rappresentano un primo passo verso le leggende di un domani.

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