Apple Arcade: il nuovo avversario di PS Now, Game Pass e Google Stadia?

L'azienda di Cupertino ha presentato il suo nuovo servizio dedicato al gaming: che tipo di offerta propone rispetto alla concorrenza?

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A pochi giorni dalla presentazione di Google Stadia, il servizio in streaming che promette di superare le barriere delle console fisiche, Apple ha annunciato l'esistenza di Arcade, un vasto catalogo di giochi che verrà servito al pubblico tramite abbonamento. Sebbene all'apparenza possa sembrare una formula vicinissima al PlayStation Now, Xbox Game Pass o alla stessa Stadia, Arcade ha tutta l'aria di muoversi in una direzione diversa, in grado di attirare in potenza sia i giocatori console, sia i devoti al mondo mobile, offrendo esperienze lontane dalle microtransazioni e dai contenuti pubblicitari.

Spinti da genuina curiosità, ragioneremo su quali potrebbero essere le ambizioni di Apple in tal senso, non mancando di sottolineare le differenze coi giganti dei videogiochi. Altro fattore di primaria importanza per la diffusione di Arcade sarà il costo della sottoscrizione, che - a fronte di una proposta ragionata - potrebbe rappresentare un altro motivo per accoglierlo a braccia aperte.

Apple Arcade: la "Nuova Speranza" dei videogiochi mobile

Tenutosi a Cupertino, lo Special Event di Apple ha assunto toni "videoludici" con l'entrata sul palco di Ann Thai, la Senior Product Marketing Manager di App Store. Seppur funzionale alla presentazione, il suo discorso sull'espansione del nostro medium preferito - specie per quanto concerne il mondo mobile - è apparso non soltanto sensato ma anche condivisibile. App Store è la piattaforma di gaming più utilizzata al mondo, con oltre un miliardo di utenti ad averne sfruttato le potenzialità.

Il famoso "negozio" vanta più di 300.000 giochi disponibili, divisi tra esperienze a prezzo pieno e i ben più fortunati free to play. A onor del vero, una volta scaricati sui nostri cellulari, questi ultimi finiscono per mostrare il loro "lato oscuro", richiedendo acquisti in-app e venendo comunque accantonati nel giro di pochi giorni. Eppure, limitati dalla barriera di un esborso iniziale, titoli come Monument Valley 2 non potrebbero mai ottenere il medesimo successo di Clash Royale, perché il pubblico casual è meno incline a metter mano al portafoglio: è proprio qui che entra in gioco Apple Arcade.

In parole povere, il servizio nasce per dare una spinta commerciale ai prodotti non appartenenti al ramo free to play, riunendoli sotto lo stendardo di un canone mensile. Tale iniziativa cela in sé una ghiotta possibilità, che comporterebbe l'avvicinamento di molti sviluppatori storici al mercato mobile.

Questi infatti potrebbero offrire esperienze dotate di una superiore costruzione narrativa, una direzione artistica pronunciata e un'attenzione particolare al comparto musicale senza temere il confronto coi giochi gratuiti, perché protetti dai confini di Arcade. Avere accesso a una platea di circa un miliardo di persone non sarebbe certo una prospettiva di poco conto, specie per coloro che hanno già lasciato i publisher blasonati per abbracciare la scena indipendente.

Attenzione, tra i primi partner di Apple non mancano i grandi nomi come Platinum, Annapurna, Konami, SEGA, Sumo Digital, Devolver e tanti altri, a dimostrazione di come la visione della casa di Cupertino abbia fatto breccia nei cuori di molti.
Gli oltre cento titoli in esclusiva che Arcade offrirà al lancio - il quale dovrebbe avvenire entro la fine del 2019 - sono in fase di realizzazione e godono del pieno supporto di Apple, un po' come avverrà per quelli che approderanno su Google Stadia.

Non assillati dall'obbligo di realizzare la "next big thing" del mercato console, compresa di grafica spaccamascella, vasti mondi aperti e gestazioni infinite, gli sviluppatori aderenti al progetto parrebbero aver trovato una nuova dimensione creativa, nella quale esprimersi più liberamente. Col suo Beyond a Steel Sky, Charles Cecil vuole realizzare un'esperienza profonda, dai toni post-apocalittici e forte del supporto di sua maestà Dave Gibbons, co-autore e disegnatore di Watchmen.

Lontano rispetto all'offerta dei grandi publisher, Where Cards Fall accenderà una luce sulla difficile fase dell'adolescenza, mentre il Fantasian di Hironobu Sakaguchi poggerà le basi sulla realtà aumentata. Il papà di Final Fantasy e il suo team sono impegnati nella costruzione di alcuni diorama, che andranno a comporre le ambientazioni visitate dai personaggi in 3D. L'ultimo dei tre esempi è perfetto per sintetizzare la vera natura di Arcade: ospitare prodotti freschi e lontani dalle logiche di mercato vigenti, proponendoli a una vasta platea in un'unica soluzione.

Una questione di offerta, prezzi e concorrenza

Ora che abbiamo inquadrato l'idea che sorregge Apple Arcade, resta da capire in che modo verrà dato in pasto al pubblico. Partiamo quindi da un presupposto importante: sebbene i dispositivi Apple godano di una certa popolarità in territorio nostrano ed europeo, è in America che la casa di Cupertino vanta la più importante fetta di clientela.

La classe media statunitense è solita avere più dispositivi col marchio della Mela in casa propria, dalla Apple TV, passando per iPhone e iPad, fino al Mac. Inutile dirlo, le "piattaforme" appena elencate rappresentano gli unici modi per utilizzare Arcade, che in tal senso rassomiglia di più al PlayStation Now di Sony: il servizio della compagnia nipponica offre il gioco in streaming su PC ma al momento resta il più brand-centrico di tutti.

Per meglio comprendere le similitudini e le differenze tra le varie offerte, occorre tracciare un segmento, i cui estremi sono rappresentati da Apple Arcade e Google Stadia. Il primo permette di cambiare dispositivo e di riprendere la partita da dove si era fermata, contemplando anche il cosiddetto family sharing.

Non prevedendo il gaming in streaming, richiede il download dei singoli titoli Arcade sui propri apparecchi. Con ciò, vista la natura dei progetti, la quantità dei dati da scaricare dovrebbe mantenersi piuttosto limitata, nonché lontana dalle decine di GB del mondo console. Oltre allo streaming, che comunque necessita di diverse migliorie, il PS Now di Sony punta invece moltissimo sul download di gran parte del catalogo, destinato magari ad estendersi ulteriormente con l'avvento dell'eventuale retrocompatibilità su PS5.

Nonostante disponga quest'ultima feature, il Game Pass vuole aprirsi a un gran numero di device, sfruttando le nuove possibilità garantite dal Project xCloud. Ultima ma non per importanza, Stadia è agli antipodi rispetto ad Arcade, rifiutando lo scaricamento di dati in favore dello streaming in alta qualità e senza barriere di brand.
Passiamo ora a un'altra questione di fondamentale importanza, che è il possibile prezzo della sottoscrizione. Come abbiamo già affermato, Arcade vuole condurre sia gli sviluppatori, sia i giocatori hardcore verso l'universo mobile, impegnandosi a offrire un ambiente libero e profittevole ai primi e una ventata d'aria fresca ai secondi.

Quando si parla di giocatori tradizionali è però inevitabile tirare in ballo anche Sony, Microsoft e Google, degli avversari che neanche Apple potrebbe sottovalutare. Al prezzo di 14,90 euro al mese, PS Now consente di riabbracciare le vecchie glorie provenienti dalle generazioni PS2 e PS3, non mancando di esporre un discreto numero di prodotti moderni. Coi suoi 600 giochi supera anche il Game Pass sul versante prettamente numerico, ma quest'ultimo offre diverse esclusive targate Microsoft e giochi dell'attuale generazione, proponendosi a un costo di 9,90 euro mensili.

Oltre alle promesse avveniristiche, di Stadia attualmente si sa poco o nulla. Se dovesse dimostrarsi all'altezza in quanto a bassa latenza, connettività e qualità del catalogo, potrebbe ambire a proporsi a una cifra non dissimile dai concorrenti.
In arrivo alla fine dell'anno in più di 150 paesi, Arcade riuscirà ad attirare gli appassionati in possesso di dispositivi Apple ma solo se saprà offrire un prezzo vantaggioso.

Anche al netto degli oltre cento titoli in esclusiva, delle ambizioni di Sakaguchi e dell'avventura post-apocalittica con Gibbons al timone, allo stato attuale delle cose il confronto con i cataloghi della concorrenza non è certo sostenibile. Ma è altrettanto vero che il concept di Cupertino sembra anche procedere lungo binari ben diversi da quelli della casa di Redmond e del colosso giapponese, orientandosi verso un'altra frangia di pubblico.

In aggiunta, in prossimità dell'E3 di Los Angeles conosceremo i piani di Google, la quale potrebbe presentare le sue esclusive e sciogliere - almeno in parte - i dubbi che attorniano il progetto Stadia. Dal canto loro, Sony e Microsoft non hanno alcuna intenzione di restare indietro e presto sveleranno le rispettive visioni per il futuro dei videogiochi. Il servizio di Apple potrebbe incuriosire anche i giocatori della domenica ma, ancora una volta, solo con una proposta di lancio conveniente. In caso contrario, quest'importante fetta del mercato verrebbe tagliata fuori, vanificando un po' la ragion d'essere di Arcade.

Apple Arcade Il nuovo servizio della “mela morsicata” appare già da oggi molto interessante, perché permette ai creatori e agli appassionati di percepire e vivere in modo diverso il gaming sui dispositivi mobile. Libero dalle microtransazioni, dalle pubblicità invasive e dai contenuti post lancio a pagamento, rappresenta un’opzione parallela e non in diretto contrasto con PS Now, Xbox Game Pass e Google Stadia, almeno fin quando non verremo a conoscenza del prezzo della sottoscrizione. Ad oggi è proprio questa la maggiore incognita di Apple Arcade, capace - da sola - di influenzare enormemente l’esito dell’operazione.