Netflix

Arcane League of Legends: oltre LoL, molto più di una serie animata

Oltre LoL c'è Arcane, un progetto fortemente voluto da Netflix e Riot Games per espandere l'universo di League of Legends.

Arcane League of Legends: oltre LoL, molto più di una serie animata
Articolo a cura di

In un mondo di Squid Game (a proposito, ecco la nostra recensione di Squid Game) e di Case di Carta può sembrare un'eccezione: un'anomalia del sistema, un inciampo improvviso, una novità senza conseguenze. Ma Arcane - già disponibile su Netflix (ecco la nostra anteprima di Arcane League of Legends) con la prima parte, dal 13 novembre con la seconda e dal 20 con la terza - non è solo una serie animata. E non è solo, e semplicemente, una serie basata su un videogioco. In Arcane c'è tanto altro. Ci sono, per esempio, i valori produttivi: un titolo così, pensato, scritto, girato e post-prodotto in questo modo, è una cosa abbastanza rara. Non solo per il servizio streaming, ma per l'intera industria. Riot Games, che ci ha lavorato con lo studio francese Fortiche, non ha badato a spese: aveva in mente un obiettivo, e ha fatto di tutto, fino alla fine, per raggiungerlo.

Buone intenzioni e qualità

Arcane è un concentrato di tantissimi elementi e spunti; è la sintesi perfetta di diverse tecniche di animazione: incarna una linea editoriale precisa, con una serie di scopi e di margini da rispettare. Nel mondo di chi gioca a League of Legends è stata accolta come il Natale: ci sono state un'anteprima mondiale, un'anticipazione e una serie di eventi collegati.

Prima i videogiochi, poi le serie tv. Ed è stata, inutile dirlo, la strada giusta. Perché hai bisogno di una base di partenza per riuscire; non bastano le buone intenzioni e soprattutto, in una realtà come la nostra, che consuma ore e ore di intrattenimento a doppia velocità, non basta la qualità. E in Arcane ci sono entrambe le cose: buone intenzioni e qualità.

Un'altra storia

Non serve conoscere League of Legends; non occorre nemmeno ripassare la trama principale. Anche perché qui la storia è un'altra. Riot Games ha scelto un approccio più maturo e adulto, e ha unito tutti i puntini: ha usato alcuni dei personaggi più famosi del suo universo narrativo, e poi ha approfondito determinati aspetti.

Siamo a Piltover e a Zaun: due città nemiche, quasi opposte, che vivono di tecnologia e di affari, di potere e di violenza. A Piltover è tutto più contenuto e delicato; c'è una classe dirigente precisa, con un compito preciso, e c'è un Consiglio da rispettare. La tecnologia è vita, e la vita, a Piltover, è costosissima. A Zaun, invece, tutto è in bilico: perdi perché hai fatto un errore; vinci perché qualcun altro ha sbagliato qualcosa. Non è il regno dei ladri, ma è un mondo più difficile, più complicato, dove la sopravvivenza non è così scontata. In questa contrapposizione così netta, Arcane costruisce la sua identità. Anzi, fa di più: affronta determinati argomenti che, per una serie animata rivolta principalmente a un pubblico di appassionati, sono una vera e propria novità. Prima di tutto: la povertà. È una condizione dolorosa: per qualcuno è una condanna, per qualcun altro è un punto di partenza. Ma c'è sempre. Ti alita sul collo, ti tormenta, ti sfiora: e non va mai via; non davvero.

Ci sono, dunque, le classi sociali: i ricchi nati ricchi, che non hanno conosciuto altro che il benessere; e i poveri nati poveri, figli di poveri, incattiviti e rafforzati dalle mancanze. Poi c'è il rapporto tra l'uomo e la tecnologia: chi è veramente al centro del mondo; qual è realmente la cosa più importante; quali sono i limiti da rispettare. Il progresso è un altro modo per parlare di fame e di ossessione, di successo e di rabbia. Non faccio quello che faccio, e cioè studiare, analizzare, mettere insieme risorse e dati, per aiutare gli altri; lo faccio per me stesso, per riuscire, per essere il primo. Per vincere.

Infine c'è il tema della diversità: ognuno di noi è unico, e non per questo peggiore; ognuno di noi è particolare ed è bravo in qualcosa, e non per questo va isolato; ognuno di noi ha un sogno e una paura, e se il primo può definire quello che desideriamo diventare la seconda non può essere tutto quello che siamo già.

Nella diversità, Arcane parla anche di pregiudizi e di luoghi comuni: ma lo fa intelligentemente, senza insistere, senza voler inseguire nessuna moda. Si parla di depressione e di traumi, e si parla di disturbi psichici. Le due protagoniste affrontano Zaun a testa alta: sentono il peso delle responsabilità, e sentono anche il peso della discriminazione. E allo stesso modo lo sentiamo anche noi. Perché per tutto il tempo Arcane è in grado di coinvolgere lo spettatore, di non essere ridondante o fastidiosamente insinuante.

Senza morale, né messaggio

Non ha una morale, non ha un messaggio: questo è un mondo di fantasia, dice; un mondo che qualcuno di voi conosce bene; e questa è la sua realtà, con le sue regole da rispettare e i suoi ruoli da seguire. Non mancano la violenza e il dolore fisico. Alcune sequenze - incredibilmente rappresentate e animate - non tralasciano nessun dettaglio: sono chiare, efficaci, brutalmente oneste.

Vi (che nella versione originale ha la voce di Hailee Steinfeld) e Powder/Jinx (doppiata, invece, da Ella Purnell e da Mia Sinclair Jenness) sono due simboli. Proprio come sono due simboli Jayce (Kevin Alejandro) e Viktor (Harry Lloyd). Le prime due sono sorelle e sono orfane, e sono sempre state insieme: Vi è la maggiore, Powder/Jinx è la minore. Hanno vissuto di espedienti per tutta la vita, e hanno imparato sulla loro pelle l'importanza di non sbagliare. Jayce e Viktor, invece, sono la rappresentazione del genio e del progresso: due punti di vista diversi sulla stessa cosa. E se Jayce è il volto di Piltover, bello e avvenente, carismatico e intelligente, Viktor viene da Zaun, è ossessionato dall'idea di fare del bene, di migliorare la vita degli altri ed è, nell'economia delle cose, necessario ma non voluto. Non come Jayce, almeno.

I dettagli

Arcane - creata da Christian Linke e Alex Yee - si divide in tre parti: nella prima, viene raccontata l'infanzia di Vi e di Powder/Jinx, la rivoluzione di Zaun e il rapporto - così difficile e teso - tra le due città. Nella seconda parte, le due protagoniste sono cresciute, Piltover è in pericolo, minacciata da un potente signore del crimine, e Jayce deve essere pronto a farsi carico di altre responsabilità. Quindi c'è la terza parte: molte trame secondarie trovano una risposta e una spiegazione, e anche se il finale è piuttosto aperto Arcane arriva a una conclusione.

Ma questa serie, come abbiamo già detto, non è solo i suoi personaggi o la sua storia: è soprattutto disegni, colori e animazione. Ogni scena è ricca di particolari, di sfumature, di cose da osservare e da studiare con attenzione; ogni ambiente è tridimensionale, profondo, carico di oggetti e di figure. E ogni personaggio è vivo, caratterizzato, fatto di strati e strati di polvere, pelle e piccoli particolari.

I colpi fanno male, e lasciano un segno. I vestiti cadono in un certo modo, avvolgendo e stringendo i corpi. Le labbra sono carnose, piene, morbide. Gli occhi sono intelligenti, e brillano e parlano senza avere bisogno di battute. E poi i muscoli, la linea delle mascelle, la forza delle mani; le cicatrici più chiare su un incarnato più scuro. I capelli rasati, raccolti, pettinati. Le sopracciglia spesse, sformate ed espressive. I denti: grandi, bianchi, spezzati o marci.

C'è un'attenzione incredibile per ogni cosa. Per le armi, per la tecnologia, per i veicoli, e per gli edifici. Piltover e Zaun sono vive. Sono lì, a portata di mano. E sono fondamentali per tutto il racconto: definiscono non solo i personaggi e il loro passato; ma pure il tono stesso della narrazione. Per Arcane sono state utilizzate più tecniche, ed è evidente: si passa dal 3D al 2D. Ma ogni salto, ogni più piccolo scatto, è giustificato. Perfettamente inserito nel resto.

La regia - firmata da Pascal Charrue e Arnaud Delord - non si limita, banalmente, a mostrare: a mettere in risalto quello che succede; ma lo cerca. E così abbiamo la sensazione di guardare una serie che avviene in tempo reale, mai costruita, mai forzata: dinamica, naturale, fluida. Verso la fine, gli stacchi aumentano. E la narrazione diventa quasi capitolare: ma va bene. Il racconto può respirare, e la tensione di certi momenti, in questo modo, può essere sottolineata.

Dopo la storia, i personaggi e il valore produttivo, resta un'ultima cosa: la musica. La canzone iniziale, quella della sigla di apertura (Enemy), è cantata dagli Imagine Dragons. E quelle tonalità ritornano spesso all'interno di Arcane. Non basta limitarsi a vedere: serve, qui, anche ascoltare.

Riot non ha dimenticato le tantissime lezioni di questi anni, e anche in questa serie si diverte a costruire - stando attenta a ogni dettaglio - delle sequenze esaltanti ed epiche. I combattimenti, gli scontri; l'utilizzo delle armi, i colpi di scena. Tutto funziona, e tutto è incredibile. In un mondo di Squid Game e di Case di Carta, di successi inattesi e quasi casuali, mai veramente pianificati, Arcane sembra un'eccezione e invece, davvero, può diventare una regola.

Quanto attendi: Arcane: League of Legends

Hype
Hype totali: 19
87%
nd