Assassin's Creed 2 compie 10 anni: ricordiamo la saga di Ezio Auditore

Dieci anni fa Ubisoft lanciava un titolo destinato a diventare leggenda: (ri)scopriamo Assassin's Creed 2, l'inizio del viaggio di Ezio.

Assassin's Creed 2
Speciale: Multi
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  • PS4
  • Xbox One
  • C'è stato un tempo in cui la guerra tra Assassini e Templari era il fulcro della saga di Assassin's Creed, lontana dalle complesse diramazioni e dal tessuto fantasy che hanno plasmato l'attuale corso della saga Ubisoft. Un tempo in cui, alle origini dell'epopea di Desmond Miles, le avventure dei sicari incappucciati avevano il fascino di una fantascienza spionistica indubbiamente peculiare, ben amalgamata con un universo narrativo unico nel suo genere. Di acqua sotto i ponti ne è passata: il cappuccio, le lame, l'Occhio dell'Aquila e il Salto della Fede sono rimasti, ma sono cambiati i temi, i contesti e i protagonisti, il nucleo concettuale del racconto ha mutato la pelle, e il linguaggio (sia narrativo che ludico) di Assassin's Creed si è evoluto sensibilmente.

    Rispetto ai suoi albori, dal punto di vista tecnico e del gameplay, il franchise Ubisoft ha attraversato un lento processo di crescita, di pari passo con il progredire dell'hardware generazionale di turno, ma certe storie lasciano emozioni capaci di cementarsi nel cuore della community nonostante il passare degli anni. Esattamente dieci anni fa gli scaffali europei accoglievano Assassin's Creed 2 (giunto negli USA pochi giorni prima, il 17 novembre 2009), forse il titolo più amato della saga, che avrebbe cambiato per sempre il volto della serie e la percezione del pubblico. In questo speciale vogliamo ricordare il capostipite della cosiddetta "Trilogia di Ezio", un arco narrativo che consacrò il brand raggiungendo picchi qualitativi che ancora oggi, per certi versi, ineguagliati.

    Lo chiamavano Desmond Miles

    "Mi chiamo Desmond Miles e questa è la mia storia". Riguardando oggi le sequenze d'apertura dei primi capitoli di Assassin's Creed fa sorridere pensare a quanto la storyline principale della saga abbia intrapreso binari completamente diversi, frammentando la narrazione sin dalla clamorosa morte del protagonista del presente, avvenuta in Assassin's Creed III.

    Una delle ragioni principali per cui il pubblico è ancora affezionato ai primi capitoli, al di là delle storie ambientate nel passato (che di fatto rappresentavano il vero cuore pulsante dei giochi), risiedeva probabilmente nella linearità di una trama che sapeva risultare avvincente, nascondendo in un'apparente semplicità di fondo una notevole complessità di temi, spaziando dalla filosofia alla politica, passando per questioni come il controllo, l'ordine, la libertà, la conoscenza e la verità.

    Applicati ai valori delle due fazioni in gioco, questi concetti assumevano i toni di una battaglia millenaria, combattuta a suon di ideali e prospettive ambigue da entrambe le parti. Questo tessuto narrativo era legato a entità sovrannaturali, alla fine del mondo e al ritorno sulla Terra di antichi dei fantascientifici, certo, ma il significato di fondo (ossia il valore della conoscenza e il potere di agire per il bene comune e non per il proprio egoismo) è sempre stato universale.

    Di Desmond si sapeva ben poco all'inizio: catturato per motivi inspiegabili dall'Abstergo e sottoposto agli esperimenti con l'Animus dal dottor Vidic, il suo passato emerge soltanto negli episodi successivi, quando scopriamo le sue radici da Assassino. Nelle sequenze opzionali di Revelations viene accennato alla sua infanzia e alla formazione presso una comunità in cui viveva la sua famiglia, chiamata "La Fattoria", mentre in Black Flag apprendiamo tramite alcuni collezionabili del suo difficile rapporto con il padre William Miles.

    Quando ritroviamo Desmond, all'inizio di Assassin's Creed II, il giovane è in fuga dai Templari grazie a Lucy, che lo porta in un covo segreto degli Assassini dove incontra di altri due membri chiave di quel che rimane della Confraternita: Shaun e Rebecca. Le regole di una buona sceneggiatura vogliono che un personaggio risulti credibile grazie ad un background coerente, ma per Desmond non fu così.

    Fu sufficiente vivere sulla propria pelle le angherie dell'Abstergo per suscitare nel pubblico l'empatia necessaria nei confronti del protagonista, che abbraccia la causa degli Assassini come un salto nel vuoto di cui si ignora la destinazione. Un eroe vittima degli eventi, che incarna appieno i valori del sacrificio e del bene superiore.

    Ezio, essere umano

    Quando facciamo la conoscenza di Ezio Auditore, tolta la sequenza iniziale in cui assistiamo alla sua nascita, è il 1476 e una ripresa a volo d'uccello ci accompagna attraverso i tetti di una delle due ambientazioni principali di Assassin's Creed II: Firenze. La splendida e fascinosa culla del Rinascimento, teatro di arte e cultura, uno dei centri nevralgici della politica italiana del quindicesimo secolo.

    La storia di Ezio inizia per strada, quando il protagonista 17enne si abbandona ai piaceri della gioventù tra scaramucce e amori, ma al tempo stesso si prepara all'ingresso nella vita adulta abbracciando i doveri e le responsabilità della sua famiglia, composta da noti e rispettabili banchieri della società fiorentina. Non un guerriero invincibile, né un figlio di nessuno forgiato dalla guerra come Altair Ibn La Ahad. Un giovane uomo nel pieno del suo cambiamento, scapestrato, ma anche giusto, eppure imperfetto e fallibile. Con Ezio Auditore, anarchico e volubile, Ubisoft confezionò un eroe molto più vicino all'uomo comune, segnato dai propri sentimenti e dal peso dei suoi sbagli. Quella di Ezio è una storia di vendetta che si consuma in un teatro perfetto come la Firenze rinascimentale, palcoscenico di intrighi politici e guerre tra fazioni, agli albori della gloriosa reggenza dei Medici.

    Un'epopea che diventa un racconto di redenzione e, successivamente, si trasforma in un viaggio di formazione. Assassin's Creed II ci permise di vivere la crescita (morale, più che fisica) del suo protagonista, l'evoluzione della sua etica, i suoi rimpianti e le sue battaglie. Non di meno, il suo difficile temperamento in un clima delicato e instabile come il panorama fiorentino di fine Quattrocento: il contesto storico, sempre preponderante nella saga degli Assassini, fu reso elemento cruciale e attore di una sceneggiatura che portò i giocatori a vivere gran parte dei tumulti dell'epoca.

    Dalla congiura dei Pazzi ai moti sociopolitici di Venezia, un viaggio tra i più suggestivi scenari italiani che sancisce il passaggio dall'irruenza giovanile alla maturità dell'eroe. Il carisma di Ezio ci accompagna anche negli altri due atti della trilogia: ogni tassello della sua vita scandisce il percorso di un protagonista immortale, capace di gettare un'ombra sulle gesta degli eroi successivi e di ispirare i titoli più recenti.

    Pensate a Connor ed Edward Kenway, nella cui scrittura si tornò alla costruzione di una figura incentrata sul valore epico del guerriero, al buon Arno Dorian - il quale, travolto dalla rivoluzione parigina, fu accolto come una scialba copia carbone del nostro Ezio. E poi ripensiamo ai gemelli Frye, orfani di genitori ma anche di una sceneggiatura avvincente, e infine ad Alexios e Kassandra, massima espressione del concetto di superuomo secondo Ubisoft. Nel mezzo, Bayek, la cui avventura in Assassin's Creed Origins può considerarsi una delle parentesi più riuscite del brand: un antieroe la cui missione, non a caso, coincide con la vendetta di una perdita dal dolore indicibile.

    Un gioco splendidamente imperfetto

    Il valore storico di Assassin's Creed 2 va ricercato anche nel suo impianto ludico, sebbene nel concept la produzione già all'epoca non appariva del tutto originale: un action stealth nel quale entrambe le componenti (combattimento e furtività) non rappresentavano il fiore all'occhiello del prodotto, e il cui fascino risiedeva in una narrativa potente e un'ambientazione visivamente e strutturalmente magnifica.

    In fatto di ricostruzioni storiche Ubisoft, in fondo, ha sempre dimostrato una grande visione creativa, più di quanto non abbia fatto in un impasto ludico che (soprattutto con i primi capitoli di AC) risultava un po' acerbo: solo in tempi recenti, per la precisione nel 2014 con Assassin's Creed Unity, la saga introdusse uno stealth più elaborato, con la possibilità di sfruttare maggiormente le coperture ambientali.

    Eppure il secondo episodio, così bello e imperfetto, propose un'impostazione strutturale che divenne fondamentale per la saga: dagli incarichi secondari (come consegne, corse e semplici contratti di assassinio) fino ad un parkour tanto essenziale quanto snello e fluido, senza contare poi un accenno di meccaniche gestionali, in cui facevano capolino le opzioni di potenziamento dell'attrezzatura e le operazioni di restauro di Monteriggioni. Quella di Assassin's Creed 2 è però un'esperienza ludica che, in generale, ha fondato il suo mito principalmente sul senso dell'esplorazione e della scoperta, quartiere dopo quartiere, una città dopo l'altra, attraverso un sistema che è divenuto un classico imprescindibile in gran parte delle produzioni Ubisoft. Stiamo parlando ovviamente, tra le altre cose, sia delle torri d'osservazione, con l'ormai iconica Sincronizzazione , sia delle aree di massima sicurezza, sviluppate nei titoli successivi: aree come il palazzo ducale di Venezia, in fondo, furono il principio di un'idea creativa esplosa pienamente in Brotherhood con gli Avamposti, necessari per sbloccare le fasi gestionali di alcune porzioni della mappa. Si tratta di meccaniche che in questo secondo episodio hanno intrapreso un grosso percorso evolutivo, culminato in tanti open world moderni, e che sono state esplorate nelle iterazioni più recenti del brand, nelle quali il tema del viaggio e l'estensione del mondo di gioco hanno raggiunto livelli che, dieci anni fa, molti avrebbero ritenuto inarrivabili.

    Assassin's Creed The Ezio Collection Le origini del franchise risiedono nel primo episodio con Altair, questo è certo; ma la consacrazione della saga, il suo avvicinamento al grande pubblico e l'inizio di un lunghissimo processo di evoluzione passano, a ragion veduta, dalle gesta del fiorentino più amato del mondo videoludico. Un eroe leggendario perché umano, calato in uno scenario perfetto per la storia che Ubisoft volle raccontare. Sono passati dieci anni, eppure i tetti di Firenze sono ancora intrisi di un fascino magnetico: auguri, Assassin's Creed II!

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