Assassin's Creed Odyssey: la guerra del Peloponneso ed il contesto storico

Oltre ad una solida struttura ludica, il nuovo capitolo della serie Ubisoft propone anche un'affascinante ricostruzione storica della Grecia del 431 a.C.

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  • Pc
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  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • La guerra tra la lega delio-attica e quella peloponnesiaca, combattutasi a fasi alterne tra il 431 e il 404 a.C. e generalmente conosciuta come Guerra del Peloponneso, rappresenta uno dei momenti più rilevanti e studiati dell'intera storia dell'occidente. Questo processo storico configura una delle più straordinarie fonti d'informazione sulla politica, la società e la cultura dell'epoca, ed è letteralmente stracolmo di così tante incredibili storie da ricordare più da vicino la sceneggiatura di un film che non il resoconto di fatti realmente accaduti. Tra tradimenti, colpi di stato, pestilenze improvvise e violente battaglie, le storie tramandateci da Senofonte e Tucidide sulla Guerra del Peloponneso ci raccontano di popoli e vicende fondamentali per comprendere il presente. Dato l'arrivo di Assassin's Creed: Odyssey tra gli scaffali digitali delle nostre biblioteche videoludiche, ricordiamo i tratti caratteristici di un'epoca che ha contribuito fortemente a plasmare la storia per come la conosciamo oggi.

    La Grecia pre bellica: Atene e Sparta

    A seguito della vittoria contro l'Impero Persiano, Sparta e Atene, le due grandi città-stato greche, emerse come le realtà militari ed economiche più rilevanti del panorama politico dell'epoca, si spartirono il controllo della Grecia. Ben prima dello scontro con il gigantesco impero orientale, tramite numerosi accordi, annessioni e rivendicazioni le due città costruirono una fitta rete di alleanze, che portarono alla costituzione di due leghe: quella delio-attica, capeggiata da Atene, e quella peloponnesiaca, comandata da Sparta.

    L'appartenenza a una di queste alleanze, dalla diffusione territoriale a volte discontinua e frammentaria, si individuava quasi sempre, al netto di convenienze economiche, a seconda del regime politico che caratterizzava le singole città: se era oligarchico (governo dei pochi, degli aristocratici), era filo-spartano, vicino ai grandi proprietari terrieri e ai latifondisti; se era democratico (governo del popolo, dei cittadini) era invece filo-ateniese, apprezzato dagli abitanti delle città costiere e dai mercanti. La costituzione di queste leghe fu necessaria per far fronte a un problema secolare della penisola greca e delle sue popolazioni: i costanti conflitti che imperversavano sulla regione, spesso dilaniata da piccole scaramucce o violente battaglie per il controllo di questo o quell'isolotto, sempre in guerra per imporre i loro bisogni del mondo. In tal senso, la costituzione di leghe di mutuo soccorso e in cui ogni membro si riconosceva come pari (definite simmachie, alleanze militari a scopo difensivo o offensivo) erano spesso frequenti nel contesto politico greco, ma con la lega delio-attica e quella peloponnesiaca questa prassi si interruppe. Da un lato, Sparta si impose come contraente forte e punto di riferimento per la logistica militare; dall'altro, Atene richiese costanti versamenti e tributi ai suoi alleati, divenendo in breve tempo una potenza economica devastante.
    Allettata dalla crescita esponenziale delle sue entrate economiche, Atene avviò una corposa politica espansionistica, sia dal punto di vista bellico che mercantile. Da un lato, creò un piccolo miracolo ingegneristico, le Lunghe Mura, una muraglia immensa che collegava senza soluzione di continuità la città con il Pireo, il fondamentale porto dal cui funzionamento dipendeva il sostentamento stesso di Atene.

    Al contempo, tramite le azioni di Pericle, definito come il "primo cittadino ateniese" da Tucidide, intervennero in decine di scaramucce e piccoli conflitti tra alleati e conterranei, inserendosi nelle dispute di mezza Grecia e iniziando a vantare crediti e accordi di un certo spessore. Sparta non stette a guardare, chiaramente: spinta dalle richieste di due potenti alleate, Corinto e Megara, pretese da Atene la risoluzione di alcune scelte politiche. Al diniego di Atene, non rimase altro che la guerra.

    Come affermò Tucidide stesso già all'epoca, in realtà Sparta era semplicemente impaurita dell'espansionismo ateniese, e sfruttò un casus belli per cercare di mettere un freno alla crescita della città-stato attica. Pericle, dal canto suo, sapeva di non poter competere con Sparta in uno scontro campale, ma dalla sua aveva una flotta potentissima e delle difese imponenti. Nel mentre, a oriente, il sovrano persiano attendava pazientemente l'ennesimo momento di debolezza greco, per provare, ancora una volta, a impossessarsi delle isole dell'Egeo e della splendida penisola, finanziando ora l'una, ora l'altra fazione, indebolendo la solidità delle leghe e spingendo le due fazioni al conflitto. La guerra, date queste premesse, fu non solo inevitabile, ma anche voluta, praticamente da tutti gli attori in gioco.

    Cultura e società

    Sulla straordinaria epoca classica si è raccontato di tutto, ma generalmente in modo eccessivamente romanzato o edulcorato, spesso a fin di bene: in fondo, è proprio in quel periodo storico che il pensiero occidentale individua i suoi futuri punti di riferimento, che ne costituiranno le basi per tutte le sue conquiste nei secoli successivi.

    Non bisogna però pensare che lo splendore culturale di quell'epoca la rendesse la realtà migliore in cui vivere. Le donne della società spartana, per esempio, sebbene godessero di maggiori libertà rispetto alle altre città greche, non potevano combattere o votare. Erano sì libere di dedicarsi alla pratica sportiva, e avevano il diritto di rifiutare un matrimonio non voluto, ma erano comunque viste come le sostanziali incubatrici dei futuri guerrieri spartani. Nella democratica Atene non se la passavano di certo meglio: alle donne era vietato votare, e la loro vita era quasi esclusivamente trascorsa in casa. Inoltre, più volte la città di Atene impose le sue scelte politiche ed economiche alle città assoggettate alla lega delio-attica, arrivando a usare persino la forza e compiendo atti atroci, descritti da Tucidide come "tradimenti della limpida semplicità della vita". Al contempo, anche la società spartana era ben distante da quella eccessivamente idealizzata che ci è giunta fino a oggi: vigeva un vero e proprio regime di schiavitù, che si abbatteva sin dalla nascita su chiunque fosse nato colpevole di essere un "ilota", ossia un membro della classe sociale più bassa e infima. Gli iloti erano di proprietà dello Stato, che li concedeva in usufrutto agli Spartiati, la classe più potente (e meno ampia) di Sparta, il cui unico fine e scopo era quello di diventare grandi guerrieri o strateghi.

    In mezzo a queste due classi stavano i perieci, "coloro che abitano intorno", tra i quali troviamo proprio quelle popolazioni a cui era fatto divieto di dedicarsi alla guerra ma che vivevano in libertà e autonomia, e che generalmente si dedicavano a quelle pratiche invise agli Spartiati come il commercio o l'artigianato. Al di là dunque dei miti (mai dimostrati e anzi spesso screditati) sulle rupi da cui venivano lanciati i bambini deformi, era nella struttura stessa della società spartana che risiedeva un rapporto con l'individuo di certo non democratico, secondo le lenti valutative moderne.

    La cultura greca dell'epoca non era rappresentata però solo da schiavitù e guerre, per fortuna. Teatro, architettura, letteratura e filosofia divennero arti amate e diffuse, praticate con passione da una collettività che si riconosceva in funzione dei suoi valori, che venivano analizzati ed evoluti proprio dalle opere culturali create in quell'epoca. Tra gli storiografi Erodoto e Tucidide, i drammaturghi Eschilo, Sofocle ed Euripide, la maieutica di Socrate e le sculture di Fidia, Atene e la Grecia risplendettero di una luce talmente sfavillante che i suoi bagliori continuano a colpirci ancora oggi, tanto moderne e umane erano le creazioni di menti così ricche e sfaccettate.

    Il conflitto bellico e le conseguenze

    Provare a sintetizzare un periodo così complesso e lungo è materia di studi ben più corposi. Possiamo qui limitarci a descrivere velocemente la struttura di quegli scontri, quali furono le loro fasi e le conseguenze macroscopiche del conflitto.
    Come detto prima, nello scontro campale Sparta superava in efficienza e qualità qualsiasi altra formazione. Al di là del mito del guerriero spartano, come abbiamo visto prima la società spartana coltivava sin da piccoli gli spartiati per renderli soldati e guerrieri perfetti, e questa pratica ha sempre ricompensato l'esercito lacedemone.

    Al contempo, data l'intelligenza strategica di Pericle, che previde un reddito minimo garantito per i rematori delle triremi, le imbarcazioni che costituivano l'ossatura delle flotte dell'epoca, i migliori marinai disponibili in tutto il Mediterraneo si trovavano nei porti ateniesi. Ciò, unito alla maggiore disponibilità economica e alla miglior esperienza navale, rese Atene una potenza marittima assoluta. Le prime fasi del conflitto, dunque, videro sostanzialmente una fase di stallo, dove a un'incursione terrestre spartana ne seguiva una navale ateniese, senza giungere quasi mai a un risultato di qualche rilievo.

    Dopo l'arrivo della peste ad Atene, che colpì e uccise, tra gli altri, lo stesso Pericle, una serie di vicissitudini belliche colpirono a fasi alterne sia le forze spartana che quelle ateniese, costantemente in lotta per riconquistare, difendere o influenzare politicamente quella vecchia colonia in Anatolia, o una delle potenti città-stato della Magna Grecia (l'odierno Sud Italia).
    Tra assedi marittimi, errori politici, tradimenti e imponenti battaglie campali (bisogna tenere conto che, all'epoca, uno scontro tra ventimila uomini era considerato un fatto eclatante), le due città si indebolirono a tal punto che, subito dopo la resa di Atene e la teorica vittoria di Sparta, subito Tebe si ribellò all'egemonia lacedemone, avviando una nuova stagione di conflitti che culminerà solo con il controllo macedone e l'inizio di una nuova, grande, storica odissea: quella di Alessandro Magno.

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