Assassin's Creed Odyssey: Socrate e i Sofisti, la filosofia secondo Ubisoft

Nell'ultimo capitolo della serie sugli Assassini incontreremo tantissimi personaggi storici dell'Antica Grecia, tra cui il filosofo Socrate...

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  • Pc
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  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Vi dirò: ho studiato il pensiero di Socrate per tanti anni, e come spesso accade a chi ha una passione cocente per una materia, ci si ritrova a vagare col pensiero, anche esagerando un po'. Socrate è una delle figure più enigmatiche della storia, su cui è stato detto tutto ed il contrario di tutto. Allora confesso, pubblicamente, un oscuro segreto da secchione: più volte ho cercato di immaginare come potesse essere farsi una chiacchierata con lui. E adesso? Beh, adesso mi ritrovo, pad alla mano, a parlare con la sua versione digitale...in Assassin's Creed: Odyssey! Devo ammettere che è una sensazione molto strana: da un lato non posso che essere felice del fatto che un pizzico di filosofia sia fruibile da un pubblico tanto ampio; dall'altro mi sento spiazzato nel realizzare un sogno in questo modo poco convenzionale.
    Le pagine di Everyeye.it non sono certamente un luogo delegato ad erudite disquisizioni filosofiche, vero. È altrettanto vero, però, che il videogioco, pur essendo un mezzo di comunicazione giovanissimo, ha già ampiamente dimostrato di poter trasmettere sensazioni ed informazioni in maniera unica ed originale. Così noi cerchiamo di imitare i videogame, perché li amiamo, col desiderio di comunicarvi qualcosa di altrettanto unico ed originale. Venite, dunque, a passeggiare nell'Atene del 431 a.C. insieme a noi. Cosa avremmo visto? Avremmo visto una battaglia violenta e caotica, ma senza lance, scudi o spargimenti di sangue: uno scontro tra due ordini di idee che, ancora oggi, governano il mondo.

    I Sosfisti e Instagram

    Sulle coste della Sicilia i giovani ateniesi e quelli spartani erano intenti ad ammazzarsi tra di loro. Era in corso la celeberrima guerra del Peloponneso, ed Atene cominciava a perdere, pezzetto dopo pezzetto, quell'egemonia indiscussa che si era guadagnata con tanta fatica nel tempo, diventando la capitale del mondo. All'epoca, molto probabilmente, li avreste visti passeggiare proprio per le strade di Atene, uomini carismatici e avvolti da un alone di rispetto e di mistero...erano i Sofisti: pensatori ingombranti, di smisurata cultura. Il pregio più grande di quegli uomini era stato quello di inventarsi un mestiere: barattavano la conoscenza coi soldi.

    Atene, divenuta una democrazia, aveva il suo cuore pulsante nell'assemblea, e non bastavano più il sangue blu ed il benessere economico per contare qualcosa in politica: bisognava saper parlare, era necessario argomentare nella maniera più efficace ed affascinante possibile. Proprio come all'interno delle infuocate assemblee politiche il centro dell'attenzione era completamente focalizzato sugli uomini e sulle loro idee. Così la filosofia cambiava, modificando i propri interessi: dalle origini dell'universo, ora, si studiava l'uomo.
    I sofisti, dovendo insegnare ai ricchi rampolli delle famiglie più potenti di Atene a sostenere efficacemente i propri argomenti in assemblea, si ritrovavano necessariamente ad avere a che fare con temi divergenti e contrastanti tra loro: si dice che fossero divenuti maestri anche nel sostenere un argomento ed il suo contrario contemporaneamente.

    Et voilà! In poco tempo quella che era "LA verità", una, assoluta ed indiscutibile, si trasforma ne "LE verità": in altre parole la verità appartiene a colui che riesce a confutare le tesi dell'avversario, appartiene al singolo, appartiene all'uomo e non al mondo. Questa rivoluzione del pensiero si chiama relativismo: la verità non è più oggettiva, ma soggettiva. Il nostro tempo è dominato dalla cultura sofista. Non ci credete? Ve lo dimostro. La filosofia dei Sofisti si potrebbe riassumere in due concetti principali: "Io sono il centro di tutto" e "Ogni mia opinione è verità". Vi viene in mente niente? Beh, i social network sono il trionfo di questo tipo di cultura. Instagram e Facebook, ad esempio, vi danno la possibilità di ricreare un piccolo mondo a vostra immagine e somiglianza.

    Le vostre foto, i vostri pensieri, le vostre attività: tutto ciò che volete che gli altri vedano di voi, nel modo in cui lo volete voi. I social hanno ottenuto molto del loro incredibile successo proprio perché forniscono la seducente possibilità di mostrare la vostra verità personale...qualunque essa sia. Sentiamo parlare, poi, quotidianamente di "bufale" o di "fake news": l'informazione, infatti, si è trasformata nel tempo, le fonti si sono moltiplicate ed è sempre più difficile comprendere l'esatto accaduto dei fatti di cronaca. Nell'era di internet "i fatti" sono superflui; sono, invece, le "opinioni" a farla da padrone. La possibilità di poter scrivere un commento o di poter pubblicizzare le proprie idee, si è estesa a tal punto che, proprio come nell'assemblea ateniese, le parole contano più dei fatti: è importante saper convincere ed avere il numero di "like" più alto. Che ci piaccia o no, questa è la piega che sta prendendo il nostro mondo, e questa era la direzione in cui si stava dirigendo anche Atene, 2400 anni fa...ma un uomo, da solo, riuscì a cambiare la storia delle idee, per sempre.

    Il bello d'esser brutti

    Diceva di avere un demone dentro di sé, Socrate. Al di là di tutte le interpretazioni che sono state date a questa affermazione, una cosa è certa: qualcosa di speciale, sia essa un demone o una particolare scintilla, doveva averla, perché grazie al suo genio nacque un'intera generazione di filosofi, tra i più importanti della storia dell'umanità.

    Da molti doveva essere considerato uno svitato, uno strambo - e forse un po' lo era - ma alla storia è passato come un rivoluzionario, un sovversivo, un uomo controcorrente. L'idea tanto stravagante sulla quale Socrate poggiava la sua filosofia, però, oggi non ci sembrerebbe tanto strana: il principio secondo cui siamo tutti uguali. Mentre, infatti, il senso comune e la cultura dell'epoca definivano la virtù come un insieme di qualità (la bellezza, la possanza fisica, le capacità in battaglia o in politica, l'abilità nella manifattura) che in qualche modo dipendevano dalle singole caratteristiche degli uomini e dalle loro condizioni di vita, Socrate ne trovò una universale. Il ragionamento, nella sua forza, è piuttosto semplice: cosa rende davvero "uomo" un essere umano? Cosa ci distingue dalle altre forme di vita? L'uomo pensa, ragiona, conosce, indipendentemente dalle fortune che ha ricevuto alla nascita. E così, come la virtù è una ed una soltanto, anche la verità sarà unica: e dovrà essere ricercata non tanto nelle cose che ci circondano, nelle piazze politiche, o nei tomi polverosi delle biblioteche, ma dentro di noi.
    In contrasto col mondo dei social, con la cultura dell'immagine, con le pubblicità sempre più invasive e spudorate, sta nascendo una controcultura "socratica" che serpeggia quasi invisibile tra noi. A ben vedere, la storia non è altro che un eterno ping pong tra idee, che si arricchisce ogni volta di nuovi pensatori. Probabilmente, le tesi dei Sofisti (esistono solo verità soggettive) e quelle di Socrate (esiste una sola verità oggettiva) rappresentano il più grande "scambio" in questa partita immaginaria.
    La crisi mondiale che stiamo attraversando, non solamente quella economica, ma anche e soprattutto quella dei valori, porta con sé un disagio esistenziale molto importante. La risposta a questo disagio è il "silenzioso" nascere di nuove forme di ricerca della verità, che si manifestano in tanti modi diversi e disordinati.

    La connessione sempre maggiore con le culture orientali e con le tecniche di meditazione e auto-conoscimento; il ritorno, soprattutto dei giovani, al contatto con la natura, assieme alla sempre più concreta consapevolezza della fragilità del nostro ambiente; gli esempi (tanto negativi quanto significativi) dei "foreign fighters", uomini e donne che abbandonano le "comodità" del terzo millennio, per inseguire gli estremismi religiosi. Tutti questi sono esempi dell'insorgere di nuove necessità che riguardano il bisogno innato dell'uomo di ritrovare fermamente una propria dimensione e che, chissà, potrebbero portarci ad una società molto diversa da quella che stiamo vivendo.

    Socrate, l'antisocial(e)

    Torniamo alle mie "fantasie da secchione": come doveva essere chiacchierare con Socrate? Spiacevole, di sicuro! Socrate era considerato un gran rompiscatole, e riuscì a collezionare molti nemici, durante la sua "carriera" di filosofo, poiché si dice fosse in grado di smontare le convinzioni di tutti.

    Come conosco la verità? Si chiedeva Socrate. Attraverso l'unico mio strumento a disposizione: il dialogo. In Assassin's Creed: Odyssey di dialoghi con Socrate ne avrete diversi, e potrete scegliere tra più opzioni di risposta. È da apprezzare lo sforzo degli sviluppatori in questo senso, poiché le discussioni sono ben curate e ciò che accade è piuttosto fedele ad una possibile conversazione con il filosofo ateniese: nel caso in cui ci si discosti da quella che, almeno in apparenza, è la cosa più giusta da fare, Socrate cercherà di riportarvi sulla giusta strada, non tanto grazie ad affermazioni dogmatiche ed assolute, ma lasciando che sia la stessa Kassandra a giungere alla conclusione più "vera", poiché scaturita da un dialogo interiore. Così ci verranno proposti diversi dilemmi riguardanti la moralità e l'idea del bene.
    Socrate sarebbe stato, senza ombra di dubbio, un anti-social. Si sarebbe battuto, a modo suo, contro il conformismo e la cultura dell'apparenza. Ci avrebbe insegnato a mettere in dubbio qualsiasi conoscenza che provenga da fonti esterne, non per mero scetticismo, ma per abituarci all'esercizio della ragione. Questo tipo di percorso, però, non è il più semplice da affrontare. Ed oggi, come nell'Atene del V secolo a.C., la figura di Socrate è, per usare un solo termine, "scomoda". Non a caso, quindi, la fine del filosofo greco fu purtroppo tragica. Dopo la sconfitta nella guerra del Peloponneso, ed un breve periodo di tirannia, ad Atene venne ristabilita la democrazia, stavolta con un registro diverso rispetto a quello passato. In un clima conservatore e denso di terrore per le idee progressiste, Socrate fu condannato e morì, pur avendo la possibilità di scappare in esilio.

    Decise di bere la cicuta, un veleno, e di togliersi la vita per "coerenza"... per quel demone che aveva dentro e che gli suggeriva di non fuggire, di avere rispetto per le leggi della città che lo aveva cresciuto, che lo aveva reso "uomo". La sua morte, la morte dell'"uomo più giusto di tutti" fu un sacrificio che generò uno shock in grado di risvegliare la forza della verità nei suoi discepoli: uno di questi si chiamava Platone...ma questa è un'altra storia.

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