Assassin's Creed Origins: i misteri dell'Antico Egitto

A pochi giorni dalla recensione di Assassin's Creed Origins, facciamo un ripasso della Storia dell'Antico Egitto e dei riferimenti nel gioco Ubisoft.

Assassin's Creed Origins: i misteri dell'Antico Egitto
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  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Sin dal primo Assassin's Creed Ubisoft ha sempre trattato la materia storica con grande rispetto. Scegliere un'ambientazione rispetto ad un'altra per un nuovo episodio del franchise non comporta solo la possibilità di scritturare nel cast digitale eminenti personaggi storici, ma anche di creare un contesto urbano o geografico storicamente verosimile, ricco, vibrante e dinamico.
    Minuscoli dettagli impreziosiscono ciascun episodio, dettagli che meritano un approfondimento, riaprendo i polverosi libri di Storia. Assassin's Creed Origins, il capitolo ambientato nell'Antico Egitto in uscita su tutte le piattaforme il 27 Ottobre, non fa eccezione: in un precedente articolo abbiamo fatto un ripassone della Storia dell'Antico Egitto, dai primi faraoni risalenti al 3000 a.C. fino alla conquista romana del 30 a.C., senza dimenticare la significativa conquista da parte di Alessandro Magno nel 332 a.C.
    Oggi, di contro, entriamo maggiormente nel merito del videogioco Ubisoft scoprendo prima di tutto le 3 macro-regioni in cui si svolgerà l'avventura di Bayek, quindi impareremo qualcosa di più circa la fauna presente in questo ecosistema (gli animali docili e quelli pericolosi), daremo uno sguardo agli eserciti che imperversavano all'epoca lungo il Nilo e infine proveremo a contare le immense ricchezze sepolte nelle antiche tombe che si potrebbero collezionare nel videogioco.
    E ricordate: Everyeye divulga forte!!

    Medjay, gli esploratori del Egitto più profondo

    Durante l'Antico Regno, attorno circa al 3000 a.C., l'Egitto fu unificato sotto il dominio dei Faraoni. Tuttavia a Sud il regno non andava oltre la seconda cateratta del Nilo, una insenatura che bloccava il fluido corso del fiume in una sorta di lago; oltre questa area sorgeva il territorio noto come Nubia, corrispondente all'attuale Sudan, il quale fu esplorato solo a partire dal successivo periodo, noto come Medio Regno, ma solamente per aprire alcune miniere da cui estrarre minerali e pietre preziose.
    I Nubiani si fecero comunque notare agli occhi dei funzionari egizi per le lori doti guerriere e soprattutto per la conoscenza del territorio, perlopiù desertico: Medjay era il nome con cui gli egizi denominavano questa casta di guerrieri, ma ben presto il termine perse la connotazione geografica per indicare quei reparti dell'esercito che svolgevano compiti di polizia ed esplorazione.
    Un corpo d'élite, il quale tuttavia all'epoca dei fatti di Assassin's Creed Origins, corrispondenti alla conquista romana dell'Egitto, è praticamente scomparso: le ragioni sono ignote, chi dice che semplicemente ci fu un cambio di nome (forse la sostituzione dell'egiziano Medjay con un corrispettivo greco?) e chi invece sostiene un progressivo mutamento da guardia del corpo del Faraone a truppe mercenarie, non appena il controllo dell'esercito passò in mano a generali ellenici.
    Bayek, il protagonista di Origins, è l'ultimo dei Medjay. Proviene da Siwa, un "oasi di pace" come lo descrive Bayek, situato al confine con la Libia, nel cuore del deserto: un monte isolato sovrastava un lussureggiante palmeto, tra le cui fronde sorgeva anche il tempio di Amon, che Alessandro Magno visitò qualche giorno dopo essere arrivato in Egitto per ingraziarsi la popolazione. Siwa durante il periodo tolemaico rimane isolata all'influenza ellenica, mantenendo costumi egiziani e soprattutto continuando a preferire i soldati Medjay rispetto all'esercito di Tolomeo. Anche per questo Siwa diventa in Assassin's Creed Origins un luogo a favore della ribelle regina Cleopatra, favorita nel gioco dall'intercessione di Aya (la moglie di Bayek dai costumi greci) e dai Medjay, o almeno gli ultimi sopravvissuti, il cuore della fratellanza.

    Menfi

    Come Sparta e Atene, Roma e Milano, Tokyo e Kyoto, sono 2 le città che lungo il corso del Nilo si condividono l'egemonia dell'intero Egitto. La prima, Alessandria d'Egitto, è la città moderna, ellenica e protesa sul Mar Mediterraneo, la seconda, Menfi è il cuore dell'Antico Egitto, una metropoli di 3000 anni, fedele alle antiche tradizioni.
    Bayek visiterà ripetutamente Menfi nel corso del gioco, potendo esplorare tanto i templi in costruzione quanto le antiche rovine dell'area di Giza. La topografia della città rispecchia l'antica concezione delle città egizie, ovvero tagliate a metà dal fiume Nilo, con la sponda Est che ospita la cosiddetta "città dei vivi" con le sue attività commerciali, gli edifici residenziali ed i luoghi di culto, contrapposta alla "città dei morti" sulla sponda Ovest dove sorgono i luoghi di sepoltura, i monumenti ai faraoni defunti e le piramidi.
    La Menfi del I secolo a.C. rispecchia ancora questa dicotomia e anzi non sembra cambiata moltissimo dai tempi dei Faraoni più antichi: la città dei vivi, infatti, è stata ampliata e si è andata sviluppando avendo come perno il tempio di Ptah, un complesso religioso avviato da Tutmose III attorno al 1500 a.C., visibile ancora oggi nell'odierna città di Luxor, in località Karnak, non molto distante da Il Cairo.
    Ptah è il dio creatore e costruttore dell'universo, oltre che divinità protettrice di artigiani e costruttori, ed ha in Api, il dio bue, il suo oracolo: per questo il tempio di Ptah a Menfu è costellato da statue gigantesche di buoi ed i sacerdoti venerano un bue vero e proprio cui danno da mangiare e lo mummificano alla sua morte. Pertanto all'interno di questo tempio in Assassin's Creed Origins il giocatore potrà apprendere tutti i segreti della mummificazione di uomini e animali, oltre che assaporarne l'alone di mistero che circonda i riti di mummificazione e sepoltura.
    Nonostante siano passati quasi 2 millenni dalla costruzione del tempio di Ptah, i Tolomei anche per ingraziarsi la casta sacerdotale e quanti erano ancora profondamente legati alle antiche tradizioni egiziane fecero restaurare il tempio, ricchissimo di testimonianze e di statue dei diversi faraoni (incluso un colosso di Ramses II ed una sfinge interamente di alabastro) e lo lasciarono libero da influenze greche o divinità del pantheon ellenico.
    Altre aree degne di nota di Menfi sulla sponda Est sono l'antico palazzo del Faraone, ora sede dei funzionari tolemaici e ricco di testimonianze artistiche (vi perderete tra i moltissimi dipinti totalmente ricoperti da pigmenti di colore), ed il porto lungo il Nilo con il tempio di Hathor, ancora oggi uno dei meglio conservati di tutto l'Egitto.
    Menfi in Assassin's Creed Origins è una metropoli dall'impressionante estensione, solcata da canali e tunnel sotterranei (è già pronta l'espressione "la Venezia dell'Antico Egitto"), ricca di architetture imponenti e testimonianze artistiche, ma soprattutto è una città pronta a trasformarsi di notte per Bayek in terreno di caccia ed esplorazione, tra antichi misteri e cospirazioni.

    Alessandria d'Egitto

    Contrapposta a Menfi c'è Alessandria d'Egitto, città diversa in tutto e per tutto, allora capitale del Regno d'Egitto. Fondata da Alessandro Magno nel 332 a.C., l'anno stesso in cui entrò vittorioso in Egitto, la città si protende verso il Mar Mediterraneo e la Grecia, ed infatti la sua pianta ed i suoi edifici rispecchiano in tutto e per tutto un'Atene della situazione. La città si trova a sinistra del Delta del Nilo, è cinta a Sud dal lago paludoso Mareotis, mentre a Nord una laguna funge da porto naturale della città (l'isola di Faro). Una diga/ponte lunga sette stadi (1,5 km) collegava quest'ultima alla città vera e propria.
    Leggenda vuole che Alessandro abbia definito il perimetro della città seminando nel terreno dei chicchi di grano, segno interpretato come futuro auspicio di ricchezza e prosperità: effettivamente in poco tempo la città crebbe in estensione, fino ad arrivare durante gli anni in cui si svolgono le vicende di Assassin's Creed Origins ad avere 300mila abitanti (schiavi esclusi), inferiore di poco solamente a Roma. Sin dal principio giunsero ad abitarvi tanto greci quanto egiziani, cui poi si aggiunsero, in linea con l'espansione territoriale del Regno tolemaico, ebrei, arabi, siriani ed infine romani.
    Strabone, geografo illustre che visse a Roma e ad Alessandria, elenca nella Geografia gli edifici principali della città: il mausoleo di Alessandro Magno e dei re tolemaici, il ginnasio, il teatro greco, lo stadio appena fuori le mura, il foro romano, il palazzo reale in riva al mare ed il complesso di templi sia greci che egizi. Ma ovviamente i giocatori aspettano con trepidazione il gioco Ubisoft per poter vedere (e scalare) la ricostruzione digitale di una delle 7 meraviglie del mondo antico, il Faro di Alessandria, costruito sull'omonima isola, a guardia dell'ingresso al porto della città: un vero e proprio grattacielo dell'antichità, alto 134 metri e visibile fino a 50 km di distanza, indicava alle navi la posizione di Alessandria, ma anche ne auspicava la protezione religiosa, grazie alle statue di Zeus ed Helios, e politica, per via della statua di Tolomeo II e della moglie, rappresentata come la dea Iside. Il faro restò in attività fino al 1300 d.C., quando 2 terremoti a distanza di pochi anni lo distrussero completamente.
    Altra meraviglia dell'antica Alessandria fu la biblioteca: i lavori iniziarono probabilmente già sotto il regno di Tolomeo I, con la volontà di creare a fianco di un tempio (il "Museo") dedicato alle Muse, ispiratrici delle arti, un polo dove gli studiosi potevano raccogliere tutti gli scritti più importanti della cultura del tempo, studiarli ed annotarli così da restituire delle edizioni critiche a beneficio di altri studiosi. In rigoroso ordine alfabetico, il visitatore poteva leggere i grandi poemi dell'antichità, come l'Iliade e l'Odissea, la traduzione in greco della Bibbia e anche numerosi trattati scientifici, storici, geografici, botanici ed astronomici.
    A partire dalla spedizione di Giulio Cesare in Egitto, la biblioteca non fu mai risparmiata da incendi e distruzioni parziali causate dalle invasioni, che si protrassero fino alla completa distruzione dell'edificio e del patrimonio librario di oltre 500mila rotoli e volumi per mano dei conquistatori musulmani.

    La nave del deserto

    "Come il mare, il deserto non divide soltanto, ma congiunge, poiché da ogni parte è un passaggio aperto al commercio; esso ha perfino creato il mezzo di trasporto atto al suo commercio: la nave del deserto, il cammello". Così scriveva Michael Rostovtzeff nel saggio "Città Carovaniere", dedicato alla storia delle città medio-orientali che prosperarono nell'Antichità grazie ai commerci.
    Il commercio fu fondamentale per l'Egitto, il quale grazie alla sua posizione strategica potè porsi nell'antichità, ma soprattutto in epoca tolemaica come il crocevia tra l'Europa, l'Asia e l'Africa. Merci di ogni genere erano stipate ad Alessandria, pronte per essere scambiate con l'olio greco, il vino romano, il legno nordeuropeo, le spezie indiane, e chi più ne ha più ne metta.
    Se da un lato il Nilo era ancora la principale via di comunicazione con l'Alto Egitto, Menfi e l'Etiopia, il cammello ed i beduini erano i traghettatori tra l'Egitto e l'Asia, attraverso le vie carovaniere che sono la base delle moderne vie di comunicazione nel mondo arabo.
    "Navi e Carovane - prosegue Rostovtzeff - erano cariche delle mercanzie mancanti a Babilonia e all'Egitto, mercanzie che di giorno in giorno divenivano per gli uomini inciviliti sempre di più una necessità e sempre di meno un lusso. [...] Così Babilonia mandava le sue ultime novità all'Egitto e l'Egitto le sue a Babilonia; l'India esportava i suoi prodotti in Babilonia e Babilonia i suoi in India".
    Ben presto in Assassin's Creed Origins Bayek entrerà in possesso di un cammello, attraverso cui esplorare tutto il territorio di gioco. Al contrario dei cavalli visti in Brotherhood ed episodi seguenti, il cammello è più lento, ma di gran lunga più fedele, capace di sopportare lunghe marce sotto il sole cocente senza alcuna esitazione, trasportando carichi molto pesanti sul suo dorso.

    Eserciti in lotta: legione contro falange

    In Assassin's Creed Origins se escludiamo i pochi Medjay rimasti, sono due gli eserciti e le tipologie di soldati che incontreremo. Da entrambi Bayek dovrà guardarsi le spalle, poiché sia la fazione di Giulio Cesare che quella di Tolomeo sono sospettosi verso chiunque ed inclini ad estrarre la spada alla minima provocazione.
    Ma come erano organizzati questi 2 eserciti? Quali armi hanno a disposizione? L'esercito tolemaico rispecchiava fedelmente l'impostazione dell'esercito di Alessandro Magno, che 2 secoli prima conquistò il vicino Oriente: un esercito anzitutto di fanteria, suddiviso in falangi ed armati di sarissa, una lunga lancia di 7 metri concepita per bloccare l'avanzata nemica, ritardando il più possibile lo scontro corpo a corpo. Le diverse file di soldati inclinavano in maniera differente la propria lancia, così da creare una struttura ad istrice che intimidiva la cavalleria nemica allo scontro frontale e incastrava la fanteria nemica tra i diversi strati di lance, offrendo dei facili bersagli alle retrovie.
    Il principale difetto della falange macedone/tolemaica era l'impostazione essenzialmente frontale e la scarsa mobilità: qualora il nemico fosse riuscito ad aggirare la formazione, la falange avrebbe faticato notevolmente a riorganizzarsi, lasciando nel frattempo i fianchi scoperti per il corpo a corpo. Questo tallone d'Achille della falange macedone fu sfruttato proprio dai romani nella battaglia di Pidna del 168 a.C., a seguito della quale la Macedonia divenne una provincia romana: i romani organizzarono la fanteria in testuggini, formazioni quadrate protette su tutti i lati (incluso quello superiore) da scudi rettangolari per proteggere l'avanzata sia dalle lance sia dalle frecce. Una volta giunti a contatto con il nemico, i legionari romani estraevano il gladio, un tipo di spada molto corta, per ingaggiare uno scontro corpo a corpo.

    Falange macedone

    Testuggine romana

    Tra tutti gli eserciti ellenistici, quello tolemaico era il meglio organizzato e fu l'ultimo a soccombere: grazie all'esercito i tolemaici poterono espandere e controllare un territorio ben più grande del solo Egitto, ma dovettero infine soccombere anch'essi alla maggior efficienza della macchina da guerra romana.
    All'epoca degli eventi di Assassin's Creed Origins l'esercito tolemaico doveva essere composto da circa 40-50mila effettivi, mentre i romani dispiegarono in Egitto 2 o forse 3 legioni, per un totale di 20mila/25mila soldati. I romani erano nettamente inferiori, ma meglio organizzati e guidati, oltre che temprati da decenni di vittorie e conquiste in Asia: in Egitto furono stanziate, infatti, la Legio III Cyrenaica, che si era distinta in Siria e nell'odierno Yemen, affacciato sul Mar Rosso, e la Legio XXII Deiotariana, che aveva conquistato l'odierna Turchia. Entrambe le legioni furono stanziate ad Alessandria, con il compito di controllare prima di tutto le turbolenze in città dovute alla sua natura multietnica.

    Tesori sepolti

    Che Egitto sarebbe senza piramidi? Che Assassin's Creed sarebbe senza tombe e sotterranei da violare? E la combo è servita: in Origins esploreremo più di 20 siti, tra tombe, templi in rovina, piramidi e luoghi di sepoltura. Solo una parte di essi saranno inclusi nella storia principale, lasciando, invece, che sia la curiosità del giocatori a trovarli, magari nascosti sotto una spessa duna sabbiosa, violarli e recuperare il prezioso tesoro, dopo aver risolto alcuni puzzle ed enigmi.
    La millenaria storia egiziana spinse già molti faraoni a restaurare gli antichi templi e monumenti dei propri predecessori, magari per affermare la continuità dinastica dopo un periodo di turbolenze e di assoggettamento straniero; gli stessi Tolomei per incontrare il favore degli egiziani diedero nuovo lustro ai vecchi luoghi di culto, affiancandoli agli dei greci forzandone talvolta le affinità, oltre che erigerne di nuovi.
    E' pacifico quindi che all'epoca degli eventi di Assassin's Creed Origins, Bayek si possa improvvisare egittologo, penetrando all'interno delle antiche piramidi (trovando magari già razziata la sala del tesoro del Faraone) o imbattendosi in rovine di statue o templi la cui origine e il cui significato magari era già andato perduto in epoca ellenistica.

    "Hic sunt leones"

    In continuità con i precedenti videogiochi del franchise, anche in Assassin's Creed Origins il giocatore potrà andare a caccia di animali selvatici. Le sponde del Nilo brulicano di Ibis, rane, ippopotami e pesci di ogni genere. Molti di essi sono stati venerati, mummificati ed hanno prestato il proprio nome a dinastie di faraoni. Tuttavia l'animale più famoso e temuto di tutto il Nilo è senza dubbio il coccodrillo, i cui esemplari nilotici possono talvolta raggiungere i 6 metri di lunghezza. Questo rettile non teme nessun altro animale e non si crea problemi ad attaccare qualsiasi animale si arrischi ad abbeverarsi lungo le sponde dove lui abita, siano essi erbivori di grossa stazza come zebre e gnu, ma anche leoni ed altri tipi di felini, che riescono a liberarsi alla sua stretta mortale soltanto grazie all'intervento di altri membri del branco.
    Ubisoft tra l'altro non ha certo resistito alla tentazione di inserire gli stessi leoni nell'Egitto di Assassin's Creed Origins. Benchè l'habitat ideale di questi felini fosse la savana centro-africana, nell'antichità alcune cronache raccontano di branchi di leoni in Grecia, in Persia, in India e in Cina, alcuni allo stato brado ed altri addomesticati o rinchiusi nelle gabbie dei potenti locali. Nulla vieta che nell'Egitto tolemaico ci fossero dei leoni, anche se molti esemplari erano certamente in cattività: i romani adoravano vedere combattere questi animali e senza dubbio a partire dalla conquista dell'Egitto aumentarono le spedizioni nell'Africa sub-sahariana con l'obiettivo di portare nell'Impero quanti più esemplari possibili destinanti ai combattimenti nelle arene!

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