Assassin's Creed Ragnarok: come sarà il prossimo gioco della serie Ubisoft?

Continuano i rumor sul fantomatico Assassin's Creed Ragnarok: abbiamo provato a immaginare come sarà il prossimo episodio della saga.

Assassin's Creed Ragnarok
Speciale: Multi
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  • PS5
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  • Xbox Series X
  • Nulla è reale e tutto è lecito. Un tempo bastava una lama celata, un cappuccio e questo mantra a tenere le redini di tutto il tessuto narrativo di Assassin's Creed. Poi sono arrivate le profezie, gli strumenti dell'Eden, le divinità, e l'affresco dipinto dai creatori della celebre saga Ubisoft si è fatto sempre più complesso e stratificato. Capitolo dopo capitolo, ad oggi è davvero difficile immaginare i prossimi sviluppi del brand: troppe le forze in gioco, troppe le variabili di un viaggio ignoto la cui meta sembra ancora molto lontana. Perché, se con Assassin's Creed Origins la serie aveva pienamente recuperato la sua linfa vitale e il suo estro creativo, l'apertura narrativa e ludica del capitolo greco ha ulteriormente mescolato le carte in tavola.

    Lungi da noi, in questa sede, raccogliere i pezzi del puzzle e immaginare le implicazioni narrative tra un capitolo e l'altro, perché nulla è reale. Ma se nulla è reale allora tutto è lecito, e dunque vogliamo immaginare come sarà il prossimo atto dell'epopea degli assassini, che stando ai rumor potrebbe chiamarsi Assassin's Creed Ragnarok. Un titolo che, siamo sicuri, porterà a conclusione la Saga di Layla Hassan, chiudendo di fatto quella che possiamo anche definire la "trilogia dell'antichità".

    Una trilogia antica

    Ecco la prima certezza da cui possiamo partire: tralasciando il primo, storico episodio della serie, la saga Ubisoft è proseguita quasi sempre nel segno della tripartizione. La saga di Ezio (AC2, Brotherhood e Revelations) e quella ambientata nelle Americhe (AC3, Black Flag e Rogue) hanno infatti portato avanti questo leitmotiv concettuale. Fanno ovviamente eccezione i due capitoli delle "rivoluzioni", rispettivamente sociopolitica e industriale, Unity e Syndicate: le storie di Arno e dei fratelli Frye nacquero in un biennio poco fortunato per Ubisoft, un periodo di grande confusione in cui la serie sembrava essersi persa, culminato con la decisione di interrompere (per la prima volta dal 2009) la pubblicazione annuale.

    Si arriva quindi alla ripartenza con l'episodio egiziano, a cui ha fatto seguito Assassin's Creed Odyssey, che ha raccontato i retroscena di tutta la saga e ha espanso all'inverosimile le meccaniche ruolistiche sperimentate nel predecessore. Noi ci aspettiamo che anche il prossimo capitolo prosegua in questa direzione, e che anzi erediti appieno le recenti conquiste ludiche e stilistiche della serie.

    L'era dei vichinghi

    Le crociate, il Rinascimento, l'indipendenza americana, l'era piratesca e il colonialismo, la rivoluzione francese, l'epoca vittoriana, l'antico Egitto e l'antica Grecia. Poi, nei capitoli minori, la dinastia Ming, l'impero Sikh e la rivoluzione russa.

    Sin dai suoi esordi, Assassin's Creed ci ha portato in lungo e in largo, in tutte le epoche più significative della Storia. All'appello mancano ancora alcune civiltà "maggiori", tra cui il tanto auspicato Giappone feudale o, per l'appunto, gli scenari del Nord Europa, che puntano vigorosamente verso un immaginario norreno. Quando i leak svelarono al mondo l'esistenza di AC Origins, indovinando svariati elementi dell'RPG di Ubisoft prima che la compagnia ufficializzasse il reveal all'E3 del 2017, le indiscrezioni parlavano di una trilogia che sarebbe proseguita con un capitolo greco e uno latino, ambientato nell'Italia dell'Impero romano.

    Il resto è storia: la parentesi ellenica di Odyssey è diventata realtà e per qualche tempo, fino ai mesi scorsi, le voci di corridoio hanno puntato nella direzione di un presunto Assassin's Creed Legion, ambientato nella Roma imperiale. I leak degli ultimi mesi hanno tuttavia spostato l'ago della bussola verso le fredde regioni del Nord, suggerendo lo sviluppo di Assassin's Creed Kingdom, diventato poi AC Ragnarok e rimbalzato da un listino retail all'altro per poi sparire misteriosamente dai radar. Sembra che la nuova storia sarà ambientata verso la fine del primo millennio (più o meno nell'863 d.C.), durante un periodo di espansioni e conquiste da parte dei Vichinghi, e che tra i principali volti storici compariranno Afred re di Wessex, Rollo re di Normandia e Carlo il Grosso, imperatore dell'Impero Carolingio. Se Ubisoft seguirà alla lettera il progressivo allargamento delle proprie ambizioni, non fatichiamo affatto nell'immaginare un mondo di gioco ancora più vasto della sconfinata Grecia di Odyssey, ma al tempo stesso ci spaventa l'idea di solcare orizzonti così sconfinati, divisi tra Danimarca, Svezia, Norvegia, Inghilterra, Irlanda e Francia.

    Queste sono le principali tappe delle espansioni vichinghe, in un medioevo freddo e barbarico, diviso tra guerre, conquiste e intriso di folklore. Uno scenario storico che proseguirebbe le idee narrative di Odyssey, in cui il tema del viaggio si accompagna agli intrighi bellici e politici, tra scelte morali per il destino di un regno e sanguinose battaglie campali. Assassin's Creed Ragnarok completerebbe quindi, almeno sulla carta, una trilogia composta da tre filoni mitologici importantissimi (egizio, greco e norreno), andando a delineare un quadro piuttosto esaustivo su alcune delle più grandi civiltà del mondo antico.

    Bayek, Kassandra... Jora?

    Ci piace immaginare le principali tappe della saga Ubisoft come un tortuoso cammino di formazione. Non solo per i giocatori, ma anche per gli autori, che hanno sperimentato diverse tecniche narrative di pari passo con la trattazione di tematiche filosofiche come il destino e il libero arbitrio. Dagli eroi redenti (Altair, Ezio) ai guerrieri indomabili (Connor, Edward, Shay), fino ad arrivare a protagonisti umani e fallibili tormentati nei propri affetti (Arno, Jacob/Evie, Bayek), e addirittura al superuomo incarnato, con il retaggio divino nel sangue di Kassandra e Alexios.

    Torniamo al discorso sulla trilogia: il pantheon egizio ci ha condotto nell'esoterismo e nel mistero, il viaggio tra gli dei greci ci ha invece trasmesso le virtù della cultura ellenica, ovvero conoscenza, saggezza, bellezza. Se il capitolo norreno fosse confermato, ci aspettiamo di rivivere la magia e la brutalità di un pantheon eclettico e affascinante, con le sue regole e le sue maschere. Dopo aver affrontato creature come Anubi, Minotauri, Ciclopi e quant'altro, peraltro, non ci stupirebbe se Ubisoft decidesse di inserire nel gioco impegnative boss fight contro i principali esponenti del mitico bestiario norvegese: immaginate, ad esempio, una battaglia all'ultimo sangue contro il famelico lupo Fenris, o addirittura una sortita onirica tra le illusioni di Loki, il dio degli inganni.

    In ogni caso, riteniamo che uno dei migliori elementi degli ultimi capitoli di AC sia il doppio protagonista. Ne abbiamo apprezzata ogni variante, dalla co-gestione dei gemelli Frye ai brevi segmenti nei panni di Aya, fino al geniale dualismo tra Alexios e Kassandra: i due fratellastri si scambiano i ruoli di eroe e villain (e quindi di discendente degli Isu) a seconda della scelta iniziale compiuta dal giocatore.

    Ci piacerebbe che AC Ragnarok proseguisse su una simile dicotomia che, tra gli alti e i bassi degli ultimi 6 anni, ha fatto comunque la fortuna della saga. Magari con due protagonisti interscambiabili (come in Syndicate) e con storyline leggermente differenti ma parallele (come in Origins), ma il cui destino finale potrebbe essere deciso da alcune scelte morali sulla scia delle intuizioni ludiche di Odyssey.

    Sembra che gli autori in questi anni abbiano prediletto il tema della fratellanza, declinata come unione di destini (Jacob/Evie) o radicale contrapposizione (Alexios/Kassandra), o al massimo quello della relazione tra amanti, come con Bayek e Aya. In Ragnarok ci piacerebbe invece vivere in prima persona, e in modo più diretto rispetto al passato, un altro grande topos dell'amore: quello tra genitori e figli.

    La cultura vichinga ci ha spesso insegnato che il retaggio padre-figlio è uno dei temi più cari in una civiltà fortemente incentrata sul valore della famiglia e dell'eredità: lo dimostrano alcune grandi storie seriali come Vikings, e non a caso il successo di un kolossal come God of War per PS4 poggia prevalentemente su un costrutto narrativo che ruota attorno al viaggio di formazione di Kratos e Atreus, chiamati a riscoprire la profondità del loro rapporto. Plasmare, in tal senso, un legame tra un anziano Assassino e il suo giovane discendente, con bivi morali che potrebbero segnare il destino dell'uno o dell'altro, ci sembra il modo giusto per coronare l'evoluzione narrativa della serie nell'ultimo decennio. Ci auguriamo quindi che il protagonista di Ragnarok non sia solo il/la famigerato/a Jora, l'assassino di origini danesi indicato dai più recenti rumor, ma anche un familiare, un mentore o una persona amata che possa rappresentare il dualismo morale che da sempre è alla base della saga di Assassin's Creed: bene e male, giusto e sbagliato, amore e odio, lealtà e tradimento, vita e morte. Con tutte le possibili sfumature che le ambiguità di certi protagonisti ci hanno sempre mostrato.

    Tornando al presente, la nostra opinione potrebbe risultare impopolare, ma ci chiediamo se Lyla possa davvero rappresentare l'eroe definitivo anche per i capitoli a venire. Le vicende di Odyssey, e dei DLC dedicati ad Atlantide, hanno messo in luce una protagonista imperfetta, ambigua, consumata dal potere degli Isu al punto da uccidere la sua consorella Victoria. Il cammino di Lyla alla scoperta del potere delle Prime Civilizzazioni potrebbe portarla sempre più verso la decostruzione e, magari, alla trasformazione in villain.

    L'esatto opposto di Desmond: il giovane eroe, deceduto alla fine di Assassin's Creed III, scelse il sacrificio per salvare l'umanità dall'estinzione, rifiutando di unirsi a Giunone. Al contrario, Lyla ha abbracciato il suo legame con gli Isu, avida di potere e conoscenza, ma inconsapevole del prezzo da pagare. Dualismo, per l'appunto. Ma chi potrebbe opporsi a Lyla, nel caso in cui questa previsione si rivelasse giusta? La trama potrebbe riportarci dalle parti di William Miles, Shaun e Rebecca, chiamati a proseguire la missione salvifica di Desmond, senza dimenticare che c'è un certo "Iniziato" di cui non conosciamo ancora né nome né volto...

    Il fango della battaglia, le onde del mare

    Ubisoft ormai non ha più dubbi e considera ufficialmente Assassin's Creed un brand RPG. È ormai certo che Ragnarok, o qualunque sia il titolo del prossimo episodio, conserverà le meccaniche ruolistiche introdotte da Origins e perfezionate in Odyssey senza rinunciare agli elementi che caratterizzano la saga. Lo stealth "light"sarà ancora parte integrante dell'esperienza ludica, mentre l'esplorazione del mondo di gioco valorizzerà l'elemento sandbox, tra accampamenti da saccheggiare e basi nemiche da ripulire.

    Lo scenario vichingo offrirebbe spunti di gameplay in grande continuità con quello greco, con buona pace di un combat system pronto ad accentuare ancora una volta gli scontri corpo a corpo e le guerre campali. Siamo ben lontani, ormai, dai canoni classici della serie in cui la soluzione furtiva era perlopiù preferibile al combattimento diretto e, a meno che Ubisoft non scelga di portarci nel territorio dei ninja o in un contesto narrativo spionistico, dovremmo rassegnarci ai cambiamenti stilistici apportati al brand negli ultimi anni. Uno di questi è la svolta fantasy vista con AC Odyssey, che ha offerto a Kassandra e Alexios capacità sovrumane, fondamentali per sopravvivere nello spietato mondo ellenico al di fuori delle neanche troppo confortevoli póleis. Di sicuro torneranno le rocambolesche battaglie di conquista, così come l'esplorazione e i combattimenti navali, ormai marchio di fabbrica di alcuni dei titoli più rappresentativi del brand a partire dall'amato Black Flag. D'altronde, il popolo vichingo era noto anche per le sue scorribande marittime e, qualora la mappa di gioco ci permettesse di spaziare tra i principali regni del Nord Europa, sospettiamo che gli spostamenti via mare saranno nuovamente importanti.

    Al momento non sappiamo se il protagonista di AC Ragnarok discenderà a sua volta dagli Isu, ma risulta facile immaginare che il potere ancestrale di Coloro che Vennero Prima potrà essere trasmesso in qualche modo attraverso i manufatti dell'Eden. Come dicevamo prima, l'elemento magico può essere la chiave di volta in un contesto come quello norreno, e potrebbe fornire degli interessanti spunti ruolistici. Pensiamo, ad esempio, all'innesto delle rune, gli artefatti incantati della mitologia nordica, che in questo caso potrebbero diventare surrogati degli strumenti Isu per concedere anche ai mortali i doni sovrumani delle divinità.

    Con l'occasione si potrebbero inoltre rifinire alcuni aspetti che, come raccontato nella recensione di AC Odyssey, non ci avevano convinto del tutto. Il team di sviluppo dovrebbe ad esempio puntare più sulla qualità che sulla quantità, in particolar modo per quanto concerne lo sviluppo dell'equipaggiamento in dote all'Assassino. Le centinaia di armamenti e corazze presenti in Odyssey, disponibili in una miriade di varianti con livelli e status differenti, andrebbero ridotte così da favorire una progressione più ponderata, divisa tra le abilità del protagonista e l'eventuale potenziamento di spade, asce, scudi e armature tramite il già citato sistema delle rune.

    Se i rumor venissero confermati, nel prossimo Assassin's Creed tornerebbero anche le lame celate (la trama dovrebbe svolgersi diversi secoli dopo la nascita degli Occulti), e con esse ci piacerebbe ottenere un sistema di personalizzazione della più iconica arma della Confraternita. Dall'estetica fino ad eventuali innesti (dardi, ganci, rampini), la gestione della lama nascosta e le sue molteplici possibilità di utilizzo potrebbero diventare elementi centrali del gameplay, ancor più che in passato.

    Assassin's Creed Valhalla Purtroppo non sappiamo ancora quali sono i piani di Ubisoft per il prossimo capitolo di Assassin's Creed, ma una cosa è certa. Il sequel di Odyssey potrebbe e dovrebbe seguire l'eredità dei suoi più recenti predecessori, ma anche rifinire alcuni aspetti che in AC Odyssey non ci avevano convinto del tutto. Sarà anche necessario portare su schermo un racconto avvincente e concreto, meno dispersivo rispetto all'infinita odissea di Kassandra e Alexios e rispettoso dei canoni classici della saga, sulla scia dell'ottima ripartenza rappresentata da AC Origins. Una sfida difficile, ma non impossibile, per uno dei brand videoludici più rivoluzionari dell'ultimo ventennio.

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