Assassin's Creed: la storia completa di Altair, dai videogiochi ai romanzi

Riscopriamo le origini e il vissuto del Maestro Assassino più importante di sempre, inclusi i dettagli che potreste non conoscere.

Assassin's Creed: Altair
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  • "Altair Ibn La'Ahad: ci ha riunito, poi ci ha reso liberi"

    Con queste parole, scambiate con la futura moglie Sofia sulla soglia del maniero di Masyaf, il Mentore Assassino Ezio Auditore aveva riassunto l'importanza di Altair per la confraternita. Il primo, storico protagonista della saga di Assassin's Creed è ad oggi il maestro più importante di tutti: oltre ad essere, simbolicamente, il capostipite di una serie destinata ad entrare nel mito, l'antenato siriano di Desmond Miles ha traghettato la Confraternita nella modernità, sviluppando tecniche e strumenti d'avanguardia per l'arsenale Assassino e ridefinendo alcuni principi di base del Credo.

    Ci sembra doveroso, in attesa di scorire il ruolo di Eivor in Assassin's Creed Valhalla, ripercorrere la storia completa della vita di Altair Ibn La'Ahad, e attenzione: in questo nostro approfondimento troverete vicende che, forse, conoscevate solo in parte o non conoscevate affatto. Scopriamo, quindi, il vissuto segreto del più grande degli Assassini.

    Nato e cresciuto nell'Ordine

    La storia di Altair inizia ovviamente molto prima del 1191, l'anno in cui si svolgono le sue avventure durante le Crociate narrate nel primo capitolo della saga. Per scoprire le origini e i retroscena sul nostro, potreste leggere "Assassin's Creed: La crociata segreta", terzo romanzo ufficiale del franchise uscito nel 2011 e scritto da Oliver Bowden. Per i fan più attenti, il sottotitolo dell'opera sarà piuttosto familiare: si tratta, infatti, del libro scritto da Niccolò Polo (padre del più famoso Marco) in seguito al suo pellegrinaggio in Medio Oriente.

    Un periodo in cui ebbe il privilegio di conoscere un anziano Altair, che gli svelò i segreti della sua missione e gli affidò il Codice, incluse le cinque chiavi di Masyaf che qualche secolo più tardi sarebbero divenute oggetto della missione finale di Ezio Auditore in AC Revelations. Il libro, quindi, ci porta nei panni di Nicolò, il quale a sua volta racconta tutto il vissuto di Ibn La'Ahad, inclusi i segreti che nessuno ha mai conosciuto.

    E dunque, Altair nacque a Masyaf, nella Confraternita, nel 1165. Sua madre, una cristiana di nome Maud, morì dandolo alla luce, così il piccolo crebbe all'ombra di un padre poco presente. Umar Ibn La'Ahad era un Maestro Assassino, il più abile del suo tempo, e un pupillo di Rashid ad-Din Sinan - il Mentore che sarebbe passato agli annali col suo soprannome, Al Mualim. Come da tradizione per i membri della Confraternita, il nostro fu strappato alle cure del padre per essere addestrato come Assassino. Secondo i principi del Credo, infatti, l'amore e l'affetto genitoriale non avrebbero giovato alla formazione dei micidiali sicari dell'Ordine.

    Altair sviluppò un sentimento contrastante nei confronti di suo padre: lo ammirava da lontano come un qualsiasi adepto, ma al tempo stesso non riusciva a provare alcun tipo di affetto. Ma tutto cambiò molto presto: quando Altair aveva 11 anni, il sultano Saladino prese d'assedio Masyaf esigendo la vita di un Assassino che aveva ucciso un suo prezioso alleato. Per fare da paciere tra la Confraternita e il regnante, suo padre Umar confessò l'omicidio e si costituì di fronte al Saladino, che lo giustiziò in pubblica piazza davanti all'Ordine e agli occhi inorriditi del figlio.

    Riconoscente del sacrificio del suo prediletto, Al Mualim prese sotto la propria ala il giovane Altair, crescendolo come se fosse suo figlio, ma col distacco di un insegnante severo e spietato. Poco tempo dopo, però, il protagonista venne a sapere la tremenda verità dietro la morte di suo padre. Una notte, una spia si intrufolò nella stanza di Altair: il suo nome era Ahmad Sofian, un Assassino, il quale svelò al bambino che era stato lui a confessare (sotto tortura) il nome di Umar ai saraceni.

    Incapace di sopportare il peso del suo tradimento, il povero Ahmad estrasse un coltello e si tagliò la gola davanti ad Altair, che corse terrorizzato al capezzale del suo Maestro. Per non macchiare l'onore di Ahmad, e di rimando quello della Confraternita, Al Mualim si sbarazzò del corpo della spia, insabbiandone la morte e comunicando che Ahmad Sofian era morto in missione, lontano da Masyaf. Il traditore, però, lasciava orfano un figlio che fu segnato profondamente dalla morte del padre: Abbas Sofian.

    Tormentato da una verità che non poteva rivelargli, ma anche da una profonda empatia in quanto erano entrambi rimasti orfani, Altair strinse una forte amicizia con Abbas: non poteva sapere che quel legame, molti anni più tardi, avrebbe rappresentato la sua rovina.

    Altair e Abbas crebbero insieme sotto la guida di Al Mualim, ma il senso di colpa del nostro era troppo opprimente: doveva raccontare la verità sulla morte di Ahmad al suo migliore amico. Quando lo fece, il mondo crollò sotto i piedi del giovane. Abbas sviluppò un odio viscerale nei confronti del suo confratello, che accusava di aver infangato la memoria di suo padre con una turpe menzogna.

    Le crociate e il complotto Templare

    Gli anni passarono: Altair divenne, col tempo, un Assassino di abilità ed esperienza impareggiabili. Abbas, d'altro canto, fu un confratello meno in vista, e continuò a covare nei confronti del suo ex migliore amico sentimenti misti ad un rancore profondo e un'invidia indicibile.

    Le tensioni si accumularono quando, nel 1189 e a soli 25 anni, Altair fu promosso a Maestro Assassino dopo aver sventato da solo un assedio da parte dei Templari: dopo aver sgominato le truppe di Haras, un infiltrato Templare nella Confraternita, si introdusse da solo nella fortezza, uccise Haras e liberò Al Mualim dalla prigionia dei suoi nemici. Ma fu l'inizio della fine.

    Nel 1190, il nostro era stato incaricato da Al Mualim di recuperare un antico tesoro dalle mani dei Templari: il Calice. Viaggiando tra Aleppo, Gerusalemme ed Acri, Altair affrontò il Gran Maestro Templare Basilisk e apprese che il Calice non era un tesoro, ma una persona in carne ed ossa: una donna chiamata Adha. Altair se ne innamorò, ma la giovane gli fu strappata via, uccisa dai nemici degli Assassini. Questo evento, narrato nel videogioco per Nintendo DS "Assassin's Creed: Altair's Chronicles", segnò profondamente l'Assassino, che si incupì e si chiuse in se stesso.

    Complici i continui battibecchi con Abbas, e il divario tra i due rivali, Altair aveva sviluppato una superbia e un'arroganza direttamente proporzionali alla sua smisurata abilità. Ben presto, fregiandosi del ruolo di Maestro, il nostro contravvenne più volte ai dogmi fondanti della Confraternita, ma fu nel 1191 che la sua spavalderia sancì apparentemente la sua fine, mettendo seriamente a rischio l'integrità dell'Ordine.

    Il Mentore di Masyaf ordinò al suo pupillo di introdursi nel Tempio di Gerusalemme insieme a due fratelli Assassini di nome Malik e Kadar: avrebbero dovuto recuperare un antico manufatto appartenuto alle Prime Civilizzazioni, esseri misteriosi e sovrannaturali vissuti prima dell'evoluzione dell'uomo sulla Terra. La tracotanza di Altair era ormai ai massimi storici. In una sola missione, egli violò tutti e tre i dogmi fondanti del Credo: nascondersi alla vista, fermare la lama dalla carne degli innocenti e non compromettere la Confraternita.

    Altair, infatti, uccise un uomo che era intento a pregare nel tempio, affrontò a viso aperto i Templari (guidati dal comandante francese Roberto di Sable), abbandonò i suoi compagni e tornò a Masyaf a mani vuote, inseguito dall'esercito nemico e innescando un sanguinoso assedio dei crociati alla roccaforte degli Assassini.
    Con l'aiuto dei suoi Confratelli, Altair riuscì a sventare l'attacco, ma ormai era troppo tardi: si era guadagnato il disprezzo di Malik, sopravvissuto al Tempio, e la sfiducia dell'Ordine: la sua posizione nella Confraternita fu irrimediabilmente compromessa.

    Al Mualim aveva ottenuto comunque il tesoro, poiché Malik era riuscito a sottrarlo ai Templari salvo farsi pedinare fino a Masyaf, ma la sua collera nei confronti del suo borioso allievo era grande. Lo umiliò in pubblica piazza, e poi lo accoltellò all'addome, come un traditore qualunque.

    Eppure Altair non morì: Al Mualim, grazie al potere misterioso del manufatto, lo aveva ingannato facendogli credere di averlo ucciso. Il Mentore aveva spogliato il suo pupillo di ogni grado e riconoscimento, riportandolo allo stato di un semplice novizio: Altair avrebbe dovuto riconquistare l'onore perduto in un cammino di redenzione togliendo la vita a nove uomini. Stando alle indicazioni del suo maestro, i Nove erano regnanti corrotti e schiavisti senza scrupoli che stavano mettendo in ginocchio il precario equilibrio geopolitico della Terra Santa, dilaniata dalle guerre tra i cristiani e i saraceni.

    La Caccia ai Nove e la Verità

    I nove uomini erano Tamir, Garniero di Naplusa, Talal, Abu'l Nuqoud, Gugliemo di Monferrato, Majd Addin, Sibrando, Jubair al Hakim e Roberto di Sable, il comandante francese che aveva sconfitto Altair al grande Tempio. L'Assassino li uccise tutti, muovendosi tra le città di Damasco, Acri e Gerusalemme: man mano che compiva la sua missione, però, apprendeva i segreti dietro i complotti politici della Terra Santa e, soprattutto, si avvicinava sempre più alla verità dietro una cospirazione Templare che non comprendeva appieno.

    L'inganno fu svelato presto: a Gerusalemme Altair affrontò una donna, una templare inglese di nome Maria Thorpe, la quale aveva impersonato di Sable per tendere una trappola all'Assassino. Il nostro fu colpito dall'incredibile bellezza della donna, ma non c'era tempo per indugiare: di Sable era al fronte di battaglia e si preparava a guidare le truppe di Riccardo Cuor di Leone verso un'alleanza con i saraceni. Altair aveva infatti ucciso membri di spicco di entrambe le fazioni (cristiani e musulmani), che avrebbero potuto allearsi per attaccare Masyaf e l'Ordine.

    Fu solo dopo aver ucciso di Sable, aprendo gli occhi al re Riccardo sulla cospirazione Templare, che la verità si fece strada con orrore nella mente del nostro: c'era un decimo uomo nella sua lista, colui che aveva orchestrato l'intera catena di eventi e che tramava alle spalle di tutti. Quell'uomo era Rashid, il suo maestro. Il suo mentore. Al Mualim, il leader degli Assassini.

    Altair svelò l'inganno di Al Mualim: eliminare attraverso Altair ogni suo rivale e padroneggiare il controllo del manufatto dell'Eden, la Mela. Uno strumento in grado di controllare le menti altrui, assoggettandole e privandole della propria coscienza. Ormai pienamente riformato e redento dalla sua superbia, Altair aveva acquisito saggezza e fermezza d'animo necessari a fronteggiare il suo maestro. Lo uccise, e da quel momento prese il comando della Confraternita.

    Altair, il Maestro

    Altair dovette lottare per conquistarsi la fiducia dell'Ordine: aver bruciato il cadavere di Al Mualim, per evitare che tornasse in vita grazie al potere della Mela, non lo aiutò, soprattutto agli occhi del furente Abbas. Il suo ex amico tentò di utilizzare il Frutto, ma ne fu soggiogato. Altair capì allora di dover custodire la reliquia, ma anche studiarla e analizzarla.

    Il nuovo Mentore dedicò la sua vita a scoprire il mistero dietro i Precursori e a proteggerne i segreti dai Templari. La sua missione successiva, a Cipro, gli valse due conquiste: la scoperta di un archivio Templare e l'amore di Maria Thorpe, che da prigioniera si trasformò in un'alleata degli Assassini. Tra i due nacque un sentimento forte: si sposarono e dalla loro unione nacquero due figli, Sef e Darim.
    Altair guidò l'Ordine con saggezza nei decenni successivi e si dedicò sia all'evoluzione delle tecniche di assassinio sia ad una riforma parziale dei principi fondanti del Credo.

    Come narriamo nel nostro speciale dedicato alla storia della lama celata in Assassin's Creed, Ibn La'Ahad fu il principale artefice dello sviluppo degli Assassini e i suoi insegnamenti arrivarono ben presto nel mondo occidentale. Redasse ogni sua memoria in un diario che fu chiamato "Codice", le cui pagine arrivarono in Europa grazie all'amicizia con Nicolò Polo. Alla soglia dei 50 anni, Altair lasciò Masyaf con sua moglie e Darim per occuparsi di faccende importanti al fronte: l'esercito dei mongoli avanzava in Medio Oriente e minacciava di mettere in ginocchio un mondo per cui il Mentore aveva lottato duramente.

    Altair mancò dieci anni dalla roccaforte degli Assassini, ma la sua assenza fu fatale per l'Ordine: aveva lasciato il comando al suo amico Malik, che ben presto fu soppiantato da un colpo di stato da parte di Abbas. Dopo decenni di silenzioso rancore, per Sofian era arrivato il momento della vendetta. Fece uccidere Sef, facendo credere al giovane che era stato proprio Altair a comandare la morte di suo figlio, ma diede la colpa a Malik, imprigionandolo. In seguito istituì un Consiglio presieduto da Maestri Assassini che si trovavano sotto la sua influenza e, di fatto, assunse il comando della Confraternita.

    Quando Altair (ormai sessantenne) e famiglia tornarono dalla loro lunga campagna militare, pronti a vivere una vita serena lontani dalla guerra, appresero la tremenda verità dopo aver liberato il povero Malik di prigione. Abbas si macchiò di un'ulteriore crudeltà: fece sgozzare Malik e prese in ostaggio Maria, ordinando ad Altair di consegnargli la Mela e di abdicare dal comando degli Assassini. Altair avrebbe accettato, ma ulteriori parole di scherno sulla morte del suo amato Sef gli fecero perdere la ragione. Utilizzò la Mela per far soffrire i suoi nemici, ma Maria rimase uccisa nel tentativo di far rinsavire suo marito: i due amanti avevano passato un'intera vita a fuggire dalla tentazione della Mela, e Maria non avrebbe mai voluto che Altair ne diventasse schiavo come Al Mualim.

    Dopo aver perso il suo grande amore, Altair fuggì con Darim e si impose un esilio durato vent'anni. Continuò a studiare i Precursori e ad evolvere la lama nascosta (invento la Pistola Celata), infine tornò a Masyaf ormai ottantenne e pronto ad ottenere la sua vendetta. Ordì un colpo di stato con l'aiuto degli Assassini rimastigli fedeli, e infine penetrò nella fortezza per fronteggiare Abbas. Uccise il suo vecchio amico con la pistola celata, cercando di convincerlo in punto di morte della verità su suo padre.

    L'eredità

    Un Altair ormai novantenne era arrivato al tramonto della sua vita, ma aveva redatto ogni suo sapere e desiderava trasmetterlo ai posteri. Altair è stato uno dei pochissimi individui viventi ad aver pienamente padroneggiato la Mela dell'Eden, entrando in possesso di conoscenze e abilità impareggiabili. Intanto a Masyaf erano giunti due esploratori italiani: Nicolò Polo e suo fratello Maffeo.

    Rimasero entrambi affascinati dalla filosofia assassina e decisero di unirsi all'Ordine. Altair decise di affidare a Nicolò sia le pagine del Codice sia i manufatti dell'Eden in cui aveva impresso le sue memorie. Gli eserciti mongoli, però, stavano avanzando in Terra Santa: il generale Fahad voleva vendicare la morte di suo figlio Bayhas, ucciso in precedenza dal nostro, e i due italiani dovevano partire immediatamente per l'Europa se volevano rimanere in vita. I Polo, negli anni seguenti, misero radici a Costantinopoli, dove nacque una delle più importanti Confraternite del Rinascimento, e in seguito trasmisero i saperi dell'Ordine in tutto il mondo occidentale.

    Altair, intanto, aveva deciso di seppellirsi insieme alla Mela dopo aver scoperto la vera storia sulla fine degli Isu: entrò in contatto con Giove, uno dei tre leader dei Precursori, che gli svelò la verità. Le Prime Civilizzazioni si erano estinte in seguito ad un grave cataclisma, una tempesta solare che distrusse gran parte del pianeta e sterminò sia gli umani sia gli Isu. Quell'apocalisse, un giorno, sarebbe tornata, e Altair capì di dover trasmettere l'ammonimento delle divinità ai posteri.

    Fece costruire una biblioteca sotto il castello, che utilizzò come cripta in cui passare il resto dei suoi giorni. Dopo aver detto addio a Darim, ed esservisi chiuso all'interno, impresse i suoi ultimissimi ricordi nella sesta Chiave dell'Eden, la stessa che avrebbe fornito le rivelazioni finali ad un anziano Ezio Auditore in cerca di risposte sui suoi antenati.

    Poi, seduto e affaticato dai segni del tempo, chiuse gli occhi, e la sua vita iniziò a spegnersi, schiacciata dal peso della vecchiaia. Per la prima volta nella sua vita, Altair Ibn La'Ahad stava riposando. La sua crociata era finita.

    Assassin's Creed Valhalla Al di là delle tecniche di combattimento e degli strumenti più iconici degli Assassini (tutti brevettati dal Mentore), l'eredità spirituale che ha lasciato Altair è incommensurabile. Vero e proprio riformatore del Credo, la sua rivoluzione etica e morale forgiò i principi della Confraternita, traghettandola nella modernità e promuovendo i valori di libertà e uguaglianza sopra ogni altro costrutto sociale. Tutto ciò che la Storia moderna ha plasmato nell'universo diegetico di Assassin's Creed, dalle guerre per l'indipendenza alle rivoluzioni sociali e scientifiche, è passato attraverso la redenzione, la saggezza e il coraggio del più grande Assassino mai esistito.

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