Assassin's Creed: la storia di Ezio, il protagonista più amato della saga

Ripercorriamo le gesta dell'Assassino più amato di sempre: Ezio Auditore, il Mentore italiano che proseguì la crociata di Altair in nome della verità.

Assassin's Creed: Ezio Auditore
Speciale: Multi
Articolo a cura di
Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • PS5
  • Stadia
  • Xbox Series X
  • "Quando ero giovane, avevo la libertà, ma non la vedevo, avevo il tempo, ma non lo sapevo. E avevo l'amore, ma non lo provavo. Ci sono voluti molti anni per capire il significato di tutti e tre. E ora, al tramonto della mia vita, questa comprensione si è mutata in appagamento".

    Vivere una vita al servizio di un Credo in un viaggio di cui non si conosce la destinazione. Lottare per la libertà alla ricerca di risposte. Scoprire, al termine della propria crociata, il proprio ingrato ruolo nella storia: essere un ponte generazionale e tramandare un messaggio di speranza ai posteri. Nonostante tutto, però, Ezio Auditore ha vissuto la propria esistenza con ardore, fedele ai principi della Confraternita. Vendicativo, passionale e valoroso, il protagonista di Assassin's Creed 2, AC: Brotherhood e AC: Revelations è ad oggi l'Assassino più amato di sempre dai fan della saga, forse proprio grazie alla sua caratterizzazione incredibilmente umana.

    Nonostante non abbia lasciato la stessa eredità spirituale di Altair all'interno della mitologia del franchise Ubisoft, la parabola di Ezio è tra le più intense di tutta la saga, forse perché ne abbiamo seguito le gesta dalla nascita fino alla sua toccante dipartita, inscenata magistralmente nel cortometraggio animato Assassin's Creed: Embers. Dopo avervi raccontato la storia di Altair Ibn La'Ahad, dunque, è arrivato il momento di iniziare un nuovo viaggio: quello nella vita del leggendario Mentore italiano. Un rampollo viziato e ribelle che divenne vendicatore, e che poi divenne uomo e infine saggio.

    Le origini degli Auditore

    Le storie generazionali sono, quasi sempre, anche racconti familiari. Ecco perché, quando parliamo di un eroe, è necessario conoscere anche il vissuto dei suoi antenati. Il cammino di Ezio, d'altronde, inizia con un'eredità: quella di suo padre, che prima di morire gli tramandò le vesti e le armi da Assassino. Il lignaggio di Auditore, però, inizia alcuni secoli prima, nel Medioevo.

    Tra i contenuti aggiuntivi di Assassin's Creed 2, nel 2009, spuntò un'interessante elemento inedito: la Cripta Auditore. Sepolta nei meandri di Monteriggioni (e disponibile ora integralmente nella Ezio Collection per PS4 e Xbox One), la tomba svelava le origini della famiglia di Ezio.

    Nel 1296 un veneziano di nome Domenico incontrò una figura estremamente nota nel panorama culturale italiano e destinata a lasciare il segno nel mondo letterario: Dante Alighieri. Il celebre poeta, all'insaputa di tutti, era anche un Assassino: prese con sé Domenico, lo addestrò e lo iniziò all'Ordine. Dante custodiva una preziosissima eredità: le pagine del Codice redatto da ALtair Ibn-La'Ahad, al cui interno il leggendario Mentore siriano aveva impresso la sua visione sul Credo. Lo stesso documento che il Maestro, prima di morire, aveva affidato ai fratelli Polo.

    Alla morte di Alighieri, Domenico si imbarcò per la Spagna per nascondere il Codice, ma la sua nave fu attaccata dai Cavalieri Templari. I nemici uccisero brutalmente Isabetta, moglie di Domenico, e il nostro si rifugiò a Firenze con suo figlio. Qui, sfruttando il denaro lasciatogli dai Polo, assunse il nome "Auditore" ed entrò nella nobiltà fiorentina in qualità di bancario. Sfruttando il proprio status aristocratico come copertura, però, l'uomo continuò a tramandare ai suoi discendenti i principi degli Assassini.

    Costruì una villa di famiglia a Monteriggioni, un borgo situato vicino Firenze, e addestrò suo figlio Renato all'arte del combattimento. La reggenza di Monteriggioni fu poi tramandata al nipote di Domenico, primogenito di Renato: Ilario. Ilario ebbe a sua volta due figli: Mario e Giovanni.

    La storia di Giovanni Auditore

    I due fratelli furono iniziati alla Confraternita degli Assassini, ma ben presto si divisero: Mario continuò ad operare nelle campagne toscane, combattendo i Templari con l'aiuto del suo esercito mercenario, mentre Giovanni preferì trasferirsi a Firenze. Questa scelta divise i due fratelli, che continuarono a lottare per un obiettivo comune, servire la Confraternita e contrastare l'Ordine Templare. Intanto Giovanni conobbe Maria de' Mozzi, una giovane ed intraprendente nobile fiorentina. Si sposarono nel 1452 ed ebbero 4 figli: Federico, Ezio, Claudia e Petruccio.

    Negli anni successivi Giovanni entrò nelle grazie della famiglia Medici, quando salvò il piccolo Lorenzo dall'annegamento: l'Assassino iniziò a lavorare per i sovrani di Firenze, e tramite i loro contatti scoprì che i Templari miravano a governare il panorama geopolitico italiano insediandosi nell'alta nobiltà e addirittura nella Chiesa. A tirare le redini di questa operazione c'era Rodrigo Borgia, cardinale di origini spagnole e Gran Maestro dell'Ordine Templare.

    Nel 1476 Giovanni scoprì un complotto ai danni di Galeazzo Maria Sforza, duca di Milano. Purtroppo non riuscì ad evitarne la morte per mano degli sgherri dei Borgia e continuò ad investigare in giro per l'Italia per smascherare le trame templari (questa storia è narrata nella miniserie live-action a episodi Assassin's Creed: Lineage, che fa da prequel al racconto di AC2). Viaggiò tra Venezia e Roma e arrivò persino a scontrarsi con Rodrigo: l'Assassino, purtroppo, fallì il suo obiettivo, e la sua lama celata fu distrutta.

    Giovanni però non tornò a Firenze a mani vuote: il suo viaggio gli aveva fornito prove sufficienti a incastrare Francesco de' Pazzi per l'omicidio del duca di Milano. Era pronto a presentare le prove a Lorenzo de' Medici, che tuttavia si trovava lontano da Firenze, quindi fu costretto a fidarsi di Uberto Alberti, gonfaloniere e intimo amico di Giovanni. Quella scelta, però, decretò la sua fine.

    La gioventù di Ezio

    La storia di Ezio inizia poco prima gli ultimi giorni di vita di suo padre Giovanni. In un pomeriggio del 1476, il giovane 17enne solcava Ponte Vecchio e fomentava una banda contro i principali nemici della famiglia Auditore: i Pazzi. Il protagonista non immaginava che la rivalità tra i due casati sorpassava di gran lunga le scaramucce di strada: ebbe modo di scoprirlo solo nei giorni successivi.

    Intanto, Ezio era deciso a riconquistare l'onore degli Auditore, screditati di continuo dai loro avversari attraverso il giovane rampollo di messer Francesco: Vieri de' Pazzi. Nel pieno della rissa tra Ezio e gli sgherri del suo nemico si introdusse anche il fratello maggiore del nostro, Federico, e i due si ritirarono solo dopo aver malmenato tutti i Pazzi. Di ritorno verso casa, dopo aver visitato un dottore e aver scalato un campanile, Ezio decise di far visita a una sua fiamma: Cristina Vespucci (cugina del più celebre Amerigo): l'aveva conosciuta poco tempo prima tra le strade di Firenze, dove conquistò il cuore della fanciulla dopo averla difesa dalle molestie di Vieri.

    Da allora (come narrato anche nel romanzo ufficiale della saga scritto da Oliver Bowden) i due si sono amati con passione, e se il conflitto secolare tra Assassini e Templari non avesse cambiato per sempre la vita di Ezio, il nostro eroe avrebbe preso Cristina in sposa. Nei giorni successivi Ezio si occupò di alcune faccende per la sua famiglia: tramite sua madre Maria conobbe Leonardo Da Vinci, un giovane artista destinato a cambiare il mondo, e fu un punto di riferimento per i suoi fratelli minori, la capricciosa Claudia, tormentata da pene d'amore, e il piccolo Petruccio, costretto costantemente a letto da una salute fin troppo cagionevole.

    I doveri familiari, però, non tardarono ad arrivare: Ezio portò a termine alcuni incarichi per conto di suo padre, scoprendo pian piano una misteriosa cospirazione ai danni della città che GIovanni era intenzionato a smascherare. Di ritorno a palazzo Auditore, però, avvenne la tragedia: Giovanni e i due figli maschi erano stati arrestati e portati a Palazzo della Signoria.

    Seguendo le indicazioni del padre, il protagonista si appropriò degli indumenti da Assassino e consegnò i documenti che avrebbero scarcerato gli Auditore a messer Alberti. Non poteva immaginare che Uberto era in combutta con Borgia, e il giorno dopo assistette con orrore all'ingiusta esecuzione del genitore e dei fratelli. Dopo alcuni giorni di latitanza, trascorsi ad addestrarsi presso una cortigiana di nome Paola (che aveva offerto protezione a Maria e Claudia) e a riparare la lama celata di Giovanni con l'aiuto di Da Vinci, Ezio uccise il gonfaloniere e lasciò Firenze con Claudia e Maria per dirigersi verso Monteriggioni per chiedere asilo a suo zio Mario: le guardie erano infatti sulle tracce degli Auditore sopravvissuti.

    Mario salvò i nipoti e la cognata nelle campagne toscane, sottraendoli ad un'imboscata dei Pazzi, e li condusse a Villa Auditore. Con sommo rammarico del mercenario, Ezio non sapeva nulla della crociata di suo padre: Mario lo istruì, spiegandogli che Giovanni combatteva i Templari da anni ed era sulle tracce delle pagine perdute del Codice, il manoscritto di Altair che avrebbe condotto ad una cripta contenente un segreto in grado di cambiare il destino dell'umanità.

    Negli anni successivi Ezio aiutò suo zio a sbarazzarsi di alcuni Templari che operavano in Toscana: il primo fu proprio Vieri, che rimase ucciso durante l'assedio di San Gimignano. Tornato a Firenze, due anni dopo la tragedia che colpì la sua famiglia, Ezio fece visita alla sua amata Cristina. La giovane, purtroppo, aveva dato il suo fidanzato per morto ed era stata costretta ad accettare un matrimonio combinato con un nobile di nome Manfredo Soderini.

    Con grande dolore, l'Assassino accettò di aver perso il suo grande amore, ma si assicurò che Manfredo fosse davvero un buon partito per la Vespucci. Tornò da Leonardo, che gli suggerì di incontrare il leader della gilda dei Ladri di Firenze: la misteriosa Volpe. Il nuovo alleato insegnò a Ezio come sopravvivere sui tetti della repubblica fiorentina, e lo aiutò a scoprire una tremenda congiura: finanziati da Borgia, che aveva contatti potenti all'interno della Chiesa, i Pazzi programmavano di sottrarre la reggenza della città dalle mani dei Medici, trucidandoli durante la messa della domenica.

    Quella che passò alla storia come la Congiura dei Pazzi si consumò brutalmente alle porte del duomo di Firenze: Francesco e Jacopo de' Pazzi uccisero Giuliano de' Medici, fratello di Lorenzo, mentre il Magnifico venne ferito gravemente. Solo l'intervento di Ezio salvò la vita al nobile, che lo prese sotto la propria ala e - dopo la morte di Francesco e il ritorno della pace a Firenze - gli fornì preziose informazioni sui bersagli successivi, collegati alle cospirazioni dei Pazzi.

    Negli anni seguenti alla congiura Ezio aderì completamente ai principi del Credo trasmessigli da Mario Auditore, ma non era ancora un vero Assassino: intanto, operando tra Firenze e San Gimignano, collaborò con i mercenari di suo zio ed eliminò Stefano da Bagnone, Francesco Salviati, Antonio Maffei, Bernardo Baroncelli e Jacopo de' Pazzi, scardinando totalmente il dominio templare dalle zone più calde della Toscana.

    Negli anni il ragazzo, ormai non più adolescente, aveva in parte abbandonato il suo carattere impulsivo e furioso, per assumere il temperamento stoico tipico dei suoi confratelli: non erano più il furore e la crudeltà verso i suoi nemici a muovere la lama del fiorentino, ma sentimenti di pietà e compassione. Concesse il colpo di grazia a Jacopo piuttosto che lasciarlo morire dissanguato e, dopo aver eliminato l'ultimo dei suoi avversari in Toscana, apprese che i piani dei Templari si sarebbero spostati a Venezia, dato che lo Spagnolo aveva stretto un'alleanza con i Barbarigo, potenti mercanti veneziani. Ezio non aveva dubbi: doveva partire per le regioni settentrionali della penisola.

    Un'ombra a Venezia

    Ezio attraversò gli Appennini in compagnia di Leonardo, che aveva ricevuto una commissione nella Repubblica di Venezia. Salpò da Forlì, dove conobbe la focosa Caterina Sforza, e infine approdò nella città che sarebbe diventata il teatro della sua nuova caccia agli alleati di Borgia. Si unì ai Ladri del posto, guidati da Antonio, e si legò ad un membro della gilda di nome Rosa (è sempre il romanzo di Oliver Bowden a svelarci che i due, a differenza di quanto mostrato in Assassin's Creed 2, ebbero una relazione).

    Uccise Emilio Barbarigo e aiutò i Ladri a conquistare il Palazzo della Seta, e in seguito scoprì una cospirazione volta ad uccidere il doge in carica. Ezio elaborò quindi un piano per introdursi nell'impenetrabile palazzo del governatore: si servì della celebre macchina volante inventata da Leonardo Da Vinci e sorvolò i canali di Venezia sfruttando il calore di alcuni falò posizionati dai Ladri in tutta la città.

    Non fece però in tempo a salvare il reggente, perché Carlo Grimaldi, consigliere del doge e alleato di Rodrigo, aveva già avvelenato il suo signore. Ucciso Grimaldi, il nostro dovette darsi alla macchia dopo essere stato accusato dell'omicidio del doge: intanto gli artigli templari si erano insinuati nel cuore politico di Venezia e la reggenza fu occupata dal maestro dell'ordine Marco Barbarigo.

    Con l'arrivo del Carnevale di Venezia, il protagonista approfittò delle feste popolari in maschera per mischiarsi tra i cittadini e trovare un modo per infiltrarsi alla festa privata di Barbarigo e ucciderlo. Leonardo, in quegli anni, lo aveva aiutato con le pagine del Codice, decifrandone i segreti e perfezionando l'evoluzione delle armi assassine brevettate secoli prima da Altair: Auditore si appropriò dunque della doppia lama celata, della lama avvelenata e della pistola celata.

    Fu quest'ultima a decretare la fine di Marco Barbarigo: sottraendo un lasciapassare per la festa alla guardia Dante Moro, e sfruttando la maschera d'oro messa in palio durante i giochi, l'Assassino si intrufolò all'evento ed eliminò il suo bersaglio. Durante il carnevale veneziano, inoltre, Ezio incontrò nuovamente Cristina, ormai sposata con Manfredo, e le rubò un bacio passionale prima di essere respinto dalla sua ex fidanzata; trovò inoltre una preziosa alleata in Sorella Teodora, una donna religiosa che aveva scelto di applicare un'interpretazione carnale e lussuriosa ai principi del cattolicesimo.

    Col tempo conquistò il supporto dei mercenari di Venezia, guidati dal veterano di guerra Bartolomeo D'Alviano, e infine assassinò Silvio Barbarigo e il suo scagnozzo Dante Moro: questi erano gli ultimi baluardi dell'Ordine Templare attivo in città, e la loro morte convinse Borgia ad uscire allo scoperto.
    Ezio scoprì che il Gran Maestro cercava due Frutti dell'Eden, la Mela e il Bastone, per aprire una cripta nascosta in Italia: solo il Profeta, un prescelto annunciato dalle antiche scritture, avrebbe potuto aprirla e svelarne i segreti per acquisire l'egemonia su tutta la penisola.

    Ezio recuperò finalmente la Mela sottraendola ai Templari, che l'avevano trasportata da un antico archivio a Cipro, ed ebbe il suo primo vero confronto con Borgia. Venne raggiunto da tutti i suoi alleati, che misero in fuga Rodrigo e svelarono la verità all'erede degli Auditore: Mario, Volpe, Paola, Antonio, Teodora e Bartolomeo erano Assassini che avevano addestrato Ezio (a sua insaputa) per prepararlo alla sua missione finale, ovvero diventare egli stesso il Profeta e guidarli alla cripta dei Precursori. Fu in quel momento che Ezio sancì il suo ingresso nella Confraternita, diventando un Assassino a tutti gli effetti.

    Negli anni successivi rafforzò la sua alleanza con Caterina Sforza, aiutandola a riconquistare Forlì dall'assedio dei fratelli Orsini, e liberò Firenze dalla tirannia di Savonarola. Durante i tumulti provocati dal durissimo regime imposto dal frate, l'eroe assistette alla morte di Cristina, che non aveva mai smesso di amare, uccisa da alcune guardie del Savonarola. In seguito, come narrato nel gioco per Nintendo DS e iPhone Assassin's Creed 2: Discovery, viaggiò tra i regni spagnoli per indebolire ulteriormente le forze templari.

    La liberazione di Roma

    Nel 1499 Ezio aveva decifrato tutte le pagine del Codice e scoperto la posizione della Cripta: si trovava a Roma, nei sotterranei del Vaticano. Rodrigo Borgia, appropriatosi del Bastone dell'Eden, era intanto divenuto Papa Alessandro VI e ingaggiò un furioso duello con il protagonista quando Auditore irruppe nella Cappella Sistina per assassinarlo.

    Dopo aver sconfitto lo Spagnolo, che fuggì, Ezio utilizzò i manufatti per aprire il tempio e comunicò con la proiezione di un essere chiamato Minerva. L'ologramma della Isu, tramite Ezio, consegnò a Desmond Miles (che stava rivivendo i ricordi del suo antenato italiano) la prima parte di un messaggio volto a salvare l'umanità dal cataclisma che sterminò i Precursori, dopodiché svanì lasciando all'Assassino più domande che risposte.

    Ezio tornò a Monteriggioni per godersi il meritato riposo, ma le truppe dei Borgia presero d'assedio il borgo nel 1500. Il figlio di Rodrigo, il generale Cesare Borgia, uccise Mario Auditore e sottrasse la Mela dell'Eden agli Assassini. Villa Auditore cadde, ma Ezio fu tratto in salvo dall'Assassino Niccolò Machiavelli. Il nostro mise radici a Roma, e sotto la guida di Machiavelli lavorò alacremente per contrastare il dominio dei Borgia e recuperare la Mela.

    Ai vecchi compagni come Volpe, Bartoloneo e Niccolò si aggiunse persino sua sorella Claudia, che col tempo si unì agli Assassini. Ben presto il protagonista capì che non poteva condurre la sua crociata da solo: reclutò i cittadini più deboli e oppressi dai Templari, gli offrì protezione e li accolse in una nuova Confraternita di cui divenne il Mentore. Ezio era ormai lontano dal ragazzo ignaro e inesperto che anni prima aveva mosso i suoi primi passi tra le cospirazioni della penisola italiana: ormai uomo, pienamente maturo e formato sia nel corpo che nello spirito, guidò la nuova Confraternita di Roma con saggezza e accorte strategie, e infine riuscì a eliminare tutti gli alleati di Cesare Borgia e ad arrestare il generale, recuperando la Mela.

    Diversi mesi dopo, Cesare evase e si rifugiò a Navarro, in Spagna: Ezio guidò quindi un'offensiva nella città iberica ed eliminò una volta per tutte il suo formidabile nemico, mettendo finalmente fine alla minaccia dei Borgia. Nel 1507, infine, Auditore seppellì la Mela in una cripta situata nei sotterranei del Colosseo: la stessa che ospitava la coscienza di Giunone che, nel 2012, aveva gettato Desmond in coma dopo avergli comandato di uccidere Lucy.

    Costantinopoli: il tramonto del Mentore

    Nel 1514 il Mentore italiano non era più il focoso e aitante guerriero di un tempo, scaltro e donnaiolo. Sotto il cappuccio della Confraternita vi era un uomo giunto alla terza età dopo una vita di battaglie, segnato da un timido grigiore nella sua chioma e da lineamenti appesantiti dall'incedere del tempo.

    Aveva sconfitto i suoi nemici e guidato l'Ordine verso un'era di pace e libertà seguendo i dogmi del Credo. Ma c'era una sete che non era ancora riuscito a placare: la conoscenza. Decise quindi di girare il mondo per portare a compimento le ricerche di suo padre, ripercorrendo le orme dei suoi antenati spirituali. Gli studi lo portarono a Masyaf, alla roccaforte che un tempo fu governata dall'Assassino che permise la diffusione del Credo in occidente: Altair. Masyaf, nei secoli, si era trasformata un covo Templare: i crociati desideravano aprire la famigerata cripta in cui Ibn La'Ahad aveva nascosto ogni sua conoscenza, inclusi i segreti sulle Prime Civilizzazioni.

    Ezio apprese che avrebbe potuto accedervi solo dopo aver recuperato 5 chiavi dalle mani dei suoi nemici. La sua missione lo portò a Costantinopoli, dove si era sviluppata una delle Confraternite Assassine più importanti del Rinascimento. Guidato dal Maestro Yusuf, che venerava Ezio come mentore, l'italiano fece due importanti incontri: il principe Solimano, un giovane dall'animo retto e sensibile destinato a prendere in eredità il trono di suo nonno, e Sofia Sartor, una letterata italiana per la quale Ezio provò subito una forte infatuazione.

    I suoi nuovi contatti lo portarono sia a sventare i tradimenti di Ahmet, lo zio di Solimano che mirava ad appropriarsi del trono di Bayezid, sia a conoscere la vera storia di Altair grazie alle memorie che il siriano aveva impresso nelle Chiavi di Masyaf. Ad accompagnarlo in questa scoperta c'era proprio Sofia, che intanto aveva scoperto la missione di Ezio e si era a sua volta innamorata del fiorentino. Prima di tornare a Firenze, il Mentore si ritrovò a varcare la cripta di Altair con un misto di eccitazione e rispetto.

    Quando vide la salma dell'antico Assassino, Ezio entrò in comunicazione con Giove, e apprese la verità dietro l'estinzione degli Isu, arrivando finalmente a comprendere e accettare il suo ruolo nella storia: proprio come il suo antenato, l'uomo doveva trasmettere il messaggio dei Precursori a Desmond Miles, il vero profeta che avrebbe salvato l'umanità. Nessuna gloria, né trofei, solo conoscenza e saggezza da tramandare ai posteri, insieme alla consapevolezza di poter finalmente appendere il cappuccio al chiodo e vivere il resto dei suoi giorni come avrebbe voluto fare da giovane, quando volava spensierato tra i tetti di Firenze. Poteva finalmente avere una famiglia da amare e un luogo a cui appartenere.

    La fine

    Ezio si spense nel 1524 a 65 anni, dopo aver affidato il comando della Confraternita a Ludovico Ariosto e aver avuto da Sofia, con la quale si era stabilito in una villa di campagna vicino Firenze, due figli: Flavia e Marcello. Un giorno un'Assassina cinese si presentò alla sua porta: Shao Jun era fuggita dalla sua terra dopo il colpo di stato delle Otto Tigri, i templari orientali, e aveva viaggiato in cerca del leggendario mentore per essere addestrata ed eliminare i suoi nemici.

    In quella giovane Ezio rivide tutto l'ardore che aveva provato un tempo e, dopo aver inizialmente rifiutato, accettò di prendere Shao Jun sotto la propria ala. I due si allenarono ed eliminarono alcuni sicari che erano sulle tracce della guerriera, e infine Shao Jun tornò in Cina per consumare la sua vendetta.

    Quando gli occhi del Mentore si chiusero, era seduto nel mercato di Firenze, la sua Firenze. Spirò a causa di un attacco di cuore, guardando la città che aveva amato così tanto, e lanciò un'ultima occhiata alla sua famiglia. Era stanco e sofferente, ma senza rimpianti. Se ne andò pensando all'intensità con cui aveva vissuto, grato di aver finalmente assaporato ciò che in gioventù gli fu precluso dalle responsabilità del suo lignaggio: libertà, tempo e amore. Ma sì: in fondo ne era valsa la pena.

    Assassin's Creed Valhalla Ezio Auditore non ebbe la gloria di Altair Ibn La'Ahad, né rivoluzionò il Credo come fece il suo leggendario predecessore. Il suo carattere profondamente umano e l'evoluzione che i giocatori hanno vissuto in prima persona nel corso della sua saga, però, lo rendono ancora oggi il protagonista più apprezzato di sempre. La parabola di vendetta e formazione del Mentore fiorentino è tra le più affascinanti perché non dipinge un eroe destinato a cambiare il mondo, ma il cammino di un vendicatore che capisce di essere nient'altro che un messaggero. Se Altair viene ricordato come un profeta rivoluzionario, Ezio passerà alla storia per il suo incredibile coraggio e il carisma da vendere, ma anche per l'immensa saggezza con cui guidò due delle più grandi Confraternite dell'era rinascimentale.

    Quanto attendi: Assassin's Creed Valhalla

    Hype
    Hype totali: 269
    81%
    nd