Assassin's Creed Valhalla: un finale sorprendente ma complicato

La Saga di Eivor e il racconto di Lyla Hassan si concludono nel nuovo capitolo di Assassin's Creed: discutiamo in libertà di un finale clamoroso.

Assassin's Creed Valhalla: Finale
Speciale: Multi
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  • I titoli di coda di Assassin's Creed Valhalla suscitano una moltitudine di emozioni, a cavallo tra eccitazione e tremenda confusione. Tirare le somme di un racconto così lungo, e al tempo stesso comporne un mosaico che permetta di prevedere cosa accadrà d'ora in avanti, non è stato facile. Eppure, nella mente di chi scrive si insinua pian piano un sentimento che un fan storico della saga Ubisoft conosce piuttosto bene: l'ansia.

    Un'ansia derivata dall'attesa, soprattutto. Attesa di sviluppi futuri che, ora più che mai, si fanno ancor più complessi: è indubbio che le vicende conclusive dell'epopea di Eivor e Layla necessitino di alcune spiegazioni che l'epilogo di Valhalla non ha voluto darci, proiettando tutte le nostre attenzioni verso i prossimi contenuti aggiuntivi e, in particolar modo, dei successivi episodi. E forse sta in questo il principale valore della nuova avventura dedicata ai guerrieri incappucciati (leggi qui la nostra recensione di Assassin's Creed Valhalla).

    Il finale di Assassin's Creed Valhalla, tra luci e ombre, regala colpi di scena davvero clamorosi, e riporta con la mente alle conclusioni dei primi capitoli del franchise: sequenze interrotte bruscamente, senza fornirci alcun indizio su ciò che avevamo appena visto, e lasciandoci dentro emozioni miste ad entusiasmo, delusione e fame di conoscenza. Nel bene e nel male, terminare Valhalla è stato anche questo. Ma andiamo con ordine, riepiloghiamo ciò che è accaduto, troviamogli un senso e immaginiamone il futuro.

    Sedetevi pure, Iniziati: sarà una Saga piuttosto lunga.

    Eivor e Odino

    Il principale mistero della trama di Assassin's Creed Valhalla riguarda il legame tra Eivor e Odino, ed è abbastanza palese sin dall'inizio dell'avventura, specialmente se avrete scelto di impersonare la versione maschile del protagonista. Eivor e Odino sono lo stesso personaggio? Il valoroso leader del Clan del Corvo è una specie di reincarnazione del Supremo regnante di Asgard? Sì, ma non proprio.

    Eivor è un Drengr, termine della cultura scandinava che tra le sue molteplici accezioni indica un combattente mosso da un senso di profonda lealtà e appartenenza ai valori del proprio clan e dello jarl che serve. Ma è anche un uomo incredibilmente ambizioso, il cui valore in battaglia è direttamente proporzionale alla sua sete di gloria. La superbia e lo sprezzo per il pericolo, alimentati dal fatto che in gioventù sopravvisse al morso letale di un lupo, lo autorizzano a identificarsi come un individuo destinato alla grandezza: non è la morte a spaventarlo, bensì l'eventualità che il suo nome non venga ricordato, perché la gloria - a differenza del corpo - sopravvive a tutto.
    Al tempo stesso, però, Eivor è perseguitato da sogni e visioni piuttosto espliciti. Sogni in cui suo fratello acquisito, il prode Sigurd, perde il braccio destro, metafora visiva di un atroce tradimento, e in cui un lupo di dimensioni gigantesche lo divora in una gelida tormenta devastatrice.

    Per i norreni, la cui cultura è saldamente ancorata a tradizioni mistiche e spirituali, un viaggio onirico del genere è foriero di predizioni sul destino di un vichingo: per il nostro, insomma, è facile attribuire sin dall'inizio le vicende dei suoi sogni al temuto Ragnarok, l'evento che secondo i miti scandinavi segnerà la fine del mondo, l'estinzione della vita, ma anche il principio di una rinascita dalle ceneri del disastro. Ed è altrettanto semplice associare il fato di Sigurd a quello di Tyr, dio della guerra, custode del lupo Fenrir che per primo combatté contro la fiera nel tentativo di tenerla imprigionata con il laccio forgiato dai nani di niðavellir, perdendo un braccio tra le fauci della bestia.

    Lo stesso mostro non è che, per Eivor, la personificazione della gloria a lungo cercata sui lidi dell'Inghilterra: la stessa gloria che, oltre a privare Sigurd dei sogni a lungo rincorsi facendogli rinunciare alla propria carne e al titolo di jarl, divorerà il protagonista decretando la sua fine, così come il Lupo inghiottì Odino nella battaglia finale durante il Ragnarok.

    Sì, dunque: Eivor è Odino, ma solo nella sua testa. Le visioni, i sogni e la vanagloria dell'eroe lo spingono a identificare sé stesso con il Padre di tutti, ragion per cui è proprio Odino - ovvero una versione più anziana dell'Eivor maschile - a popolare i numerosi monologhi interiori del protagonista. Un legame in tutto e per tutto onirico, e a dimostrarlo interviene la serie di missioni che il team di sviluppo ha ambientato ad Asgard e Jotunheim.

    L'incursione nei due Regni ultraterreni è frutto delle pozioni inebrianti di Valka la veggente, intrugli che amplificano le turbe psicologiche di Eivor catapultandolo in un vero e proprio viaggio sensoriale, in cui il protagonista riversa gran parte dei suoi legami e veste i panni di Odino. "Havi", infatti, non è che uno dei tantissimi epiteti del sovrano di Asgard: la sua traduzione si avvicina molto al nostro "Supremo", visto che in inglese si traslittera in "High One".

    Ecco perché, dunque, gran parte delle divinità che popolano i sogni di Eivor hanno le sembianze (e la voce) di alcune figure che vivono nella sua realtà: Tyr, che subirà il tradimento di Havi perdendo un braccio contro Fenrir, rimanda a Sigurd, e ne ha le fattezze; Freya, la regina-strega, è assimilabile alle figure di Valka e sua madre.

    E il più clamoroso di tutti è ovviamente Loki, che ha il volto e la voce di Basim (Claudio Moneta, in italiano, doppia entrambi i personaggi), il fautore del più grande inganno di Assassin's Creed Valhalla. Non è un caso che l'Occulto, nelle fasi finali del racconto, si riveli un essere subdolo e infido, riservando all'eroe il tradimento più atroce di tutti, trasformandosi in una vera e propria personificazione del Dio degli Inganni.

    L'ascesa al Valhalla e il conseguente scontro finale con il Supremo, che avvengono durante il sonno che il macchinario Isu induce a Eivor, sono infine la riprova dell'identificazione onirica tra Odino e il nostro: l'Yggdrasil meccanico, che assorbe la coscienza degli individui catapultandoli in un sogno infinito, dà vita al più grande desiderio di Eivor, ovvero accedere alla Sala dei Caduti e ricongiungersi ai suoi cari, incluso quel padre che vent'anni prima morì con disonore sul campo di battaglia. Ed è proprio il dettaglio della presenza di Varin, morto da codardo precludendosi l'ascesa alla Sala, che preannuncia la verità sul viaggio sensoriale di Eivor, spezzando la magia e dando inizio al disincanto: quello che sta vivendo è solo un flusso di coscienza che soltanto la sua forza di volontà è in grado di arrestare. La boss fight finale contro Odino-Eivor, la cui unica risoluzione consiste nel privarsi dell'ascia per spezzare il legame tra il protagonista e l'agognato Valhalla immaginario, non è che l'atto finale di un processo di autoaffermazione necessario per rimanere attaccato alla vita.

    La scelta finale di Morso di Lupo, abbandonare il "sé Odino" per varcare la soglia che lo porterà nella realtà dai suoi cari, e il successivo dialogo con Sigurd, sono esplicativi del messaggio finale della "Saga di Eivor": la volontà e gli affetti sono ciò che ci mantengono vivi, permettendoci di sconfiggere persino un destino apparentemente già scritto.

    Antichi e Occulti: il ruolo di Sigurd

    Analizzato il rapporto tra Eivor e Odino, concentriamoci adesso sul primo finale, quello relativo alla storia nell'877 d.C. C'è da dire che le vicende narrate nella seconda metà dell'avventura non possono lasciare totalmente soddisfatti, perché la scrittura prende una piega fin troppo sbrigativa e in alcuni punti persino superficiale. Le ultime missioni di Assassin's Creed Valhalla, infatti, abbandonano totalmente la guerra segreta tra Antichi ed Occulti e persino le mire di conquista del Clan del Corvo, relegando la battaglia risolutiva contro re Aelfred e gli ultimi membri dell'Ordine all'endgame del gioco.

    Tutto il senso dell'epilogo di Valhalla si concentra sul rapporto tra Sigurd ed Eivor, ma soprattutto sul ruolo che Fulke, membro di spicco degli Antichi, ha attribuito allo jarl di Ravensthorpe. In tal senso, nei suoi snodi centrali, la Campagna principale regala dei picchi narrativi davvero superbi, su tutti la caccia alla temibile Fulke e la lenta trasformazione morale e psicologica di Sigurd. Purtroppo le penne in forza al team di sviluppo non hanno svolto il loro compito in maniera del tutto esaustiva, e in tal senso ci sembra che la missione conclusiva di Valhalla evidenzi alcuni buchi di sceneggiatura abbastanza evidenti.

    Partiamo dalla Sala di Yggdrasil, contenente un gigantesco macchinario che prosciuga le energie e le coscienze altrui per alimentare un dispositivo che fa da scudo alle radiazioni provenienti dal Tempio di Giunone, il luogo in cui Desmond Miles perse la vita sacrificandosi perché le emissioni della roccaforte Isu non sterminassero gran parte dell'umanità. Apprendiamo questa informazione dalle parole di Shaun, una volta tornati nel presente, e quest'ultimo intima a Layla di introdursi a sua volta nella Sala di Yggdrasil per riattivare il macchinario e rallentare le anomalie ambientali scatenate dalle azioni di Giunone.

    Nel corso dei precedenti capitoli della saga viene ribadito a più riprese come i Templi sotterranei in cui i tre leader Isu (Giunone, Minerva e Giove) trovarono rifugio dopo l'Apocalisse sono in qualche modo collegati tra loro. Le dinamiche di un simile legame, peraltro tra due siti molto distanti come quello in Norvegia e in Nord America, ci sono tuttavia ignote. Di conseguenza, il ruolo di questo Yggdrasil futuristico descritto da Shaun Hastings sembra un deus ex machina piuttosto forzato e privo di un background sufficiente a ricollegarlo agli eventi di Assassin's Creed III, che vengono ribaditi più volte dai protagonisti del presente.

    Ovviare ad un problema di scrittura del genere sarebbe stato, in fondo, abbastanza semplice: sappiamo che Eivor si è spinto fino alle coste dell'America Settentrionale (all'epoca chiamata Vinlandia dai colonizzatori scandinavi), approdando proprio nella terra rigogliosa che ospita il Tempio di Giunone e che fu teatro - quasi mille anni più tardi - delle avventure di Connor Kenway.

    Dopo aver ucciso Gorm e recuperato una Mela dell'Eden vediamo addirittura che il protagonista entra in contatto con Giunone stessa, per poi abbandonare svogliatamente l'entrata segreta del Tempio. Per gli sceneggiatori di Valhalla non sarebbe stato così difficile, insomma, rendere Eivor una specie di "traccia" per Giunone stessa, grazie al suo contatto con la Mela: così facendo, il vichingo sarebbe diventato una chiave vivente per la Sala di Yggdrasil, ed è per questo che Sigurd (plasmato dalle teorie cospirazioniste di Fulke e spinto verso il mito del Tempio nascosto in Norvegia) necessitava di suo fratello. Perché Fulke, così come gli Antichi, avrebbe in qualche modo individuato in Eivor un residuo della presenza Isu dopo aver maneggiato un manufatto in Vinlandia.

    Tutto questo è soltanto deducibile per chi vi scrive, ma mai chiaro fino in fondo, e il vero motivo risiede in un filmato segreto che sbloccherete dopo aver completato le 10 fratture sparse tra Inghilterra e Norvegia. Il filmato della "Verità Nascosta" svela infatti che Eivor (che è canonicamente donna per Ubisoft) è la reincarnazione femminile di un Isu che richiamava Odino, e che partecipò ad un esperimento volto a tramandare i ricordi genetici dei Precursori prima che l'Apocalisse ne devastasse il mondo.

    E a tal proposito è necessario spendere due parole sul ruolo e sulla natura di Sigurd. Che lo jarl del Clan del Corvo sia un individuo connesso al patrimonio genetico degli Isu è quasi certo, almeno stando alle farneticazioni di Fulke. L'Antica ha rapito e torturato il vichingo per trasformarlo nello Strumento, affidandogli lo stesso ruolo che la Setta di Cosmos attribuì ad Alexios, ma dalle sue parole e dai suoi scritti sembra quasi che identifichi Sigurd in un Saggio, ovvero la reincarnazione del compagno di Giunone, Aita.

    Purtroppo la trama di Valhalla non approfondisce questo dettaglio, lasciando aperto un buco di trama abbastanza problematico per l'evoluzione stessa del personaggio, lasciando solo ad alcuni documenti e alla fase endgame il compito di ricostruirne i pezzi. L'inesorabile trasformazione psichica di Sigurd, e il suo lento trascinarsi nella paranoia e nella follia dopo le torture subite da Fulke, registrano spunti di trama davvero eccellenti, in cui emerge una certa attenzione posta sulla scrittura dei protagonisti di Valhalla.

    Sigurd, da un certo punto della storia, cammina pericolosamente in bilico tra la luce di un eroe e l'ombra di un villain, ma non ne abbraccia fino in fondo i valori negativi: sia chiaro, la sua redenzione e la scelta di abbandonare i propri sogni in favore dell'amicizia con Eivor trasmettono un messaggio positivo e conducono a un finale soddisfacente, ma è il modo in cui la trama segue questa continua evoluzione a non lasciare soddisfatti. Letteralmente, il fratello di Eivor passa in un batter d'occhio dall'essere un condottiero ammirabile a un pazzo furioso, per poi abbracciare il pentimento con altrettanta velocità.

    Addio Layla, benvenuto Basim

    Prima di tirare le somme sulla storyline del presente è necessario un ultimo appunto che riguarda proprio il legame tra Hassan ed Eivor, ed è dedicato al luogo di sepoltura del protagonista. In un racconto storicamente accurato come Assassin's Creed è un po' difficile immaginare un vichingo, sprezzante degli usi cristiani, lasciare la propria patria e scegliere di essere seppellito, rinunciando ai riti tradizionali del suo popolo per accompagnare il suo ingresso verso il "vero" Valhalla.

    D'altronde, uno dei caratteri fondanti della cultura vichinga è proprio il suo rapporto conflittuale con il cristianesimo, e dispiace molto che un'eventuale conversione di Eivor (o qualunque altro motivo abbia spinto alla sua sepoltura) non abbia trovato spazio. Un piccolo buco che, si spera, venga ampliato nelle due espansioni previste per il supporto post-lancio del gioco.
    Ed è proprio parlando del futuro che si arriva al contenuto più clamoroso di Assassin's Creed Valhalla: il destino di Lyla Hassan, il fugace ritorno di Desmond e la natura di Basim. L'epilogo del gioco svela l'identità del vero antagonista, lo stesso Occulto che ha donato la lama celata ad Eivor e ha seguito ciecamente in battaglia il prode Sigurd. Purtroppo questo plot twist non fornisce alcun dettaglio sulle motivazioni di Basim, né sugli ideali che lo hanno spinto ad ingannare Eivor per cercare una fantomatica vendetta.

    Sembra ovvio che il destino di Basim, così come le sue origini, saranno raccontate soltanto nel futuro della saga, e il suo ingresso nel franchise (che, per il momento, lo sostituisce a Layla in qualità di protagonista) sancisce l'inizio di un nuovo arco narrativo per la saga Ubisoft. C'è da dire che il colpo di scena che vede Basim tradire Eivor, e poi tornare dalla morte più di mille anni dopo per diventare il nuovo custode del Bastone di Ermete Trismegisto, sono eventi che non possiamo ancora giudicare, perché semplicemente non possediamo indizi sufficienti a ricostruirne il background eccetto il già citato filmato segreto della Verità Nascosta.

    L'assenza totale di spiegazioni in merito, salvo eventuali sviluppi nei DLC dedicati all'Irlanda e a Parigi, per ora non lasciano soddisfatti del finale di Assassin's Creed Valhalla, tanto spiazzante quanto criptico.
    Le parole che Basim rivolge ad una voce misteriosa proveniente dal bastone, però, lo collegano ad Aletheia, e i collegamenti con Loki diventano palesi grazie alla Verità Nascosta: Basim è quindi un Isu che evidentemente tentò di ribellarsi alle decisioni dei suoi leader, e che per questo fu declassato, e adesso brama rivalsa.

    Sappiamo, insomma, che a muovere le azioni di Basim è la vendetta, incluso il desiderio di riabbracciare i suoi misteriosi cari. Il nuovo protagonista, prima di riaccedere all'Animus, afferma di voler apprendere ulteriori segreti dalla vita di Eivor: la speranza è che le sue mire, così come il suo imminente incontro con William Miles, trovino sviluppi significativi nei DLC di prossima uscita. Ma il timore è che occorra aspettare il prossimo capitolo principale di Assassin's Creed per capire fin dove vuole spingersi Ubisoft.

    E cosa dire di Layla? Gli sviluppi che la vedono protagonista, traghettandola verso un infausto destino, rappresentano forse l'epilogo più giusto per la tormentata eroina della Trilogia Antica. Il suo finale introduce nuovi elementi nella complicata Lore di Assassin's Creed, ma in qualche modo tira anche le somme di tutto ciò che abbiamo appreso nei primi capitoli del franchise: la volontà di chiudere effettivamente un macro-ciclo, per Ubisoft, sembra palese, a partire dai numerosi riferimenti a Desmond fino al poderoso ritorno del compianto eroe dei primi tre episodi. Ma è proprio laddove che il gioco tenta di sorprendere che la sceneggiatura compie ulteriori, pericolosi inciampi.

    Abbiamo sostanzialmente scoperto che il macchinario Isu noto come Yggdrasil dà accesso ad una dimensione che finora era ignota all'immaginario della serie: il mondo digitale basato sui calcoli, contrapposto a quello dei ricordi genetici insiti nel DNA, sui quali la saga ha sempre poggiato. Questa svolta tecnologica a discapito di quella fantascientifica e mistica, che in qualche modo tirano le fila dell'intera cronologia di Assassin's Creed, ingarbuglia ulteriormente la Lore principale, aggiungendo elementi piuttosto che semplificarli in vista di una risoluzione finale.

    Abbracciando totalmente la simbiosi con Yggdrasil, Layla assolve al compito che avrebbe dovuto svolgere Basim nei suoi oltre mille anni di reclusione nel mondo dei sogni: sfruttare i calcoli della macchina per ricostruire i dati necessari alla salvaguardia del mondo e ripercorrere le timeline in modo da imparare dagli errori del passato. In sua compagnia ci sarà una copia della coscienza di Desmond, che si è unita alla macchina quando (otto anni prima) l'eroe è morto incenerito tra le grinfie di Giunone. Da questa svolta emerge appunto Basim, che approfitta del sacrificio di Layla per staccarsi dai rami di Yggdrasil e afferrare il Bastone, riacquistando energie e vigore.

    L'esistenza di mondi e realtà alternative complica ulteriormente l'immaginario già molto stratificato di Assassin's Creed: dove ci porteranno queste scelte, purtroppo, per adesso non possiamo saperlo. Ma una cosa è certa: il finale di Valhalla riversa sul giocatore una quantità copiosa di rivelazioni e colpi di scena, fin troppi, se misurati alla mole decisamente esigua di informazioni che ne giustifichino il contenuto.

    Va anche detto che un epilogo del genere rappresenta un gradevole omaggio ad un'ideologia creativa che accompagnava la serialità del franchise già nei primi episodi. Dalla morte di Lucy alla verità sul suo tradimento, dalla dipartita di Desmond al furioso scontro per il recupero della Sacra Sindone. Emozioni al cardiopalma che la serie ci ha sempre donato, al costo di una narrazione fin troppo brusca e talvolta incompleta, giustificata nel nome del cliffhanger. Ma la speranza, stavolta, è che gli errori del passato non compromettano un interessante e ingarbugliato futuro.

    Assassin's Creed Valhalla La Saga di Desmond, la Saga dell'Iniziato e la Saga di Layla Hassan. Cosa ci aspetta adesso? Ci sarà la Saga di Basim, all'insegna dell'inganno e del raggiro come ha fatto l'essere millenario che si è impossessato del Bastone? O la Saga del Ritorno, che vedrebbe una resurrezione del compianto Desmond? Il ruolo del figlio di William Miles, così come quello di Layla, determinerà il futuro della serie Ubisoft? Sono domande che l'epilogo dell'avventura vichinga ha insinuato nella nostra mente, lasciandoci più domande che risposte. Una cosa è certa: la fine di questa storia è ancora lontana, come dimostrano i numerosi colpi di scena di questo episodio. In ogni caso, Assassin's Creed Valhalla chiude un ciclo e ne apre un altro, proprio come il Ragnarok. Ai posteri l'ardua sentenza su ciò che nascerà dalle ceneri di questo finale, se all'epopea della Confraternita spetterà la gloria o il disonore.

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