E3 2018

Bethesda E3 2018: Starfield, TES 6 e DOOM Eternal tra le sorprese dello show

Bethesda si presenta all'E3 con una line-up che include alcune solide certezze e sorprese come The Elder Scrolls 6 e Starfield.

Bethesda E3 2018: Riepilogo Conferenza
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Se un publisher come Bethesda, unanimemente riconosciuto come uno dei più fighi in circolazione, arrivasse e vi dicesse "hey, quella di quest'anno sarà la conferenza più lunga che abbiamo mai fatto", voi cosa pensereste? Probabilmente che c'è un tale affollamento di contenuti che si rendono necessari dei tempi supplementari, giusto? E a maggior ragione se tutti sanno che hai in cantiere (ok, ufficiosamente) uno dei brand più grossi del medium. Figuriamoci se addirittura solo poche ore prima del tuo show decidi di mostrare in anticipo un maxi-trailer, in casa Microsoft, di un altro dei tuoi brand storici, anche quello talmente famoso che da solo può separare le acque come Mosè. Ecco, ieri è successo esattamente questo: Pete Hynes e i suoi goodfellas si sono presi il loro tempo e ci hanno sparato addosso una quantità incalcolabile di titoli (inediti e non) al punto che -sul serio- facciamo fatica a ricordarli tutti.
Tutto bene allora? No, neanche per sogno, perché qualcosa è andato storto, al punto che non so voi, ma per il sottoscritto si tratta sicuramente della peggiore delle conferenze Bethesda fino ad oggi, e pensare che venivamo da una parabola ascendente. Non solo: all'interno del contenitore messo in piedi dal publisher originario del Maryland ci sono state talmente tante storture comunicative che questa rischia di essere anche una delle peggiori di quest'anno (e ce ne vuole visti i precedenti di EA). Ad ogni modo, dire che sia stato un disastro totale sarebbe ingiusto, anche perché quando nella tua scuderia hai titoli come The Elders Scrolls VI e Fallout 76, il risultato lo riporti a casa comunque, e strappi un sorriso anche al più cinico dei cinici. Mettiamola così: sono stati commessi errori, se così possiamo definirli, e poi ci sono state un po' troppe chiacchiere con contorno di boutade softcore a diluire il tutto. Lasciamo da parte i singoli titoli, che quelli hanno le gambe robuste come le sequoie dell'Iowa, e dimentichiamoci perfino di quella straniante parentesi mobile, però insomma: si poteva fare di più per mettere in piedi un bello spettacolo. E a dir la verità era già chiaro da quel pre-show stile Albero Azzurro. Ok, lo ammetto, questa era cattiva, però i cagnolini in streaming anche no.


La lunga lista della spesa

Bene, sfogo finito, adesso passiamo ai contenuti. E per renderli più fruibili ve li riproponiamo in ordine squisitamente cronologico. Partiamo dall'inizio, ovvero RAGE 2 (che si scrive necessariamente in maiuscolo), il quale finalmente si è mostrato alle folle con un gameplay montato a regola d'arte. A parte la parentesi musicale in apertura, diciamo subito che questo si è rivelato essere uno dei momenti migliori dell'intera conferenza: man mano che le immagini si susseguivano sul maxischermo, infatti, tutti i dubbi maturati in precedenza cominciavano a sparire. La componente shooter sembra solida, anzi, marmorea; uno stantuffare di proiettili che perforano le trachee dei pazzoidi nemici, orchestrati dalla mano inconfondibile di ID software. Sangue a fiumi, polvere pesante e fiammate in ogni parte dello schermo, e per fortuna l'appeal sembra molto più cupo e drammatico di quanto di eravamo immaginati. Le nuove location inedite sono tante e tutte ispirate, eppure resta ancora quell'ultima insicurezza da fugare, ovvero il contributo open-world firmato dagli Avalanche Studios, che speriamo resti ancorato ai binari del wasteland duro e ostile. Insomma, ben vengano gli Wingstick e le esplosioni alla Micheal Bay, però vediamo di mantenere una certa consistenza strutturale.

Viene il turno del primo, grande annuncio della serata, che però è veicolato da un trailer abbastanza fiacco e supportato da ben poche informazioni. È Doom 2, anzi Doom Eternal, o comunque il sequel ufficiale dello sparatutto ultraviolento uscito un paio di anni fa dagli hangar di Bethesda. Solita musica Heavy Metal in sottofondo (sempre appropriata, lo ammetto), un lungo carrello della telecamera rasoterra, che scopre pian piano una landa in fiamme coperta di demoni che conosciamo assai bene e qualche grattacielo bruciato sullo sfondo. Nient'altro, solo il logo. Poi escono due sviluppatori e cominciano a spiegarci, senza troppe urla, che questo è il nuovo -dannatissimo- Doom, e che sarà ambientato proprio sulla terra. E poi silenzio. Ecco: forse si poteva aspettare un po' di più e mostrare qualche contenuto base, magari con qualche scampolo di gameplay o annunciando una particolare feature caratterizzante, e un'ulteriore punta di entusiasmo non avrebbe fatto male (la comicità non è per tutti).
Dall'inferno di Doom passiamo a quello che sembra essere un paradiso in terra, ovvero il West Virginia di Fallout 76. Ce lo aveva già mostrato Phil Spencer durante la conferenza Microsoft, perciò ci aspettavamo una qualche specie di approfondimento.

Non appena finiti i convenevoli, infatti, Todd Howard sale sul palco e ci inonda letteralmente di informazioni, trailer e video tutorial in stile pipboy sulla prossima incarnazione del brand Fallout, con uscita prevista per il prossimo 14 novembre. Sarà il Fallout più grande di sempre, addirittura quattro volte la superficie dell'ultimo capitolo, sarà un prequel, e sarà anche completamente online, per un crossover di genere che combina l'mmo sia PvP che PvE (con tanto di housing), che strizza addirittura l'occhio al genere survival. L'ambientazione è magnifica, il design dei nuovi mostri pure, e Todd ci ha anche assicurato che la campagna potrà comunque essere giocata in solitaria. Perciò ci riteniamo soddisfatti, ma non nascondiamo qualche perplessità sulla nuova formula, che se stressata con dinamiche troppo aliene rischia di mostrare ancor di più i suoi limiti.
E infine arriviamo all'ultima parte della conferenza, dove -completamente a sorpresa- ci viene rivelato quel grande segreto di stato chiamato Starfield, che a quanto pare esisteva sul serio. Ora però calmi, sediamoci e prendiamoci un thé, perché nonostante l'annuncio brancoliamo ancora nel buio: non ci è stato mostrato altro che un brevissimo teaser, di quelli che a parte l'ambientazione fra le stelle, si vede solo il logo. Pare che sarà next-gen e che sarà immenso, ma poi null'altro, solo il vuoto cosmico. E così, il difficile compito della chiusura tocca a lui, a Elders Scrolls VI, che a parte un'ambientazione che ricorda le zone centrali di Nirn è ancora sprovvisto di tutto, persino dell'immancabile sottotitolo. Ad ogni modo, nonostante la poca carne al fuoco negli ultimi momenti dello show era comunque impossibile non lasciarsi rapire dall'hype, e così è stato.

Vi diciamo la verità, Bethesda poteva anche cavarsela così, con due unveil di quelli grossi e altri due teaser "sensibili", peccato che in mezzo a quanto detto fino ad ora ci sia anche stata una lunga, interminabile lista di video aziendali autocelebrativi (troppi e soprattutto ridondanti) ed anche tanti annunci minori che, a mio parere, hanno diluito troppo la "narrazione". Tralasciamo il trattamento discutibile riservato a Prey (che si meritava molto più che due DLC insipidi dal sapor di multiplayer) e pure la solita parentesi VR e il filmino dei traguardi ottenuti da Legends e The Elders Scrolls Online, perché il premio per il momento peggiore dello show va a qualcun altro; infatti, niente di tutto ciò poteva competere con il narcotico pit-stop dedicato a The Elders Scrolls: Blades. Non fraintendetemi, l'offerta in sé è interessante sotto molti aspetti (soprattutto il prezzo), e il titolo pensato principalmente per gli app store sembra graficamente superbo e ricchissimo di contenuti (c'è pure l'housing!), però insomma: forse non era il momento e il luogo adatto, o forse quindici minuti erano davvero troppi. Un gran peccato insomma, anche perché Bethesda ci ha dimostrato più volte che sa intrattenere il pubblico come pochi altri. Per la prossima volta si potrebbe tornare ad un formato leggermente ridotto, oppure basta soltanto ridefinire la scaletta delle priorità e ascoltare qualche feedback in più, magari parlandosi un po' meno addosso...