Bound: Attraverso La Lente

Un viaggio fotografico attraverso le meraviglie di Bound, l'avventura di Plastic fatta di suggestioni futuriste e leggeri passi di danza

speciale Bound: Attraverso La Lente
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • PS4
Emanuele Bresciani Emanuele Bresciani : insospettabile autotrasportatore di giorno, di notte veste i panni del videogiocatore e fotografo videoludico spendendo ore su un unico frame che cestinerà quasi sicuramente. Fondatore di ProjectRing negli anni ‘90 col nickname Emalord e redattore per riviste ormai dimenticate collabora con everyeye.it perché crede che Gaming sia sinonimo d’Arte e vuole diffondere l’idea su scala nazionale. Seguitelo su twitter @electricbskies per riflessioni bislacche e scatti che non vedranno mai la luce del giorno.

Le cose cambiano.
Cambiano le idee, le persone, le prospettive. Cambia anche Electric Blue Skies, che fra qualche settimana smetterà di esistere per come lo avete conosciuto. Si spegnerà il sito, il dominio non verrà rinnovato. Non si spegne per fortuna il fervore creativo di Emanuele, che è un piacere pubblicare su queste pagine, con un breve articolo dedicato a Bound ed al suo Photo Modo, accompagnato ovviamente da una galleria fotografica schiettamente meravigliosa. Lo troverete ancora, più avanti, impegnato in altri progetti di cui per il momento non voglio parlare (ma, fidatevi, vi piaceranno).
Nel frattempo, potete seguirlo anche su Flickr, che poi è il posto migliore per recuperare tutte le vecchie foto.

Introduzione a cura di Francesco Fossetti



Bound è movimento. Un sottile, leggero soffio di vento che pettina mondi dove le geometrie sono vita e la vita è danza. Bound è un passo leggero, un volteggio silenzioso sopra un mare poligonale in tormento, pervaso da forze che alimentano una sensazione di placida espansione, di immobile esplosione, di dramma narrativo in divenire. Bound è una struttura complessa di poligoni flat che levitano sopra migliaia di voxel che si agitano, ingurgitano e rimbalzano altri voxel. Cuore di un mondo che batte 60 volte al secondo, Maelström giocoso e cannibale, Bound è fermento.




Bound è opulenza, è numeri bruti, è ingannevole. Quando il pollice sfiora delicatamente il touchpad e il photomode rompe la quarta parete portando il giocatore vis-à-vis con la Principessa, il fotografo videoludico ha un inizio di Sindrome di Stendhal, con le vertigini ed il fiato corto, un po' ciclista dilettante sul Mortirolo un po' geek alle prese con il latino-americano. Si vorrebbe fotografare tutto, si vorrebbe mostrare al mondo quanta Arte c'è in Bound, ma la fotografia videoludica è fatta di misure, di gusto, di taglio, non si può riversare un mare di voxel in una fotografia perché la fotografia non è impermeabile agli tsunami espositivi. Troppa bellezza può confondere, troppa bellezza può bruciare gli occhi, troppa bellezza è Little Boy che illumina Hiroshima dall'alto di una timida mattina d'Agosto.



Bound è anche equilibrio. Quando si capisce che il nucleare non è la soluzione, il gioco di Plastic svela linee sinuose anche privato dei suoi numeri e della sua opulenza. Bastano un tappeto rosso ed una ballerina sullo sfondo di un arancio tramonto per aprire il sipario su un convinto sorriso di approvazione. Per questa collezione di screenshot ho scelto di alternare immagini con un alto numero di dettaglio ad immagini molto essenziali, lavorando di sfocatura, curve e forme. Un inchino a Plastic per avere introdotto due novità raramente presenti in un photomode: l'assoluta libertà di movimento della telecamera, libera finalmente di muoversi tra colonne, soffitti, pavimenti e ostacoli assortiti, e la possibilità di interrompere una cutscene muovendosi all'interno della stessa. Due feature importantissime e raramente presenti nei giochi AAA, probabilmente troppo impegnati a non mostrare imperfezioni nello scenario o modelli poligonali differenti a seconda della bisogna.






Che voto dai a: Bound

Media Voto Utenti
Voti: 14
6.9
nd