California Here We Come: dalla realtà al videogioco, un viaggio fotografico

Le suggestive ambientazioni della California hanno ispirato molte location videoludiche: riscopriamole in questo viaggio per immagini.

speciale California Here We Come: dalla realtà al videogioco, un viaggio fotografico
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Maggio dell'anno 2000. A portare un po' di freschezza nelle calde giornate di fine primavera ci pensano i Red Hot Chili Peppers, con il lancio del singolo Californication, che varrà loro diversi dischi di platino.
La sopracitata freschezza non riguardava solamente il clima: il video ufficiale della canzone è infatti stato creato quasi interamente in computer grafica, un aspetto all'epoca non così comune, e vedeva i membri del gruppo digitalizzati e resi protagonisti di un surreale e fittizio videogioco in terza persona, interamente ambientato in alcuni degli hotspot più iconici della California. Il gioco faceva la smorfia a vari titoli in auge in quel periodo e ancor prima, tra cui Grand Theft Auto, SSX e Crazy Taxi e, qualora proprio non resistessimo alla tentazione di inquadrare il genere videoludico di un video musicale di 18 anni fa, poteremmo considerarlo come una sorta di primordiale sandbox/open world.
Esattamente come nel film Inception, rivedere recentemente questo video ha però impiantato in chi scrive l'idea di rivisitare questo omaggio alla California tramite un viaggio foto-videoludico. Avendo a lungo vissuto a Los Angeles, grande appassionato di fotografia (e badate, ho scritto "appassionato", non esperto), viaggiatore incallito e videogiocatore da una vita ho avuto la fortuna di poter vivere e sviluppare queste passioni in un'area geografica semplicemente perfetta per questi scopi.
Attraverso alcune fotografie immortalate dal sottoscritto, viaggeremo attraverso il Golden State e gli Stati Uniti occidentali reinterpretando gli scatti in chiave videoludica e saltabeccando oniricamente da un gioco all'altro.


Press Start

Rilassiamoci e inseriamo il disco di GTA V: la nostra partita-viaggio comincia a Los Santos, nell'alias della città degli angeli, la cui anima urbana è tanto conosciuta quanto contraddittoria, molto più di quello che potremmo aspettarci senza averci mai messo piede e basandoci solo sulle nostre sensazioni. La digitalizzazione di Los Angeles ricreata da Rockstar compensa enormemente il non esserci mai stati fisicamente: è innegabile infatti che guidare tra le strade di Los Santos sia un'esperienza che definire credibile risulterebbe quasi riduttivo. Ogni hotspot è al posto giusto, ogni macro zona della città esiste davvero ed è fortemente caratterizzata dalle persone che la popolano, dai loro comportamenti e perfino da ciò che dicono.

Facciata laterale di una tipografia su Pico Boulevard, Los Angeles

Iniziamo a giocare: prendiamo il controllo del nostro personaggio senza nome e resistendo alla tentazione di compiere stragi a destra e a manca, incamminiamoci per le strade di South Los Santos, un quartiere eufemisticamente "underground", dove però possiamo respirare una tra le tante atmosfere più autentiche di questa città. Bassi edifici tutti uguali tra loro, insegne al neon perennemente accese, pali della luce con miglia di cavi elettrici attorcigliati, graffiti, recinzioni e stretti vicoli con macchine parcheggiate. Per questo ho scelto l'immagine sovrastante per rappresentare la nostra prima tappa: uno sfondo urbano notturno ornato del più classico patriottismo a stelle e strisce, che ben si addice alla nostra passeggiata virtuale. Siamo molto vicini all'aeroporto internazionale, dalla giusta prospettiva gli aerei sembrano quasi atterrarci in testa e il loro rombare è assordante. Ignoriamo i membri di gang armati e l'Ammu-Nation di quartiere (elementi purtroppo decisamente non così distanti dalla realtà dei fatti), saltiamo in una macchina rigorosamente rubata e allontaniamoci dalla città.

Good ol' times

Alla California non corrisponde solamente l'architettura urbana o quasi urbana. No, tutt'altro. Paesaggi sconfinati di straordinaria bellezza, miglia di deserti, foreste e praterie si dipanano senza mai incontrare anima viva, ed è forse proprio questo lo spirito con cui questo viaggio andrebbe affrontato fin dal principio.
Scendiamo dalla macchina. Improvvisamente, attorno a noi il paesaggio è cambiato, è del tutto diverso. Anzi, probabilmente oltre che nello spazio abbiamo viaggiato anche nel tempo: di strade asfaltate non ne vediamo più, gli edifici moderni sono scomparsi. Ah, ma certo, ora si spiega: senza avvisarci, Rockstar ci ha velatamente teletrasportati da un capolavoro videoludico all'altro. Del resto, non potevamo aspettarci diversamente da una software house che fa della caratterizzazione ambientale uno dei suoi numerosissimi punti di forza. Nei panni di un innominato cowboy, siamo entrati nel meraviglioso mondo di Red Dead Redemption. Nonostante le vicende americane (in contrapposizione a quelle messicane) del nostro amatissimo e compianto John Marston siano ambientate nelle fittizie contee di New Austin e West Elizabeth, queste potrebbero indubbiamente corrispondere alle loro sorellastre realmente esistenti Inyo e San Bernardino, site nella California centromeridionale. Praterie che si perdono a vista d'occhio con i loro tipi tumbleweed spostati dai leggeri soffi di vento, sconfinati deserti, naturali formazioni di mesa rossa che nemmeno l'HDR più performante potrebbe mostrare, ma anche laghi dalle caraibiche acque e foreste incontaminate.

Pianura da qualche parte nella contea di Inyo, California

Cavalcando attraverso le varie aree del gioco quali Cholla Springs, Hennigan's Head e Rio Bravo, innumerevoli sono i luoghi che trasmettono la sensazione di trovarsi nel più classico degli universi ambientati nel vecchio west e chiunque abbia avuto la fortuna di viaggiare in California e negli Stati Uniti occidentali dopo aver giocato a RDR avrà sicuramente provato una sensazione di forte déjà-vu. Personalmente, tra le tante location del gioco che mi avevano colpito durante le mie plurime run, una in particolare aveva avuto un impatto più forte, nonostante non sia oggettivamente una di quelle artisticamente più belle: mi riferisco a Broken Tree, situata nell'estremità orientale della mappa di gioco, molto vicino alla moderna citta di Blackwater, nelle Great Plains. Come intuibile dal nome, si tratta di un semplice alberello, che sarebbe piuttosto insignificante se ai suoi piedi non si trovasse uno degli otto tesori sparsi nel gioco, caratteristica che lo rende al contempo un raffinatissimo Easter egg dedicato a quel capolavoro cinematografico che risponde al nome de The Shawshank Redemption (o Le ali della libertà, con il termine Redemption ovvio protagonista). La peculiarità che più mi era rimasta impressa nella mente era il fatto che fosse completamente isolato, al centro di una radura, e mi trasmetteva per qualche motivo una leggera sensazione di malinconia. La stessa che anni dopo mi è improvvisamente riaffiorata in testa in una sorta di epifania videoludica nel momento in cui, guidando, mi sono imbattuto nella scena della foto mostrata in alto, in una composizione naturale decisamente affascinante e particolare, con tanto di filo spinato a guardia di chissà che cosa.

Mi ritrovai per una selva oscura

Improvvisamente però accade qualcosa, il caldo afoso tipico di questi paesaggi lascia progressivamente spazio ad un clima più fresco, le sembianze del nostro cowboy senza nome, in un batter d'occhio, si trasformano e assumono dei tratti più duri, cupi, visibilmente provati da qualche esperienza di vita.
Il paesaggio muta radicalmente, di canyon nessuna traccia. Al contrario, vediamo foreste rigogliosissime, montagne verdi e laghi delle fresche acque, dove piccoli villaggi di montagna ospitano un esiguo numero di abitanti. Una leggera foschia aleggia tra gli altissimi tronchi delle centinaia di sequoie presenti tutt'intorno a noi, talmente elevate che l'azzurro del cielo viene totalmente coperto e sostituito dalle loro verdissime fronde.
Mentre ascoltiamo l'imperituro silenzio, intervallato solamente dal cinguettio degli uccelli e dallo sgorgare di qualche piccolo ruscello, proviamo a trasportare il nostro personaggio dall'idilliaco e diurno ambiente sopra descritto nella sua controparte notturna. Armiamolo di una torcia e posizioniamogli attorno un piccolo esercito di demoni. Le sensazioni che ne scaturiscono sono diametralmente opposte a quelle bucoliche vissute di giorno: videoludicamente parlando, non può che saltarci alla mente Alan Wake, uno dei giochi più discussi della scorsa generazione, sviluppato dai ragazzi di Remedy Entertainment, talentuoso team finlandese autore dei vari Max Payne e Quantum Break (e del recentemente annunciato Control).
Benché le vicende narrate nel gioco non si svolgessero in California ma nello stato di Washington, le ambientazioni di montagna, e soprattutto le foreste nelle quali il nostro Alan spesso si trovava ad affrontare la Presenza Oscura, ricordano molto da vicino una non molto conosciuta zona a nord di San Francisco, ovvero il Muir Woods National Monument, luogo di scatto di questa fotografia (rigorosamente di giorno...).

Sequoie nel Muir Woods National Monument, California


Dopo essere sopravvissuto alla notte e ai suoi deliri onirico-schizofrenici, con un volo pindarico il nostro caro personaggio viene per l'ultima volta traslato altrove. È un luogo solitario, che ospita un piccolo villaggio abbandonato, dove il tempo sembra essersi fermato a un secolo e mezzo fa. Gli edifici sono molto bassi, poco più che quelli della Los Angeles urbana del primo scatto, ma tutti di legno, e la tomba di un pioniere senza nome domina dall'alto il piccolo villaggio. Riaffiorano le atmosfere west di Red Dead Redemption, ma non solo.

Vista di Bannack, Montana

Il luogo in foto si trova infatti nel Montana, più precisamente si tratta di Bannack, una ghost town perfettamente preservata risalente al 1842. A ben pensarci, se rivisitassimo questo luogo in chiave moderna, mettendo qualche macchina qua e là, delle insegne al neon e, elemento fondamentale, la folle setta religiosa di Eden's Gate, ci troveremmo proprio nel Montana dipinto da Ubisoft in Far Cry 5, nella cittadina di Fall's End.
Ma ci rendiamo conto che è da parecchio tempo che stiamo giocando, e il nostro personaggio senza nome si è guadagnato un po' di meritato riposo.
Il nostro cammino "on the road" nella California reale e videoludica termina qui. Mentre noi ci fermiamo ad ammirare l'orizzonte di pixel, passiamo a voi il nostro diario di viaggio: quali sono i luoghi che vi hanno ricordato i vostri giochi preferiti? Fatecelo sapere nei commenti!