Call of Duty Saga: I volti della guerra

Dopo il reveal trailer di WWII, ripercorriamo la saga di Call of Duty, dalla seconda guerra mondiale fino alle battaglie spaziali di Infinite Warfare.

speciale Call of Duty Saga: I volti della guerra
Articolo a cura di
Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Quando lo scorso anno venne diffuso online il reveal trailer di Infinite Warfare, su YouTube il video fu sommerso da un incredibile numero di "dislike", che ancora oggi soverchia impietosamente le valutazioni positive: era un chiaro segno dei tempi, la protesta di una fanbase oramai delusa e stanca, che chiedeva a gran voce un significativo cambio di rotta rispetto alla direzione da shooter fantascientifico che la serie aveva imboccato negli ultimi capitoli. Eppure, nonostante si è soliti affermare l'esatto contrario, il brand di Call of Duty non è mai rimasto - realmente - sempre uguale a se stesso, trincerato in un pigro e sciatto immobilismo. Certo, non mancano aspetti ricorrenti in ogni singolo episodio, come l'utilizzo preponderante di script, una considerevole linearità nell'avanzamento ed una marcata inclinazione per virtuosismi roboanti e "fracassoni". Si tratta, tuttavia, di elementi che concorrono a delineare la riconoscibile identità di un franchise in grado, sin dalla sua prima apparizione, di immergere il giocatore all'interno di teatri di guerra sempre vari e diversificati. A pochi giorni dalla presentazione ufficiale del nuovo WWII, abbiamo quindi pensato di ripercorrere tutte le tappe "belliche" che hanno segnato la storia dello sparatutto di Activision, rivivendo in tal modo le diverse tipologie di conflitto che, avanti ed indietro nel tempo, siamo stati "chiamati" a combattere.

    Storie di guerre

    È sui campi di battaglia della seconda guerra mondiale che prende il via l'ormai quindicennale cronaca bellica di Call of Duty. L'esordio della serie, ad opera del team Infinity Ward, ci catapulta nel bel mezzo del conflitto senza seguire un unico filone narrativo, bensì frammentando i punti di vista, in modo tale da offrirci uno spaccato quanto più vario e differenziato possibile sulla caduta della Germania Nazista. Quest'ottica puntiforme verrà ripresa anche dai successivi capitoli: la prima trilogia "numerata" ci permetteva, infatti, di indossare elmo e divisa di personaggi appartenenti a fronti ben diversi, siano essi britannici, americani, sovietici, polacchi o canadesi. Il susseguirsi dei protagonisti giocabili garantiva non solo una visione d'insieme più ampia e variegata, ma donava alla campagna un respiro epico maggiormente incisivo, meno legato ad una visione "monotematica" della guerra e più incline ad aprirsi, quindi, ad un "eroismo" multietnico. Al passaggio di bandiera, inoltre, mutava conseguentemente anche il setting di gioco, all'insegna di una varietà scenografica di sicuro impatto visivo (la guerriglia nella fatiscente, innevata e fumosa Stalingrado di Call of Duty 2 rimane tutt'oggi assolutamente memorabile).

    S'inizia ad intravedere, insomma, la stessa cifra stilistica che caratterizzerà ogni esponente della saga, a prescindere dal periodo storico in cui si ambienta: la tendenza alla spettacolarizzazione senza freni inibitori, in cui le sezioni shooter si affiancano e si assommano al ruolo fondamentale che le location rivestono nella caratterizzazione gameplay. Di capitolo in capitolo, dalle fitte boscaglie fino alle gelide lande russe, passando per i grigi deserti di El Alamein, pertanto, il giocatore sperimenta sulla propria pelle l'estensione "mondiale" della guerra del 39-45, la quale farà da sfondo anche a World At War, episodio del 2008 sviluppato dai ragazzi di Treyarch. Il quinto capitolo, del resto, dopo l'intermezzo del primo Modern Warfare, utilizza di nuovo il secondo conflitto come palcoscenico ludico, il cui sipario si spalanca sul fronte europeo e giapponese, confermando che - persino dopo tre episodi - l'orrore della seconda guerra mondiale resta ancora una "fucina" inesauribile d'ispirazione.

    Modern times

    Dalla prima metà del '900 agli inizi del 2000 il passo è breve: il nuovo corso della serie Call of Duty, dopo i capitoli canonici ambientati negli anni '40, ci trasporta ai giorni nostri, nel bel mezzo di una fittizia "guerra moderna": si assiste così al passaggio dalla Storia (con la S maiuscola) alla "Fantapolitica", in cui si immagina un inedito e terrificante scenario bellico, all'interno del quale troneggiano, al solito, fanatismo e desiderio di dominio. I giochi di potere e le coalizioni di ultranazionalisti inventati dagli sceneggiatori di Infinite Ward posseggono comunque l'inquietante retrogusto di una realtà estrema ma plausibile: l'ampiezza del background narrativo imbastito in Modern Warfare è talmente articolata da necessitare la suddivisione in più episodi perché possa essere raccontata in tutte le sue sfumature. La nuova trilogia segue quindi un'unica storyline, sebbene permanga una certa frammentazione delle prospettive e dei terreni di scontro: come da tradizione, in sostanza, si moltiplicano i protagonisti da controllare e le ambientazioni da mettere a ferro e fuoco, all'interno di tre campagne nelle quali si nota il ricorso - ancor più predominante - ad una spettacolarità che cavalca a briglie sciolte.

    L'istrionismo scenico, tipico di Call of Duty, in Modern Warfare dà una grande prova di forza: viaggiando attraverso location suggestive come Parigi, Londra e Berlino, questa seconda "trilogia" ci pone dinanzi a situazioni estreme, scriptate e di stampo fortemente "cinematografico", alle quali il gameplay finisce spesso per asservirsi. Sotto alcuni aspetti - e forse anche per un livello qualitativo globalmente abbastanza elevato - la serie Modern Warfare rappresenta la quintessenza dell'intera saga. In essa si raggruppano gli stilemi tipici del brand, che ritorneranno - almeno parzialmente - in tutti i capitoli a venire: il mood da action movie hollywoodiano che si respira dai dialoghi, la virilità smargiassa che trasuda da ogni azione eroica, la megalomania di pochi uomini da cui scaturisce la causa del conflitto, infatti, sono tutti elementi filtrati da un'irriducibile propensione all'esagerazione visiva, tra metropoli rase al suolo e Torri Eiffel che precipitano dinanzi ai nostri occhi.

    Tra passato e futuro: guerra psicologica

    Dopo quella di Modern Warfare (orchestrata dalle sapienti mani di Infinity Ward), è il team Treyarch (già al lavoro su World at War) a realizzare un'altra trilogia: con la mini-serie Black Ops, la saga acquista una dimensione più intima e personale, che a tratti restituisce un sapore da thriller psicologico. Barcamenandosi tra i fervori della guerra fredda ed un futuro non molto distante dai giorni nostri, la trama prosegue nel solco della coralità inaugurato dai precedenti episodi (grazie alla possibilità di controllare, nel corso del gioco, un manipolo di diversi protagonisti) ma si dipana lungo differenti archi temporali, costruendo un plot complesso ed affascinante, nonché legato a doppio filo sia al tema del sentimento di vendetta, sia a quello del condizionamento mentale.

    È in particolar modo con Black Ops 2 che in Call of Duty viene introdotta, per la prima volta, una guerra di tipo avveniristico, durante la storyline ambientata nel 2025: la continua alternanza tra passato e futuro è scandita dalla necessità di impersonare i due personaggi principali, Alex Madison e suo figlio David, uniti non solo da un legame di sangue, ma anche da un minimo comun denominatore, incarnato dal terribile villain Raul Menendez, che ha saputo dimostrarsi- con ogni probabilità - uno dei più riusciti antagonisti della saga. Lo script riesce, inoltre, ad amalgamare senza soluzione di continuità alcuni reali avvenimenti storici (il Vietnam, l'assassinio di Kennedy, la tensione tra Stati Uniti ed Unione Sovietica...) con la credibile ucronia ipotizzata da Treyarch. Affianco ad una raffigurazione emotiva ben più approfondita, comunque, si muove di pari passo il solito gusto per sequenze pirotecniche ed appariscenti, ottimamente mescolate ad uno scavo interiore più marcato in rapporto agli scorsi episodi. Il trittico che compone la serie Black Ops raffigura allora un momento di transizione per il brand di Call of Duty: la mescolanza (ed il conseguente passaggio di testimone) tra "passato" e "futuro", tra eventi realmente accaduti e pura fantasia. Alla trilogia di Treyarch va dunque il merito non soltanto d'aver inscenato un lato più "umano" e meno "gigioneggiante", ma altresì quello di aver spianato le porte all'intelaiatura sci-fi che contraddistingue smaccatamente le ultime incarnazioni del franchise.

    Un piccolo passo per un soldato, un gigantesco balzo per la serie

    Con la release di Black Ops 2 il cammino era ormai segnato: Call of Duty: Ghost, senza inscenare un futuro assai lontano, immagina un 2017 alternativo, in cui possiamo prendere parte persino ad una sparatoria in una stazione orbitante oltre l'atmosfera terrestre, a gravità zero. Si gettano, in sostanza, i semi per un avvenire che germoglierà a piccoli passi negli episodi seguenti, e che culminerà nella battaglia spaziale di Infinite Warfare. La deriva sci-fi è dunque imboccata gradualmente, ma senza più alcun indugio: tra esoscheletri, robot, armi laser ed arsenali ipertecnologici, il feeling dell'M1 Garand resta allora solo un lontanissimo ricordo.

    Che sia una città distrutta dai bombardamenti nazisti o la superficie lunare, l'intero sistema solare può divenire un campo di battaglia: il risultato è un crescendo irrefrenabile verso sequenze sempre meno realistiche, in cui la sospensione dell'incredulità non conosce più nessun limite, e nel quale la fragorosa fantasia degli sviluppatori concatena momenti al cardiopalma con scene intrise di "futuribile" eroismo militare. Pur abbandonando la credibilità delle vicende, lo spirito di Call of Duty, negli ultimi due episodi, rientra a pieno titolo nei binari classici cui la serie ci ha sempre abituati, enfatizzando ancor di più l'anima "spettacolare" che ne identifica la personalità. Non è un caso che Advanced Warfare ed Infinite Warfare annoverino tra il proprio cast digitale star come Kevin Spacey e Kit Harington, sottoposte ad un avanzato processo di motion capture: al di là della discutibile resa della recitazione attoriale e dello sfruttamento di simili maschere a fini squisitamente pubblicitari, l'inserimento di questi "volti" noti della settima arte contribuisce ad incrementare esponenzialmente le velleità cinematografiche di cui la saga si fregia sin dai suoi albori.

    Welcome back home

    "Io non so come si combatterà la terza guerra mondiale, ma so che la quarta si combatterà con pietre e bastoni" - Albert Einstein
    Tenendo fede alle parole del buon Einstein, nel prossimo Call of Duty avremmo dovuto imbracciare le armi del neolitico: era giunto pertanto il momento di fare un passo indietro e rientrare sul suolo terrestre al termine dell'incursione spaziale di Infinite Warfare. "Tornare con i piedi per terra" significa però volgere lo sguardo non solo al passato storico dell'umanità, ma anche a quella della serie stessa. Sicché la scelta di Sledgehammer Games è stata tanto scontata quanto obbligata: recuperare le origini del marchio, ripartire da dove tutto è cominciato, sulle frontiere consumate dalla guerra, sugli sguardi affranti e disperati dei militari, sull'impatto emotivo di una narrazione più "umana", nella quale campeggia lo spirito d'eroico cameratismo, di fratellanza e sacrificio.

    Il mero entertainment pare così essere veicolato - nelle intenzioni del team - da una ricostruzione storica mai così profonda e fedele. Il meticoloso lavoro d'analisi sui documenti dell'epoca sembra volto a compensare proprio l'esuberante piglio fantascientifico dei recenti capitoli: parliamo comunque di un realismo che, almeno in apparenza, è intenzionato a marciare a testa alta con un'immancabile ed irrinunciabile enfasi visiva. Non sappiamo ancora in che modo ed in che misura la guerra di WWII riuscirà a coinvolgerci e travolgerci, né quale "volto" del secondo conflitto mondiale proverà a mettere in scena: su un percorso calcato così tante volte, il pericolo è di ricadere nella trappola di una stucchevole prevedibilità. Ma è un rischio che Sledgehammer Games è costretto a correre, per poter riguadagnare il terreno perduto e sferrare un attacco diretto sugli stabili arroccamenti difensivi dei congeneri nemici. Qualunque sia l'obiettivo della missione, noi - da bravi soldati videoludici - non esitiamo ad arruolarci per adempiere pienamente, il prossimo 3 novembre, al nostro "dovere".

    Che voto dai a: Call of Duty WWII

    Media Voto Utenti
    Voti: 91
    6.9
    nd