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Call of Duty WW2: ritorno sui campi di battaglia grazie a PS Plus

Call of Duty WWII è stato inserito nell'ultima Istant Game Collection del PlayStation Plus. Celebriamo un capitolo da riscoprire col servizio di Sony.

speciale Call of Duty WW2: ritorno sui campi di battaglia grazie a PS Plus
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  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • A tre anni dalla sua pubblicazione, Call of Duty World War II è di recente entrato a far parte dell'Instant Game Collection di Sony, la raccolta dei titoli disponibili per il download per gli abbonati al servizio PlayStation Plus. Il ritorno sui campi della seconda guerra mondiale segna l'inizio di un periodo di profondi cambiamenti per il franchise di Activision, che proprio con il gioco di Sledgehammer getta le basi per l'avvenire della sua saga più popolare. Un punto di partenza accidentato che, al netto dei suoi difetti, merita di essere riscoperto e celebrato per il suo impatto sul franchise.

    Piedi a terra e mani sul fucile

    Il 2 maggio del 2016 venne ufficialmente presentato al pubblico Call of Duty: Infinite Warfare, il terzo capitolo del corso "ipermoderno" della saga nonché quello con la maggiore preponderanza di elementi sci-fi. Il trailer d'annuncio, pubblicato su YouTube, scalò rapidamente la classifica dei video meno apprezzati sulla piattaforma, accumulando qualcosa come tre milioni di "dislike". Un segnale forte e impietoso, che si fece manifestazione del dissenso comunitario nei confronti della cosiddetta "jetpack era" della serie di Activision, inaugurata con Advanced Warfare e portata avanti col successivo Black Ops 3.

    Sebbene totalmente aprioristico, e pertanto non giustificabile in termini critici, il giudizio espresso dalla fetta più vocale della fanbase ebbe un impatto dirompente sulla dirigenza del colosso statunitense, che già da tempo aveva cominciato a fare i conti con la disapprovazione manifestata da una parte del pubblico e stava pianificando una svolta netta.

    Per dare corpo al "ritorno alle origini" chiesto a gran voce dai fan, Activision aveva dunque incaricato Sledgehammer di riportare la saga alle sue radici, saldamente piantate nei campi di battaglia della seconda guerra mondiale, lo scenario dei primi tre Call of Duty. Il risultato di questo percorso a ritroso, affrontato però con lo sguardo fisso sul futuro del franchise, è Call of Duty: World War II, un capitolo che riabbraccia la storica filosofia "boots on the ground" per proporre alla platea un modello di gameplay più tradizionale, ma non per questo privo di intriganti novità.

    Novità che interessavano per la gran parte un comparto multigiocatore che proponeva qualche idea brillante, ma purtroppo non implementata nel migliore dei modi. L'hub social che rappresentava la porta d'accesso al multiplayer, ad esempio, si dimostrò sin da subito un peso troppo gravoso per i server del gioco, specialmente considerando come la solidità del netcode al lancio fosse tutt'altro che ottimale. Traendo ispirazione da titoli come Destiny, gli sviluppatori di Sledgehammer avevano messo insieme un "Quartier Generale" pensato per ospitare un massimo di 48 giocatori, che qui potevano sfidarsi a duello in un'arena dedicata, testare le nuove armi al poligono di tiro e sfoggiare pubblicamente le ricompense ottenute dalle casse premio. Tra tempi di caricamento biblici, bug di vario tipo e una generale instabilità del sistema, i problemi di questa particolare istanza pre-partita costrinsero lo studio a disabilitarne temporaneamente la dimensione social, trasformandola in una lobby solitaria.

    Anche l'inserimento della nuova modalità Guerra, che sfidava i giocatori a contendersi diversi obiettivi in uno scontro 6v6 multifase tra attaccanti e difensori, ebbe un impatto non pienamente positivo sul bilancio complessivo della produzione. Chiaramente ispirata alle routine guerresche del concorrente Battlefield, Guerra merita di essere annoverata tra le migliori aggiunte della storia recente della saga, ma la presenza di tre mappe dedicate ridusse a nove il novero degli scenari riservati al multiplayer tradizionale: una cifra significativamente inferiore rispetto agli standard dei precedenti capitoli di Call of Duty.

    Un punto di svolta per la serie

    Tra le novità accolte con qualche riserva dal pubblico degli appassionati c'era anche il nuovo sistema delle Divisioni, che di fatto sostituiva il classico "Crea una classe" e le meccaniche legate ai perk. In sostanza ogni utente poteva scegliere di affrontare la battaglia tra le fila di uno specifico reggimento (al lancio erano disponibili cinque Divisioni, poi ne vennero aggiunte altre tre), dotato di specifiche peculiarità: gli uomini dell'unità Corazzata erano ad esempio gli unici in grado di utilizzare le mitragliatrici pesanti, mentre i soldati di Cavalleria potevano contare su un pesante scudo per difendersi dal fuoco nemico.

    Come anticipato, non tutti i giocatori reagirono con entusiasmo di fronte a questa nuova impostazione, tanto che nel giro di qualche mese Sledgehammer decise di alleggerire i vincoli delle diverse classi, rimuovendo i limiti allo scatto (precedentemente solo la Divisione Aviotrasportata poteva correre senza affaticarsi) e ampliando la gamma degli accessori utilizzabili da tutti i reggimenti.

    A questo proposito, vale la pena di sottolineare come tutto il supporto post lancio messo in piedi dagli sviluppatori fu costruito efficacemente sulla base delle critiche espresse dalla fanbase: il numero delle mappe venne ampliato (con DLC gratuiti e non), le storture dell'infrastruttura online corrette e venne perfino introdotta una nuova modalità dedicata ai combattimenti aerei, dopo l'accoglienza riservata dal pubblico all'introduzione delle "dogfight" con la mappa "Operazione Husky".

    Non è quindi solo i ritorno del combattimento "piedi a terra" a fare di Call of Duty: World War II un capitolo di svolta per la saga di Activision, ma anche una ritrovata attenzione per il feedback comunitario, l'inizio di un percorso di riconciliazione che, dopo la "parentesi di assestamento" di Black Ops 4 (controversa per diverse ragioni), è culminato con la pubblicazione del reboot di Modern Warfare, un episodio eccellente sia in termini di composizione sia dal punto di vista del "follow-up" contenutistico.

    Racconti di guerra e non morti nazisti

    Se analizzata a posteriori, anche la campagna del gioco rispecchia in pieno le osservazioni di cui sopra, specialmente considerando quanto le sue lacune abbiano influenzato la definizione dei punti di forza di Modern Warfare.

    La modalità single player di World War II calava i giocatori nei panni di un soldato qualunque tra le pagine di uno dei capitoli più sanguinosi del secondo conflitto mondiale: una pedina sulla scacchiera della storia, costretto ad affrontare gli orrori della trincea potendo contare solo sul legame stretto con i suoi fratelli in armi. Proprio la fratellanza rappresenta il tema portante della proposta narrativa di Sledgehammer, che non lesina nulla sul versante della spettacolarità guerresca, mancando però di approfondire concretamente personaggi e rapporti, di innescare un reale coinvolgimento nelle vicende dei protagonisti.

    Tra le righe della sceneggiatura trovano spazio sequenze memorabili, momenti intrisi di grande epicità e altri capaci di generare un genuino sgomento, ma si ha sempre la sensazione che la forza del racconto non sia stata espressa fino in fondo. Al netto di queste considerazioni, la campagna di WWII fa sfoggio di una regia attenta e di grande impatto, che porta su schermo sei intese ore di combattimenti negli scenari più suggestivi dell'Europa occupata, sostenute da un sistema di shooting che propone un buon equilibrio tra il feeling tipico di Call of Duty e la necessità di rendere credibili gli equipaggiamenti dell'epoca.

    Una menzione d'onore va al comparto audio, brillante sia dal punto di vista del sound design sia da quello dell'accompagnamento musicale, uno dei migliori tra quelli proposti dalla serie negli ultimi anni. Piacevolissima anche la reinterpretazione di Sledgehammer dell'iconica modalità Zombie di Treyarch, caratterizzata da un buon impianto narrativo e da una messa in scena valorizzata da sfumature horror più marcate ed efficaci.

    L'introduzione di un nuovo sistema di classi, l'ottimizzazione delle meccaniche legate all'equipaggiamento, e l'inserimento di nuovi obiettivi principali e secondari al di là della semplice sopravvivenza hanno reso Zombie Nazisti una pietra miliare di questo particolare filone, nonché un punto di riferimento per le iterazioni successive.

    Un nodo, quest'ultimo, che torna a sottolineare quello che è a tutti gli effetti il principale merito "storico" di Call of Duty: World War II: un titolo che, pur non riuscendo ad esprimere al massimo il suo potenziale, ha in qualche modo lasciato un segno indelebile nella saga, gettando le basi per il suo futuro. Per questo motivo, non possiamo che consigliarvi di dare una possibilità al titolo, approfittando della sua presenza tra i titoli inclusi nell'offerta mensile di PlayStation Plus.

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