Capcom Arcade Stadium: una vera sala giochi su Nintendo Switch

I leggendari classici da sala prodotti dalla casa di Osaka tornano su Nintendo Switch grazie a Capcom Arcade Stadium.

Capcom Arcade Stadium: una vera sala giochi su Nintendo Switch
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  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Switch
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Con Capcom Arcade Stadium, la storica casa di Osaka celebra i suoi classici di stampo arcade, raccontando un'era importantissima per l'evoluzione del videogioco. L'azienda, insieme ad altre software house giapponesi, ha del resto prodotto titoli che hanno plasmato l'estetica degli anni Ottanta e Novanta, definendo alcuni standard ludici validi ancora oggi. Ma cosa significa preservare le sale giochi? Non dimentichiamo che quei locali fumosi, al di là della nostalgia, erano governati da dinamiche ben diverse da quelle che sarebbero poi diventate lo standard dell'intrattenimento domestico. I giochi arcade orbitavano intorno al concetto di "coin", ossia moneta, gettone: si pagava ogni singola partita, si ricominciava sempre da capo e la difficoltà era tarata verso l'alto, perché la durata ideale di una sessione di gioco era di 5 minuti. Altrimenti come guadagnavano, i gestori dei locali?

    Per questo, in un momento storico in cui rom ed emulatori danno accesso sostanzialmente a tutti i titoli dell'epoca, è importante capire, spiegare e raccontare. I grandi classici dei videogiochi hanno un valore che non diminuirà nel tempo, come quelli della letteratura, ma è innegabile che siano sempre più lontani dai ritmi e dalla sensibilità di oggi. È un discorso del quale dobbiamo iniziare a prendere coscienza, perché nel presente del gaming ci sono milioni di giocatori nati anni dopo la chiusura delle ultime sale giochi. Se vogliamo che la cultura del videogioco cresca, dobbiamo tenere conto del fatto che raccolte come Capcom Arcade Stadium sono anche e soprattutto per loro, e non solo per i neoquarantenni, che i classici in questione li hanno visti uscire.

    Una collezione (quasi) impeccabile

    Il primo passo consiste nell'atto di selezionare. Il retrogaming, come la musica classica, ha una quantità di opere sconfinata che tende a disorientare le nuove leve. Si finisce per arrivare sempre ai soliti giochi, i più famosi, un po' come si finisce per ascoltare sempre la Nona di Beethoven o la Toccata e Fuga di Bach. Su questo fronte, Capcom Arcade Stadium fa un lavoro eccellente.

    La Collection è acquistabile in tre blocchi, dedicati a tre ere precise della storia arcade. Il primo pacchetto, "Dawn of the Arcade", è connesso al periodo tra il 1984 e il 1988: anni coraggiosi, quasi pionieristici, in cui il videogioco stava ancora scoprendo le sue regole. 10 titoli, con pietre miliari come Ghouls 'n Ghosts e Commando, chicche meno note come Pirate Ship Higemaru e poesie estetiche come Legendary Wings e Tatakai no Banka (Trojan). È una selezione impeccabile, tanto per chi vuole assaporare una madeleine videoludica quanto per chi vuole farsi un'idea dello zeitgeist, ossia dello spirito culturale, dell'epoca. Il secondo pacchetto, "Arcade Revolution", racconta il periodo tra il 1989 e il 1992, forse quello in cui Capcom ebbe il maggiore impatto a livello globale. Dieci prodotti strepitosi, con capolavori senza tempo come Strider, Commando, Final Fight, e un certo Street Fighter II. Una selezione così bella da essere quasi ruffiana, ma che al tempo stesso cita tutti i pilastri dell'epoca. A tal proposito vi segnaliamo che 1943 The Battle of Midway è gratis come parte del pacchetto di benvenuto di Capcom Arcade Stadium.

    Il terzo gruppo, "Arcade Evolution", va dal 1992 al 2001 e racconta l'ultima evoluzione delle sale giochi, con ben due versioni aggiornate di Street Fighter II e shoot 'em up incredibili come Giga Wing e Progear. La lunghezza del periodo preso in esame da Arcade Evolution comporta delle assenze eccellenti, come gli episodi di Street Fighter successivi al secondo, ma anche qui non ci si può lamentare. Diciamo che, provando tutti questi trenta giochi, chiunque può farsi un'idea chiara sul perché Capcom è stata una forza fondamentale nel mondo arcade.

    Emulazione e presentazione

    Le opere sono presentate con un launcher ispirato alle sale giochi, con una fila di cabinati (stile giapponese) da sfogliare. La resa è d'effetto, ma c'è una grande assenza: le informazioni. Capcom Arcade Stadium si limita a dire che un titolo è per 1 o 2 giocatori e non si prende la briga di specificare nemmeno la data di uscita.

    Certo, è possibile vederla sui title screen, ma è una scelta deludente. Come si fa a raccontare una storia, senza dare i punti di riferimento per metterla in prospettiva? Non sorprende, dunque, che per i singoli giochi siano disponibili solo dei semplici manuali, ben tradotti ma in ultima analisi superflui. Dove sono gli artwork? I flyer? Le note storiche? Non c'è niente di tutto questo, ed è un vero peccato. Non si parla poi delle piattaforme rappresentate (CPS-1, CPS-2 e CPS-3), perdendo la possibilità di narrare un importante punto di incontro tra l'attuale realtà delle console domestiche e l'evoluzione delle sale giochi.

    È un'occasione sprecata, su tutti i fronti, nonché una risorsa buttata al vento. E vi spiego il perché con un esempio molto attuale: un questi giorni, online, si è discusso molto di una scelta fatta in Capcom Arcade Stadium. Il livello di Honda in Street Fighter II, nell'originale da sala, includeva il Kyokujitsu-ki, la celebre bandiera militare giapponese. Nella versione di CAS, il sole è stato omesso per questioni di sensibilità politica e storica non necessariamente note al pubblico occidentale. Il Kyokujitsu-ki, nel Sud-Est Asiatico, è considerato un simbolo dell'imperialismo giapponese ed è associato ad alcuni grandi orrori del XX secolo, specialmente in Cina e Corea, due mercati dove oggi Capcom ha interesse a piazzarsi.

    Capisco le ragioni della scelta di Capcom e personalmente non ho nulla in contrario, anche considerando che le versioni "tradizionali" di Street Fighter II sono disponibili ovunque, praticamente su ogni piattaforma, ma vedo nell'episodio l'emblema dell'occasione sprecata di cui sopra.

    Se Capcom Arcade Stadium avesse incluso delle informazioni storiche, avrebbe potuto raccontare questa scelta, contestualizzandola e diffondendo un po' di cultura. Avrebbe preservato un classico, trasportandolo al tempo stesso nel presente. Questo caso è palese, ma la carenza di storia è un disservizio a tutti i grandi capolavori contenuti nella collection. Senza un buon insegnante che te li racconta, i classici della letteratura possono sembrare gravosi; senza contesto e lore, i classici di Capcom possono sembrare difficili e fuori dal tempo.

    È un peccato, perché tutto il resto funziona a meraviglia. L'interfaccia è eccellente, l'emulazione è buona e non ci sono problemi di latenza. Oltre alle classiche funzioni per filtri e scanline, ci sono i rewind, i salvataggi e persino la possibilità di rallentare o velocizzare i giochi. C'è una valida dimensione online, con classifiche e sfide, e un'interfaccia che permette di mettere lo schermo in verticale, praticissima in modalità portatile su Switch, ideale per tutti gli sparatutto dei primi anni Ottanta (anche qui, non è stato spiegato cosa sia il TATE mode). Capcom Arcade Stadium propone dunque una selezione incredibile di classici, li impacchetta in un contenitore di qualità ma dimentica di metterci sopra un'etichetta. La bellezza dei giochi non cambia, ma un po' di amaro in bocca resta.

    Capcom Arcade Stadium Sulla selezione di giochi di Capcom Arcade Stadium c’è poco da dire: sono trenta titoli memorabili, pieni di capolavori, perfetti per raccontare la gloria di Capcom nell’era delle sale giochi. L’emulazione fa il suo dovere ed è ricca di funzioni che possono ammorbidire l’esperienza per le nuove leve, che inevitabilmente si troveranno spaesate davanti alla cattiveria di meraviglie come Ghouls’n Ghosts. Constatando la qualità del pacchetto, è impossibile non provare un po' di rammarico per la totale carenza di contenuti extra. Non ci sono artwork e bozzetti, ma soprattutto non c’è uno straccio di informazione storica. Bastava così poco, per trasformare una collezione di grandi classici della storia dei videogiochi in un gioiello di preservazione. Allo stato attuale, rimane un bellissimo contenitore di delizie, ma che perde l’occasione di parlare con chi, a quei tempi, ancora non c’era.

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