Captain Tsubasa: alla scoperta dei videogiochi di Holly e Benji

In attesa di conoscere nuovi dettagli su Rise of New Champions, ripercorriamo i videogiochi tratti dal manga calcistico di Yoichi Takahashi.

Captain Tsubasa: i videogiochi di Holly e Benji
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Switch
  • PS4 Pro
  • È curioso che tantissimi anime e manga moderni divenuti famosi a livello globale in tempi relativamente brevi finiscano troppo spesso per cadere altrettanto in fretta nel più totale dimenticatoio. Al contrario, ci sono opere degli anni '80 e '90 che ancora oggi conservano saldamente il proprio posto nella memoria degli appassionati e, soprattutto, continuano a macinare introiti da capogiro. Anche grazie ai continui sequel, prequel, spin-off, trasposizioni in chiave live action e addirittura tie-in videoludici, è assai probabile che opere del calibro di Dragon Ball, Saint Seiya e Captain Tsubasa rimangano attuali - nel bene o nel male - ancora per molti anni a venire. Meglio noto nel Bel Paese col titolo Holly e Benji, Captain Tsubasa ha da tempo superato in patria i cento volumetti complessivi, di cui però una buona metà risulta tuttora inedita in Occidente a causa di uno sfortunato contenzioso tra la FIFA e la casa editrice Shueisha riguardo la presenza, nel fumetto, di squadre, maglie e giocatori reali.

    In compenso, solo di recente abbiamo potuto consolarci col fenomenale remake della leggendaria serie d'animazione tratta dall'opera di Yoichi Takahashi, mentre nel corso del 2020 potremo dilettarci col nuovo videogioco in uscita su PlayStation 4, Nintendo Switch e PC. Prima di scoprire nuovi dettagli su Captain Tsubasa Rise of New Champions, vi proponiamo un viaggio retrospettivo alla scoperta dei numerosi titoli finora dedicati al fuoriclasse Tsubasa Ozora (Oliver Hutton).

    Tecmo Cup Soccer Game

    Che ci crediate o meno, ad oggi Captain Tsubasa ha ispirato ben diciannove adattamenti ludici, ma solo quattro sono approdati in Occidente. Il primissimo gioco della serie risale infatti al lontano 1988, quando Tecmo provò a tradurre Captain Tsubasa in una sorta di gioco di ruolo piuttosto primitivo per NES: quando il personaggio controllato si avvicinava alla porta o a un avversario, la pressione di un tasto permetteva difatti di fermarne l'avanzata, al fine di fornire all'utente il tempo necessario per elaborare la strategia da attuare.

    Per quanto concerne la componente narrativa, il prodotto seguiva - seppur con qualche taglio - le vicende dell'omonima serie televisiva, invitando i giocatori a guidare prima la Nankatsu (o New Team se preferite) alla vittoria del torneo delle medie e successivamente persino la nazionale di calcio giapponese convocata ai mondiali giovanili. In un certo senso, non è esagerato affermare che proprio l'originale Captain Tsubasa per Famicom sia il capostipite di tutti i titoli sportivi caratterizzati da una modalità carriera.

    Quattro anni più tardi, il titolo venne pubblicato in Occidente, ma all'epoca è assai probabile che se ne accorsero in pochissimi, poiché la localizzazione americana non solo stravolse il nome del gioco, ma ne modificò in maniera radicale la campagna principale. Al prodotto venne innanzitutto dato il nome di Tecmo Cup Soccer Game, mentre il nostro Tsubasa Ozora venne rimpiazzato dall'anonimo biondino di nome Robin Field, che - tra l'altro - non era nemmeno un adolescente.

    Le ragioni che portarono al brutale snaturamento del primissimo Captain Tsubasa si sono perse nel tempo, ma considerando il pessimo trattamento di cui ancora godevano i prodotti giapponesi nei primi anni ‘90, è quasi certo che i detentori dei diritti ritennero che la totale occidentalizzazione del titolo avrebbe potuto avere un appeal maggiore sul pubblico dell'epoca. Il fatto che nessuno dei suoi numerosi sequel sia mai stato localizzato ci lascia pensare che qualcosa, nei bizzarri piani che Tecmo aveva per l'Occidente, sia andata tremendamente male.

    In Giappone, invece, il successo del "calcio cinematico" spinse i ragazzi di Tecmo a confezionare addirittura quattro sequel fra NES e SNES, nonché due spin-off per Game Boy e Sega CD. Nessuno di questi seppe realmente discostarsi granché dall'originale, anche a causa dei limiti tecnici che caratterizzavano le macchine di terza e quarta generazione, ma quantomeno lo sviluppatore ne perfezionò di volta in volta la resa visiva e soprattutto implementò la modalità a due giocatori, cercando al contempo di narrare altre stagioni calcistiche vissute dal buon Tsubasa, come ad esempio quella giocata coi colori del Lecce.

    Il 1995 con la maglia Bandai

    Esattamente il 3 maggio 1995, ossia cinque mesi dopo l'uscita di Captain Tsubasa V: Hasha no Shogo Campione per SNES, Bandai lanciò sulla PlayStation One un titolo calcistico più tradizionale, che per di più presentava due diverse modalità: una incentrata sulla storia dell'anime e una in cui giocare delle partite amichevoli. Ciascun calciatore poteva accumulare un massimo di cento livelli e vedere aumentati i propri parametri di attacco, resistenza, tiro e velocità, mentre alcuni giocatori speciali erano addirittura in grado di apprendere colpi esclusivi come il "tiro della tigre selvaggia" di Kojiro Hyuga (Mark Lenders).

    Curiosamente la campagna di Captain Tsubasa J: Get In The Tomorrow partiva dall'accesissima finale giocata fra il Giappone e la Germania di Karl Heinz Schneider, per poi concentrarsi sul debutto di Shingo Aoi (Rob Denton) nel campionato di calcio italiano. Sempre nel '95, una Bandai aggressiva e forse determinata a eclissare completamente le precedenti proposte targate Tecmo, lanciò anche su Game Boy e SNES la propria "visione" di Captain Tsubasa. Intitolati rispettivamente Captain Tsubasa J: Zenkoku Seiha e no Chousen e Captain Tsubasa J: The Way to World Youth, i due prodotti ripresero le apprezzate meccaniche del proprio fratello maggiore, adattandole stavolta alle meno performanti macchine Nintendo.

    2002: l'acquisto da parte di Konami

    Se il 1995 vide l'uscita di tre titoli di Captain Tsubasa, i fan del brand avrebbero dovuto attendere fino al 2002 per tornare a indossare la maglia del giovane calciatore, quando Konami lanciò nel giro di pochi mesi due giochi dalla forte componente strategica. Votati al single player, Captain Tsubasa: Eikou no Kiseki per GBA e Captain Tsubasa: Aratanaru Densetsu Joshou per PS1 costringevano infatti il giocatore a selezionare, ad ogni turno, la casella in cui spostare il personaggio in possesso del pallone, affinché questi potesse passarlo ai compagni o puntare direttamente alla porta avversaria. Una soluzione alquanto bizzarra e originale, che molto spesso si traduceva in partite di oltre quaranta minuti almeno.

    Dimostrando una tenacia paragonabile a quella dei personaggi del sensei Takahashi, Konami ritentò il colpaccio nel settembre dello stesso anno, puntando stavolta ai possessori di Nintendo GameCube. A metà fra un calcistico tradizionale e un gioco di ruolo, Captain Tsubasa: Ougon Sedai no Chousen è stato uno dei più strani esperimenti mai effettuati dal publisher, non a caso ancora oggi lo ricordiamo per la bruttezza dei suoi modelli poligonali, i quali non avevano nemmeno il volto!

    Fallimenti e successi negli anni 2000

    Il peggior tie-in di Captain Tsubasa vide la luce soltanto sul finire del 2003, quando lo studio E-Frontier provò a tramutare il brand di Takahashi in un typing game per PC. Un'autentica follia. Nel caso in cui non abbiate mai sentito parlare del suddetto genere ludico, vi basti sapere che questi prevedono che il giocatore scriva frasi - spesso molto lunghe - nel minor tempo possibile. Come E-Frontier abbia potuto anche solo pensare di accostare il typing game a una licenza calcistica come quella di Captain Tsubasa rimarrà un eterno mistero, mentre il fallimento del suo disastroso "Captain Tsubasa Jikkyou Typing" è un dato di fatto incontrovertibile.

    Come un fulmine a ciel sereno, nel 2006 fu Bandai a segnare il ritorno di Tsubasa, Hyuga e soci, confezionando un'esclusiva per PlayStation 2 assai più gradevole di qualsiasi altra trasposizione ludica della saga. Prendendo in prestito alcune meccaniche da Dragon Ball Z: Budokai 3 e I Cavalieri dello zodiaco - Il Santuario, l'action game intitolato semplicemente "Captain Tsubasa" prevedeva l'esecuzione di Quick Time Event prima di ogni tiro speciale, premiando la riuscita delle suddette azioni con sequenze in grado di richiamare le più belle scene dell'anime omonimo.

    Il successo del titolo, ad ogni modo, è riconducibile anche alla presenza di modelli poligonali tutto sommato gradevoli (almeno per l'epoca) e della storica colonna sonora della serie, che seppero innescare nei fan un travolgente effetto nostalgia. Da quel disastroso Tecmo Cup Soccer Game snaturato e privo della propria anima originale, abbiamo dovuto attendere ben diciotto anni prima di vedere in Europa un nuovo videogame di Captain Tsubasa.

    Nel 2010, ad un passo dalla naturale conclusione del ciclo vitale del Nintendo DS, Konami localizzò a sorpresa il suo Captain Tsubasa: New Kick Off, che purtroppo si dimostrò un prodotto riuscito a metà. Al netto di una resa visiva semplice e gradevole, il titolo era infatti affetto da un ritmo altalenante e da una scomoda mappatura dei comandi, che delegava il controllo dei calciatori alla croce direzionale.

    Ritorno ai giorni nostri

    Numericamente parlando, l'ultimo decennio è stato purtroppo il più avaro di tie-in legati a Captain Tsubasa, in quanto ha visto la realizzazione di sole due opere. Il primo, Captain Tsubasa: Dream Team, ha visto la luce nel 2011 grazie a KLab Games, che ispirandosi alla modalità FIFA Ultimate Team della popolare serie EA realizzò un browser game abbastanza noioso, che per giunta rimase confinato nel solo territorio nipponico per ben sei anni.

    Nel 2017, infatti, il titolo ha goduto di una conversione per dispositivi mobile (per maggiori informazioni vi invitiamo a consultare la nostra recensione di Captain Tsubasa: Dream Team), che per l'occasione è stata distribuita in tutto il globo nel formato free-to-play con acquisti in-game.

    Basato sulla nuova serie animata prodotta dallo studio David Production, Captain Tsubasa ZERO - Kimero! Miracle Shot è disponibile su smartphone e tablet già dallo scorso anno. Sviluppato da GMO GP, il prodotto presenta un gameplay quasi del tutto automatizzato che richiede la pressione di un singolo tasto per attuare tattiche o ricorrere ai tiri speciali dei giovani calciatori. Essendo più un gioco di ruolo che un calcistico, l'utente assiste alle partite come se fosse un semplice spettatore, in quanto è la CPU a gestire i passaggi, l'utilizzo delle skill e gran parte degli aspetti del gameplay. Al netto di una modalità storia intrigante e originale, il prodotto appare alla stregua di un gestionale malriuscito e macchinoso, e che alla lunga inciampa nel detestabile fenomeno delle micro-transazioni.

    Captain Tsubasa Rise of New Champions La falcata delle produzioni videoludiche dedicate a Captain Tsubasa non ha sempre conosciuto in Occidente il successo che avrebbe meritato. Ma forse è arrivato il momento di rimediare: forte della rinnovata eco mediatica garantita dal remake dell’anime, Captain Tsubasa Rise of New Champions esordirà nel corso del 2020 su Steam, PS4 e Nintendo Switch, e chissà se riuscirà a bucare definitivamente la rete rendendo pienamente onore al manga di Takahashi.

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