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Caso Ellie, il Liberato di Overwatch: quando l'identità digitale inganna

Ellie, l'identità che ha spaccato la community di Overwatch nei giorni scorsi, ha evidenziato ancora una volta la debolezza del Web.

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  • Pc
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  • Xbox One
  • Switch
  • Nell'esport, al contrario di quanto accade negli sport "tradizionali", il giocatore si conosce prima tramite un nickname, online. Persino le squadre, spesso, all'inizio non sanno chi stanno reclutando. Sino a quando il ragazzo o la ragazza non decidono di farsi vedere in video, o in qualche evento LAN, può davvero esser chiunque. Anche il nostro, insospettabile vicino di casa neo-pensionato. Conosciamo prima i nickname, che le persone. La meraviglia del mondo virtuale, che spesso ci fa perdere tempo in polemiche che di razionale hanno ben poco. Come qualche giorno fa, quando la community di Overwatch è andata in cortocircuito per una certa "Ellie".

    Nulla è reale, tutto è lecito

    Second Wind, una squadra di Overwatch che ha preso parte ai Contenders nordamericani, a dicembre aveva annunciato il reclutamento di un nuovo giocatore chiamato, appunto, "Ellie". La nuova arrivata sulla scena competitiva fu accolta sin da subito come il nuovo Messia, l'inizio del riscatto delle donne nel mondo maschilista che è l'esport.
    In molti, però, accolsero la notizia anche con molto scetticismo. Maschi, senza dubbio. E iniziarono i dibattiti sull'autenticità dell'identità. Secondo alcuni, infatti, Ellie era un giocatore professionista di sesso maschile, e le speculazioni hanno preso il volo, alimentate ovviamente dalle più disparate teorie complottiste. Successivamente rivelatesi fondate.

    Ellie non poteva avere la necessaria esperienza per trovarsi così in alto nel Rank. Altri hanno pensato che fosse comunque una ragazza ma che usasse un account falso per proteggere la propria privacy. Altri ancora iniziarono a pubblicare schermate e screenshot per dimostrare la falsità dell'account riconducibile a Ellie. Perfino Daniel "Dafran" Francesca degli Atlanta Reign ha messo in dubbio pubblicamente l'autenticità del nickname durante uno stream su Twitch. Senza contare che il nome non era nemmeno mai stato inserito nel sito degli Overwatch Contenders.

    Apriti cielo. La community si è immediatamente spaccata in innocentisti e colpevolisti, alimentata dalla (buona?) fede del proprietario di Second Wind e degenerando i discussioni in pieno stile #metoo. "La community di Overwatch non è pronta a vedere un giocatore come un semplice giocatore. È un atteggiamento simile che molti hanno avuto quando la prima (e unica) giocatrice della Overwatch League, Kim "Geguri" Se-yeon , si è unita alla squadra di Shanghai. Geguri stessa era titubante ad accettare; lei è una fiera giocatrice che vuole solo giocare. Ma poiché gli esport, nonostante si facciano paladini della meritocrazia e dell'eguaglianza di genere sono dominati dagli uomini, un giocatore di sesso femminile viene automaticamente escluso per questa ragione. La reazione della comunità all'entrata di Ellie in Overwatch dice molto sull'inclusione di genere nel settore; nonostante tutto, c'è un'intensa community femminile alla disperata ricerca di un'identità nella scena competitiva di Overwatch".

    Insomma, la situazione di Ellie si è ben presto trasformata nell'ennesimo pretesto per ricordare quanto la società sia sessista, quanto le donne vengano discriminate e di quanto l'esport e il mondo dei videogame siano un fortino maschilista, una casa sull'albero a cui le femmine non sono ammesse.
    Una questione di principio. Ellie non era più una (presunta) "ragazza", non si trattava più di una persona. Si era evoluta in un concetto; in una presa di posizione acritica da parte della massa, che doveva esprimere la propria opinione dimostrando empatia e attaccamento a una lotta sociale.

    Quanto puzzava, da uno a dieci? Undici.

    Per la verità, sin dall'inizio la situazione puzzava. E non poco, come hanno ben fatto notare i più attenti Sherlock Holmes del Web. Ellie non ha mai giocato per Second Wind (non è mai stata nemmeno nel roster attivo), non ha mai partecipato ai Contenders, è sempre stata una figura nebulosa. Tutti, però, ci sono comunque cascati.
    Blizzard ci ha messo un secondo a smascherare la messinscena, corroborando i sospetti di molti: Ellie non esiste e non è mai esistita.
    "Dopo aver esaminato la questione, abbiamo scoperto che Ellie è un'identità inventata ed è un account fasullo, creato da un veterano per nascondere la sua identità", ha dichiarato il portavoce Blizzard. "Il proprietario dell'account di Ellie è un giocatore senza alcun coinvolgimento attuale o precedente con alcun concorrente di Overwatch o squadra della Overwatch League. 'Ellie' non è mai stato nel roster attivo di Second Wind e non ha mai giocato in una partita di Contenders".
    "Come parte del processo per aggiungere ufficialmente un giocatore a una lista Contenders od Overwatch League, eseguiamo controlli del background per garantire che i giocatori siano chi dicono di essere e soddisfino altri requisiti di idoneità".

    Second Wind ha successivamente rilasciato una dichiarazione ufficiale riguardo a questa situazione, scusandosi pubblicamente con la community e ammettendo diverse falle nel processo di selezione. La squadra aveva perso un sacco di giocatori, la deadline per consegnare la lista completa per i Contenders si avvicinava e il team ha semplicemente fatto uno scouting sui server nordamericani, trovando proprio "Ellie". Non avendo un contatto personale con questo giocatore, i ragazzi di Second Wind si sono semplicemente fidati e, mentre attendevano le verifiche di Blizzard per il via libera, hanno iniziato a lavorare con il giocatore per aumentare la visibilità dello stesso sui social. Ed è proprio questo che ha fatto crollare il castello di carte prima del tempo: l'esposizione pubblica.

    La morale della favola intitolata "Ellie" è, quindi, abbastanza semplice: verificate sempre le fonti, prima di gettarvi a capofitto nel vortice delle "battaglie del Web". Bastava davvero poco - una veloce comparazione di tutte le informazioni con una ricerca su Google - per rendersi conto che si trattava di una bufala bella e buona sin dall'inizio. Siate critici su tutto, anche se questo vuol dire andar contro alla massa che popola il Web. La ricerca e la verifica sono fondamentali, anche solo per poter pensare di esprimere un'opinione su un argomento.

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