Chernobyl: i videogiochi che raccontano la catastrofe

Sulla scia della serie TV evento Chernobyl andiamo alla scoperta dei videogiochi che ripercorrono questa tragica vicenda.

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Dalla caduta del muro di Berlino alla fine dell'apartheid in Sudafrica, il crepuscolo del ventesimo secolo è stato segnato da cambiamenti epocali ma anche da conflitti e disastri, come quello che ha colpito la centrale nucleare di Chernobyl nel 1986. Nonostante siano passati più di trent'anni, il mondo non ha dimenticato quel maledetto 26 aprile, il teatro di una tragedia evitabile. A tener vivo il ricordo dell'incidente hanno contribuito anche la musica, la letteratura, il cinema e più di recente i serial televisivi con l'uscita di "Chernobyl", una miniserie scritta da Craig Mazin e diretta da Johan Renck. Frutto della collaborazione tra HBO e Sky UK, vuole narrare con fredda precisione quei tragici eventi, magari anche a coloro che per motivi anagrafici non ne hanno compreso la portata.

In realtà anche i videogiochi si sono rapportati all'incidente più volte e in modi diversi: Chernobyl VR l'ha trattato a scopo divulgativo e se vogliamo didattico, mentre Call of Duty 4 ha ambientato a Pripyat una celebre missione della campagna. Prima di passare in rassegna questi e altri titoli legati ai fatti di Chernobyl, ci è parso giusto rievocare brevemente l'accaduto, che purtroppo nulla ha a che vedere con l'intrattenimento o la fantasia.

Breve storia di una tragedia evitabile

Classificato col punteggio di 7, il più alto previsto dalla scala degli eventi nucleari e radiologici, l'incidente di Chernobyl è figlio della Guerra Fredda. Per provare il funzionamento della centrale anche in situazioni d'emergenza, come nel caso di un conflitto su vasta scala, ai responsabili della struttura è stato ordinato di condurre un test a dir poco spericolato, che si basava su un brusco e incontrollato aumento della potenza del nocciolo (nel quale avvengono le reazioni nucleari).

Tra i limiti strutturali della centrale e la negligenza degli addetti ai lavori - che per altro non avevano un quadro completo del funzionamento del reattore - la situazione ha impiegato pochi minuti a degenerare. Per intenderci, non stiamo parlando di un'esplosione nucleare in linea con quelle di Hiroshima e Nagasaki, bensì di un incendio che ha diffuso nell'atmosfera un'enorme quantità di radiazioni.

Come ha ben mostrato anche la serie di Renck, molti degli operatori sono morti a causa dell'esposizione prolungata alle radiazioni, il cui livello era talmente alto da far credere che i dispositivi di misurazione fossero difettosi. Nelle ore successive allo scoperchiamento del reattore, i cittadini si sono riversati in strada per ammirare la luce bluastra che dominava l'area dell'incendio, totalmente ignari di che cosa stesse accadendo.

In aggiunta, anche la gestione dell'emergenza si è rivelata fallace, giacché le autorità hanno evacuato la popolazione di Pripyat e delle zone limitrofe solo 36 ore dopo l'incidente (per un totale di 336.000 persone). Sorvolando le migliaia di casi di tumore attribuibili alle radiazioni - i dati cambiano a seconda della fonte da cui provengono - e il devastante impatto ambientale, ci limitiamo a dire che questo è stato il primo passo verso l'abbandono dell'energia nucleare in Italia, che seppur in minima parte è stata colpita dalla nube radioattiva.

Chernobyl VR Project

Ancor prima della serie di HBO e Sky, il Chernobyl VR Project dei ragazzi di Farm 51 ha superato i confini dell'intrattenimento per toccare le corde del documentario. I creatori di Get Even infatti volevano sfruttare i visori VR per condurre i giocatori all'interno della cosiddetta "Zona di Alienazione", una porzione di territorio ucraino che comprende la città di Pripyat, la centrale nucleare Vladimir Lenin - che è il nome completo della struttura - e le zone limitrofe.

Per raggiungere un obiettivo tanto ambizioso sono andati a visitare il luogo del disastro, raccogliendo materiale utile e scattando migliaia di foto guidati da Siergiey Akulinin, un ex dipendente della centrale. Grazie alla tecnica della fotogrammetria sono riusciti a ricreare le aree più importanti della cittadina e la centrale stessa, con l'imponente sarcofago realizzato per soffocare la fuoriuscita delle radiazioni.

Esplorando l'ospedale, il centro ricreativo di Pripyat e l'area dell'incidente, è possibile guardare le video testimonianze dei sopravvissuti e ascoltare degli interessanti file audio, tesi a raccontare quei tragici momenti sin nei minimi particolari. Dalla stanza che ha accolto i pompieri intossicati dalle radiazioni, fino al parco divertimenti, ora immerso in un silenzio lugubre e innaturale, Chernobyl VR Project è un'esperienza come poche altre e prova che il mondo della realtà virtuale ha tutte le carte in regola per aprirsi agli utilizzi didattici: le enciclopedie su CD-Rom le ricordiamo un po' tutti ma potersi immergere in prima persona in un frammento di storia è un altro discorso.

La "missione del cecchino" in Call of Duty 4: Modern Warfare

I veterani la conoscono col nome di All Ghillied Up ma la numero 13 della campagna di Call of Duty 4 è passata alla storia come "la missione del cecchino".

Ambientata dieci anni dopo il disastro di Chernobyl, vede il giocatore calarsi nei panni del tenente Price per trovare e uccidere Imran Zakhaev, un pericoloso terrorista. Spingendosi nel cuore di Pripyat assieme al capitano MacMillan, il soldato esplora alcuni dei luoghi più importanti della città fantasma, dall'ingresso a Chernobyl, passando per il già menzionato luna park e la piscina.

Spinto dalla volontà di mostrare la potenza visiva della sua opera, il team di Infinity Ward ha ricostruito la zona con fedeltà assoluta. Le piccole licenze poetiche non mancano - ad esempio la piscina appare già in disuso mentre è stata abbandonata solo nel '99 - ma stiamo comunque parlando di un setting tanto straniante quanto affascinante, in grado di innalzare l'asticella dell'intera esperienza.

A fronte dell'ottimo impatto audiovisivo, che si ripropone con ancor più forza nella versione rimasterizzata del gioco, c'è da dire che All Ghillied Up è una piccola lezione di game design. Pur essendo di fatto molto guidata, regala la viva sensazione di star conducendo una rischiosa operazione segreta: le sezioni di sniping si alternano alla necessità di nascondersi dai nemici, che in caso di conflitto aperto travolgerebbero la coppia di assassini senza problemi.

Dopo aver superato le zone più pericolose, quelle in grado di far impazzire il contatore geiger per intenderci, i due giungono ai piani alti dell'hotel abbandonato e si preparano a eliminare il bersaglio. Armato di un Barret M82, che poi è un gigantesco fucile antimateria, Price deve eliminare Zakhaev a distanza, tenendo conto anche della direzione del vento. Il realismo di Call of Duty 4 si contrappone ad altre interpretazioni del disastro, che sfociano nel sovrannaturale a tinte horror. Neanche a dirlo, il prossimo titolo della nostra lista si basa proprio su questo tipo di "realtà alternative".

S.T.A.L.K.E.R: Shadows of Chernobyl

Basato sul romanzo Roadside Picnic di Arkady e Boris Strugatsky, S.T.A.L.K.E.R: Shadows of Chernobyl è uno dei titoli più famosi ispirati al disastro nucleare ed è ambientato in una Zona d'Alienazione ben diversa da quella di COD 4. L'area contaminata è infatti popolata da orride mutazioni, individui con poteri psichici e la fauna che ci si aspetterebbe di incontrare in un contesto del genere. Tra gli elementi chiave di questo sparatutto/survival horror con elementi ruolistici troviamo "gli artefatti", una serie di oggetti con proprietà speciali che le fazioni locali vogliono possedere a ogni costo.

Queste sono mosse da intenzioni e obiettivi differenti, giacché alcune mirano alla distruzione della Zona d'Alienazione, mentre altre si battono per proteggerla e aprirla a tutti. Questa terra di nessuno infatti è sorvegliata dalle squadre speciali dell'esercito ucraino, poste a impedire qualsiasi accesso non autorizzato.

In Shadows of Chernobyl - seguito da S.T.A.L.K.E.R: Call of Pripyat - siamo chiamati a impersonare un uomo senza memoria, il quale deve dare la caccia a Strelok, un temibile stalker. Il termine, che ovviamente si riferisce al titolo stesso del gioco, è in realtà un acronimo che riassume le principali "mansioni" di questi individui, gli unici a potersi imbarcare in missioni ad alto rischio. Nel corso dell'avventura il protagonista inizia a ricomporre i pezzi del proprio passato e arriva a scoprire la sua vera identità: nel frattempo deve farsi largo tra le mostruosità che infestano la Zona d'Alienazione, diventando un combattente sempre più abile.

L'opera di GSC Games presenta finali multipli, la cui attivazione dipende da specifici fattori come il denaro guadagnato nel corso del gioco e il ripristino della memoria del nostro "eroe".

Forte di 4 milioni di copie vendute, il franchise dovrebbe ampliarsi ulteriormente con S.T.A.L.K.E.R. 2, che potrebbe vedere la luce nel 2021 dopo una gestazione a dir poco turbolenta.

Chernobylite

La serie S.T.A.L.K.E.R. ha più volte dimostrato l'efficacia di una reinterpretazione paranormale e post-apocalittica dell'incidente di Chernobyl: era solo questione di tempo prima che qualcuno tentasse di replicarne il successo. Proprio questo è il caso di Chernobylite, la nuova fatica dei creatori di Get Even attualmente in sviluppo per PC. Grazie ai fondi raccolti con la campagna su Kickstarter, Farm 51 ambisce a offrire un maggior numero di location e contenuti, sfruttando le medesime tecniche utilizzate per realizzare Chernobyl VR Project.

Il nome del gioco - che deriva dal composto formatosi nel reattore a seguito dell'incidente - potrebbe fornire qualche indizio sul mood dell'avventura, che narra la storia di un fisico tornato sul luogo del disastro per ritrovare la moglie perduta trent'anni prima.

Già molto chiari quindi i contorni misteriosi dell'esperienza, che promette di unire gli elementi ruolistici, le meccaniche survival e il crafting all'azione tipica di uno sparatutto in prima persona. La storia si dipanerà ancora una volta nei luoghi simbolo della Zona d'Alienazione e porrà il giocatore dinanzi a scelte difficili. A quanto sembra, tra l'altro, i comprimari potrebbero morire nel tentativo di completare le missioni che gli avremo assegnato, una caratteristica che - se trattata nel modo giusto - andrà a rafforzare la solidità dell'impasto ludico e narrativo.

La nascita di 4A Games e della serie Metro

Fondata da Oles Shiskovtsov e Aleksandr Maksimchuk - che tra l'altro hanno preso parte allo sviluppo di S.T.A.L.K.E.R: Shadows of Chernobyl - 4A Games ha dato i natali a Metro, un franchise basato sui romanzi di Dmitry Glukhovsky. Pur non essendo ambientati proprio a Chernobyl, i titoli della serie riprendono le tematiche e le atmosfere da survival horror dell'opera di GSC Games, puntando però su elementi ludici e scenografici molto diversi.

Ad esempio, Metro 2033 cala il giocatore nei panni di Artyom, un uomo chiamato a proteggere la sua stazione dalle mostruosità che si aggirano nei tunnel della metropolitana di Mosca. Una guerra nucleare ha infatti spazzato via milioni di vite, riducendo l'imponente città russa in un cumulo di macerie.

Sebbene sia ambientata per la maggior parte nel sistema metropolitano, l'avventura permette al giocatore di fare una capatina nel mondo esterno di tanto in tanto, purché questi sia equipaggiato con la fida maschera anti-gas. L'aria infatti è diventata quasi irrespirabile, essendo stata contaminata dalle radiazioni e dai veleni della "guerra finale".

Come se non bastasse il clima del nuovo mondo a minacciare la vita delle poche migliaia d'uomini rimasti, i docili animali d'un tempo sono diventati degli abomini, subendo mutazioni d'ogni sorta. Il pericolo più grande però è da ricercarsi nei Tetri, una specie di umanoidi che sembra voler annientare i superstiti in via definitiva. Forte del 4A Engine, il capostipite della serie ha mostrato con indiscutibile efficacia le tribolazioni di un'umanità al collasso, piegata da una catastrofe nucleare senza precedenti.

Fear the Wolves

Alcuni ex membri di GSC hanno abbandonato lo studio per imbarcarsi in una nuova avventura professionale, dando vita prima a Survarium (uno sparatutto online free to play) e in seguito impegnandosi nell'ambiziosa gestazione di Fear The Wolves. In altre parole, il titolo di Vostok Games è un altro "figlio di S.T.A.L.K.E.R." e ne recupera sia il setting - essendo ambientato a Chernobyl - sia le atmosfere a tinte fosche.

A differenza del franchise di GSC però, ci troviamo dinanzi a uno sparatutto votato al PvP in Battle Royale e al PvE, che promette di essere più complesso, realistico e sfaccettato rispetto ai diretti concorrenti. Tra anomalie non meglio precisate e branchi di lupi mutati, i veri signori di un'area esplorabile di 25 km quadrati, ben 100 giocatori dovranno vendere cara la pelle finché non ne resterà soltanto uno.

Grazie a un buon numero di veicoli, i guerrieri potranno spostarsi agevolmente nelle lande che circondano Chernobyl ma dovranno tener conto sia del livello di radiazioni - che cambia di zona in zona - sia del ciclo giorno/notte dinamico, che promette di influenzare direttamente l'esperienza di gioco.

In aggiunta, le sparatorie verranno influenzate dalla balistica delle armi, che per altro potranno essere potenziate con apposite migliorie: trovare il pezzo adatto per il proprio strumento di morte non sarà facile e potrebbe persino costare la vita. Mosso dal potente Unreal Engine 4, Fear the Wolves sembra un prodotto dotato di un'identità propria, che punta a differenziarsi dai diretti concorrenti sia per l'ambientazione, sia per il mood dell'esperienza.

Chernobyl- Stagione 1 I titoli ispirati all’incidente di Chernobyl si rivolgono a fette di pubblico distinte e separate, toccando diversi generi ludici e narrativi. Il VR Project vuole mettere il giocatore faccia a faccia col disastro, facendogli “vivere” una delle pagine più oscure della storia recente. Call of Duty 4 vede in Pripyat il luogo perfetto per inscenare un’operazione militare moderna, mentre S.T.A.L.K.E.R. e i suoi derivati - se così possiamo chiamarli - reinterpretano la tragedia in chiave post-apocalittica e paranormale, riempendo le rispettive ambientazioni di esseri immondi e pericoli d’ogni sorta. Dettò ciò, non importa quanto tali produzioni differiscano l’una dall’altra: in ognuna di esse troviamo gli echi di un dramma indicibile e dolorosamente indimenticabile.

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