Cobra Kai: la storia dei videogiochi su The Karate Kid

Dopo la serie in streaming, approdata anche su Netflix, anche un videogioco riprenderà gli eventi di Cobra Kai. L'universo di Karate Kid è tornato.

Cobra Kai: la storia dei videogiochi di Karate Kid
Speciale: Multi
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  • PS4
  • Xbox One
  • Switch
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Siamo onesti. A prescindere dal solidale affetto che le nostre versioni preadolescenziali hanno provato seguendo l'epopea cinematografica di Daniel LaRusso, nel tempo molti di noi sono arrivati alla medesima, inevitabile conclusione: il giovane pupillo del maestro Miyagi era un personaggio detestabile e borioso. Proprio questo comune sentimento, che nell'ultimo ventennio è stato spesso al centro di divertenti "pourparler" internettiani, è uno degli elementi alla base del successo di Cobra Kai, serie che -almeno all'inizio- sembra trasformare l'ex campione del torneo di All Valley in un vero e proprio villain schierato contro un Johnny Lawrence in cerca di redenzione. Approfittando dell'esordio della terza stagione su Netflix, abbiamo deciso di ripercorrere la storia di questa rivalità andando a riesumare le trasposizioni videoludiche dell'universo narrativo di Karate Kid, che presto tornerà sugli schermi dei giocatori con Cobra Kai: The Karate Kid Saga Continues, un beat‘em up ispirato all'omonima serie.

    Attenzione: per una lettura pienamente soddisfacente, vi consigliamo di mettere a tutto volume il brano You're The Best di Joe Bean Esposito.

    Dai la cera, togli la cera

    Verso la metà degli anni ‘80 era letteralmente impossibile passare un'intera giornata senza imbattersi in una delle massime del maestro Miyagi, in genere in contesti del tutto avulsi da quello originale. Una consuetudine più che comprensibile, tanto per il forte impatto culturale delle avventure cinematografiche di Daniel-san, quanto per l'estrema versatilità delle perle di saggezza del guru marziale di Okinawa, più riciclate del - terrificante - regalo natalizio di una zia alla lontana.

    Ai tempi, non era quindi raro che a domande scomode come "ma nella carbonara ci va la cipolla?" seguissero repliche serafiche del calibro di "risposta è importante solo quando fai domanda giusta", ovviamente scandite con un improbabile accento simil-giapponese, credibile come il romanesco di Massimo Boldi in Vacanze di Natale ‘90. Memetica dell'era pre-intenettiana, figlia di un'epoca della cultura pop che ancora oggi ha un posto speciale nel cuore di moltissimi videogiocatori, in particolar modo di quelli che proprio in quel periodo hanno mosso i primi passi nel mirabolante mondo dell'intrattenimento digitale.

    A questo proposito, considerando appunto l'eccezionale popolarità di Karate Kid, non stupisce che qualcuno abbia voluto approfittarne per colonizzare anche il mercato videoludico, che al tempo si stava ancora riprendendo dalla crisi dell'83. Quel qualcuno non poteva che essere la famigerata LJN Toys Ltd., compagnia nota soprattutto per due pratiche ricorrenti: la fulminea acquisizione dei diritti per lo sviluppo di videogiochi tratti da film e show televisivi, e la generale pochezza di questi prodotti, spesso confezionati in fretta e furia per cavalcare l'onda "pop" del momento.

    È questo il caso di The Karate Kid, action game a scorrimento laterale arrivato su NES alla fine del 1987, a un annetto dall'uscita nelle sale del secondo film della serie. Proprio in virtù di queste tempistiche, il gioco propone un singolo livello ispirato alla pellicola d'esordio, mentre i restanti tre portano su schermo sequenze ludiche con vaghi riferimenti alla trama del seguito.

    Seppur in linea con molte delle produzioni di quegli anni (Kung-Fu Master in primis), il gameplay non mostrava particolari guizzi identitari, fatta forse eccezione per una sorta di sistema di progressione secondario legato ai minigiochi collocati tra un quadro e il successivo. Questi richiedevano al giocatore di eseguire alcune delle iconiche "prodezze marziali" di Daniel-san (come catturare una mosca con un paio di bacchette), in cambio di mosse speciali da utilizzare sul campo di battaglia.

    Un'aggiunta interessante, purtroppo svilita da scelte di design decisamente discutibili, come la quasi totale assenza di una storia a scandire l'avanzamento e un livello di difficoltà mal tarato, reso fin troppo impietoso col chiaro intento di compensare artificiosamente la breve durata dell'avventura. Malgrado le considerazioni di cui sopra, è molto probabile che molti giocatori abbiano trasformato le imprecazioni di allora in una dolce memoria "retroludica": una gestazione assolutamente ragionevole, a maggior ragione perché legata a un periodo e a un brand indimenticabili.

    La legge del pugno

    Per quanto il titolo di LJN, complice l'incredibile successo della console di Nintendo, venga largamente ricordato come l'unico gioco ispirato alla saga, al tempo del suo lancio ne esisteva già un altro, probabilmente più meritevole delle attenzioni del pubblico. Parliamo del semisconosciuto The Karate Kid Part II: The Computer Game, picchiaduro sviluppato dal team britannico Microdeal e uscito nel lontano 1986 per Atari ST.

    In questo caso la fonte d'ispirazione principale è chiaramente il leggendario International Karate, base concettuale di un fighting game a incontri caratterizzato da un sistema di combattimento stratificato (almeno per gli standard dell'epoca), reattivo e appagante: con ben sedici mosse a disposizione, valorizzate da un lavoro eccellente sul fronte delle animazioni, il titolo può tranquillamente essere annoverato tra i migliori tie-in mai realizzati.

    Anche qui troviamo dei minigiochi "di passaggio" legati a doppio filo alle scene più celebri del film, tanto piacevoli quanto impreziositi da una pixel art di grande impatto. Come detto, malgrado i suoi pregi e la popolarità della licenza, il gioco di Microdeal non riscosse il successo sperato, a riconferma dello sfortunato rapporto tra la serie cinematografica ideata da Robert Mark Kamen e il mondo dei videogiochi.

    A quasi trent'anni dalla conclusione della saga originale, approfittando del ritorno di fiamma innescato dalla serie Cobra Kai (arrivata su Netflix assieme a una terza stagione inedita), GameMill Entertainment cerca ora di spezzare la maledizione con un tie-in ispirato alle nuove (dis)avventure di Daniel Russo e Johnny Lawrence, che assieme ai rispettivi allievi si daranno presto battaglia in un beat ‘em up in arrivo il prossimo 27 ottobre su PS4, Xbox One e Switch.

    Un'impresa sulla quale già si allungano pesanti ombre, generate da un trailer d'annuncio tutt'altro che convincente e dai trascorsi curricolari dell'azienda, che si porta dietro un bagaglio produttivo non proprio brillante. Vi basti pensare tra i giochi distribuiti sotto l'etichetta GameMill c'è anche Big Rigs: Over the Road Racing, universalmente considerato come uno dei peggiori videogiochi della storia (e "meritatamente" citato nel nostro speciale sui giochi più brutti di sempre).

    Lasciando da parte il passato dello sviluppatore-editore, il video pubblicato lo scorso agosto non fa certo ben sperare circa la qualità complessiva della produzione, tra animazioni di combattimento rigide e approssimative, una direzione artistica piuttosto insapore, e un comparto tecnico evidentemente datato. Va da sé che si tratta di considerazioni assolutamente preliminari, che peraltro non tengono conto dell'inevitabile "fattore nostalgia" alla base di queste operazioni, già uno dei principali punti di forza di una serie che, dopo l'esordio su YouTube Red (ora Premium), ha saputo conquistare anche una nuova generazione di spettatori.

    Resta il fatto che, almeno per il momento, sembra difficile che il titolo di GameMill si dimostri capace di sovvertire il burrascoso rapporto tra Karate Kid e il mondo dei videogiochi, storicamente incerto, claudicante, in aperta violazione di una delle sacre massime dell'infallibile maestro Miyagi: "Se tu impari Karate va bene. Se non impari Karate va bene. Se tu impari Karate-Speriamo, ti schiacciano come uva".
    Una massima che dovrebbe essere impressa a fuoco sulle pareti di qualsiasi studio di sviluppo.

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