Corsa contro il tempo: alla scoperta del mondo delle speedrun

Abbiamo incontrato tre importanti personalità nel sottobosco degli speedrunner, che ci hanno raccontato i segreti e la filosofia del loro stile di gioco.

speciale Corsa contro il tempo: alla scoperta del mondo delle speedrun
Articolo a cura di

Ai tempi dell'università mi capitò per le mani un libro di Jean Baudrillard: America. Di quel testo, un concetto in particolare mi è rimasto impresso nella mente. Non ricordo con assoluta precisione la citazione, ma il succo è questo: Baudrillard stava osservando le persone correre lungo il fiume Hudson, in pieno inverno, e gli venne in mente che la corsa è un'azione malata, folle, quasi malsana. Tutto quell'impegno profuso senza che vi sia una meta, il corpo scarnificato ed esposto a tutti i tipi di intemperie...insomma, correre significa combattere contro se stessi.
Nell'era in cui tutto viene compresso e tradotto in dati, l'essere umano ha digitalizzato anche quella strana forma di follia malsana altrimenti detta "corsa": oggi speedrun e maratone di videogiochi sono una parte fondamentale dell'intrattenimento via streaming, e sta nascendo una community molto solida (ed internazionale) di giocatori che si sfidano a suon di record stracciati, per non parlare degli eventi dedicati esclusivamente ai nuovi Bolt dei videogame. Per comprendere un po' più in profondità il legame tra chi corre con le gambe e chi lo fa coi pollici, ho intervistato centometristi e maratoneti videoludici, cercando di aggiungere un pezzettino del puzzle alla ormai celeberrima questione degli eSports.
Le interviste sono in tutto e per tutto trasversali: dalle "vette" della popolarità su Netflix di Tim McVey, protagonista del pluripremiato documentario "Man vs Snake", passando per il mondo di Youtube con Faraaz Kahn, speedrunner dei cosiddetti SoulsBorne, sino alle "periferie" dei forum di Steam, con Michael, un giovane tedesco meglio noto come Sirius. Anche i prodotti presi in questione sono molto diversi tra loro: Nibbler (un cabinato degli anni Ottanta), Dark Souls (non certo nato per essere percorso tutto d'un fiato), ed infine SEUM: speedrunners from Hell, che come si può facilmente comprendere dal titolo è stato programmato proprio per gli amanti della velocità!

La forza della competizione

Partiamo da molto lontano. Per la precisione da due notizie che sembrano avere poco o nulla in comune: al celebre videogiocatore "professionista" Billy Mitchell vengono invalidati i record del mondo su Donkey Kong (qui potete leggere la news), e le recenti e tristemente celebri affermazioni del presidente del CONI, Giovanni Malagò, riguardo all' impossibilità per i videogiochi di far parte delle discipline olimpiche.

A ben vedere, un filo conduttore molto sottile lega le due cose: c'è una forza che sta emergendo sempre di più e che ha bisogno di maggiore riconoscimento; non soltanto una potenza economica, ma connessa a quella insana e folle voglia di battere un record, di correre più veloce, di sfidare se stessi, di essere atleti o diventare "re", senza la necessità di un fisico scultoreo o del sangue blu. Tutto questo attraverso il medium più amato del nostro tempo, il videogioco.
Ho chiesto a Tim McVey del caso Billy Mitchell e mi ha risposto così:
Beh, la cosa non mi ha sorpreso, credo. Stavo seguendo la vicenda da quando i forum di Donkey Kong hanno rimosso i suoi punteggi. Ho seguito tutte le notizie...e devo ammettere che le prove sono abbastanza schiaccianti. Billy ed il suo team, poi, non hanno fatto nulla per controbattere in maniera efficiente. Quindi il risultato finale, con il ban del record...era prevedibile. Penso che Twin Galaxies abbia fatto un lavoro molto ben ponderato.
Tra le altre cose, McVey si attribuisce parte della "paternità", assieme a Dwayne Richard (altro recordman e produttore del documentario dedicato a Pacman, "The Perfect Fraudman"), del fenomeno dello streaming di videogame che, come sappiamo, sta diventando un vero e proprio gigante dell'intrattenimento.

Uomo contro SerpenteIl 17 gennaio del 1984, Tim McVey totalizzò 1.000.042.270 punti a Nibbler, un cabinato arcade, antenato del più noto Snake, battendo il record mondiale. La sua bizzarra storia è stata raccontata in un documentario: "Man vs Snake", che potete trovare su Netflix. Il film, nato grazie ad un progetto Kickstarter, è stato premiato come miglior documentario al Calgary Underground Film Festival del 2016. I due registi hanno scoperto la storia di Tim mentre lavoravano insieme al montaggio di Battlestar Galactica.

Basti pensare che Twitch venne acquistato da Amazon.com nel 2014 per quasi un miliardo di dollari...ed oggi ne vale almeno tre e mezzo! Maratone, speedrun e retrogaming sono soltanto uno degli ingranaggi di una macchina mediatica complessa e monumentale ma, col passare degli anni, l'utenza sembra essere sempre più interessata alle possibili alternative ai titoli all'ultimo grido ed ai modi "convenzionali" di affrontare un gioco.
McVey: Fummo io e Dwayne Richard ad iniziare l'intera "storia" dello streaming. Nessuno dei miei amici o dei miei familiari poteva venire al MAGFest del 2009. Quindi la mia unica condizione per parteciparvi era che l'evento potesse essere streammato, perché i miei cari potessero vederlo. Usammo UStream. Twitch non esisteva ancora all'epoca e non sono neanche sicuro che Justin.tv fosse nata.

Odi et amo

La mente del record-man è un luogo denso di misteri: ci si allena per mesi e mesi per riuscire a giocare per più di 24 ore di fila, si scava in profondità sino ad arrivare alle fondamenta di certo level design per osservarne ogni possibile falla, ed insinuarsi all'interno soltanto per guadagnare qualche millesimo di secondo in più, per aprire shortcut nemmeno immaginati dai programmatori. Fa tutto parte di una miope follia, o ci si prefissa un obiettivo?

McVey: Per me tutto si riduce a: "mi piace un gioco"? Alcuni giocatori vogliono far crollare un record...per diventare "famosi", o non so cosa. Io? Io volevo essere il migliore a Nibbler. Non mi importava della fama, non mi è mai sfiorato per la mente...e non ho mai capito come si fa ad essere pagati per giocare, quindi no, i soldi decisamente non c'entrano! Ma prendere un titolo a caso, e battere un record come azione fine a se stessa, senza avere un amore profondo per il gioco...non capisco come qualcuno possa o voglia farlo. È tipo, che ne so, un "lavoro"? No grazie!

L'uomo dei SoulsFaraaz Kahn ha una passione molto particolare...e coraggiosa: completare i titoli soulsborne senza mai essere colpito! Il tutto, ovviamente, nella maniera più veloce possibile. Se pensate che sia un'impresa che trascende le capacità umane (e forse avete ragione) date un'occhiata ai record su Dark Souls 3 e Bloodborne direttamente sul suo canale .

Pensiero simile, ma molto diverso nelle conclusioni, quello di chi, come lo youtuber e streamer Faraaz Kahn, ha fatto delle speedrun il suo lavoro, e che ci dice:
Ognuno è diverso, ed ognuno ha una sua ispirazione ed il suo modo di vedere il successo. Tutto ciò di cui sei davvero appassionato allo stesso tempo ti riflette e ti forma...è piena espressione di te stesso ai massimi livelli. Perciò credo che ci sia bisogno di essere onesti con se stessi e seguire quel fuoco dentro che continua ad ispirarci. Credo che questo sia più importante del successo, di un titolo, della fama o di qualche regola predeterminata. Bisogna vivere la vita pienamente, in ogni momento...fai quello che desideri, e se tutto va come deve andare, arriveranno anche i soldi.
Ci vuole passione, dunque: questo è chiaro. Fatto sta, però, che amore e divertimento non sono necessariamente collegati tra loro, l'uno non è diretta conseguenza dell'altro e viceversa. Quando si parla di speedrun, poi, il tempo sembra essere l'unica cosa che conta...eppure c'è pochissimo tempo per divertirsi! Abbiamo chiesto al giovane Michael (AKA Sirius) cosa ne pensasse a riguardo. Sirius è un nome noto della piccola, ma agguerritissima, community di SEUM: Speedrunners from Hell, titolo interamente dedicato ai centometristi del videogioco, in cui bisogna arrivare da un capo all'altro della mappa nel minor tempo possibile.

Sirius: In SEUM in particolare, i record vengono battuti velocemente. Ho visto giocatori fare il tempo migliore in sole 4 ore di gioco. È capitato anche a me! D'altro canto, però, ci sono record che durano per mesi. Una volta ho dovuto affrontare intorno ai 20000 tentativi per battere un record mondiale, mi ci sono voluti quattro mesi per affrontare una run di soli 30 secondi. Mi ci allenavo anche quattro ore al giorno. Affrontare la run in sé è, però, soltanto una piccola parte dello speedrunnig. Studiare con cura il record del mondo, trovare i percorsi migliori, identificare ogni errore, comprendere il livello di skill del detentore del primato, tutto questo è importante.
E quando chiedo a Faraaz la sua routine di allenamento quotidiana mi dice qualcosa di molto simile:
Mi alleno. Mi alleno ancora, ancora ed ancora. Per molte ore al giorno. Ripeto sezioni del gioco che sto affrontando. Ad esempio, con Dark Souls 3 ho suddiviso i 25 (o giù di lì) boss uno per uno. Studiavo i movimenti del primo, poi, se riuscivo a batterlo senza mai essere colpito, per dieci volte di fila, passavo al prossimo...nel caso di un errore, ripartivo da zero.
Cominciate anche voi ad intravederla, vero? La "follia" della corsa!

Atletismo videoludico

Sulla questione degli eSports alle Olimpiadi sono state scritte decine e decine di articoli, con opinioni anche molto contrastanti tra di loro, a dimostrazione di quanto l'argomento sia complesso ed opinabile. Una punto d'accordo, però, la maggior parte della comunità videoludica lo ha trovato nel biasimare l'estrema sufficienza con la quale il presidente del CONI, Malagò, ha etichettato come "barzelletta" la possibilità che migliaia di ragazzi e ragazze, da ogni angolo del pianeta, potessero trasformare le dure ore di allenamento davanti ad uno schermo in una competizione olimpica, regolamentata e riconosciuta.

Come abbiamo visto, i runners intervistati hanno dedicato gran parte della loro vita a ripetere le stesse azioni per migliorarsi sempre più, proprio come fanno gli atleti professionisti. Vediamo cosa ne pensano, partendo da Faraaz, il quale, con lo sport, ci ha spesso a che fare, poiché è stato un lottatore semi-professionista di Muay Thai:
Non credo che i videogiochi faranno mai parte delle Olimpiadi...inoltre penso anche che tanti sport che vi partecipano non dovrebbero farlo. Gli eSports sono incredibilmente competitivi, non fraintendetemi, ma gli manca qualcosa di fondamentale: l'armonia tra mente e corpo. Prendete la lotta ad esempio, ci sono così tanti dettagli che non troverete mai negli eSports. Allo stato attuale delle cose, gli eSports non sono in grado di favorire quella connessione mente-corpo in maniera adeguata.

Alle affermazioni di Malagò, Sirius risponde in questo modo:
Non credo ci sia molta differenza tra il tempo che si spende per diventare un atleta e quello che serve a diventare un pro-player. Ci sono molti videogiocatori, non necessariamente speedrunners, che passano 12 ore al giorno davanti allo schermo solo per mantenere il loro livello di performance. La differenza sta solo in quello che fanno ma, a parte quello, giocatori professionisti ed atleti hanno molto più in comune di quello che Malagò voglia ammettere.
Tim McVey ha un'idea molto simile:
Penso che quello che hanno detto faccia parte di una visione molto miope. Da ragazzo correvo sulle BMX. Ho sempre desiderato che diventasse uno sport olimpico, ed ora lo è. I videogiochi non sono molti diversi. Coordinazione tra mani ed occhi, preparazione mentale, gioco di squadra...forse la parola "atleta" non sarà adatta, ma credo che i massimi livelli di eSports siano paragonabili con quelli tradizionali. Pensateci bene: il curling è un "vero" sport?

Trascendere il gioco

Man mano che le interviste vanno avanti e le domande incalzano, il tema sembra divergere e contemporaneamente divenire sempre più chiaro. È come se i giochi piano piano cominciassero a sparire, lasciando intravedere il giocatore. Mi spiego meglio: il gioco è, sì, la "seduzione" iniziale, ma si ferma lì. Pur essendo il perno attorno al quale tutto ruota, esso viene "violato" nei suoi segreti più intimi. Pur essendo il soggetto, esso non ha niente a che fare con la run...

Faraaz mi ha parlato del suo rapporto con Dark Souls:
Dark Souls? Cavoli, ho giocato ai soulsborne fino allo sfinimento. Ho trascorso più ore su Dark Souls di quante flessioni la maggior parte delle persone abbiano mai fatto nella sua vita! Quindi ne sono abbastanza disgustato. Conosco ogni titolo alla perfezione. Conosco ogni mossa dei boss e la maniera per reagire. Conosco tutti i trigger sonori e visivi, e le mappe in ogni loro angolo. Dopotutto, faccio "no hit run", quindi queste cose sono necessarie. Per questo motivo non mi diverto molto quando ci gioco (con l'eccezione di Bloodborne)...ma questo non vuol dire che siano pessimi giochi, anzi! Dark Souls 3 è un ottimo titolo, e Bloodborne è un vero e proprio capolavoro.
Capolavoro o no, quando faccio notare a Faraaz che, per battere un record c'è bisogno di "smembrare" il gioco, mostrando in tutto e per tutto anche quelli che sono i suoi difetti di programmazione, oltrepassando i limiti che i suoi stessi autori hanno posto perché l'esperienza sia godibile, mi risponde seccamente:
Decidi quello che vuoi e fai ciò che è necessario...se c'è bisogno di "smembrare" un gioco, allora fallo!

Intendevo proprio questo nel dire che il giocatore, prepotentemente, si sovrappone al gioco in sé, poiché la battaglia non è con gli sviluppatori, né con gli altri membri della community: la sfida riguarda se stessi, il mettere in gioco la propria passione e la propria creatività, perché le speedrun hanno anche la capacità di ribaltare il modo in cui un titolo viene percepito.
Faraaz: La maggior parte delle speedrun è, in sostanza, una dimostrazione di innovazione e creatività di un'intera comunità. È la somma di un gruppo di persone che ama a tal punto qualcosa da dedicargli tantissimo tempo...metti tutto questo assieme ad un gioco che di per sé è valido, e ne scaturirà sicuramente qualcosa di buono.
Sirius: SEUM è fatto per le speedrun, ma abbiamo trovato modi differenti di affrontarlo, sicuramente non pensati dagli sviluppatori. Lo speedrunning può tirare fuori un gioco completamente nuovo dall'originale. Un esempio di cui parlo spesso è The Talos Principle, un puzzle game che se "speedrunnato" si trasforma in platformer 3D, e francamente non so quale modo di giocarlo mi diverta di più. Per molti giocatori, trovare un modo per trasformare un titolo in una speedrun attraverso la ricerca di bug, lo studio di meccaniche di gioco e persino del codice, è molto più divertente della run in sé e per sé!

Forse è questa la chiave di volta: quella forza a cui accennavo prima e che continua a confermare che i videogiochi sono un mezzo (un medium) e non un fine (un prodotto finito, chiuso o concluso): sono canali attraverso i quali questa generazione cerca di veicolare passione, creatività...e follia.
Chiudo con le parole di Sirius. Gli ho chiesto quale fosse il suo più grande desiderio per i videogiochi e per i consumatori in generale, mi ha risposto in questo modo:
Spero che la community possa crescere sempre più, che ottenga un'accoglienza migliore dai media e da persone come Malagò. Quello che mi spaventa di più è che la community possa disgregarsi in piccoli pezzi. [...] Almeno dal mio punto di vista, per adesso c'è una sola grande comunità, sotto una sola bandiera, e cose come il nazionalismo non vi trovano spazio. Mi piacerebbe che restasse tutto così.