Cronache dalla Lapponia: Bandai Namco Level-Up 2017

Bandai Namco ci ha portato in Lapponia per mostrarci la sua line-up: una lunga esperienza sulla neve che vi raccontiamo in questo speciale.

speciale Cronache dalla Lapponia: Bandai Namco Level-Up 2017
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Non tutti i press tour meritano di essere raccontati. Nonostante ci faccia sempre piacere stuzzicare le fantasie dei lettori con qualche foto su Instagram, la maggior parte delle volte i nostri viaggi sono rigorosamente professionali. A/R in giornata, o se ti va bene una notte fuori: un paio, al massimo, se ti sei fatto uno scalo, tredici ore di intercontinentale e due di dogana. Quali che siano i ritmi del viaggio, ovviamente, fa sempre piacere infilarsi negli uffici di qualche grande sviluppatore, capire come e dove lavorano i creatori dei titoli più in vista, e scoprire magari le differenze dell'iter produttivo negli studi americani, europei e giapponesi. Si tratta, in buona sostanza, di curiosità che di solito filtrano in qualche articolo, o nelle interviste "1 on 1" che pubblichiamo sulle nostre pagine. Un tempo, mi dicono i colleghi che lavorano nel settore da più tempo di me, le cose erano diverse. Perché erano diversi i ritmi del mercato, e forse pure gli investimenti. Ogni viaggio era in qualche modo memorabile, tra attività "a tema" e una serie di location da urlo: cose che ormai non capitano più. O quasi. Memore di quella che i più anziani definiscono un'irripetibile Età dell'Oro, lo staff di Bandai-Namco ha ben pensato di proporci un viaggio diverso, portandoci fino in Lapponia per il suo annuale Level-Up (ci tengono a sottolineare: Winter Edition). È stata l'occasione per entrare in contatto con tutta la Line-Up del publisher, dal DLC di Dark Souls a Get Even; ma soprattutto è stata una lunga esperienza sulla neve, fatta di drift, esperienze survival e strambe esperienze culinarie.

Fuoripista

La lancetta del contachilometri si impenna, schizza come in preda a una crisi isterica,. È una sequenza di rintocchi ritmici che sottolineano ogni staccata. La velocità non è eccessiva. Raramente supera i 100Km orari: il "problema" è che Ben Collins non sta guidando sull'asfalto, bensì sulla sconfinata superficie ghiacciata del lago di Sorsele. Io sono lì, accanto a lui, sballottato dalle accelerazioni e dalle sbandate.
Non è la prima volta che mi godo un giro lanciato con qualche pilota, tra Losail e Vallelunga, ma stavolta al volante c'è The Stig. E la differenza si sente tutta. Comincia così, la fase dell'evento pensata per farci entrare in contatto con Project CARS 2: e poi prosegue con una due giorni passata interamente a bordo di una Classe-C 4Matic, a schizzare sullo specchio gelato del lago. In Lapponia Mercedes organizza per tutto l'inverno le sue Driving Experience più estreme, per altro innescando un inaspettato andirivieni di turisti. L'aeroporto più vicino è quello di Arvidsjaur, dove siamo atterrati a bordo di un minuscolo aereo ad elica con la carlinga arrugginita (qualcuno dei colleghi era visibilmente preoccupato). E poi da lì un'ora di autobus, sfilando lungo un panorama tutto uguale: neve, conifere, betulle spoglie, che si alternano con una costanza incrollabile per settanta chilometri.

Però, fidatevi, ne vale la pena. Perché poi non ti lasciano solo guidare, ma ti portano a bere dentro un igloo, sorseggiando "vodka e lingonberry" dentro bicchieri di ghiaccio, e organizzano un barbecue dentro una baita costruita sulle rive del lago, mettendoti di fronte hamburger di renna, stufato di renna, carne di renna essiccata. Anche un po' di alce, ma è la renna la star delle tavolate lapponi.
Al di là di cibi e aperitivi, ovviamente, si guida. Moltissimo.
Prima imparando a controllare le derapate ed esercitandosi in uno slalom sdruccioloso, poi in un tris di circuiti ricavati sulla superficie del lago. Serve un po' per abituarsi, ma dopo qualche ora i giri sono un tripudio di sbandate controllate: frenate aggressive, gestione dei carichi, ripartenze feroci. Il momento in cui azzecchi una chicane passando a pochi centimetri dai coni che delimitano il tracciato, una botta inebriante di adrenalina corre lungo la spina.
I rischi, su un lago che sembra smisurato, sono moderati. Può capitare di restare bloccati nella neve, di tanto in tanto, se "vai lungo" in qualche curva. Nel caso arriva una jeep che ti tira fuori dal pantano e riparte al massimo, sollevando pareti di neve fresca ad ogni tornante nonostante la stazza. Giusto per farti capire come stanno le cose. Le ore passano svelte, arriva la notte e le cose si fanno più complicate. Ma non per tutti: l'ultima "sorpresa" organizzata per i giornalisti è un altro giro lanciato, in notturna, su un'auto in assetto da rally. Cambio sequenziale, leva del freno a portata di mano, riduzione dei pesi. È una cosa difficile persino da metabolizzare, figurarsi da raccontare. È come cavalcare un proiettile, un mezzo lanciato a 170km/h su un'immensa lastra di ghiaccio. Ogni singola vibrazione sembra sul punto di innescare un testacoda, e la neve corre incontro al parabrezza ad una velocità folle, illuminata per qualche attimo dalla luce dei fari. La foresta ai margini del lago si avvicina, ancora, sempre di più, ed ogni pensiero è sovrastato dall'urlo del motore. Sembra di coprire distanze siderali nel tempo misero di una risata isterica, fusi ormai con il sedile, integralmente in balia della volontà del pilota: pronti a concedersi anima e corpo al demone della velocità.

Altro che Bear Grylls

Le corse sul lago non sono stato l'unico momento in cui abbiamo scherzato con la nostra incolumità. Qualche giorno prima, per darci un assaggio di cosa significhi sopravvivere in condizioni ostili, Namco-Bandai ci aveva lasciati nel bel mezzo di una foresta innevata.
Di notte, in compagnia di una temperatura glaciale. L'idea era quella di farci entrare in sintonia con Impact Winter, survival ambientato in un mondo sferzato da un inverno perpetuo. L'inverno che abbiamo dovuto affrontare non era certo eterno come quello del titolo firmato Mojo Bones, ma insomma era facile ritrovarsi con la neve fino alle ginocchia, e la prospettiva di una notte al gelo non era proprio entusiasmante. L'obiettivo per dimostrare la nostra predisposizione alla sopravvivenza era quello di superare una serie di prove, seguendo le criptiche indicazioni di una mappa improvvisata. Dovevamo recuperare le risorse per accendere un fuoco, esplorare edifici abbandonati alla ricerca di una tenda, e poi produrre qualche litro di acqua sciogliendo la neve.

Un Macabro Pasto

Chissà quali orridi manicaretti è intento a preparare il cuoco terribile di Little Nightmares, che insegue con la sua mole titanica la fragile protagonista Six. Per darci un assaggio delle inquietanti atmosfere che permeano la produzione, i ragazzi di Bandai-Namco hanno organizzato una cena particolare, servendoci le portate più stravaganti della cucina lappone. Le portate più strane erano un salame d'orso (piacevolmente dolciastro) e il cuore di renna affumicato. Tenebrose squisitezze che abbiamo gradito non poco.

Siamo partiti pieni di entusiasmo. Forse anche troppo. Staccando di diverse lunghezze gli altri gruppi, abbiamo raccolto muschio, legnetti ed acciarino, assemblando un meraviglioso falò. Veder nascere una fiamma dalle poche scintille prodotte sfregando una pietra focaia è un'esperienza che tutti dovrebbero provare. Quando, armati di racchette da neve, ci siamo diretti nella foresta alla ricerca di un po' di legna per stabilizzare la fiamma, abbiamo avuto qualche problema ad interpretare la mappa, finendo così in un territorio idealmente "off-limits". Ma visto che abbiamo trovato un bel magazzino aperto, accogliente, e pieno di legna, non ci siamo fatti scrupoli ad approfittarne. Devo ammettere che qualcuno ha avanzato un (legittimo) dubbio. Ma insomma, "quando c'è da sopravvivere ad un inverno post-apocalittico mica puoi farti tanti problemi", ho pensato.
Il risultato è stato che la guida di Wilderness Life, il gruppo che organizza queste esperienze a contatto con la natura nella Lapponia svedese, non è stata troppo felice di aver visto depredare le sue scorte personali di legname. E niente, tutto da rifare: abbiamo dovuto riaccendere il fuoco, ma senza avere a disposizione il muschio e la legna asciutta. Ci siamo aiutati con un po' di carta recuperata in un cumulo di macerie, ma siamo arrivati pericolosamente vicini a perdere le speranze.

Poi, per fortuna, tutto si è aggiustato: grazie a qualche altro ciocco di betulla trafugato (ma più sommessamente!) in un rimessaggio lì vicino.Nel frattempo le pregresse esperienze di camping del sottoscritto sono servite a mettere in piedi una tenda 6 posti, con tanto di verandina. Perché bisogna essere chic anche di fronte alla più gelida delle apocalissi. Nel frattempo sulle fiamme ardeva il pentolino con cui dovevamo sciogliere la neve, per produrre cinque litri di acqua, visto che anche l'idratazione è importante. Stanchi e sporchi di fuliggine, raccolti attorno al fuoco e avvolti da un'oscurità integrale, ci siamo fermati per un attimo a guardare il cielo notturno. Di fronte alla meraviglia di una notte limpida e stellata, al profilo riconoscibile delle costellazioni, grazie al calore di un falò ormai forte, ci siamo sentiti, finalmente, sopravvissuti.