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CS:GO e quel maledetto glitch: ovvero le mille facce dell'imbroglio

La settimana scorsa il più alto livello della scena competitiva di CS:GO è stato scosso da un terremoto a causa di un glitch, sfruttato a dovere.

speciale CS:GO e quel maledetto glitch: ovvero le mille facce dell'imbroglio
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  • Xbox 360
  • PS3
  • Pc
  • L'imbroglio, in qualunque competizione, è sempre in agguato. Riguardo al gaming competitivo abbiamo affrontato l'argomento in passato (vi invitiamo a recuperare lo speciale dedicato), dato che il recente boom del settore e l'esponenziale aumento dei premi in denaro messi in palio nei tornei, ne ha comportato una incidenza sempre più alta.
    Come sappiamo si va dal più subdolo match fixing all'utilizzo di programmini a supporto del giocatore (emblematico il file .exe, rinominato furbescamente "Word", trovato nei file del giocatore degli OpTic Gaming India, Forsaken), sino allo stream sniping e al vantaggio dato dai più comuni glitch presenti nei giochi.

    In questi ultimi mesi, complice la situazione sanitaria globale che impedisce tuttora di organizzare eventi dal vivo, il problema si è acuito in maniera significativa. Questo perché i giocatori e le squadre partecipano a tornei online, senza muoversi da casa (o dalla gaming house, nel caso in cui i team ne abbiano una). Ciò, chiaramente, impedisce a soggetti come i tournament organizer di mettere in campo tutti gli strumenti atti a contrastare - o, almeno, dissuadere - l'insorgere di tale fenomeno.
    La scorsa settimana, ad esempio, è scoppiato l'ennesimo scandalo in seno alla scena competitiva di CS:GO e, questa volta, è bello grosso e coinvolge alcune delle squadre più in vista del panorama internazionale.

    Quello sporco, maledetto glitch

    Il tournament organizer ESL, la scorsa settimana ha reso pubblico uno statement in cui si comminavano ban di durata variabile (dai sei mesi ad addirittura due anni) agli allenatori dei team Hard Legion, Heroic e MiBR. Il motivo? Avrebbero semplicemente tratto vantaggio da un glitch della modalità spettatore di CS:GO che avrebbe permesso loro di osservare e aver ben chiaro l'esatto posizionamento sulla mappa dei componenti dei team avversari nel corso delle partite.

    ESL non si è sbottonata molto sul funzionamento del glitch in questione, forse per non dare troppi elementi ai molti, potenziali interessati prima della risoluzione del problema da parte di Valve.
    Ad ogni modo, il tournament organizer ha specificato che gli allenatori avrebbero sfruttato appieno l'ingiusto vantaggio per trasmettere informazioni ai giocatori, in violazione della sezione 6.10.5 del regolamento ESL in cui si tratta esattamente l'argomento e si demanda all'organizzatore l'adozione di ogni conseguente misura punitiva in caso di infrazione.

    ESL, nella sua dichiarazione ha affermato di aver passato al setaccio una quantità mastodontica di match da ogni torneo (anche dai Dreamhack e, soprattutto dai tornei di qualificazione Road to Rio, peraltro recentemente cancellato) e di aver anche consultato Valve per avere conferma delle proprie risultanze. Dall'indagine condotta e dalle prove raccolte, è emerso il seguente quadro: è stato appurato che i coach Aleksandr "MechanoGun" (altrimenti conosciuto anche come zoneR) Bogatiryev degli Hard Legion, Nicolai "Hunden" Petersen del team Heroic e Ricardo "dead" Sinigaglia dei MiBR hanno approfittato del glitch in questione per svariati round in match ufficiali.

    Cala il ban hammer!

    Basandosi sulla quantità di infrazioni commesse, ESL ha di conseguenza adottato le seguenti misure: a dead è stata comminata una sospensione di sei mesi da tutte le competizioni, a Hunden di un anno e per MechanoGun addirittura due anni. A quest'ultimo è andata, insomma, decisamente peggio.
    A pagare, comunque non sono stati solo loro, visto che l'indebito vantaggio è stato ovviamente goduto anche dalle relative squadre. Morale: tutte e tre le formazioni sono state squalificate retroattivamente dai tornei e perderanno tutti i punti guadagnati per l'ESL Pro Tour, oltre che, ovviamente, i premi in denaro guadagnati con illecitamente.

    "Le singole squadre sono state contattate e informate. Abbiamo anche informato altri organizzatori e li aiuteremo a indagare sulle loro partite", ha dichiarato ESL nel comunicato.
    Per quanto riguarda ESIC, l'Esport Integrity Coalition retta da Ian Smith che oltre a collaborare con ESL si occupa da sempre di contrastare doping e imbrogli, si legge che "ESIC emetterà sanzioni separate con una dichiarazione ai sensi del Codice di condotta dei giocatori". Il cumulo delle pene è dunque dietro l'angolo, dato che "le sanzioni si applicano a tutti gli eventi a cui partecipano i membri ESIC" e, dunque, si aggiungono a quelle emesse da ESL.

    Non solo: la Esports Integrity Coalition ha reso pubbliche le sue risultanze, concludendo che è "non c'è dubbio" che i coach abbiano approfittato del glitch, emettendo le stesse sospensioni di ESL, anche se estesi a molti più eventi (questo perché in ESIC rientrano molti tournament organizer). ESIC ha anche chiesto agli organizzatori di tornei non membri della coalizione il rispetto dei ban comminati, "allo scopo di proteggere la scena esport di CS: GO a livello internazionale". Come sappiamo l'inesistenza di organi sovranazionali di controllo e l'incapacità di garantire uno standard uniforme a tutti i livelli e in ogni parte del mondo rende tutto molto più difficile.
    ESIC, inoltre, punta a mantenere aperte le indagini per un altro paio di mesi, per acquisire altre prove e indagare sull'effettiva conoscenza o meno di tale glitch da parte dei giocatori delle squadre coinvolte.

    Infine, le misure ulteriori previste da ESIC ed ESL nei confronti degli allenatori sono le seguenti, giusto per impedire loro di affacciarsi nuovamente sulla scena, almeno sino alla scadenza del ban:"Non devono comunicare attivamente o passivamente con la squadra 15 minuti prima dell'inizio della partita fino alla fine. Non devono essere fisicamente presenti vicino alla squadra 15 minuti prima dell'inizio della partita fino alla fine. Non devono essere sul server di gioco durante le partite ufficiali. Non devono essere sul canale ufficiale della partita sul server Discord. Non devono partecipare al map ban né essere in comunicazione con il team durante questo processo".

    La risposta delle squadre...e di Valve

    I brasiliani MiBR sono intervenuti subito sull'argomento, pubblicando un messaggio su Twitter e dichiarando che indagherà sulle accuse e che è stato sospeso immediatamente in modo efficace, in attesa dell'esito di tale indagine.

    Gli Heroic hanno successivamente dichiarato di essere stati informati anche delle accuse e della sospensione avviando contestualmente un'indagine interna.

    Gli Hard Legion, invece, hanno rilasciato una dichiarazione in cui affermano che, dopo aver condotto le loro indagini, sono giunti alla conclusione che la decisione di ESL è stata corretta e non presenterà ricorso. L'organizzazione ha comunque difeso i giocatori, tuttavia, assicurando la loro integrità e la loro lealtà sportiva. Il coach MechanoGun è stato contestualmente licenziato da coach della squadra.

    Sul punto, in occasione della cancellazione dell'ESL Rio causa COVID, è intervenuta anche Valve. "Come minimo, ci aspettiamo che i giocatori e gli allenatori giochino secondo le regole, e sospendano immediatamente la partita avvisando gli organizzatori del torneo, se sono a conoscenza di un problema che potrebbe dare loro (o a un avversario) un vantaggio ingiusto", ha dichiarato Vave, la quale ha affermato anche che nel prossimo futuro potranno "anche considerare limitazioni al coaching".
    Infine, "per quanto riguarda l'azione contro i singoli allenatori, aspetteremo di ottenere un quadro completo dell'entità dell'abuso del glitch e delle punizioni inflitte da terze parti".

    L'improvviso boom di casi sospetti

    Secondo voi i tre coach erano gli unici al mondo a conoscenza del glitch? Certo che no. Chissà quanti l'hanno usato e non sono mai stati beccati. Ovviamente in questi giorni i casi si sono moltiplicati.
    L'organizzazione kazaka K23 ha sospeso il coach Aset "Solaar" Sembiyev dopo essere stato accusato l'arbitro Michal Slowinski (già al lavoro sulle indagini che hanno condotto alla punizione degli altri tre coach), di aver utilizzato a proprio vantaggio il glitch per un'intera partita all'Eden Arena Malta Vibes Cup. L'organizzazione ha preso posizione sul "comportamento antisportivo e disonesto". K23 sta indagando sulla situazione e ha collaborato con l'organizzatore del torneo (Eden Esports, membro dell'ESIC), quindi Solaar è bannato da tutti gli eventi organizzati dai membri dell'ESIC.

    Slowinski ha accusato anche il coach "Guerri" dei brasiliani FURIA, pubblicando su Twitter un clip risalente al 2019 in cui risulterebbe evidente l'exploit della telecamera nel corso di un match. L'organizzazione e il coach, hanno sostanzialmente confermato quanto accaduto, fornendo anche una spiegazione e le prove che lo stesso coach non solo non aveva idea di cosa fosse (e di aver sistemato il problema poco dopo) ma anche che non ha comunque fornito alcuna informazione ai giocatori, tanto più che da quella partita uscirono sconfitti per 16 a 9.

    L'ex head coach di Ninja in Pyjamas, Faruk Pita, ha rivelato di aver sfruttato il glitch in una partita contro mouz addirittura nel novembre 2018.
    Ancora, i mousesports ha sospeso l'allenatore Allan "Rejin" Petersen per aver abusato dell'exploit in diverse occasioni nel corso degli anni.

    Counter-Strike: Global Offensive La scoperta di questo glitch (che esiste da chissà quanto tempo) e la situazione sanitaria globale ci ha nuovamente posto di fronte a un problema di - estremamente - difficile soluzione per l'esport: la necessità di controlli più rigorosi e regole uniformi. Ovviamente, naviga sempre a vista e le cose non sono cambiate in questi anni. E chissà quando lo faranno. Il mondo del gaming competitivo risulta fisiologicamente parcellizzato in una quantità indefinita di organi, enti, organizzazioni incapaci di garantire credibilità al settore. Coinvolgiamo nella discussione anche gli sviluppatori e i publisher, ovvero i proprietari dei titoli su cui i ragazzi si giocano fior fior di quattrini. Delocalizzare una piccola parte del team di sviluppo per vigilare su eventualità come quelle che abbiamo raccontato (oltre che per mantenere in filo diretto con i tournament organizer) potrebbe essere un punto di partenza. Anche questo può contribuire a distinguere ciò che può esser davvero considerato esport e tutto ciò che lo diventa solo perché si guadagna i soliti quindici minuti di celebrità tra il pubblico.

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