Cyberpunk 2077: dentro Night City, la città virtuale più bella di sempre?

Uno sguardo alla megalopoli del domani che fa da sfondo alle vicende dell'attesissimo gioco di ruolo marchiato CD Projekt RED.

Cyberpunk 2077: Night City
Speciale: PC
Articolo a cura di
Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Stadia
  • Dopo aver provato per quasi quattro ore Cyberpunk 2077 non è semplice fare il punto della situazione. Perché, com'è ovvio e giusto che sia, un'esperienza così ricca, così densa, così massiccia a più livelli finisce quasi per travolgerti, per sovrastarti. Alla fine in testa ti rimangono tantissime cose - anche perché il gioco ti offre sin da subito una valanga di continui spunti su cui concentrarti, dalle side quest ai menu - eppure ancor più netta è l'impressione di non essere nemmeno vagamente riuscito a scalfire la superficie di un videogioco ambizioso e profondo come pochi, di quelli in grado di svelarsi appieno soltanto dopo chissà quante decine di ore. Il tutto a dispetto di un hands-on decisamente corposo e "aperto", da godersi in grande libertà e senza vincoli particolari.

    Benvenuti nello stato libero della California del Nord

    Se c'è tuttavia un elemento della prova a essermi rimasto addosso con una forza direi inequivocabile, beh quel singolo aspetto è senza ombra di dubbio Night City. Non sarà magari una sorpresa sconvolgente per chi ha passato mesi interi a sezionare con morbosa attenzione i singoli fotogrammi dei vari trailer o per chi conosce alla perfezione il gioco di ruolo di Mike Pondsmith da cui è tratta la prossima grande fatica dei creatori di The Witcher, eppure l'avveniristica megalopoli che fa da sfondo alle vicende di Cyberpunk 2077 sembra essere per certi versi l'autentica protagonista indiscussa dell'avventura.

    Perché è pur vero che la storia di V sarà compiaciutamente non-lineare e costruita attorno alle scelte compiute di volta in volta dall'utente, ma è anche innegabile il ruolo di primissimo piano ricoperto da quella che sembra essere nello specifico molto più di una mera ambientazione destinata a rimanere nelle retrovie.

    Come risulta ben evidente sin dai primi passaggi, Night City in effetti ti seduce, ti ammalia e ti entra dentro, catapultandoti in un universo tutto da vivere - a proposito, la visuale in prima persona è perfetta per enfatizzare ulteriormente queste sensazioni, dal modo in cui viene veicolato il senso di scala di certe architetture alla maniera in cui ci si può soffermare indugiando con lo sguardo su alcuni dettagli. Già, i dettagli.

    Il bello di Night City sta proprio nella moltitudine quasi soffocante di stimoli che ti vengono sbattuti costantemente sul muso: luci LED che squarciano l'oscurità con bagliori molesti in un esaltante tripudio di chiaroscuri, pubblicità chiassose che cercano di attirare con violenza la tua attenzione, mucchi di umanità bizzarra ammassati in ogni dove, tra corpi oscenamente compenetrati da innesti di metallo ed estrosi capi d'abbigliamento al limite dell'assurdo. Night City è così: un incessante brulicare di vita che sembra esistere e andare avanti a prescindere dalle tue esigenze di protagonista della storia, con i suoi colori squillanti, i suoi suoni cacofonici, la sua skyline testimone di un'urbanizzazione esasperata e aggressiva. L'attenzione che gli sviluppatori polacchi hanno riservato alla caratterizzazione dell'ambiente è davvero uno degli aspetti più impressionanti e più riusciti di Cyberpunk 2077: dalle insegne ai veicoli, passando per gli arredamenti degli interni (perché il bello di questo RPG sta anche nella quantità di location al chiuso che si andranno ad esplorare...) guardandosi attorno tutto sembra urlare a gran voce l'espressività di un futuro oscuro e distopico, in cui il concetto stesso di umanità è stato messo a dura prova.

    Una società fatta di eccessi e contrasti stridenti, con i ricchi che dall'alto dei loro titanici grattacieli sovrastano in maniera anche letterale le fasce più povere della popolazione: il risultato è una micidiale giungla urbana pressoché senza regole, un homo homini lupus in cui vige la legge del più forte - reso possibilmente tale da apocalittici potenziamenti cybernetici o dall'immancabile influenza delle megacorporazioni.

    In quattro ore scarse ho purtroppo avuto modo di esplorare pochissimo dei sei distretti che comporrano Night City: la storyline che ho scelto (Nomad) mi ha addirittura fatto cominciare dalle Badlands, ovvero le desertiche pianure che si estendono al di fuori dei confini della stessa città, territorio elettivo in cui imperversano gang di disperati. Un scenario brullo fatto di polvere, raffinerie, inquinamento e rottami arrugginiti, per assurdo più dalle parti di certi scorci visti in Rage 2 o Borderlands che non vicino a quello che ci si potrebbe aspettare da Cyberpunk 2077.

    Una lontananza estetica che tuttavia è riuscita per contrappasso a rendere ancora più spettacolare e indimenticabile Night City: una volta passato il confine - non senza un turbolento scontro a fuoco dovuto alla presenza di merce di contrabbando sulla sgangherata auto di V - la città mi ha infatti accolto con la sua abbagliante bellezza luminescente, in un tripudio di stile da mozzare il fiato.

    Mix dal futuro

    A proposito di estetica: CD PROJEKT RED ha lavorato duramente per definire quattro stili diversi, che raccontino l'evoluzione anche nel tempo di Night City. Il kitsch incarna l'elogio dell'eccesso: il consumismo come dogma, colori fluo ovunque, una guerra ossessiva per accaparrarsi l'attenzione di chi guarda attraverso forme e materiali sopra le righe. L'entropismo è l'esatto opposto: il necessario prima di ogni cosa, in una grigia austerità che bada esclusivamente alla sostanza, senza prestare alcuna attenzione alla forma.

    Lo stile dei poveri, di chi non può adeguarsi alla modernità, dei quartieri più disagiati e depressi della megalopoli. Il neomilitarismo è invece proprio delle megacorporazioni e della zona centrale di Night City: un brutalismo hi-tech fatto di linee squadrate, di rigore, di essenzialità studiata e formale. La sostanza che vince sullo stile, tra monolitici grattacieli, ordine ed eleganza.

    Il neokitsch è appannaggio esclusivamente delle élite: uno 0,1% di iper ricchi che possono circondarsi di ogni tipo di eccesso, a cominciare dal lusso estremo dato dal contatto con la natura. Uno stile talmente lontano dal reale da essere avvolto nel mito, non a caso protagonista indiscusso delle Braindance - ovvero una popolarissima tecnologia che permette di vivere memorie digitali altrui attraverso un apposito caschetto.

    Muoversi per le vie di Night City significa farsi rapire da questa assordante moltitudine di influenze e di stili, vagando per uno spazio riprodotto in maniera credibile ed affascinante anche grazie al coinvolgimento diretto di un autentico esperto di urbanistica all'interno del team (un professionista assunto dallo studio polacco proprio per dare coerenza inattaccabile a quanto mostrato a schermo).

    Al di là della spesso deprimente bellezza di certi passaggi, tra neon che si riflettono sull'asfalto bagnato e utopie architettoniche cadute in disgrazia ancor prima di splendere - vedasi il quartiere di Pacifica, passato nel giro di qualche anno da oasi da sogno a minaccioso incubo metropolitano - uno dei fattori che lasciano il segno di Night City sono le sue onnipresenti pubblicità. In perfetto spirito cyberpunk aspettatevi schermi pressoché ovunque, con spot oscenamente invasivi pronti a vendervi qualunque cosa: che si tratti di sex toy o di improbabili snack del futuro, preparatevi a farvi stordire dall'aggressività di una folle società dei consumi in cui tutto è in vendita, tutto è spinto al massimo, tutto è sempre a portata di mano.

    Tanto per darvi un'idea: alla fine del prologo, dopo aver stretto amicizia con Jackie (il corpulento omaccione con accento ispanico che farà da spalla a V) per concludere la quest avrei dovuto recarmi nel mio appartamento e mettermi a dormire. Sull'ascensore del gigantesco complesso in cui abita la protagonista sono stato però distratto da quattro monitor che mandavano in onda un orribile talk show modello Barbara D'Urso 3.0: una gazzarra in cui un prete e una ferma sostenitrice dei potenziamenti cybernetici litigavano sul concetto di transumanesimo.

    La qualità della scrittura e il registro volutamente trash mi hanno spinto a posare il controller a godermi lo spettacolo: credetemi, per letteralmente almeno cinque minuti di orologio sono rimasto fermo lì, con l'ascensore già al piano, a gustarmi lo svolgersi della discussione tra i due fino alla fine del programma. E, non pago, una volta concluso lo show mi sono soffermato ancora un po' per sorbirmi pure le pubblicità, con micro spot da 30" che reclamizzavano, spesso e volentieri con malcelate allusioni sessuali, beni di ogni genere. Il tutto, ripeto, senza fare nulla, solo e soltanto con la voglia di smarrirsi in un mondo che, al di là della storia principale, pare essere costruito a meraviglia per rendere ancora più distopica l'esperienza.

    Che dire, insomma: ci sarà ancora parecchio da attendere per immergersi in Cyberpunk 2077 e non tutto del mio hands-on mi ha convinto al 100%, eppure quel che so è che pochi universi in-game hanno avuto su di me la forza e l'impatto di questa controversa megalopoli di cemento e acciaio: I love Night City.

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