Cyberpunk 2077: la storia della Braindance, l'investigazione del futuro

Come funziona la Braindance e di cosa si tratta esattamente? Approfondiamo la questione in vista dell'arrivo di Cyberpunk 2077.

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  • Dopo la prova di Cyberpunk 2077 di quattro ore dettagliatamente descritta dal nostro Francesco Fossetti e il primo episodio di Night City Wire andato in onda lo scorso 25 giugno, la nostra voglia di camminare per le strade di Night City è più forte che mai. Cyberpunk 2077 sta dimostrando tutta l'abilità di CD Projekt RED nello sviluppare il convincente universo distopico nato dalla penna di Mike Pondsmith nel 1988, proponendo importanti novità nel solco della lore del gioco di ruolo pen & paper originale. Tra le tecnologie più intriganti di questo mondo alternativo troviamo la braindance, basata su registrazioni di vita vissuta accessibili tramite la realtà virtuale. Facciamo un tuffo nella sua storia, alla scoperta dei possibili impieghi di uno strumento dotato di enormi potenzialità e di rischi altrettanto grandi per i suoi utilizzatori.

    Dritti nel cyberspazio

    Immaginate di rivivere i vostri ricordi più piacevoli, come una splendida vacanza in una località esotica o i momenti migliori di una storia d'amore. Grazie alla braindance è possibile tutto questo e anche di più. Le registrazioni possono riguardare esperienze molto varie, e potremmo anche metterci nei panni di un'altra persona: il tutto grazie alla realtà virtuale. Si potrebbe anche pensare di fuggire da una situazione spiacevole per immergersi del tutto nella vita lussuosa contenuta nel minuscolo spazio di un chip di memoria. E tutto questo ha due illustri padri nella letteratura di fantascienza.

    In uno dei suoi romanzi più riusciti, Le tre stigmate di Palmer Eldritch (1965), Philip Kindred Dick dipingeva a tinte fosche la vita dei coloni terrestri nello spazio. In una disperata fuga dalla quotidianità, fatta di fatiche e miseria nel tentativo di rendere abitabile e produttivo il pianeta Marte, i coloni si proiettano grazie ad una droga illegale in una frivola riproduzione della vita sulla Terra, fatta di assolate spiagge californiane e belle donne in costume, il tutto vissuto in prima persona... fino alla triste fine dell'effetto del Can-D, e alla febbrile ricerca di un'altra dose.

    La braindance è utilizzata a scopo ricreativo da molti poveri di Night City, proprio per evadere da una realtà insoddisfacente tramite una facile via di scampo virtuale. E proprio come il Can-D, anche il cyberspazio crea dipendenza.

    Altro scrittore fondamentale per la lore di Cyberpunk - Mike Pondsmith lo ha apertamente riconosciuto come fonte d'ispirazione primaria per il suo gioco di ruolo - William Gibson ha plasmato il concetto di cyberspazio e può essere considerato e tutti gli effetti il padrino della braindance, da lui definita "sim stim".

    Nel suo capolavoro, Neuromante (1984), il protagonista Case utilizza questa tecnologia per connettersi in diretta con la mente della sua compagna, Molly, o per rivivere tramite registrazioni le esperienze di altre persone. Al momento non sappiamo se in Cyberpunk 2077 potremo entrare in tempo reale nella coscienza dei nostri alleati, ma si tratterebbe di una feature senz'altro interessante e capace di rendere ancora più stimolante l'utilizzo della braindance.

    Siamo in tantissimi a voler ammirare il prima possibile la performance di Keanu Reeves nei panni del rocker boy Johnny Silverhand, personaggio di assoluto spicco nella lore di Cyberpunk 2020, che farà un attesissimo ritorno anche nel videogioco firmato da CD Projekt RED. Non tutti sanno che Reeves aveva già interpretato in passato un altro Johnny invischiato fino al collo nella realtà virtuale. In Johnny Mnemonic, del 1995 - film tratto dall'omonimo racconto firmato da William Gibson - Johnny è un corriere mnemonico, che naviga nei pericolosi oceani della Rete con un impianto di storage dei dati inserito nel cervello.

    Proprio come i cyberpsicotici di Night City, che rinunciano alla loro umanità in cambio di un corpo iper-performante grazie agli ultimi innesti cibernetici, anche Johnny rischia di perdere se stesso per aumentare sempre di più le propria capacità mnemoniche. Come nell'universo di Cyberpunk, Reeves si trova a contrastare le minacciose megacorporazioni che hanno preso controllo del pianeta. Il destino dei suoi Johnny sembra essere fatto di corsi e ricorsi, quasi fosse una braindance destinata a ripetersi uguale a se stessa...

    Le origini della braindance

    Ora che sono chiare le sue ispirazioni possiamo chiederci: ma come è nata la braindance in Cyberpunk? Inventata nel 2007 da Yuriko Sujimoto, brillante dottoranda dell'Università della California, questa tecnologia attirò subito l'attenzione di uno psicologo forense, Norman Lassimer, che comprese le sue possibili implicazioni in ambito penale: la braindance poteva diventare un formidabile strumento nelle mani dello Stato per "riprogrammare" efficacemente le menti dei criminali, trasformandoli da serial killer in pacifici cittadini.

    Il tutto con grande risparmio per il sistema carcerario, oberato da un numero eccessivo di condannati, e con un aumento esponenziale della sicurezza pubblica. Da dove iniziare, quindi?

    L'idea di Lassimer e di Sugimoto era quella di traumatizzare il malvivente, facendogli vivere una situazione terrificante in prima persona, proprio durante uno dei suoi crimini. L'occasione perfetta si presentò nel 2009, quando il serial killer Harold D. MacLeroy accettò di farsi registrare per una braindance, agendo come indicato dai suoi inventori... e facendosi uccidere alla fine, per shockare i futuri utilizzatori e convincerli a non delinquere mai più. Il tutto in cambio di una ingente somma di denaro per la sua famiglia.

    Questo fu solo il primo di molti accordi, firmati prevalentemente da criminali in attesa di finire i loro giorni sulla sedia elettrica. Grazie al loro crescente successo, Lassimer e Sujimoto fondarono la Braindance Inc., e iniziarono a comprendere il potenziale che la loro tecnologia poteva esprimere anche in altri campi.

    Utilizzi e rischi

    L'immedesimazione garantita dalla braindance ha creato un enorme indotto nel mondo di Cyberpunk: tra attori strapagati e location ricercate, il business è al centro di un giro d'affari tra i più redditizi sulla Terra distopica immaginata da Mike Pondsmith. Oltre alla possibilità di godersi il relax di una (potenzialmente perenne) nuotata nel mare cristallino delle Maldive e alla riabilitazione dei criminali, il braindacer può usufruire di programmi di terapia psicologica (particolarmente utile per ripristinare l'empatia nei cyberpsicotici), o di una comodissima - e poco rischiosa - alternativa all'anestesia durante un'operazione chirurgica. Le simulazioni in realtà virtuale possono essere impiegate per addestrare militari o personale qualificato di qualsiasi tipo, e consentono anche di sfogare possibili istinti violenti, per evitare di porli in essere nella vita di tutti i giorni.

    Non solo: come abbiamo visto nel Night City Wire del 25 giugno, che ha dedicato ampio spazio alla braindance, gli investigatori possono utilizzare questa tecnologia come una perfetta ricostruzione delle scene del crimine. Ma ciò che più strega gli abitanti di Night City sono forse le esperienze erotiche, e sono in molti a preferire gli orgasmi virtuali agli approcci con uomini e donne in carne ed ossa. Proprio come accade nella Los Angeles del film Blade Runner 2049, così simile a Night City con le sue decadenti strade illuminate dai colori accesi dei neon.

    Il vero problema della braindance è che è così ricca, sfaccettata e piena di infinite possibilità che l'utilizzatore, spesso, non riesce più a farne a meno. Proprio come i coloni disperatamente alla ricerca di una dose di Can-D in Le tre stigmate di Palmer Eldritch, così gli abitanti di Night City preferiscono fuggire dalla loro miseria in un mondo virtuale, piuttosto che affrontare l'orrore delle continue sparatorie nelle strade, della violenza delle megacorporazioni e di un mondo impoverito e segnato da un numerosi disastri ambientali.

    Non manca chi ricerca un intrattenimento violento che delizierebbe il più morboso appassionato di snuff movie: le registrazioni che culminano con la morte dell'uomo o della donna impersonati dal braindancer vengono vendute a caro prezzo ai pochi che se le possono permettere. Correndo il più grande dei rischi, visto che lo shock della morte nel mondo virtuale può portare all'arresto cardiaco dell'utilizzatore. Senza contare chi perde totalmente il contatto con la realtà e sviluppa spaventose alterazioni della personalità. La braindance è seducente, ma va utilizzata con estrema cautela, nel mondo di Cyberpunk. O potremmo pagarne le conseguenze.

    La braindance in Cyberpunk 2077

    Il videogioco in sviluppo negli studi di CD Projekt RED è ambientato nel futuro dell'universo di Cyberpunk 2020: è più che lecito aspettarsi cambiamenti nell'utilizzo della braindance ed anche una evoluzione di questa tecnologia. Un grande passo in avanti è visibile nel primo episodio di Night City Wire, dove si mostra una braindance in terza persona, senza immedesimazione diretta nel protagonista della registrazione.

    Ciò apre scenari straordinari per le quest di gioco, in cui V potrà servirsi della realtà virtuale per rivivere scene del crimine e situazioni che necessitano della sua attenzione, per indagare su fatti misteriosi e fare luce là dove i neon di Night City non sembrano dissolvere le ambiguità. Uno strumento per inseguire la verità, anche a prezzo di esperienze sgradevoli, come quella della morte del ladro a cui abbiamo assistito nel trailer. Impotenti. Perché una registrazione non può essere cambiata: si può solo riavvolgere il nastro.

    La braindance si è certamente diffusa a macchia d'olio, nella Night City di Cyberpunk 2077, diventando accessibile a sempre più persone. Aprendo finestre su altri mondi, spesso migliori. E offrendo opportunità uniche anche a noi giocatori, che potremo oltrepassare le barriere del nostro personaggio, altrimenti chiuso nella sua individualità: la braindance ci permetterà di vivere, per periodi più o meno lunghi, nei panni di un'altra persona, immedesimandoci in uomini e donne diversi da V.

    Chissà se l'evoluzione tecnologica renderà possibile anche una braindance in tempo reale con i nostri alleati... Siamo sicuri che il team di sviluppo polacco saprà stupirci, e non possiamo far altro che attendere il 19 novembre!

    Il mondo di Cyberpunk è convincente, sfaccettato, a tinte fosche. E al tempo stesso sorprendente, proprio come le luci accattivanti che illuminano le strade di Night City. La braindance è senz'altro una delle feature che più possono caratterizzare Cyberpunk 2077 e renderlo una esperienza indimenticabile per i giocatori, offrendo una varietà cangiante e molteplice.

    Quali sono le vostre aspettative a riguardo? Avete qualche idea particolare che sperate sia inserita all'interno del gioco? Vorreste sapere di più sulla vastissima lore dell'universo di Cyberpunk? Vi aspettiamo per parlarne insieme nei commenti!

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