Da Anno a The Settlers: la rinascita delle "identità dimenticate" di Ubisoft

Con l'annuncio del nuovo The Settlers, ricordiamo cosa è andato storto nel passato degli strategici di Ubisoft e cosa andrebbe fatto per rivitalizzarli.

Da Anno a The Settlers: la rinascita delle 'identità dimenticate' di Ubisoft
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Al di là dei franchise più redditizi o di maggior successo nel mercato videoludico, il portfolio di software costruito da Ubisoft nella sua ultra-trentennale storia annovera alcune serie che, pur avendo contribuito a consolidarne la posizione, sono state dimenticate con il passare degli anni. Fra queste ricordiamo il "Trittico Strategico", composto dai brand di Anno, Heroes of Might & Magic (rinominato Might & Magic Heroes nel 2011) e The Settlers che hanno rappresentato per molte generazioni i punti di riferimento per il genere e le sue varie derivazioni. Sfortunatamente, scelte di design non sempre oculate e l'azione corrosiva del tempo, nonché la mancanza di volontà nell'esportare le iterazioni più recenti in un mercato console dall'importanza crescente, ne hanno decretato la progressiva obsolescenza. Mentre la serie Heroes of Might & Magic, nata nel 1995 come spin-off del GDR Might & Magic, è stata messa "a riposo" dopo i risultati non incoraggianti del settimo capitolo nel 2015 e il flop di Showdown nel 2017, le altre due saghe attualmente in mano al team Blue Byte stanno per riemergere dall'oblio con nuovi capitoli che, almeno sulla carta, rappresentano un tentativo di riconciliazione con le rispettive community. Nella speranza, ovviamente, di permettergli di tornare ai fasti delle origini, e di risalire così dal baratro della dimenticanza nel quale sono sfortunatamente precipitate.

L'Anno della restaurazione

Pur non presentando lacune o mancanze degne di nota, Anno 2205 è stato criticato a più riprese dai fan, principalmente a causa dello sbilanciamento apportato al delicato equilibrio fra le diverse radici che ne compongono il gameplay. L'iterazione futuribile della serie, sviluppata per la prima volta dalla nuova Blue Byte (che comprendeva personalità provenienti da Related Design, ossia gli autori della serie da Anno 1701 a Anno 2070), poneva infatti una maggiore enfasi su aspetti come la costruzione e organizzazione degli insediamenti, in funzione di un'economia basata sulla cooperazione fra settori con produzioni diverse. L'assenza di una vera e propria competizione, sia essa contro altri giocatori o avversari guidati dal computer, inoltre, ha scontentato un'altra porzione della fanbase originaria, che ha portato lo sviluppatore ad avviare una fase di "riflessione" durata un paio d'anni. Annunciato ufficialmente durante la Gamescom 2017, Anno 1800 è caratterizzato dalla volontà, da parte di Blue Byte, di lavorare a stretto contatto con gli appassionati per realizzare un prodotto che soddisfi soprattutto le loro esigenze. Questa collaborazione è concretizzata nel nuovo sito dedicato al franchise, Anno Union, nei cui forum i giocatori sono incoraggiati a suggerire nuove idee e ad esprimere le loro opinioni. Lo sforzo di riportare la serie sui binari "equilibrati" del passato non sembra risolversi in un banale reskin di capitoli precedenti come Anno 2070, tutt'altro: il Diciannovesimo Secolo riprodotto da Blue Byte porta con sé novità molto importanti nei sistemi di gioco, fra cui spiccano, in particolar modo, i cambiamenti alle meccaniche relative alla felicità e all'evoluzione della popolazione.

In linea con i documenti relativi alle vere condizioni di vita del popolo dell'epoca, l'esaudimento del "bisogno" di Felicità degli abitanti di un caseggiato non è più un prerequisito per l'elevazione al "livello" successivo. Allo stesso tempo, se le necessità "accessorie" vengono trascurate troppo a lungo, i NPC possono ribellarsi e scioperare, bloccando le attività produttive.

Questa novità non dovrebbe destabilizzare il già citato equilibrio ludico, perché non altera l'influenza delle altre "regole" nell'economia complessiva. Tutto ciò, ovviamente, andrà verificato una volta messa mano alla versione finale del prodotto, la cui uscita è prevista per fine Febbraio 2019. Un periodo di certo sovraffollato per l'intero settore, in cui si attende l'arrivo di opere come Days Gone, Anthem e Metro Exodus: nonostante questo si spera che, grazie alla rinnovata attenzione verso i "bisogni" degli utenti appassionati, Anno 1800 possa riscuotere un adeguato successo.

La lunga pausa di riflessione di The Settlers

Nonostante sia stato giudicato generalmente "migliore" dei predecessori, The Settlers 7: La Strada verso il Regno presentava una serie di caratteristiche che banalizzava alcuni aspetti cardine dell'esperienza di gioco classica. La trasformazione delle mappe in una sequenza più o meno lineare di settori da conquistare e la banalizzazione dell'aspetto militare sono solo due delle scelte di game design che, a otto anni di distanza, continuiamo a non comprendere del tutto.

A questi va aggiunto l'immotivato utilizzo di uno stile fin troppo caricaturale per la rappresentazione di personaggi principali e NPC e una trama ancora meno interessante rispetto ai predecessori. The Settlers 7 è stato inoltre l'unico titolo Ubisoft a mantenere l'insidioso DRM proprietario fino all'introduzione del sistema integrato Uplay e, ad oggi, è ancora uno di quei prodotti che vanno irrevocabilmente "in pausa" in caso ci si disconnetta dalla rete. Volendo lasciare nel passato La Strada verso il Regno e l'ampiamente dimenticabile "tentativo" di rivitalizzazione con Champions of Anteria, nel corso di questa Gamescom Ubisoft ha annunciato, in modo del tutto inatteso, l'ottavo The Settlers, una nuova iterazione che, stando al trailer pubblicato, sembrerebbe intenzionata a percorrere i giusti binari. La caratteristica che salta subito all'occhio, guardando il trailer, è senza dubbio il design "sobrio" dei personaggi e delle strutture che, al netto di alcune "licenze artistiche", rimangono comunque credibili e calzanti con un immaginario d'ispirazione sassone. Mosso dallo Snowdrop Engine, lo stesso che dà vita ai due Tom Clancy's The Division e all'imminente Starlink: Battle for Atlas, l'ottavo capitolo della serie The Settlers potrebbe rivelarsi l'ultima occasione per far risorgere dalle ceneri uno dei franchise "anziani" di Ubisoft, nato e cresciuto negli studi di Blue Byte. Confidiamo quindi che lo sviluppatore adotti anche in questo caso un approccio creativo "virtuoso" in contatto con la community, come fatto con il prossimo Anno.

La giusta strategia

Pur avendo avviato un percorso di cooperazione con la comunità di giocatori, allo scopo di creare un titolo che risponda il più possibile alle istanze degli appassionati, Blue Byte e, forse, anche Ubisoft, non sembrano aver compreso che anche il genere Tattico/Strategico, ingiustamente relegato a un ruolo di secondo o terzo piano dal mercato videoludico negli ultimi anni, può facilmente aderire alle richieste di base del "successo", ovvero la facilità d'approccio (ben diversa dalla "difficoltà" dell'esperienza di gioco) e la release su più piattaforme.

Il concetto, invece, è stato ben recepito da altri publisher, come Kalypso Media e Paradox Interactive che, negli ultimi anni, si sono attivati per esportare sul mercato console i loro franchise strategici più famosi quali Tropico e Cities Skylines, nonché titoli secondari, ma comunque promettenti come Railway Empire, Surviving Mars e Stellaris, quest'ultimo annunciato proprio durante questa Gamescom.

I giochi citati non sono affatto prodotti dalle meccaniche banali, bensì delle simulazioni impegnative e di ampio respiro: eppure i team di sviluppo hanno scelto di affrontare sfide notevoli, come l'adattamento delle routine di Intelligenza Artificiale agli hardware sicuramente meno performanti delle console e, soprattutto, la creazione di un sistema di controllo secondario che si adattasse al minor numero di input presenti sui controller, pur di presentare le loro opere di punta su PlayStation 4 e Xbox One.

Indipendentemente dal risultato finale, più che sufficiente nella maggioranza dei casi, la "lezione" di Kalypso e Paradox sembra non essere stata colta da Ubisoft che insiste nel mantenere "segregate" nell'ecosistema PC alcune IP storiche come Anno e The Settlers. La popolarità crescente del nuovo concetto di "gaming portabile", inaugurato da Nintendo Switch, nonché la potenza computazionale a disposizione delle attuali console a marchio Sony e Microsoft dimostrano che potrebbe essere finalmente giunto il momento di "allargare gli orizzonti" e proporre queste produzioni a un nuovo pubblico di potenziali estimatori che orbitano unicamente intorno al mercato delle piattaforme casalinghe. La volontà di ampliare i confini del proprio insediamento, d'altronde, sarebbe, da parte di Ubisoft, una mossa piuttosto "strategica".