Da Booty a Skull & Bones: un viaggio nel mondo dei videogiochi a tema piratesco

Un viaggio alla scoperta dei migliori videogiochi dedicati ai pirati: da Monkey Island a Sid Meier's Pirates, passando per Assassin's Creed IV Black Flag.

Da Booty a Skull & Bones: un viaggio nel mondo dei videogiochi a tema piratesco
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Western, sport invernali, non morti in ogni fase di decomposizione e, naturalmente, pirati e bucanieri di qualsiasi risma. Ciascuna stagione videoludica è stata, da sempre, connotata da un particolare revival: qualche genere torna in auge, magari grazie a produzioni coraggiose; altri, invece, vengono accantonati in attesa di tempi più propizi. Nel corso del ricchissimo E3 appena conclusosi, proprio il tema piratesco è tornato sotto i riflettori grazie all'interessante Skull & Bones, nuova scommessa di casa Ubisoft. I rimandi alle sezioni marinaresche viste in Assassin's Creed 4: Black Flag (ma anche allo spin off portatile Assassin's Creed Pirates) sono evidenti e ci fanno capire quanto la modalità tanto osteggiata dalla fan base fosse, in realtà, il preludio di un'esperienza di gioco molto più grande, meritevole di una dignità tutta propria. L'annuncio ha, come al solito, lasciato ampio spazio alle speculazioni: Skull & Bones si risolverà in un For Honor con canti sboccati e navi ricolme di avanzi di galera? Sarà un'esperienza fortemente incentrata sulla competizione online e, se sì, quale sarà la politica sui server? Vi sarà una forte componente soprannaturale, o dobbiamo aspettarci più un titolo dal gusto storiografico classico?
    Tutte queste domande, a cui ovviamente potremo dare una risposta solo in un prossimo futuro, non hanno fatto altro che mettere in ombra l'altro titolo a tema piratesco in sviluppo: Sea of Thieves. Nonostante Rare fosse presente alla fiera con diverse postazioni e avesse organizzato in questi giorni molte sessioni di technical alpha per gli aderenti al progetto Xbox Insider, nel corso della conferenza Xbox del titolo si é parlato poco. Abbastanza strano, per essere un'importante esclusiva Microsoft in dirittura d'arrivo nei primi mesi del prossimo anno. Nonostante la ritrosia a togliere del tutto il velo a un progetto così ambizioso, il 2018 ha tutta l'aria di esser l'anno del riscatto per un genere che, nel corso della storia dell'entertainment digitale, ha vissuto molti momenti dimenticabili alternati a pochi guizzi di gloria. Noi, nell'attesa di saperne finalmente un po' di più su ciò che ci attenderà vogliamo ricordarne alcuni, con un bonus a margine.

    Che razza di nome è Guybrush?

    Nessuna trattazione sui pirati potrebbe essere completa senza citare lui: il favoloso, roboante, splendente Guybrush Threepwood. Il ragazzino non ha altra ambizione nella vita se non quella di diventare il più grande pirata di tutti i tempi. Il problema è che l'imberbe aspirante bucaniere non possiede alcuna abilità particolare, se non la perseveranza e la pazienza di Giobbe. Il ragazzo, nel corso delle sue disavventure, deve infatti sopportare situazioni esilaranti, demenziali, assurde, sopra le righe, ricolme di citazioni di altre importanti opere firmate LucasArts e battute d'avanguardia.

    Proprio questo ha contribuito a far diventare Monkey Island una delle serie più famose ed importanti della storia dei videogame. Iniziato nel 1990, il viaggio punta e clicca del buon Guybrush non si è mai concluso, portandolo ad attraversare i decenni senza invecchiare di un giorno, saltando su molteplici hardware ed entrando nel linguaggio comune, tanto da divenire oggetto di citazioni e una cascata di omaggi più o meno evidenti. Ve lo ricordate il - nemmeno tanto velato, per la verità - tributo inserito dai ragazzi di Naughty Dog in Uncharted 4? Il buon Nate non pronuncia mai il suo nome e anzi, afferma di non conoscerlo. Eppure, assieme agli altri grandi capitani, sembra esser stato il fautore del mitico sogno utopico chiamato Libertalia.

    Sic parvis magna

    Nate, in questa trattazione, assume il ruolo di Wild Card. L'ultimo capolavoro targato Naughty Dog, oltre a porre - momentaneamente - fine alle vicende umane e professionali del grande cacciatore di tesori, ha avuto il pregio di mettere in campo un intreccio sopraffino, un romanzo di formazione abilmente celato dietro il paravento di un'avventura ricca di fascino. Quest'ultima incentrata sul sogno del pirata Avery di fondare una società utopica, retta dai più grandi capitani pirati che la storia abbia mai conosciuto. In Uncharted 4, Naughty Dog ha svolto un lavoro esemplare di ricerca sulla mitologia dei sette mari riuscendo nell'impresa di imbastire un immaginario inedito e originale attraverso una minuziosa cura per la caratterizzazione, non solo del mondo di gioco ma anche del background narrativo.

    L'indagine dei due fratelli, finalmente riuniti per un'ultima, epica, ricerca delle leggendarie ricchezze di Avery e della mitica città di Libertalia, cattura il giocatore e lo trascina con passione in un vortice inestinguibile di enigmi, panorami mozzafiato e scontri a fuoco al fulmicotone che si arresta solo ai titoli di coda: un momento che speravamo non arrivasse mai. Se non avete ancora avuto modo di giocarlo rimediate subito, così da arrivare pronti alla nuova avventura di Chloe e Nadine, primo DLC single player in uscita tra un paio di mesi.

    Un'accozzaglia di platform, GDR, RTS e adventure

    Se guardiamo oltre le opere eccezionali appena citate, allargando lo sguardo tanto da abbracciare l'intera storia videoludica, ci accorgiamo di quanto il fascino esercitato dal ricco immaginario che comunemente associamo ai pirati torni in modo insistente. Nel corso dei decenni sono stati molti i generi toccati dal tema: l'adventure, prima di tutto; poi la strategia in tempo reale e i gestionali, nonché i titoli ruolistici. A metà degli anni '80 del secolo scorso, ben prima che il biondo Guybrush irrompesse sulla scena, per il leggendario Commodore uscirono due importanti capostipiti: Treasure Island e Booty.

    Il primo, come recita il titolo, fu un adventure game molto semplice nell'impostazione che riprendeva le peripezie vissute da Jim Hawkins, protagonista (nonché voce narrante) del romanzo scritto da Robert Louis Stevenson. Booty, invece, si presentava come un platform leggermente più complesso in cui un giovane mozzo controllato dal giocatore aveva un'unica missione: rubare il tesoro del capitano cercando di recuperare le chiavi per il bottino evitando al contempo le numerose insidie in movimento che gli si paravano davanti.
    Verso la fine del decennio giunse un'altra pietra miliare, direttamente dal papà di Civilization. Quel titolo era Sid Meier's Pirates. Riproposto e migliorato in tutte le salse, sino ai giorni nostri, Pirates incarnava un concept visionario precursore, se vogliamo, degli open world così come li intendiamo oggi. Il titolo era permeato da una libertà assoluta che consentiva al giocatore, di perseguire l'obiettivo più confacente alle proprie corde senza il bisogno di seguire un canovaccio predefinito. Da pirata a onesto commerciante, sino a consigliere del Re: le possibilità erano pressoché infinite.
    Il resto, come sappiamo, è storia. Le avventure grafiche firmate dalla compianta LucasArts tennero banco per buona parte degli anni '90 col loro carico di irriverente ironia. Dopo qualche anno passato in sordina, nel corso del nuovo millennio il filone piratesco fu ripreso a singhiozzo e ben poche sono le produzioni - nel bene e nel male - meritevoli d'attenzione. Una di queste porta il titolo del primo lungometraggio dedicato ai Pirati dei Caraibi, anche se in realtà con quest'ultimo ha poco a che spartire: La maledizione della Prima Luna. Sviluppato da Akella, pubblicato da Bethesda e concepito per essere il successore di Sea Dogs, fu un discreto gioco di ruolo "open world" ambientato nei Caraibi del diciassettesimo secolo che permetteva di acquistare e personalizzare le proprie navi, far crescere il proprio personaggio acquisendo punti abilità attraverso esplorazioni e intensi combattimenti per mare e per terra.

    Sempre nel corso del 2003 fu la volta di Tropico 2, episodio "spurio" della famosa serie che ci permetteva di gestire in tutto e per tutto un covo di pirati del XVII secolo. Gli anni successivi, per i fan di pirati e battaglie nei sette mari, furono davvero parchi di soddisfazioni, illuminati solo da un buon Risen 2: Dark Waters e, ovviamente, da quell'Assassin's Creed 4: Black Flag che, ora lo sappiamo, ha costituito terreno fertile da cui far germogliare un concept nuovo che, speriamo, possa dare i suoi frutti in futuro.

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