Da Celeste a Dead Cells: migliori giochi indie del 2018

Il 2018 è stato ricchissimo di ottimi titoli indie: (ri)scopriamo insieme i migliori giochi indipendenti dell'anno.

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  • Xbox One
  • Switch
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Il 2018 è stato un anno veramente clamoroso per il videogioco. Tonnellate di giga e pixel hanno inondato le nostre piattaforme, arricchendole di nuove storie, meccaniche, estetiche ed emozioni. Se da un lato il mercato dei grandi blockbuster ha saputo deliziarci con il coraggio delle innovazioni tecniche e stilistiche di Rockstar e del suo Red Dead Redemption 2, o con il trionfo artistico e autoriale di Sea of Thieves, d'altro canto il mondo dello sviluppo a medio e basso budget è riuscito dettare nuovi confini per il medium videoludico, sperimentando con concetti e meccaniche fresche e originali, capaci di sorprendere per coraggio e potenza espressiva. In questa lista, cercheremo di ripercorrere quei titoli che hanno saputo ritagliarsi uno spazio di primo piano nel panorama interattivo di quest'anno: cominciamo!

    One hour, one life

    Quest'anno, dopo aver atteso oltre quattro anni dalla sua ultima fatica (The Castle Doctrine), abbiamo finalmente potuto provare il nuovo gioco di Jason Rohrer, One Hour One Life. Il capolavoro dell'autore californiano riscrive le regole dell'MMO tradizionale, e al contempo conferma nei contenuti e nel concept le prospettive e i temi chiave della sua poetica.

    Il rifiuto del concetto di proprietà, della personalizzazione in chiave distintiva, dell'individualismo e del desiderio di potenza non potevano che concretizzarsi in un MMO in cui ogni partita dura un massimo di un'ora (ogni minuto corrisponde a un anno di vita dell'uomo), e in cui l'accumulo di risorse e strumenti è funzionale al miglioramento e alla sicurezza della collettività, e non del singolo individuo. Un percorso evolutivo che rispecchia quello affrontato dall'umanità nel corso della sua storia, e che oggi diviene paradigma di un nuovo modo di approcciarsi alla società e alle sue regole.

    Return of the Obra Dinn

    Dopo Papers, Please!, Lucas Pope ci ha deliziati con lo straordinario Return of the Obra Dinn, un'avventura investigativa originale ed esaltante per design e qualità della scrittura. Lanciatosi in un genere completamente diverso da quanto sperimentato in passato, Pope si è approcciato alla creazione di Return of the Obra Dinn con l'intento di proporre qualcosa di mai visto prima.

    Recuperando varie tecniche e meccaniche di certe avventure del passato, soprattutto da un punto di vista grafico e stilistico, Pope ha ottenuto un racconto coeso, omogeneo, potente e in grado di annullare la distanza che spesso si insinua tra giocatore e avatar: ci ha resi così partecipi dell'investigazione come raramente fatto da altri giochi, ed ha toccato vette qualitative molto difficili da raggiungere, tagliando traguardi prima d'ora appannaggio di pochi altri capolavori come Her Story.

    Chuchel

    Con Chuchel, Amanita Design ha portato a compimento un percorso iniziato con Botanicula nel 2012, in cui animazione, regia e interazione si fondono in un trionfo stilistico impareggiabile.

    Con una direzione artistica straordinaria e con un gusto per l'ironia e il paradosso eccellente, Amanita Design scrive una storia semplice, lineare e totalmente assurda, ma riesce a renderla intrigante e coesa grazie all'immensa varietà visiva e meccanica dei suoi enigmi, e per merito delle infinite trovate interattive con cui arricchisce ogni livello. Chuchel è al contempo un gioco e un corto animato: uno degli esempi più puri del racconto interattivo.

    7 billion humans

    La trilogia sulla società dei consumi e della produzione di Tomorrow Corporation si è conclusa con lo straordinario 7 Billion Humans, dando giusto risalto a un percorso artistico già incredibile al suo esordio (Little Inferno), ma ora ancora più concreto.

    Un'opera complessa, in primis per il linguaggio usato, che richiama il codice di programmazione "assembly", e che renderà davvero ostica la progressione a tutti coloro che vorranno cimentarsi nelle decine e decine di stanze e livelli che offre l'ultima fatica della Tomorrow Corporation. Ma la sua complessità riguarda anche i temi affrontati, che caratterizzano da sempre le produzioni dello studio e che in 7 Billion Humans ritornano con decisione e forza, presenti tra le pieghe ironiche e satiriche dei dialoghi e della cornice artistica.

    Far Lone Sails/Orphan

    Nell'ultimo decennio, ci sono tre mode che sembrano non perdere mai appeal, sia per gli sviluppatori che per i giocatori: i souls-like, gli open world, e i limbo-like. Se infatti le prime due categorie continuano a dominare quasi incontrastate il mondo dei titoli ad alto budget, nel mercato indie assistiamo ogni anno alla pubblicazione di decine e decine di emuli del capolavoro Playdead.

    Quest'anno abbiamo potuto apprezzare due esperienze eccezionali, molto diverse tra loro ma legate concettualmente e filosoficamente alla tradizione Playdead: FAR Lone Sails e Orphan. Il primo offre un viaggio solitario, silenzioso e post-apocalittico dall'impatto devastante, capace di catturarci con atmosfere suggestive e meccaniche intriganti e funzionali al racconto; il secondo, più esplicito e tradizionale nella narrazione e nel concept, riesce però a personalizzare l'avventura con una serie di elementi abbastanza atipici per il genere, resi magistralmente da uno stile grafico appagante e chiaramente ispirato alle recenti opere Playdead.

    GRIS

    Nomada Studio esordisce sul mercato con un platform bidimensionale dalla fortissima connotazione artistica. Un assoluto gioiello visivo, che tramuta il percorso emotivo di elaborazione del dolore in un videogioco dalla qualità estetica con pochi paragoni.

    Simboli e metafore si susseguono all'interno di un'avventura tanto breve quanto rimarchevole, che si sviluppa attraverso un gameplay semplice e scorrevole, dove la morte e la frustrazione non trovano spazio. Accompagnato da una colonna sonora magistrale, GRIS è un prodotto incantevole, da vivere, valorizzare ed interiorizzare.

    Celeste

    La difficoltà di Celeste ha di certo saputo catturare moltissimi giocatori, e le sue tematiche possono aver emozionato tanti di coloro che si sono lanciati in quest'esperienza, accompagnata da un delizioso accompagnamento sonoro e da ottime sessioni platform.

    Eppure, è nell'insieme di tutti questi elementi che risiede il vero pregio, il valore aggiunto di un'opera come Celeste: la struttura che impone di affrontare e superare livelli e boss si concretizza in una metafora sulla depressione e le difficoltà della vita, dolcemente presentate con la pixel art del gioco in modo leggero, semplice e mai banale.
    Un gioco che ha saputo sia divertire per le sue vertiginose difficoltà, sia per le amabili storie che mette in scena.

    Not Tonight

    Con Not Tonight, Panic Barn si è fatto carico di affrontare il tema sentitissimo della Brexit recuperando alcune meccaniche e idee di Papers, Please!, integrando alcune delle interazioni dell'opera di Lucas Pope e adattandole al contesto britannico.

    Sfruttando un racconto distopico e parodistico, Not Tonight offre una visione cruda, estrema, ed efficace dell'attuale situazione socio-economica inglese, e riesce al contempo a proporre un gameplay in grado di tenerci costantemente concentrati sugli eventi che accadono nel gioco, sia da un punto di vista logistico e gestionale che da quello narrativo. La gig economy, la Brexit, i confini e i nazionalismi sono temi oggi molto caldi, e Not Tonight li affronta con poca retorica e molta concretezza.

    Where the water tastes like wine

    A metà tra un sandbox minimale e un'avventura grafica, Where the water tastes like wine è un piccolo compendio di miti e tradizioni della storia statunitense, raccolti ed esposti in modo intelligente da una mappa enorme e visivamente deliziosa, e accompagnati da una colonna sonora da urlo, personalizzata a seconda dello Stato americano in cui ci inoltreremo.

    Aggiornato nel corso del tempo e arricchito di nuovi personaggi, vicende ed ambientazioni, il gioco sin dal lancio offre una qualità narrativa eccezionale, che lo rende un vero e proprio romanzo interattivo con stili e poetiche tanto diversificate quanto ben amalgamate. Un'opera imprescindibile per gli amanti della narrazione interattiva.

    Into the Breach

    Dopo FTL: Faster than light, Justin Ma e Matthew Davis ci regalano uno strategico puro, deciso, organico e privo di qualsiasi compromesso: Into the Breach ci lancia in una scacchiera 8x8 e ci chiede di sopravvivere a ondate sempre più potenti di insettoidi e truppe nemiche.

    L'approccio del design rispecchia quello di un altro strategico eccelso pubblicato quest'anno, ossia Bad North: le regole sono poche, semplici, quasi minimali, ma l'unione di tutti gli elementi messi in gioco rende assolutamente superba la resa complessiva, dando vita ad un prodotto davvero appagante e stimolante.

    Dead Cells/The Messenger

    La frenesia, l'adrenalina e la tecnica di Dead Cells gli hanno permesso di ritagliarsi uno spazio già rilevante tra i roguelite e metroidvania che spopolano su Steam: considerando l'infinita quantità di competitori, l'opera di Motion Twin ha ottenuto un risultato sorprendente.

    Tra gli altri esponenti del genere pubblicati quest'anno, The Messenger ricopre un ruolo di ancora maggior rilievo (ottenuto vincendo il best indie game ai VGA), con la qualità delle sue meccaniche e con la sagace autoironia che permea la scrittura di tutta l'esperienza.

    Florence

    Ennesimo caso di evoluzione del medium videoludico verso una prospettiva che tende a integrare interazione e narrazione, Florence è un vero e proprio fumetto videoludico, capace di catturarci con il suo estro visivo e di conquistarci con la qualità della sua scrittura, abilissima nel provocare una reazione emotiva forte ed empatica. Un'esperienza da recuperare per chi vuole cimentarsi in un gioco originale e molto delicato.

    Se vi occorrono altre conferme della bellezza di Florence, vi basti sapere che si tratta del vincitore della categoria Best Mobile Game agli ultimi The Game Awards: non lasciatevelo sfuggire.

    The Hex

    Tra le produzioni più originali e particolari di quest'anno, è impossibile non citare The Hex. L'opera di Daniel Mullins è un trionfo di originalità e inventiva, un pazzesco e omogeneo miscuglio di meccaniche, storie, prospettive e regole con cui giocare e sperimentare, gestite con tale coerenza e visione d'insieme da restituire un messaggio che
    tocca le corde degli appassionati del medium videoludico.

    FPS, RTS, platform e tattici a turni si incontrano, si scontrano e si rimodellano in questa strepitosa opera interattiva, che ha il potenziale per diventare il nuovo punto di riferimento del settore per quanto riguarda la metanarrativa. Veramente fantastico.

    Questi appena elencati sono solo alcuni dei giochi più rappresentativi del panorama indie del 2018: ci sarebbero infatti ancora decine di titoli da citare, come Donut County, The Red Strings Club e Legendary Gary. Ed è soprattutto grazie a simili opere che quello appena trascorso si è rivelato un anno straordinario per il videogioco, ricco e coraggioso nelle idee, vario e multiforme negli stili.

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