Da Gran Theft Auto a Bioshock: la satira e la politica nei videogiochi

Ci vuole molta intelligenza per affrontare il tema politico nel mondo videoludico: scopriamo quali sono per noi i titoli più interessanti sull'argomento.

speciale Da Gran Theft Auto a Bioshock: la satira e la politica nei videogiochi
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Con l'avvento di Red Dead Redemption 2, la fanbase di Rockstar Games si è scissa tra chi predilige le avventure di Arthur Morgan e John Marston, e chi invece apprezza in misura maggiore le scanzonate e taglienti peripezie di Tommy Vercetti, CJ, Niko, Trevor e tutta la banda di criminali di GTA. Personalmente pur preferendo i ritmi compassati e l'ambientazione della saga western, apprezzo decisamente anche la serie di Grand Theft Auto e ne ho spolpato tutti i capitoli. Per questo motivo, non ho accolto con grande entusiasmo le recenti dichiarazioni del co-fondatore di Rockstar Dan Hauser, secondo il quale la situazione politica statunitense attuale non è un clima adatto per sviluppare un eventuale GTA VI, il che significa che passeranno svariati anni prima di poterci mettere sopra le mani.
Queste stesse affermazioni mi hanno però fornito lo spunto per scrivere un approfondimento sulla dimensione politica nei videogiochi, con un focus specifico sulla satira: a mio parere, la matrice artistica e la maturità che il medium videoludico ha raggiunto sono da riscontrarsi, oltre che nella sfera prettamente visiva e grafica, anche in quella intellettuale e contenutistica. Per uno sviluppatore, contestualizzare nella nostra realtà con intelligenza i suoi giochi non è compito semplice e richiede grandi competenze non solo tecniche, ma anche sociali.

La politica secondo Rockstar

Tantissimi giochi hanno trattato temi che rientrano nella sfera politica, ma esistono modi e modi in cui queste tematiche possono essere affrontate. La forbice quindi si restringe notevolmente, dal momento che nella stragrande maggioranza di queste produzioni tali argomenti fanno da semplice sfondo alle vicende, sono narrativamente e ludicamente appena accennati o rimangono piuttosto stereotipati e banali, non aggiungendo niente di davvero interessante alle questioni politiche.

Si può senza dubbio affermare che giochi come Assassin's Creed, The Division, Wolfenstein o Detroit: Become Human posseggano connotati politici (ovviamente molto diversi tra loro) e traggano da questi ispirazione, ma, senza voler assolutamente sminuire il loro valore videoludico, dopo aver svolto il compitino, l'analisi di stampo politico-sociale si ferma e non incide ulteriormente. Va da sé che per fare della satira, non è in alcun modo possibile prescindere dall'intelligenza. E in Rockstar ce ne deve essere davvero in abbondanza.

Cos'è la satira?L'arte è da sempre stato un ottimo mezzo per fare satira: del resto, secondo la definizione più classica del termine, la satira è una composizione a carattere moralistico o comico, che mette in risalto costumi o atteggiamenti comuni alla generalità degli uomini, di una categoria o di un individuo, e affonda le sue radici nella letteratura classica greca. Con l'evoluzione delle tecnologie di sviluppo e il sempre più frequente avvicinamento dei videogiochi ad una forma d'arte, le effettive possibilità per questo medium di fare satira sono aumentate esponenzialmente. Inoltre, credo anche che la percezione generale dell'industria dei videogiochi stessa sia cambiata, nonostante recenti dichiarazioni, articoli e opinioni della stampa generalista diano l'impressione esattamente opposta. Se tempo fa la community di videogiocatori era piuttosto ridotta, recentissime statistiche e studi dimostrano come, in Italia, quasi il 43% della popolazione usufruisca dei videogiochi. Questo fattore è parallelo e speculare alla crescita intellettuale del medium videoludico.

Forse non vedremo il prossimo capitolo di GTA ancora per un bel pezzo, ma l'intera saga, soprattutto a partire dalla sua terza incarnazione, non si è mai risparmiata e ha da sempre fatto della satira in chiave black humor uno dei suoi numerosissimi punti di forza.
Come il buon vino, anche GTA migliora invecchiando. È con il quinto episodio numerato infatti che viene raggiungo l'apice qualitativo, non solo in termini di gameplay ma anche per quanto riguarda il modo in cui la società americana, e più in generale quella occidentale, viene smontata pezzo per pezzo e messa alla ribalta. Culti religiosi, questione delle armi, dipendenza dalla tecnologia, corruzione, razzismo: in questa festa del politically incorrect non viene davvero risparmiato niente e nessuno. A prescindere che sia videogiocatore o meno, per chiunque viva in quest'epoca e sia dotato di un minimo senso di autocoscienza e percezione, la produzione Rockstar non può non risultare satiricamente geniale. Molte delle tematiche toccate da GTA V trovano riscontro anche in entrambi i capitoli d Red Dead Redemption, sebbene in maniera più velata, più malinconica e decisamente meno spensierata. Pur ambientato a fine Ottocento infatti, numerosi sono i richiami e le frecciatine dirette alla società in cui viviamo ora, velatamente ed elegantemente nascosti nello straordinario comparto narrativo.
Ma la satira videoludica non è solo a marchio Rockstar. Numerosi altri giochi si sono occupati di trattare tematiche politiche più o meno scottanti, contestualizzate sia all'interno della storia sia nel gameplay.

Ars mea, mors tua

Per quanto riguarda la satira politica nella dimensione narrativa di un videogioco, ritengo che la serie di Bioshock sia semplicemente inarrivabile. Paradossalmente, si può obiettare e dibattere sul fatto che quella di Ken Levine sia effettivamente definibile "satira": rileggendo la definizione del termine, non credo che l'intenzione primaria di Irrational Games fosse quella di rendere "comiche" le sue storie, che di certo non risultano tali, se non in qualche sporadica situazione. Nonostante questo, la satira deve anche esser caratterizzata dall'attenzione critica alla politica e alla società, mostrandone le contraddizioni e promuovendone il cambiamento.

Sono proprio questi ultimi elementi a spiccare nella serie di Bioshock, i cui giochi affrontano temi politici molto delicati in maniera davvero accurata, con un'acutezza e arguzia impressionanti, caratterizzati come sono anche da quella dimensione distopica propria della satira stessa. Pensiamo per esempio a quanto Bioshock Infinite sia brillante nel raccontare la storia di Columbia, tra l'altro una delle ambientazioni meglio riuscite di sempre. Al suo interno infatti non solo trovano spazio temi quali il positivismo, l'espansionismo, la democrazia, il razzismo e la religione (per citarne alcuni), ma molti di questi vengono anche totalmente ribaltati e messi a confronto con i loro opposti, in una sorta di apologia delle contraddizioni. Il pensiero politico americano di inizio Novecento è protagonista, con idee capitalistiche e socialiste che si sfidano e vengono poste su schermo attraverso geniali espedienti narrativi e ludici.

Lasciando da parte il racconto e passando al gameplay, esistono dei generi che meglio di altri si adattano a trattare il tema politico: se nella vita reale infatti inventarsi "politicante" significa in larga parte ricoprire un ruolo di gestione, organizzazione, amministrazione e direzione della vita pubblica, quale genere si potrebbe prestare con più rigore a queste attività, se non quello degli strategici/gestionali? I prodotti appartenenti a questo filone si focalizzano generalmente su due ambiti ben precisi: la gestione militare e, appunto, quella politica.

Gli strumenti amministrativi che vengono offerti al giocatore non sono ovviamente gli stessi e variano da gioco a gioco, ma alcuni di questi hanno una specifica caratterizzazione satirica che spinge l'utente ben informato a riflettere sulla situazione politica attuale di alcuni paesi mettendolo nella posizione di effettuare scomode scelte morali, rivelandogli in alcuni casi che tipo di leader potrebbe essere nella realtà. In riferimento a questo genere, la serie di Tropico è quella che sicuramente nasce fin da subito con l'idea di fare satira e ironia politica: nel contesto grafico molto caricaturale di un paese caraibico, il giocatore veste i panni del suo dittatore e gli viene concessa totale libertà sul modo di governare. La saga va a toccare importanti tematiche, purtroppo sempre attuali a prescindere dal periodo storico, quali il totalitarismo, gli estremismi, le frodi elettorali, il populismo, le intromissioni di potenze straniere, mettendole a nudo attraverso quello humor divertente e sopra le righe che da sempre caratterizza l'intera serie, della quale presto vedremo il sesto capitolo.

Satira indipendente

È naturale che il panorama indie sia il più foriero di produzioni politicamente molto più scorrette, rispetto ai grandi publisher tripla A, per ovvie ragioni. Due fattori sono stati determinanti e hanno favorito la comparsa sul mercato di simili produzioni: da una parte l'avvento di Steam come piattaforma di distribuzione digitale è risultato fondamentale dal punto di vista economico e ha permesso agli sviluppatori indipendenti di ridurre i costi di distribuzione; dall'altra la pubblicazione online freeware o a basso costo di software come Unity o l'Unreal Engine ha concesso (quasi) a chiunque di sperimentare.

Prendiamo ad esempio un gioco come Mr. President, una sorta di puzzle game ragdoll in cui il giocatore impersona la guardia del corpo di un fantomatico (?) presidente americano di nome Ronald Rump e deve cercare in tutti i modi di salvarlo dagli attentati alla sua vita: il gioco, oltre ad essere piuttosto divertente e con meccaniche physics-based, ironizza a tutto spiano sul biondo presidente statunitense, sulle sue posizioni politiche (in particolar modo sull'immigrazione) e sugli avvenimenti di cronaca che lo coinvolgono personalmente come il Russia Gate.

Esistono infine produzioni totalmente sopra le righe, che sembrano essere uscite direttamente dalla testa pazzoide di qualche sviluppatore. L'esempio più eclatante è, a mio parere, il bizzarro (se mai possiamo definirlo così) Postal 2. Si tratta di un FPS semi free roaming dai toni decisamente satirici, ma non di certo adatti a tutti i giocatori, soprattutto i più sensibili (sì, mi riferisco anche alla possibilità di utilizzare i gatti come silenziatori per le mitragliatrici...).

L'utente, girovagando per la cittadina di Paradise, può liberamente decedere se portare a termine in maniera civile o ultra-violenta alcuni semplici compiti (geniale quello in cui deve raccogliere firme per una petizione che ha lo scopo di far giocare i capricciosi membri del congresso ai videogiochi violenti): ma tra Al-Qaeda, animalisti, protestanti antiviolenza che imbracciano AK47, cannibali, fanatici religiosi e attori famosi questo gioco non risparmia davvero nessuno.

Abbiamo visto quindi come l'arte videoludica possa essere saggiamente contestualizzata nel mondo reale. Il nostro medium preferito ha ancora parecchie cartucce da sparare e molte di queste non vanno ricercate nelle migliorie grafiche, pur auspicabili e praticamente già sicure. Sono soprattutto i contenuti dei videogiochi del futuro a stimolare maggiormente la mia curiosità e la mia fantasia: in che modo e con quali forme tratteranno la realtà del mondo in cui vivremo?