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Da Super Smash Bros Melee a Ultimate, l'evoluzione eSport di SSB

L'evoluzione del brawler Nintendo, da Melee a Ultimate: dubbi, certezze e promesse (soprattutto lato eSport) dell'ultimo capitolo della serie.

speciale Da Super Smash Bros Melee a Ultimate, l'evoluzione eSport di SSB
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  • Switch
  • Tra i titoli più seguiti in Nord America va indubbiamente inserito Super Smash Bros nelle sue numerose iterazioni. Una di queste, Melee, è stata probabilmente quella che ha portato la serie al successo: a metà tra un picchiaduro e una brawl, ovvero quella comunemente indicata come rissa, Super Smash Bros ha fondato la sua fortuna sull'intuitività dell'esperienza di gioco e sull'utilizzo crossover dei personaggi Nintendo.
    Eppure negli ultimi anni la scena competitiva non ha goduto di grande attenzione, soprattutto in Europa, da sempre meno avvezza a questo genere di titoli. La partecipazione agli eventi è mediamente scesa anno dopo anno, con numerosi giocatori di altissimo livello che hanno deciso di allontanarsi dal gioco. Ultima ma non meno importante notizia l'assenza di SSB Meele all'EVO 2019, il torneo per eccellenza dei videogiochi picchiaduro.

    Super Smash Bros è stato presente all'EVO sin dal 2013, quando l'organizzazione della competizione decise di inserire un nuovo titolo lasciando decidere alla community: il videogioco che avesse ricevuto più donazioni sarebbe stato inserito nella lista del torneo. Il picchiaduro Nintendo arrivò a 100.000 $, conquistandosi un posto nell'Olimpo dei picchiaduro. Un aiuto era anche giunto dalla serie documentario "The Smash Brothers", che ebbe un ruolo decisivo per la diffusione del titolo con oltre 4.000.000 visualizzazioni su Youtube.

    Melee ed EVO: un divorzio annunciato?

    È rimasto sul trono per sei lunghi anni: non solo, Melee è stato l'unico titolo di quel periodo a essere sempre riconfermato. Una condizione che, evidentemente, non era destinata a durare per sempre. I motivi sono da ricercare principalmente nel numero dei partecipanti all'EVO. Nel 2016 erano poco meno di 2.400 ma due anni dopo erano appena 1350: un calo del 43%, quasi la metà. Una situazione non dissimile da quanto accaduto negli altri maggiori tornei: al Genesis il calo è stato del 38%, passando dai 1.828 del 2016 ai poco più di 1.100 nel 2019. Ma è corretto parlare di crisi? Il fenomeno del calo delle iscrizioni ai grandi tornei Major va in realtà contestualizzato con la crescita e la diffusione degli eventi minori e locali. I giocatori delle Shine Series a Boston, ad esempio, possono trovare la stessa atmosfera di un torneo Major appena dietro casa, piuttosto che affrontare un viaggio fino a Las Vegas per l'EVO.

    La crescita dei tornei minori

    Una prima dimostrazione arriva, come sempre, dai numeri. Nel 2016 Super Smash Bros ha vissuto tre tornei con più di 1.500 partecipanti, mentre nel 2018 nessuno dei tre Major è riuscito ad arrivare a tale cifra anche solo lontanamente. Parallelamente negli stessi anni ci sono stati rispettivamente sei eventi con 600 partecipanti nel 2016 e sette nel 2018. In sostanza mentre i grandi eventi faticano a respirare, i più piccoli dimostrano di essere in grande salute e di crescere. Una dinamica che segue il rapporto tra domanda e offerta: minore è la domanda, minore sarà l'offerta e più concentrata in pochi "prodotti"; mano a mano che la domanda aumenta e l'interesse per Super Smash Bros si diffonde, aumenta contestualmente l'offerta che non può più essere soddisfatta interamente dagli stessi pochi eventi di prima. Ne servono di nuovi, anche più piccoli, ma che possano soddisfare le esigenze delle comunità diffuse in tutto il mondo

    Ultimate: una nuova speranza

    La sfida per Nintendo, adesso, è cercare di unire due mondi apparentemente distanti nonostante l'origine in comune: Melee e il nuovissimo e recentissimo Ultimate. Nonostante l'apprezzamento del pubblico, infatti Melee è ormai un videogioco risalente al 2002, che ha bisogno di trasformarsi per essere apprezzato dalle nuove generazioni. In un periodo, poi, in cui l'esport è messo sotto osservazione rispetto al videogioco in se come opportunità per farsi belli e guadagnare visibilità, un nuovo titolo era nettamente necessario. Approfittando quindi del periodo di magra per Melee, Nintendo a dicembre ha deciso di lanciare il nuovo capitolo della saga: Ultimate, una nuova scintilla per la scena di Super Smash Bros. Perché tentare di resuscitare un titolo mezzo morto quando si ha la possibilità di coinvolgere tanti altri giovani giocatori? Per lo più se è ormai necessario, visto il successo dei videogiochi competitivi, creare una chiara e definitiva struttura torneistica.

    "Super Smash Bros Ultimate porta con se un maggior incentivo nella realizzazione di un circuito competitivo e maggiori possibilità di investimento. Una strada che passa per la narrazione delle rivalità e dei personaggi della scena competitiva. È necessaria però la presenza di un tournament organizer che abbia ben chiaro in mente le esigenze della community." - Sheridan Zalewski, organizzatore della Genesis.
    Smash ha tentato in passato di creare dei circuiti competitivi ma di quel periodo non è rimasto nulla di concreto. L'ultimo tentativo è rappresentato dalla Smash Master League, organizzata dalla Esports Arena con eventi ufficiali dislocati tra Santa Ana, Oakland e Las Vegas. Ciò che è sempre mancata, tuttavia, è stata la propensione al futuro, ovvero a rendere sostenibile e autoalimentata la scena competitiva. Pochi sponsor, pochi investimenti e, di conseguenza, poca attrazione mediatica.

    Parola d'ordine sostenibilità

    Su Ultimate invece Nintendo sembra essere partita con il piede giusto, facendo camminare il nuovo titolo parallelamente alla divisione competitiva. Una scelta operata dall'alto, stanca di attendere che fossero gli appassionati a creare una lega duratura, interessante e sostenibile. L'aspetto più importante per attirare sponsor, d'altronde, è la capacità di un prodotto di mantenersi efficace sul lungo periodo. Gli sponsor e i partner sono abituati a ragionare su tempistiche più lunghe della semplice stagione: hanno bisogno di sapere che la scena esport proseguirà per gli anni a venire. Altrimenti perché investire?

    "La parola d'ordine è sostenibilità. Un concetto che inizia con i più grandi tornei esistenti che fanno fronte comune e si vendono agli sponsor come un'unica grande entità. Così facendo possono ottenere più soldi di quanti ne farebbero individualmente." - Matthew "MattDotZeb" Zaborowski, organizzatore delle Shine Series.
    Sheridan Zalewski, organizzatore del Genesis è concorde nel pretendere "l'unione di tutti i tornei sotto un unico circuito". Il problema è capire quali sarebbero abilitati e quali no: se si vuole allargare il pubblico di fedeli spettatori, però, non è possibile limitare la scelta a tre grandi Major ma è necessario essere il più capillari possibile sul territorio. Super Smash Bros non è ma riuscito in tale impresa ma Ultimate, con il supporto diretto di NIntendo, si candida seriamente a un futuro roseo.

    Verso la World Cup

    Il primo importante esempio è la World Cup di Super Smash Bros Ultimate che prenderà il via l'8 giugno in concomitanza con l'E3 2019. L'idea di Nintendo è di realizzare un circuito per nazioni da affiancare agli eventi proposti dai singoli organizzatori. Nazioni che si affrontano nelle varie finali continentali, Europa compresa.

    L'appuntamento con il Vecchio Continente è per il 4 e 5 maggio ad Amsterdam, evento a cui sarà presente anche la rappresentativa italiana campione del torneo di qualificazione nazionale. Una scelta, quella di Nintendo, mirata a coinvolgere dall'alto la community di videogiocatori di Super Smash Bros, avvicinandoli ancora di più alla scena competitiva dando loro un'identità patriottica da associare alla propria rappresentativa nazionale.

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