Da Theme Hospital a Two Point Hospital: i videogiochi finiscono dal dottore

Ecco perché un seguito di Theme Hospital, anche se non ufficiale, è proprio quello di cui avevamo bisogno. Siete pronti per Two Point Hospital?

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  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Switch
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • L'annuncio da parte di SEGA di Two Point Hospital, seguito non ufficiale dell'indimenticato Theme Hospital, ha reso felici molte persone, lasciandone altrettante con un grosso punto interrogativo sulla testa. Se anche tu sei circondato da gente che balla felice e vorresti avere un buon motivo per non sentirti escluso, continua quindi a leggere, potresti ritrovarti in questo già pienissimo 2018 con un nuovo gioco da attendere.

    Parchi giochi e corsie

    Tutti amavano e amano Theme Hospital, ma senza il successo di Theme Park, l'equivalente dedicato ai parchi divertimento, non ci sarebbe stato nessun manageriale a sfondo medico su cui impazzire.

    Allo stesso modo, Theme Park deve ringraziare di esistere soprattutto lui, uno dei game designer più coraggiosi di sempre, quel Peter Molyneux che oggi spesso viene dileggiato dalla rete ma che nel passato ha rivoluzionato più e più volte il mondo dei videogiochi, e questo non potrà mai essere cancellato. I protagonisti di questo racconto non finiscono qui, ma prima di loro c'è lo sfondo pazzesco di Bullfrog Production, una delle migliori software house del mondo per tutti gli anni '90. Dopo i successi di Populous, Powermonger e Syndicate, per la compagnia capitanata da Molyneux era giunto il momento di un nuovo gioco, la cui genesi è strettamente legata all'incontro che il designer ha con un ragazzo di diciassette anni chiamato Demis Hassabis. I geni tendono a riconoscersi, ed è proprio quanto avviene tra i due, dando vita a un sodalizio, incentrato principalmente nello sviluppo di intelligenze artificiale sempre più elaborate, che regalerà alla storia dei videogiochi due preziosi frutti: il già citato Theme Park, e il meno riuscito ma non meno sbalorditivo Black & White.

    Theme Park però non è soltanto il frutto di due grandi menti supportate da un dream team di sviluppatori, ma sopratutto l'opera prima di un ragazzo, proprio quel Demis Hassabis di diciassette anni che Molyneux volle con sé stravolgendogli la vita scolastica (e non solo...), che oggi è a capo di una buona parte dei progetti legati allo sviluppo di intelligenze artificiali in Google. Demis Hassabis infatti non ha abbandonato la sua passione: dopo aver tentanto di adattarla ai videogiochi un altro paio di volte fonda DeepMind, azienda specializzata nello sviluppo delle intelligenze artificiali di domani, acquistata nel 2014 dalla Alphabet di Larry "Google" Page. I videogiochi, a volte, sono una cosa dannatamente seria!

    Subito in sala pompa

    Theme Park funzionava alla grande, sia dal lato ingegneristico, dove si era chiamati a disegnare il parco di divertimenti e in alcuni casi anche relative attrazioni, che da quello manageriale. Il lavoro di Hassabis garantiva un controllo straordinario su ogni avventore del parco, permettendo ai giocatori di influire sul corso delle loro giornate anche con furbissime mosse commerciali: l'esempio perfetto è il sale nelle patatine che in eccesso faceva moltiplicare la vendita di bevande nei paraggi. C'era comunque un limite alla fiducia dei clienti, oltre il quale il parco iniziava inevitabilmente a perdere popolarità. A tre anni di distanza da Theme Park, arrivò finalmente Theme Hospital.

    Dietro le quinte non c'è più Demis Hassabis, e il progetto è curato in prima persona da un altro personaggio chiave di questa storia: il suo nome è Mark Webley.
    Webley nasce professionalmente in Bullfrog partecipando come programmatore e game designer a molti dei titoli più importanti della compagnia, per poi diventare il co-fondatore insieme a Peter Molyneux degli stessi Lionhead Studios che dirigerà personalmente dal 2012 fino alla dolorosa chiusura.Partendo dall'esperienza Theme Park, Bullfrog riuscì a confezionare un prodotto ancora più convincente e che a differenza del predecessore non aveva di fatto rivali.

    L'esperienza di gioco era profonda e serrata, l'alta personalizzazione dell'ospedale e gli effetti che ogni scelta poteva successivamente avere nel corso della partita trascinava i giocatori immediatamente davanti a decisioni importanti, facendoli sentire in pochi minuti al centro dell'attenzione. Le responsabilità non erano certo poche, eppure in Theme Hospital non c'era nulla di tedioso o che si prendesse troppo sul serio (parliamo pur sempre di un gioco ideato e costruito tra le scrivanie di un ufficio e i tavoli di legno di un pub) ma anzi, era dotato di uno squisito humor che potremmo tranquillamente definire "magistralmente inglese". Scocca pulitissima, cuore simulativo duro e puro e poi malattie inventate ed entrate nella leggenda come la Sindrome della testa gonfia, da curare immediatamente in Sala Pompa, o la pericolosissima cespuglite.

    Una nuova generazione di gestionali

    Theme Hospital è stato un titolo speciale nato in un contesto speciale, e sarà davvero dura per Two Point Hospital ripetere quel successo. L'obiettivo però è innegabilmente a portata di mano: questo nuovo gioco non è fatto da sconosciuti (anche se negli ultimi tempi di sconosciuti capaci di superare i propri maestri ce ne sono stati tantissimi), ma proprio da Mark Webley che, lasciatosi Lionhead alle spalle sceglie di portarsi con sé alcuni valorosi sviluppatori e un altro grande (sebbene non conosciutissimo oggigiorno) nome: quello di Gary Carr. Anche la collaborazione tra Carr e Webley risale ai tempi della Bullfrog Production ma, prima del suo arrivo nel 1989, aveva già all'attivo i due favolosi Barbarian (i più grandicelli avranno sicuramente sentito una lunga scossa di piacere, vero?). La parte più divertente della carriera di Gary Carr è quando lasciò Bullfrog proprio per colpa di Theme Park, un gioco che odiava e che riteneva troppo diverso dalle produzioni che avevano caratterizzato la compagnia fino a quel momento.

    Carr lasciò Bullfrog per andare dai The Bitmap Brothers con i quali lavorò al buon Chaos Engine 2, ma in seguito Peter Molyneux lo convinse a tornare allettandolo con un nuovo progetto (Dungeon Keeper) del quale però si occupò soltanto dopo essere stato affiancato a Mark Webley e al suo manageriale ospedaliero (Una piccola vendetta da parte di Molyneux per le improvvise dimissioni?). Il core team è rimasto quindi quasi intatto, poi c'è Sega dietro e non la solita campagna kickstarter. Inoltre le proiezioni non sono male: nonostante continuino ad essere snobbati da molti importanti publisher, i gestionali stanno vivendo una nuova giovinezza con tanti giochi diversi e molti "million seller" (Cities Skylines sta oltre le quattro milioni di copie, Planet Coaster ha superato da poco il primo milione e piccoli giochi come Banished e Prison Architect ne hanno all'attivo più di due). Sarà che siamo dei romanticoni, ma con un pedigree e un tempismo così, Two Point Hospital entra di diritto tra i nostri giochi più attesi dell'anno.

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