Da Xenoblade Chronicles a Persona: i dieci migliori JRPG non Square-Enix

Square-Enix è indubbiamente maestra nel genere dei JRPG ma esistono tante altre produzioni degne di attenzione...

speciale Da Xenoblade Chronicles a Persona: i dieci migliori JRPG non Square-Enix
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  • Switch
  • Articolo a cura di Antonello Bello e Mario Marino
    Mentre tutto il mondo sembra essersi diviso fra chi sbudella mostri nella giungla selvaggia di Monster Hunter World e chi annienta alieni nell'ultima espansione di Destiny 2, qui in redazione c'è ancora qualcuno che, stoicamente, resiste al richiamo dell'online e alza barricate per proteggere il buon vecchio singleplayer dall'invasione di missioni cooperative, deathmatch e ranking vari ed eventuali.
    Fra tutte le possibili declinazioni di gioco in singolo, c'è un genere a cui noi di Everyeye siamo particolarmente affezionati e che sembra essere ritornato in auge negli ultimi tempi: quello dei JRPG, i giochi di ruolo in salsa di soia che, con le decine di ore richieste per essere completati, sono da sempre sinonimo di divano, coperta e dolcissima solitudine.
    In questo articolo, abbiamo voluto parlarvi di alcuni dei maggiori capisaldi del genere, soprattutto di quelli che ci stanno maggiormente a cuore, avendo premura di tenere fuori dall'elenco le produzioni della software house forse più importante in abito JRPG. Esatto: non troverete nessun titolo Square-Enix all'interno di questa lista. Ci è sembrato giusto, infatti, dare maggiore risonanza, oltre che a grandi successi, anche ad alcune opere passate in sordina negli ultimi anni, in attesa di essere riscoperte da una nuova generazione di giocatori.

    Ni no Kuni: La Minaccia della Strega Cinerea (Level-5/Studio Ghibli, 2011)

    Ni no Kuni è un cavallo di razza nato dall'incrocio fra due campioni del calibro di Level-5 e Studio Ghibli. Introdotto nel mercato giapponese su Nintendo DS ed esportato poi in giro per il mondo nella bellissima edizione per PlayStation 3, il gioco di Akihiro Hino è una di quelle esperienze ludiche che non si dimenticano.
    Nei panni di Oliver, bambino rimasto orfano, i giocatori verranno catapultati in una realtà alternativa e parallela a quella ordinaria, dove gli abitanti non sono che trasposizioni delle persone e degli animali che popolano il mondo reale. In compagnia della fata Lucciconio e di tutti i compagni che troverà lungo la strada, Oliver dovrà scoprire il segreto per riportare in vita sua madre.

    Per riuscirci, farà affidamento sulle abilità battagliere dei famigli, spiritelli da catturare ed invocare durante gli scontri. Ni no Kuni resta nella mente e nel cuore di chi lo gioca anche e soprattutto per il suo comparto tecnico: il motore grafico si basa sugli artwork degli artisti dello studio Ghibli, mentre le musiche sono state composte nientedimeno che da Joe Hisaishi in persona. In attesa di poter mettere finalmente le mani sul secondo capitolo, vi invitiamo a rispolverare la PS3 per godervi questa piccola gemma ingiustamente sottovalutata.

    EarthBound (Nintendo/HAL Laboratory/Ape Inc., 1994)

    Alzi la mano chi ha giocato EarthBound. Adesso alzi la mano chi ha DAVVERO giocato EarthBound. Conosciuto con il nome di Mother 2 in Giappone, EarthBound è l'unico capitolo della serie ideata da Shigesato Itoi ad essere ufficialmente arrivato in Occidente, o quanto meno su suolo nordamericano. Il gioco non è mai stato un campione di vendite, ma oggi è considerato a tutti gli effetti un cult.
    I motivi della devozione quasi religiosa dei suoi fan vanno cercati, con ogni probabilità, nella trama dell'opera: un'ape proveniente dal futuro si schianta, con il suo meteorite-macchina del tempo, nelle campagne attorno al paesino di Onett; il giovane Ness si reca sul luogo dell'impatto e viene informato dall'ape Buzz Buzz del piano di Giygas, creatura aliena che ha soggiogato il mondo nel futuro da cui l'insetto proviene. E tutto questo succede nei primi venti minuti di gioco.

    Da questo punto in poi, Ness partirà alla ricerca dei tre compagni profetizzati da Buzz Buzz per scongiurare il piano di Giygas, scontrandosi lungo la strada con zombie, sette politico-religiose, creature aliene, fantasmi, band blues dal vizio facile, poliziotti corrotti e tanti altri strampalatissimi personaggi.
    Tutto questo carnevale di bambini scienziati, cani con la rabbia da sconfiggere a colpi di yo-yo, maestri di arti marziali e compagnia cantante ha come sfondo quello della provincia americana, riletto dal punto di vista di uno studio giapponese. Insomma, se dovessimo definire EarthBound in poche parole, potemmo dire che è una proiezione partorita dalla mente di Stephen King dopo essersi sparato del wasabi per endovena. È stato inserito fra i 21 giochi dello SNES Mini, perciò non avete più scuse: giocatelo adesso!

    Phantasy Star IV: The End of the Millennium (SEGA, 1993)

    Negli anni '90, praticamente tutte le software house sono salite sul carrozzone dei JRPG. Per quanto la maggioranza delle produzioni si accodasse allo standard definito da Enix prima e da Square poi, con le trame fantasy ambientate in un mondo simil-medievale, c'è stato qualcuno che ha avuto il coraggio di osare in sede di scrittura. SEGA è stata sicuramente fra questi, portando la propria serie ruolistica fra le stelle di una galassia lontana lontana.

    Phantasy Star IV, uscito originariamente per MegaDrive, conclude l'esperienza singleplayer della serie, che sarebbe diventata col passare degli anni un titolo MMO. In questo episodio, Toru Yoshida arriva a trattare temi come l'ambientalismo, la crisi energetica, il rapporto dell'uomo con la natura e i sacrifici necessari alla sopravvivenza.
    Animato da un gameplay classico ma non banale, i personaggi di Phantasy Star IV si dividono sostanzialmente in due categorie: androidi e non-androidi, ognuno con le proprie capacità esclusive (i primi sono particolarmente abili in mischia, mentre i secondi si concentrano sull'uso della magia). Forse non è fra i giochi dei primi anni ‘90 invecchiati meglio, ma vale comunque la pena concedere una seconda chance a questa pietra miliare.

    Pokémon Oro e Argento (Game Freak, 1999)

    Poche cose sono state altrettanto importanti nella vita dei "millennials" come Pokémon. Nati nel 1995 su Game Boy, diventano nel giro di un paio d'anni un fenomeno globale. L'isteria sorta attorno a Pikachu e compagni cresce ancora di più quando, nel 1999, Game Freak e Nintendo pubblicano per il mercato giapponese Pokémon Oro e Pokémon Argento, i primi due titoli della seconda generazione di mostriciattoli.
    Oltre all'introduzione di cento nuove creature, i titoli segnano l'esordio di tante nuove meccaniche, diventate da quel momento in poi punti cardine nel sistema di gioco: l'allevamento e la conseguente apparizione delle uova, le bacche da dare ai Pokémon affinché vengano usate nei momenti più concitati della battaglia e il fattore felicità, necessario per l'evoluzione di alcune creature.

    Ambientato nella regione di Jotho, i fatti di Oro e Argento si svolgono tre anni dopo quelli di Verde/Rosso&Blu/Giallo. La continuità narrativa è assicurata anche dalla possibilità, una volta battuta la Lega Pokémon, di poter viaggiare alla volta di Kanto, la regione in cui era ambientata la prima generazione, per catturare nuovi compagni e ottenere altre otto medaglie.
    Questo vero e proprio miracolo di programmazione, in grado di comprimere due regioni all'interno delle limitatissime cartucce per Game Boy Color, ha un solo artefice: il compianto presidente di Nintendo Satoru Iwata. I due giochi hanno beneficiato, qualche anno fa, di un remake: Pokémon HeartGold e SoulSilver, apparsi su Nintendo DS e tutt'ora i migliori Poké-giochi mai prodotti.

    Persona 5 (Atlus, 2016)

    Strano caso, quello di Persona. Partito negli anni '90 come spin-off di Shin Megami Tensei (franchise tanto famoso in patria quanto di nicchia in Occidente), è arrivato nel giro di una quindicina d'anni a diventare più popolare della serie principale. Dopo gli ottimi Persona 3 e Persona 4 - la cui versione Golden resta tutt'oggi uno dei pochi motivi per avere una PSVita - Atlus ha alzato l'asticella e i valori di produzione, arrivando a realizzare quello che non abbiamo paura a definire un assoluto capolavoro.
    In Persona 5 torna la doppia natura ludica ammirata nei capitoli precedenti, questa volta in uno stato d'arte difficilmente replicabile. Durante l'anno scolastico che fa da sfondo agli eventi narrati, i giocatori dovranno barcamenarsi fra le attività studentesche, le relazioni sociali e l'infiltrazione nei cuori delle persone malvagie.

    Ridurre Persona 5 a poche righe è una mancanza di rispetto prima ancora che un compito ingrato, perché l'ultimo gioco Atlus è fra le migliori opere mai apparse nel mondo del gaming. Il team è riuscito a trattare temi come l'amore e l'adolescenza insieme ad argomenti come il bullismo, gli abusi di potere, le violenze sessuali, il mobbing e tanti altri aspetti della nostra società malata. Persona 5 ha dovuto arrendersi di fronte a The Legend of Zelda: Breath of the Wild in occasione dei The Game Awards 2017, cedendo la corona di Gioco dell'Anno alla produzione Nintendo. Se possiamo darvi un consiglio, correte dal vostro negoziante di fiducia e tornate a casa con una copia di Persona 5 sotto al braccio, non ci ringrazierete mai abbastanza.

    Lost Odyssey (Mistwalker, 2008)

    Definita al tempo "l'anti-Final Fantasy", la creatura di Hironobu Sakaguchi poggia le proprie radici su un solido sistema di combattimento a turni molto tradizionale, dove la disposizione delle unità schierate sul campo di battaglia gioca un ruolo piuttosto delicato. Posizionati su due linee, i componenti più coriacei del party vanno infatti piazzati in prima fila, affinché il ‘Sistema Muro' azzeri i danni inferti ai combattenti destinati invece alle retrovie.
    Al netto di qualche imperfezione tecnica, come appunto i lunghi tempi di caricamento che spezzano il ritmo di gioco, Lost Odyssey ha saputo rivelarsi uno dei migliori giochi di ruolo di stampo orientale fra quelli approdati sulla seconda console di casa Microsoft, sconvolgendo i giocatori con una travagliata vicenda, ambientata in un lontano futuro sull'orlo del baratro.

    Affetto da una parziale amnesia, l'immortale spadaccino Kaim Argonar ed i compagni al suo seguito si ritroveranno a dover salvare il mondo dal malvagio di turno in un lungo viaggio che riporterà alla luce il terribile segreto seppellito nel suo passato. Sebbene la storia possa sembrare l'ennesima, banale, rivisitazione del millenario scontro fra le forze del bene e quelle del male, il canovaccio narrativo di Lost Odyssey si rivela invece ricco e profondo, portando all'attenzione del giocatore alcune interessanti digressioni filosofiche ed i punti di vista, spesso opposti, dei vari personaggi del party.

    Valkyria Chronicles (SEGA, 2008)

    Mentre l'Xbox 360, nei suoi primi anni di vita, poté contare su titoli come Blue Dragon, Eternal Sonata o il sopramenzionato Lost Odyssey, la PlayStation 3, al lancio dell'originale Valkyria Chronicles, era ancora a corto di JRPG - soprattutto nel nostro lato del globo. Probabilmente nemmeno la stessa SEGA si sarebbe aspettata un simile successo da parte della critica, ma questo titolo dal forte stampo tattico-strategico è stato capace di ritagliarsi in breve tempo un posto speciale nei cuori degli appassionati di JRPG, grazie ad una trama fenomenale e ad un gameplay innovativo.
    Nei panni di Welkin Gunther, Alicia Melchiott ed un nutrito manipolo di soldati, il giocatore è chiamato a guidare la resistenza del piccolo regno di Gallia contro le soverchianti forze del vicino e gigantesco Impero, più che mai intenzionato a mettere le mani sui suoi preziosi giacimenti minerari.

    Eroismo, poesia e romanticismo si mescolano dunque in una sanguinosa guerra per conservare l'indipendenza, regalando allo spettatore una serie di colpi di scena commoventi, se non cruenti, e comunque mai scontati. Sul lato gameplay, il meraviglioso combat system chiamato BliTZ (Battle of Live Tactical Zones) mette a disposizione dell'utente un massimo di venti round per eliminare una o più unità nemiche, sterminare l'intera truppa avversaria o comunque conquistare un avamposto imperiale.
    Il conflitto armato è poi influenzato dai cosiddetti Command Point, ovvero degli ordini impartibili al proprio esercito che non solo permettono di sostituire le unità schierate, ma anche di elaborare al volo nuove strategie a seconda della situazione e, addirittura, della conformazione del terreno circostante. Dal momento che il titolo ha recentemente goduto di una poderosa rimasterizzazione in alta definizione per PlayStation 4, chiunque se lo sia lasciato scappare durante la scorsa generazione dovrebbe concedersi la possibilità di toccare con mano l'epopea che ha dato origine al fortunato brand di SEGA.

    Tales of Vesperia (Namco Tales Studio, 2008)

    Ancora oggi il Tales of più amato dai fan, Vesperia è il JRPG che permise a Xbox 360 di aumentare la propria base installata in Giappone di 25.000 unità in una sola settimana, quintuplicando i ‘miseri' numeri abituali registrati settimanalmente da Microsoft sul suolo nipponico. Dotato di un comparto narrativo coinvolgente, Tales of Vesperia ed i suoi sette personaggi hanno saputo catturare le nostre simpatie grazie alla magistrale caratterizzazione elaborata dall'allora Tales Studio, il quale ha confezionato una storia complessa e matura.
    Il protagonista Yuri Lowell, in particolare, è stato in grado di conquistarci grazie al suo profondo senso di giustizia che, che lo porta ad agire anche al di fuori della legge, pur di punire i criminali ed i politici corrotti: una figura che dunque si discosta, per la prima volta, dal solito eroe piatto e ingenuo, affetto da blando buonismo, e dalla progressiva crescita "spirituale" di tanti altri personaggi tipici del genere.

    Forte di un gameplay rodato e divertente, Tales of Vesperia si è però fatto strada tra gli appassionati di giochi di ruolo giapponesi grazie allo sbalorditivo cel-shading che difatti lo rende simile più un anime in tempo reale che un videogioco, donando ai suoi eroi un design unico e vivace.
    Sfortunatamente noi occidentali ci siamo dovuti accontentare della versione "incompleta" del titolo, che nel solo territorio asiatico ha invece goduto di un porting per PlayStation 3 arricchito da uno script quasi raddoppiato, tanti contenuti extra, e persino due esclusivi personaggi giocabili. Nonostante le numerose petizioni online e le incessanti richieste da parte dei fan, la versione definitiva non è ancora fruibile in lingua a noi comprensibile, ma chissà che le cose, alle porte del decimo anniversario dal lancio del gioco, non possano presto subire degli insperati sviluppi...

    Suikoden II (Konami, 1998)

    In una rassegna dei migliori JRPG non prodotti da Square Enix non poteva non trovare posto una pieta miliare come Suikoden II, un titolo memorabile che al tempo della prima PlayStation riuscì nella non facile impresa di perfezionare ogni singolo aspetto del proprio capostipite. Il ricordo di Suikoden II, tuttavia, è impresso a fuoco nella nostra memoria non tanto per la simpatica grafica 2D del tempo, né per la coinvolgente colonna sonora composta da Miki Higashino, e nemmeno per i 108 personaggi reclutabili, di cui almeno un terzo giocabile.
    Ben più longevo e immersivo del primo episodio, il titolo ci ha stregati con la sua storia drammatica e intensa dai molteplici finali, che sin dai primi minuti coinvolge il giocatore in un angoscioso racconto di conflitti politici.

    Nei panni di Riou, un giovane orfano cresciuto da un antico e taciturno guerriero, l'utente ha infatti il compito di familiarizzare ed arruolare un vasto esercito che possa porre fine ai massacri perpetrati da Luca Blight, il sadico e sanguinario principe del potente Regno di Highlind.
    La ricerca dei personaggi nascosti, le contigue tragedie proposte dalla narrazione, il combat system a turni con sei diversi personaggi utilizzabili in battaglia, i travolgenti scontri campali e i duelli 1-vs-1, risolvibili attraverso il classico sistema sasso-carta-forbice, sono solo alcuni dei motivi che ci spingono a non perdonare a Konami l'aver lasciato cadere nel più abissale dimenticatoio un brand leggendario come quello di Suikoden.

    Xenoblade Chronicles 2 (Monolith Soft, 2017)

    Successore spirituale della saga di Xenosaga, quello di Xenoblade Chronicles è uno dei brand più acclamati e riusciti dell'ultimo decennio, ciononostante una nutrita fetta di giocatori, negli anni, ha espresso opinioni alquanto discordanti sui primi due episodi del franchise ideato da Monolith Soft.
    La causa di questo morigerato astio è (più o meno) circoscritta agli autoattacchi che caratterizzano il gameplay dei tre titoli: mentre al giocatore è affidato il totale controllo delle abilità speciali ed il posizionamento delle unità adoperate sul campo di battaglia, il colpo base dei vari componenti del party è invece eseguito ciclicamente quando questi si trovano in prossimità del nemico agganciato. Tale meccanica finiva troppo spesso col tediare i videogiocatori abituati a controllare ogni singola azione del proprio personaggio.

    Allo scopo di diversificare i combattimenti e migliorare la formula proposta dai precedenti capitoli, il gameplay del recente Xenoblade Chronicles 2 propone all'utente una serie di interessanti funzioni che scacciano la noia e al contempo introducono un genuino livello di strategia.
    Dal momento che ciascuno dei personaggi giocabili può legarsi ad un certo numero di Gladius ed equipaggiarne un massimo di tre per volta, il cambio del partner può addirittura influenzare radicalmente l'andamento dello scontro, modificando il moveset dell'eroe controllato e conferendo un diverso attributo elementale ai suoi assalti fisici.
    Fra combo spettacolari, tattici cambi di Gladius e frequenti Quick Time Event che metteranno alla prova i vostri riflessi, siamo dunque certi che il prodotto confezionato stavolta da Monolith Soft saprà conquistare persino i più ostinati detrattori degli attacchi automatici.
    Il mastodontico Xenoblade Chronicles 2, dopotutto, vi guiderà in lungo viaggio atto a scoprire i più reconditi misteri del vasto regno di Alrest e a salvare il mondo degli uomini dalla tremenda catastrofe ordita da un manipolo di mercenari; ma per conoscere nel dettaglio la trama di questo indiscusso capolavoro, vi invitiamo a dare uno sguardo alla nostra esaustiva recensione.

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