Dark Souls: i quattro cavalieri e Havel, il vescovo esiliato

Continuiamo il nostro viaggio nella lore di Dark Souls: l'episodio 8 si concentra sulle figure dei quattro cavalieri Gwyn e del vescovo Havel.

speciale Dark Souls: i quattro cavalieri e Havel, il vescovo esiliato
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  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Il fatto che i racconti sulla Grande Guerra facciano esplicito riferimento principalmente a coloro che ottennero il proprio potere dalla Prima Fiamma non sta ad indicare che essi furono i soli a prendere parte a tale conflitto. La Strega di Izalith fu aiutata dalle proprie figlie, Nito plausibilmente evocò un esercito di morti, mentre Gwyn fece affidamento su un vasto esercito: una combinazione micidiale che, come ben sappiamo, condusse alla sconfitta degli antichi draghi. Giunto finalmente il periodo di pace, fu necessario riorganizzare le gerarchie dell'armata reale, lasciando che emergessero coloro che in particolar modo si erano distinti all'interno del conflitto, dimostrando capacità al di sopra della media. Del resto, com'è giusto ricordare, Lord Gwyn non aveva più al suo fianco il primogenito, ma sentiva comunque il bisogno di affidare a qualcuno le redini del suo immenso regno. Qualcuno di cui potersi fidare e che avrebbe difeso quanto duramente ottenuto. Fu proprio da tale selezione che emersero i nomi di quattro, valorosi, cavalieri.

    Il lupo e il leone

    Del primo di questi cavalieri abbiamo già avuto modo di parlare abbondantemente in precedenza. La leggenda di Artorias e del suo lupo Sif riecheggia ancora nelle abbandonate rovine di Petite Londo e nella contea di Oolacile, a testimonianza del suo coraggio e del suo buon cuore. Caratteristiche che forse Gwyn stesso ha potuto intravedere in lui, oltre la furia che lo contraddistingueva in battaglia.
    Forse Artorias fu il più forte dei quattro cavalieri di Gwyn e sicuramente così ci appare nel corso della nostra avventura (quando lo affrontiamo, lo scontro è estremamente arduo nonostante sia costretto a combattere con un solo braccio). Un domanda, quindi, sorge spontanea: perché non è lui il primo cavaliere di Gwyn? Forse tale quesito trova risposta proprio nella natura del combattente, troppo votata al sacrificio personale e all'intervento diretto per poter rappresentare la figura a capo di un esercito, che richiede una fermezza poco affine alle caratteristiche di Artorias.

    Artorias, il camminatore dell'Abisso (deviantart by Circuit Druid)

    Ricordiamo del resto che Artorias decise di affrontare di petto le più truci minacce che siano emerse a Lordran, mettendo la sicurezza dei popoli di fronte alla propria e finendo, in ultima istanza, per sacrificare se stesso in nome del proprio compagno lupo. Ebbene, per comandare è richiesta una disposizione diversa, una fermezza e una fierezza che si addicono meglio a un altro animale: il leone.Dell'operato di Ornstein abbiamo testimonianza in una sala che anticipa di poco l'arena in cui lo affrontiamo assieme a Smough. Le innumerevoli teste di drago che costellano le pareti appartengono agli antichi dominatori del mondo che questo guerriero ha ucciso, guadagnandosi il titolo di "ammazzadraghi". E forse è proprio grazie queste imprese che è potuto ascendere ai vertici del rango militare. Uno scenario plausibile proprio alla luce del terribile tradimento del primogenito di Gwyn, generale di un esercito che fu abbandonato nel pieno della battaglia per schierarsi con i nemici alati. Forse il signore di Anor Londo promise il titolo di primo cavaliere a colui che avrebbe ucciso il maggior numero di draghi, tanto era preso dalla rabbia per il tradimento del proprio erede. Oppure si trattò di una scelta naturale, quasi obbligata di fronte ad un cospicuo numero di vittime che caddero sotto i colpi della lancia di Ornstein, e che convinsero il monarca a propendere verso lo sterminatore dorato. Quel che è certo è che, in un modo o nell'altro, Ornstein ottenne il favore incondizionato di Gwyn, al punto da ricevere addirittura il potere del fulmine dal suo stesso Re.
    Non sappiamo quanto il guerriero leonino godesse di stima (o amicizia) da parte degli altri tre cavalieri, che al contrario sembrano molto legati tra loro. La sensazione è di avere a che fare con un individuo parecchio ambizioso, e forse per questo schivo e solitario, ma non certo malvagio. È come se risiedesse in lui un singolare senso del dovere che lo porta a reggere sulle proprie spalle non solo il peso dell'esercito che gli è stato consegnato, ma anche i doveri di un figlio che non c'è più e che ha deluso il proprio padre, ormai forse incapace di fidarsi pienamente di qualcun altro. Abbandonandoci alla speculazione, potremmo addirittura immaginare la volontà da parte di Ornstein di prendere il posto del primogenito del Sole non solo sul piano sociale, ma anche su quello affettivo. Del resto, ricollegandoci solo temporaneamente a Dark Souls 3, il Re Senza Nome (il figlio perduto di Gwyn) combatte in modo estremamente simile a quello del guardiano di Anor Londo. Potrebbe ovviamente essere plausibile che i due abbiano ricevuto un insegnamento comune, ma non è da escludere la possibilità di una forma di emulazione, incarnazione della volontà di diventare un "figlio adottivo" finalmente all'altezza del padre.
    Certo è che Ornstein tiene fede al suo giuramento di servire il suo signore e rimane a difesa di Anor Londo anche una volta che il regno è giunto al tramonto, perseverando oltretutto nel tenere sotto controllo la propria, malvagia, controparte.

    Ornstein, l'Ammazzadraghi

    Del sadismo di Smough e di come esso gli abbia precluso l'accesso all'élite di Lord Gwyn abbiamo già avuto modo di parlare, ma diventa rilevante in questa sede come esso si manifesti quando lo affrontiamo. Qualora infatti sia Ornstein a cadere per primo, è possibile notare la sua mano muoversi, segno di come egli sia in realtà ancora vivo quando si accascia a terra. Il fatto che Smough non ci pensi troppo prima di infliggergli il colpo di grazia sottolinea non solo la sua malvagità e il suo egoismo, ma anche quanto sia prezioso il potere che egli ottiene dal cadavere del compagno. La ferocia con cui l'enorme boia schiaccia l'ammazzadraghi è carica della frustrazione tipica di chi è stato tenuto sott'occhio per lungo tempo. Gwyn sapeva bene delle ambizioni e dell'indole di Smough e non a caso ha deciso di accoppiarlo con il più nobile dei suoi cavalieri, che finirà per dimostrare eleganza e onore anche di fronte alla morte di un essere così disdicevole, sul cui corpo - nel caso sia Smoug la prima vittima del non-morto prescelto - appoggia delicatamente la mano in segno di rispetto. Una cortesia immeritata, che la dice lunga sul carattere di Ornstein e che forse ci rende un po' più chiara la sua scelta come primo cavaliere.

    Il calabrone e il falco

    L'incontro con Ciaran è uno di quelli che rimangono impressi, non tanto per il suo trionfalismo, quanto per la capacità di riportarci con i piedi per terra dopo aver ucciso schiere di nemici senza curarci di eventuali conseguenze. Dopo aver posto fine alle sofferenze di un mutilato Artorias la nostra strada si incrocia con quella dell'unico membro femminile della squadra di Lord Gwyn. La ragazza, in un misto di sollevamento e tristezza, è intenta a pregare su una lapide proprio nel centro dell'arena in cui ha avuto luogo il combattimento, probabilmente nella consapevolezza che quella avrebbe potuto essere l'unica soluzione possibile alla corruzione del proprio compagno d'armi. Il ruolo di Ciaran all'interno del quartetto era ben diverso rispetto a quello degli altri, in quanto si occupava dei nemici del re attraverso assassini e sotterfugi, meritandosi il titolo di "Lama dei Lord". Sono le abilità delle sue armi a suggerire come il suo stile di combattimento fosse poco adatto ad un attacco frontale, ma perfetto per una strategia mordi e fuggi: sanguinamento da un lato, veleno dall'altro, e qualsiasi ingenuo non avrebbe potuto uscire indenne da un così ben orchestrato agguato.

    Ciaran, la lama dei Lord

    Quale scopo Ciaran possa aver avuto nella Grande Guerra rimane parzialmente un mistero, proprio in virtù di quanto appena detto. È improbabile immaginarla attaccare direttamente gli enormi draghi, mentre invece diventa più credibile vederla in coppia con un guerriero che potesse attirare l'attenzione di zanne e fuoco, lasciandola colpire senza rischi. Qualcuno che non indietreggiasse di fronte al pericolo e che fosse in grado di mettere la sicurezza degli altri dinanzi alla propria. Una figura che potrebbe benissimo corrispondere al compianto Artorias. Non è un caso infatti che la fanciulla preghi sulla tomba del compagno e che ci chieda di consegnarle la sua anima, dandoci poi in cambio le sue lame dal momento che "non le servono più". Il rapporto tra questi due personaggi nasconde più di ciò che la ragazza è disposta ad ammettere, forse perché non era possibile per i cavalieri di Gwyn instaurare una relazione di tipo sentimentale o magari perché lei non ha mai trovato il coraggio di dichiararsi: fatto sta che abbiamo appena ucciso il suo amato di fronte ai suoi occhi.
    Ci dà conferma di tale rapporto l'ultimo dei quattro cavalieri, il possente Gough Occhio di Falco, capo dei Grandi Arcieri esiliato in una torre sigillata proprio nei pressi dell'arena in cui incontriamo Ciaran. In un dialogo (poi rimosso dal gioco) è proprio lui ad avvisarci di stare attenti alla ragazza poiché abbiamo eliminato il guerriero nei cui confronti provava forti sentimenti, anche se non sappiamo se fossero ricambiati o meno. Il mansueto gigante non ci dimostra la sua esperienza solo grazie a tali informazioni, ma anche con l'enorme arco che porta con sé, grazie al quale ferisce il temibile drago Kalameet permettendoci di sconfiggerlo e di portare avanti l'antica missione del tiratore. Un incarico che affonda le sue radici, ancora una volta, nella Grande Guerra, durante la quale il ruolo di questi immensi cecchini era quello di soffocare il vantaggio tattico che il volo garantiva ai draghi, lacerandone le ali.
    Quel che è insolito rilevare è però l'ingenuità di fondo di questo personaggio, che si presenta a noi come cieco, anche se abbiamo modo di scoprire che si tratta di un vile inganno: la descrizione del suo elmo afferma infatti che sia stato cosparso di resina sugli occhi per dargli l'impressione di non vedere più. Con tutta probabilità tale azione è stata compiuta dagli abitanti di Oolacile, realisticamente intimoriti e poco favorevoli alla presenza di un gigante nella loro città. Una figura che si rivela invece intrinsecamente buona, intenta com'è ad intagliare il legno e sigillata per sempre in una torre abbandonata solo per un volgare pregiudizio. L'azione di questi cittadini diventa ancor più vergognosa nella misura in cui la squadra di cavalieri arrivò con buone intenzioni, probabilmente per cercare di arginare i danni del fallimento di Artorias e sigillare l'Abisso una volta per tutte. È legittimo immaginare che Gough e Ciaran, di fronte al proprio compagno corrotto e all'inesorabilità di quanto si stava propagando, si siano in qualche modo arresi, finendo per accettare il proprio destino. Il primo ci aiuta infatti solo in onore di un tempo andato e di un'antica missione, la seconda ci consegna addirittura le sue armi di fronte alla sicurezza che il proprio amato possa finalmente riposare in pace. Quelli che abbiamo di fronte sono due cavalieri sul viale del tramonto, estremamente lontani dalla fierezza di Ornstein, che forse persevera nel suo compito proprio perché non ha ancora compreso appieno l'inevitabilità del declino di Lordran.

    Gough, Occhio di Falco

    Tirando le somme, diventa ora chiaro come la scelta di Gwyn per i suoi quattro cavalieri personali non sia stata casuale, ma frutto di un'attenta ponderazione. Si tratta di figure affidabili, non mosse da egoismo o cattivi sentimenti, capaci di coniugare forza fisica e d'animo senza scadere nell'arroganza o nella presunzione, svolgendo il proprio dovere per onore, piuttosto che per la gloria. Una serie di meriti che hanno permesso ai quattro di ottenere addirittura una parte dell'anima di Gwyn stesso, tanta era la fiducia che egli riponeva nei suoi confronti, e una collezione di anelli, simbolo del loro temperamento.
    L'anello del falco sta in uno scrigno vicino al fabbro gigante di Anor Londo, amico di Gough stesso e custode di quello che ormai è solo il ricordo di un compagno che non c'è più, lasciato a morire in una torre ad Oolacile. L'anello del lupo è su un cadavere nascosto nel Giardino Radiceoscura, probabilmente rubato alla salma del suo originale possessore e rimasto sul corpo del ladro, incappato in un insuperabile burrone. L'anello del calabrone è celato dietro alla tomba di Artorias, segno di come Ciaran, alla fine, sia rimasta assieme al proprio amato fino alla fine. L'anello del leone, infine, è l'unico che strappiamo dalla carne viva di uno dei quattro cavalieri: sconfiggere Ornstein per ultimo ad Anor Londo ci permette di ottenere l'ultimo trofeo di quest'antica formazione, ormai andata perduta per sempre. Una squadra che, però, avrebbe potuto vantare la presenza di un altro onorevole membro al suo interno. Un individuo che si distinse anch'egli per il coraggio e le abilità nella lotta durante la Grande Guerra, ma che fece l'errore di inimicarsi una delle creature più meschine e ambigue di tutta Lordran.

    Una roccia contro la magia

    Di Havel "la roccia" si hanno ben poche informazioni. Un tempo vescovo e amico di Lord Gwyn, combatté al suo fianco durante la Grande Guerra, a capo di un gruppo di guerrieri che opponeva resistenza al dominio dei draghi antichi grazie ad armature di solida roccia, così enormi e pesanti da richiedere uno specifico anello per poter essere indossate. Sappiamo che il suo odio nei confronti dei draghi era infinito, specialmente verso Seath il Senzascaglie, che aveva tradito i propri simili rivelando ai seguaci della Prima Fiamma le loro debolezze e permettendogli così di vincere la guerra. Un atto ignobile che il possente guerriero non ha mai accettato: un senso dell'onore così vigoroso che, con tutta probabilità, lo ha condotto ad una triste fine, com'è possibile intuire da alcuni dettagli che il gioco mette a nostra disposizione.

    Procedendo con ordine, cerchiamo di ricostruire quanto può essere accaduto a colui che, se il fato fosse andato in maniera diversa, avrebbe tranquillamente preso posto accanto agli altri cavalieri della ristretta cerchia di Gwyn.
    Il nostro incontro con Havel avviene al Borgo dei Non Morti, sul fondo della torre che conduce al Demone Toro e che si collega in basso con il Bacino Radiceoscura. Queste stanze sono chiuse e, per poterle raggiungere senza sfruttare la Chiave Universale, è necessario recarsi nel Giardino Radiceoscura, nonché sconfiggere la Farfalla della Luna. Sul ruolo di tale figura torneremo tra poco: al momento, è importante sottolineare che essa faccia da guardiana a un antico fabbro pietrificato, che ha con sé non solo la chiave, ma anche un tizzone divino. Un dettaglio di non poco conto che si ricollega alla scuola di Havel, fortemente incentrata sui miracoli e ostile alla magia. Dietro la porta che la chiave apre, come si legge nella descrizione, si nasconde un eroe diventato vuoto, rinchiuso da un amico per il suo stesso bene. Il primo problema che sorge riguarda però la certezza che l'individuo con cui ci confrontiamo sia realmente il vescovo alleato di Gwyn.
    Una volta sconfitto, egli lascia a terra l'Anello di Havel che, come riporta la descrizione stessa, era indossato dai seguaci della "Roccia" proprio in suo onore, come segno della loro fiducia nei suoi confronti. Il fatto che quello del Borgo dei Non Morti possa non essere lui, ma uno dei suoi seguaci, non è un'eventualità da scartare a priori. Inoltre vi è un ulteriore dettaglio che apre una possibilità dai risvolti drammatici nella storia del granitico combattente.

    Havel, la Roccia (by by Christof Grobelski)


    Il suo equipaggiamento è nascosto in un sotterraneo segreto ad Anor Londo, che possiamo raggiungere attaccando una parete illusoria. In esso troviamo armatura completa, arma e scudo, ma anche un oggetto totalmente avulso dal resto delle ricompense che è possibile raccogliere. In uno degli scrigni vi è infatti un randello occulto, un'arma intrisa del potere capace di uccidere le divinità e che stona fortemente con il rapporto di amicizia che legava Havel e Gwyn. Per quale motivo egli avrebbe dovuto dotarsi di un simile strumento, visto che la guerra era terminata e vedeva vincitore il proprio schieramento?
    La teoria più diffusa a tal proposito vuole che Havel e i suoi seguaci non abbiano mai accettato l'inclusione di Seath tra le proprie fila, tantomeno dopo essersi resi conto degli infiniti privilegi che questi aveva ottenuto, come, ad esempio, il titolo di Duca (ne parleremo meglio la settimana prossima). Del resto era la scuola magica stessa a porsi in contrapposizione con quella dei miracoli e Havel potrebbe aver percepito la mossa di Gwyn come un tradimento nei confronti della propria tradizione e di coloro che, fin dall'inizio, si erano sacrificati per lui. È legittimo immaginare che Seath abbia percepito chiaramente questa ostilità, finendo per orientarsi verso l'unica soluzione che realmente gli si addiceva: il sotterfugio. Nulla avrebbe potuto impedire al Senzascaglie di mettere in uno scrigno un'arma occulta per accusare Havel di congiura ai danni del nuovo ordine, finendo per farlo condannare da Lord Gwyn. Non dimentichiamoci che quest'ultimo già era stato tradito da suo figlio durante la Grande Guerra, quindi Seath avrebbe potuto toccare un nervo ancora scoperto del sovrano di Anor Londo, accentuando il suo desiderio di sbarazzarsi di coloro ritenuti indegni della sua fiducia.
    È assai probabile che non vi è stata alcuna possibilità per il vescovo di dimostrare la propria innocenza, ed anzi, forse egli si è immolato proprio per permettere ai suoi seguaci di sfuggire a questa nuova inquisizione. Quello che incontriamo nel Borgo dei Non Morti, insomma, non sarebbe Havel, ma la forma vuota di uno di questi cavalieri in fuga, rinchiuso nella torre da un fabbro amico, che voleva evitare la sua cattura. Gli evocatori di Seath, sicuramente sguinzagliati per tutta Lordran, incapparono così nel fabbro in grado di forgiare armi divine, che fu probabilmente giustiziato solo per la sua capacità di realizzare tali strumenti. A guardia del tizzone che avrebbe potuto tramandare tale abilità vi è la Farfalla della Luna, una creatura che incontriamo più volte nelle Caverne di Cristallo in cui si nasconde Seath: un dettaglio che rende praticamente certo un suo coinvolgimento in tale processo di caccia. Forse il cavaliere nella torre attendeva un segnale dal proprio amico per scappare in tutta sicurezza, ma l'intervento dei seguaci del drago albino è arrivato con troppo anticipo, demolendo ogni eventualità di salvezza e costringendolo ad attendere in cella la fine dei suoi giorni.

    Se tutto ciò fosse confermato, noi in realtà non incontriamo mai il vero Havel durante la nostra avventura. Egli forse è riuscito a fuggire, oppure, come accennato sopra, è stato catturato e giustiziato, magari proprio dai quattro che avrebbero potuto essere i suoi compagni d'arme, ora improvvisati carnefici. Certa è la motivazione che sta dietro all'odio che egli provava nei confronti del drago meschino: un essere incline al tradimento, che cambia schieramento in base alle proprie egoistiche convenienze, potrebbe infatti essere recidivo. La lotta aperta contro il Senzascaglie nasce dall'amicizia e dalla volontà di salvare un compagno dalle grinfie di un opportunista che, in un futuro momento di convenienza, non impiegherà molto a ripetere quanto già fatto. L'unica sfortuna di Havel sta nel non aver considerato l'intelligenza del proprio nemico, che ha saputo quindi sfruttare a dovere le debolezze di un monarca tradito dal figlio.

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