Abbiamo davvero bisogno di un nuovo videogioco di Batman dopo Arkham?

Rocksteady sembra volersi slegare da un'icona del fumetto internazionale, ma il pubblico freme all'idea di impersonare l'Uomo Pipistrello.

Un nuovo Batman dopo Arkham
Speciale: Multi
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  • Pc
  • PS5
  • Xbox Series X
  • In seguito a numerosi rinvii e malumori generali, il 2024 dovrebbe finalmente essere l'anno in cui Rocksteady torna in campo. Dopo l'indimenticabile trilogia del Pipistrello, però, gli sviluppatori inglesi hanno operato un deciso cambio di prospettiva elevando a protagonista la Suicide Squad, lo sgangherato team composto dai cattivi dell'universo DC (qui la nostra prova di Suicide Squad Kill the Justice League).

    Come già avevano fatto i ragazzi di WB Games Montreal con Gotham Knights, il team ha dunque scelto di andare oltre la gigantesca figura incappucciata che li aveva resi celebri per proporre qualcosa di differente: ma è davvero impossibile creare un videogioco di Batman nel 2024, o il timore di fallire ci sta impedendo di vivere un'altra storia memorabile?

    Nessuno come lui

    Arguzia, abilità nel combattimento e un senso profondo della rettitudine, ma anche ossessione, traumi irrisolti e solitudine: Batman è un ammasso disomogeneo di pregi e difetti che lo rendono terribilmente umano, al netto di alcuni tratti caratteristici del supereroe fumettistico americano.

    Dopo innumerevoli albi a fumetti, iconici show televisivi e altalenanti trasposizioni al cinema, il Batman videoludico ha conosciuto il suo punto di non ritorno con Rocksteady: Arkham Asylum ha calato i giocatori nei panni del Pipistrello come mai nessuno era riuscito a fare in precedenza, veicolando in maniera convincente la sensazione di controllare una macchina da guerra astuta e veloce. I combattimenti fluidi consentivano di mandare al tappeto orde di criminali con il minimo sforzo, mettendo in risalto lo strapotere fisico e tattico di Batman, mentre le sezioni stealth garantivano l'oscuro piacere di interpretare per una volta la minaccia celata nell'ombra. Le vendite stellari dell'opera, lodata in modo unanime da stampa e utenza, hanno condotto all'avvento di un sequel portentoso nel 2011, quell'Arkham City considerato da molti il miglior gioco di supereroi mai creato. Tecnologicamente avanzato e di indubbio spessore ludico, Arkham Knight ha chiuso in modo più che degno questa splendida trilogia.

    Dopo aver tratteggiato con cura la strabordante personalità di Bruce Wayne e del suo alter-ego mascherato, Rocksteady ha costruito una Gotham abbandonata al degrado urbanistico ma soprattutto morale, buia e pericolosa. I fari della Batmobile, che restituiva all'utenza le medesime sensazioni da carro armato ipertecnologico del suo guidatore, tagliavano l'oscurità della metropoli elevata a vera protagonista del videogioco.

    Mentre la pioggia rendeva ogni ambientazione fredda e inospitale, mostrando al contempo i muscoli di un comparto grafico di livello assoluto, Batman si svelava con orgoglio pienamente figlio di quella società malata che soltanto lui poteva salvare, assurgendo al ruolo di simbolo disumanizzato come un faro nella notte (qui la recensione di Batman Arkham Knight).

    Un passaggio di testimone complicato

    Nel 2016 Rocksteady è tornata a esplorare il celebre personaggio con una sortita nel campo della realtà virtuale, ma mettendo in primo piano le capacità investigative di un guerriero che è anche un fine detective, regalando un ultimo sprazzo di Batman ad un pubblico ancora affamato di nuove storie e ulteriori nemici.

    Quindi il team britannico entra in un silenzio radio che lascia intendere la volontà di puntare ad altri progetti, mentre Warner Bros Montreal torna a occuparsi del mondo del Pipistrello. Il collettivo canadese non era affatto nuovo al personaggio, avendo sviluppato nel 2013 il prequel della saga che reiterava la formula già vista in Arkham City, eppure con Gotham Knights sceglie di tenere l'icona popolare in panchina, permettendo ai suoi comprimari di guadagnarsi il centro della scena. I nuovi protagonisti sono giovani e hanno voglia di mettere in mostra il loro valore, ma utilizzano approcci e tecniche di lotta molto diversi da Bruce Wayne, e il risultato è un prodotto del tutto differente rispetto alla tetralogia di Arkham sia per gameplay che per struttura generale (qui la nostra recensione di Gotham Knights). I fan storici si trovano dunque ancora digiuni di quelle sensazioni trasmesse per la prima volta nel 2009, anche perché Rocksteady è tornata nell'universo di Arkham in un modo inaspettato, con Suicide Squad: Kill the Justice League.

    L'universo narrativo rimane il medesimo, ma l'ottica è del tutto diversa: come vi abbiamo raccontato di recente, si tratta di un action shooter tra singleplayer e multiplayer in cui impersoniamo i villain della Suicide Squad, costretti a diventare i salvatori del pianeta dall'alieno Brainiac, il quale riesce ad indottrinare la Justice League trasformando gli eroi in un pericolo per coloro che una volta proteggevano. Dopo molti capitoli dedicati al Cavaliere Oscuro, insomma, abbiamo assistito alle imprese dei suoi alleati (in un filone differente), e ora ci prepariamo a vivere un'esperienza con gli storici avversari... ma dov'è finito Batman?

    Il vigilante dannato

    In un mercato come quello videoludico, dove i successi commerciali tendono a provocare l'arrivo di nuove iterazioni, sembra incredibile veder sparire un protagonista così adorato e capace di piazzare milioni e milioni di copie. Come riportato dai colleghi di Gamesradar, Rocksteady ha ribadito la volontà di concentrarsi pienamente sul progetto di Suicide Squad, senza poter dare spazio al Cavaliere Oscuro come personaggio principale, almeno allo stato attuale delle cose.

    Ma quindi cosa accadrà al Pipistrello, e perché nessuno sembra volersi sobbarcare la responsabilità di portare avanti la sua storia? I motivi di questa assenza sono come al solito molteplici, a partire proprio dalla scomoda ombra della serie Arkham (i paragoni con Arkham Knight sarebbero capillari ed implacabili), passando per un doveroso cambio di struttura che superi il modello open world già visto anni fa.

    Ma forse il compito più gravoso per un progetto di questo tipo sarebbe la rilettura di un Batman più al passo con i tempi, capace di calarsi in un contesto sociale rinnovato che rinvigorisca il suo simbolo di giustizia: sono trascorsi molti anni dall'ultima avventura del Cavaliere Oscuro, il mondo ha attraversato nuovi conflitti, e soprattutto l'America fittizia nel quale si trova Gotham è decisamente diversa rispetto a quella del 2015. Sarebbe piacevole quindi ritrovare in un possibile nuovo videogioco un Bruce Wayne invecchiato, appesantito e reso ancor più burbero da una società accecata dalle esaltazioni egotistiche, in mezzo ad un popolo convinto che il fine giustifichi ogni orribile mezzo.

    Seguendo questo tipo di visione sarebbe impossibile ignorare il lavoro seminale di un maestro come Frank Miller, che già nell'86 immaginava un Bruce Wayne disilluso e ingrigito, un pericoloso vigilante nella cui mente le ossessioni di sempre si sono trasformate in autodistruzione. Oppure un Batman ancora giovane, ma sulla base di una chiave di lettura che riveda il suo desiderio di giustizia come una perenne ricerca di vendetta contro il mondo che gli ha sottratto i genitori in giovane età: un guardiano da cui stare il più possibile alla larga per non rischiare alcun coinvolgimento.

    Ideale in tal senso sarebbe una visuale più "intima", con la telecamera sempre vicina alla potente fisicità del personaggio: un action che ruota intorno ad una forte componente tattica, ad esempio, fondato sulla scelta d'approccio più sensata alla battaglia per sgominare le bande riducendo al minimo i colpi subiti. In un contesto criminale ancor più spietato di quelli da noi affrontati sarebbe infatti plausibile dare maggior rilevanza alle sezioni stealth già viste nella serie Arkham, elevando il tasso di violenza ad un livello superiore con scontri molto brevi, ma estremamente brutali, nel quale l'antieroe sfrutta l'oscurità come un predatore spregiudicato.

    Senza le massicce scazzottate che nel passato ci hanno fatto entusiasmare, questo approccio al gameplay restituirebbe la sensazione di controllare una bestia notturna in un vasto campo da caccia, con gli innocenti intimoriti dalla sua presenza e i criminali in preda al terrore di incappare nella sua violenta giustizia. Senza abbandonare del tutto lo stile fumettistico dell'opera originale, una produzione moderna potrebbe però intensificare i contenuti adulti della trama, dando maggior rilievo alla figura da detective del Pipistrello con sequenze realistiche di indagini su crimini efferati.

    Seguendo il modello già visto nei Marvel's Spider-Man di Insomniac, un titolo in cui Peter Parker è protagonista tanto quanto Spiderman (o quasi), sarebbe anche il momento che le storie videoludiche approfondissero maggiormente il Bruce Wayne senza cappuccio, più di quanto fatto dal filone Arkham e seguendo l'esempio della serie Telltale dedicata a Batman. Un uomo profondamente solo, che cerca di divincolarsi in una folle doppia vita tra personaggio pubblico e spauracchio della città, in un contesto sociale che ha imparato ad osannare miliardari senza scrupoli come celebrità del cinema (qui la recensione di Marvel's Spider-Man 2).

    Al momento non è in lavorazione alcun progetto videoludico legato all'Uomo Pipistrello, vecchio o nuovo che sia, e con l'Arkhamverse che sembra voler andare oltre la sua imponente figura, vi chiediamo: cosa vorreste da un nuovo gioco di Batman? Fateci sapere le vostre opinioni nei commenti!

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